Accadeva Oggi

10 luglio

    10 LUGLIO PER NON DIMENTICARE: SEVESO Era il dieci luglio
di una terra senza colpa,
bambini nei giardini
giocavano nel sole
e l'aria era di casa,
di sugo e di fatica.
E vecchi nella piazza
parlavano d'amore;
e donne al davanzale
lanciavano parole
sepolte nel ventre
di madri perdute;
perdute dal cielo,
proprio sopra di noi
che restiamo a guardare
morire le radici,
i preti perdonare
proprio sopra di voi,
che vivete tranquilli
nella vostra coscienza
di uomini giusti,
che sfruttate la vita
per i vostri sporchi giochetti
allora, allora
ammazzateci tutti!
Noi siano qui
prigionieri del cielo
come giovani indiani
risarciteci i cuori,
noi siamo qui,
senza terra né bandiera,
aspettando qualcosa da fare
e che non porti ancora
dei torroni a Natale,
telegrammi "ci pensiamo noi"
Condoglianze! Condoglianze!
Caro Antonello Venditti, con questa tua "Canzone per Seveso", chi altri riuscì meglio di te a far comprendere il dramma vissuto per il disastro della diossina, quel maledetto giorno del 10 luglio 1976. Era da poco passato mezzogiorno di un sabato mattina quando esplose una valvola di sicurezza del reattore A-101per la produzione di esaclorofene, un prodotto usato dall'industria dei cosmetici. Niente di pericoloso - dissero i tecnici della società <Hoffmann-La Roche> di Basilea andati dal sindaco di Seveso Emilio Rocca per metterlo al corrente di quanto era accaduto nello stabilimento - non c'è assolutamente da preoccuparsi. Invece dalla fabbrica dei profumi - così la chiamava la gente del posto - erano usciti chili e chili della famigerata diossina che, trasportata dal vento, era a andata a depositarsi sui campi, sui tetti, sulle strade di Seveso, di Meda, di Cesano Maderno e di Desio. E già non c'era da preoccuparsi: Se ne videro gli effetti il 14 luglio quando le foglie degli alberi cominciarono ad accartocciarsi, galline e mucche morire, bambini sfigurarsi nel volto con pustole puzzolenti. Perché questi erano (e sono) gli effetti del cosiddetto Tcdd adoperato dai soldati Usa contro i vietcong. Ma come - si chiesero in tanti - cosa c'entra la diossina con i cosmetici? E sì, c'entrava dal momento che l'Icmesa la produceva con il nome di Orange proprio per venderla agli Stati Uniti. Ma ormai il disastro era stato fatto. Occorreva correre subito ai ripari. Ed invece le autorità governative - nonostante l'allarme lanciato da giornali come <Il Giorno> e il <Corriere della Sera>, nonostante l'arresto da parte dei carabinieri del direttore e del vicedirettore della fabbrica per disastro colposo, nonostante i ricoveri negli ospedali di donne incinte, di ragazzini devastati dalla clorance (dermatosi provocata da esposizione al cloro e ai suoi derivati), nonostante questo ed altro - minimizzarono l'incidente al punto che un ministro dell'epoca, Giuseppe Trabucchi, si fece fotografare mentre mangiava insalata del luogo per dimostrare che non faceva male.
Solo il 10 agosto, ad un mese esatto dalla fuoriuscita della micidiale diossina una commissione tecnico scientifica decise di evacuare  l'area circostante l'impianto per circa 15 ettari invitando la popolazione ad abbandonare le proprie abitazioni. Il terreno contaminato fu diviso in tre zone: una zona A molto inquinata, una zona B poco inquinata, ed una zona C di rispetto. Nemmeno tre mesi dopo gli abitanti della zona A furono fatti rientrare nelle loro case a seguito delle loro proteste, di disagi e di tensioni sfociati anche in gravi incidenti. Volevano riprendere una vita normale, spiegarono i cittadini di Seveso e degli altri Comuni. Ma fu un errore in quanto non fu spiegato loro che il territorio era ancora off limits. Non fu spiegato ad esempio come mai un ricercatore serio come Lorenzo Tomatis, all'epoca direttore dell'Istituto di ricerca sui tumori a Lione, fosse stato messo a tacere, come mai giornalisti affermati di riviste medico-scientifiche fossero stati emarginati, come mai chi aveva cercato di parlare sulle conseguenze gravissime della Tcdd per la salute, quali neoplasie, linfomi di Hodgkin, epatiti  e diabete, fosse stato zittito. Tanto che qualcuno in una riunione della Provincia a Milano ebbe a dire: "State facendo il possibile perché non si arrivi ad alcun risultato".
Dal 10 luglio '76 sono trascorsi 32 anni. Nella Zona A è stata costruita, con terra di riposto, una collinetta chiamata il "Bosco delle Querce" a ricordo di quel terribile giorno. Ma è per per ricordare che i nostri amministratori dovrebbero essere più accorti quando parlano a vanvera di nuova politica politica energetica, di nucleare e via di questo passo. Proprio agli inizi di questa settimana si è verificato un incidente in Francia in una centrale. Pare per una valvola difettosa, come quella di Seveso. Scriveva Marina Rossi, in un reportage: "Io non so come funziona uno stabilimento chimico, ma se provo ad immaginarlo mi sembra di vedere centinaia di metri di tubature collegate a silos giganteschi dove si miscelano sostanze chimiche. A volte è necessario combinare e far legare le sostanze tra loro per ottenere un prodotto finito, ed il prodotto finito può essere qualsiasi cosa: saponi, profumi, diserbanti, medicinali, plastiche, vernici, insetticidi, In questo impianto, così come la vedo io nella mia fantasia, si aggirano operai, tecnici, e chimici ricoperti da capo a piedi di tute bianche e maschere protettive per evitare pericolose contaminazioni. Ma già il fatto di vedere le persone racchiuse in quegli scafandri ermetici m'inquieta. Il pensiero che uno di quei prodotti possa fuoriuscire da quei tubi o da quei silos per un qualche motivo o accidente mi terrorizza. Penso: sicuramente ci saranno centinaia di sistemi di sicurezza per far si che ciò non accada. Ma ciò non mi tranquillizza affatto perché mentre proseguo nella mia immaginaria visita in questo impianto, mi accorgo che c'è poco personale a controllare. Ma è luglio ed è sabato. E mi accorgo anche che proprio alla base di uno di quei silos c'è un manometro la cui lancetta sta salendo verso il quadrante rosso e nessuno sembra accorgersene. Il silos si sta surriscaldando e comincia a vibrare forte. So che l'aumento della temperatura è pericolosissimo ma penso: ci sono i sistemi di sicurezza, ra un po' tutto tornerà normale. Ma così non è perché il sistema di sicurezza pare non abbia funzionato quel giorno a Seveso...". (Veronica Incagliati)