Accadeva Oggi

7 luglio

    7 LUGLIO   ARTHUR CONAN DOYLE Agatha Chistie ed Arhur Conan Doyle. Possiamo considerarli, a ragione, i due gradi della letteratura "gialla" e del mistery. Con una sostanziale differenza tra i due. Mentre la Chistie, in vita e dopo, fu famosa per se stessa e solo in parte per i protagonisti dei suoi romanzi quali  Hercules Poirot e miss Anna Marple, Doyle è  rimasto un misconosciuto completamente "cancellato" dalla sua creatura, quel Sherlock Holmes che grazie alla sua intuizione - ma soprattutto alle sue straordinarie doti medico-scientifiche - era capace di risolvere i casi più difficili. Lo prova il fatto che, quando morì il 7 luglio 1930, ai suoi funerali c'era si tanta gente -  e non poteva essere altrimenti in quanto Doyle era di estrazione aristocratica e quindi molto conosciuto nella Londra bene (oltretutto era anche baronetto) - ma non certo quella moltitudine che ci si sarebbe dovuto attendere dai milioni di fan di Sherlock Holmes in tutto il mondo ai quali forse il nome di Doyle non diceva niente. In altri termini questi era Holmes e non viceversa e questo spiega le ragioni per le quali lo scrittore odiò sempre il personaggio che, frutto della sua fervida fantasia, era diventato più famoso di lui.
Nato in Scozia nel 1859 ed inglese solo per metà, Doyle ebbe una formazione giovanile prettamente cattolica e questo si spiega dal momento che sua madre era irlandese. Il fatto però di avere studiato presso una scuola gesuita non gli impedì, una volta adulto, di trascurare la fede per una più completa ricerca scientifica che lo porterà a conseguire nel 1881 il baccellierato in medicina ed il master in chirurgia. A quell'epoca le doti di scrittore si erano già manifestate in lui dato che aveva dato alle stampe due racconti del terrore, uno dal titolo "Il mistero di Sasassa Valley" ed un altro dal titolo "Il racconto dell'americano" storia di una pianta che si cibava di carne umana.
La fortuna di Doyle fu quella di avere conosciuto nell'ospedale di Edimburgo, dove faceva pratica, il medico Joseph Bell del quale divenne assistente e che lo incanalò, grazie alla sua esperienza, verso altri tipi di esperimento. Doyle gliene sarà talmente riconoscente da identificare in lui il personaggio di Sherlock Holmes mentre si ritagliò per lui quello del mite dottor Watson. La prima indagine del detective risale al 1887. Per "A study in Scarlet" - romanzo che per altro era stato rifiutato da tre editori - l'autore ricevette un compenso di 25 sterline. Nelle librerie non fu neppure notato. Ben diversa accoglienza di pubblico e di critica ebbe invece "The Sign of the Four" (Il segno dei Quattro") pubblicato nel 1890 che non fu soltanto un successo letterario ma gli aprì la strada verso vette che non si sarebbe mai sognato di raggiungere facendo di Sherlock Holmes un vero e proprio culto, modello destinato ad esercitare un'influenza decisiva su tutta la futura letteratura poliziesca, e dando al suo creatore gloria imperitura e ricchezza (gli editori arriveranno a pagare Doyle 10 scellini a parola!). Ma anche insoddisfazione. Come accennato, Doyle non sopportava infatti l'idea che la sua fama fosse legata ad una letteratura "bassa", e tentò più volte di uccidere il suo eroe, ma fu costretto a riportarlo in vita dalle pressioni dei lettori e degli editori.
Come si legge in www.geocites.com, L'ingombrante figura di Sherlock fa però spesso dimenticare che l'attività narrativa di Doyle non fu circoscritta solo al genere poliziesco: "il vecchio cavallo ha trascinato un pesante carico in questa pesante strada, ma è ancora capace di lavorare" commentò di sé stesso l'autore. Doyle scrisse infatti anche numerosi romanzi storici - il ciclo medioevale di Sir Nigel Loring, Comandante della Compagnia Bianca (1891-1901), secondo alcuni i quattro migliori romanzi storici inglesi dopo "Ivanhoe" di Walter Scott, ed il volume "The Great Boer War" (1900), per il quale fu insignito, nel 1903, del titolo di Baronetto, di cappa e spada - sedici racconti sulle gesta del Brigabier Gérard (1896), Colonnello dell'esercito di Napoleone, di fantascienza - la serie del Professor Challenger (1912-1929) - personaggio che lo scrittore modellò sull'eccentrico e irascibile professor Ernest Rutherford, il padre dell'atomo e della radioattività, ed i romanzi indipendenti "The Doings of Raffles Haw" (1892) e "The Maracot Deep" (1929), storie di pirati, diari, poesie ed articoli di guerra (l'autore fu corrispondente in SudAfrica durante la Guerra Anglo-Boera, e più tardi, nel Primo Conflitto Mondiale).
Da sempre affascinato dai fenomeni soprannaturali, negli ultimi anni della sua vita, l'autore si convinse della loro autenticità ed iniziò ad interessarsi al fenomeno dello spiritismo, al quale dedicò molti studi, e sul quale elaborò due volumi, "The History of Spiritualism" (1926) e "The Edge of Unknown" (1930), che esaminavano il fenomeno a partire dalle sue origini e indagavano sulle esperienze personali vissute dall'autore.
Comparso in quattro romanzi e cinque raccolte di racconti per un totale di 60 storie, Sherlock Holmes però rimane il punto di riferimento dei lettori che acquistano i libri di Doyle. Lettori che si identificano con il detective, che vivono insieme a lui nella casa londinese di Baker Street al numero 221 B, che vivono le sue avventure e che vorrebbero tanto assomigliare a lui. "Il suo sguardo era acuto e penetrante; e il naso sottile aquilino conferiva alla sua espressione un'aria vigile e decisa. Il mento era prominente e squadrato, tipico dell'uomo d'azione. Le mani, invariabilmente macchiate d'inchiostro e di scoloriture provocate dagli acidi, possedevano un tocco straordinariamente delicato, come ebbi spesso occasione di notare quando lo osservavo maneggiare i fragili strumenti della sua filosofia", ecco come lo descriveva Watson in "A Study in Scaler" dove Sherlock dava sfoggio delle sue abilità deduttive, descrivendo minuziosamente la sua attività di consulente investigativo, ovvero di ultima speranza per coloro che erano bloccati in casi apparentemente insolvibili.
Una carriera lunga 23 anni, 17 dei quali assieme al suo coinquilino ed amico, Holmes aveva tutte caratteristiche per conoscere appieno il  tessuto criminale londinese. Merito anche di una rete di informatori (per lo più ragazzini), e delle sue grandi doti trasformiste che lo aiutarono nella raccolta di molte prove per la risoluzione dei suoi complicati  casi. Tendeva, poi, a mantenersi lontano affettivamente dalle donne, e questo per mantenere la mente sempre lucida e sgombra da pensieri inutili e svianti (l'amore è un'emozione, e tutto ciò che è emozione contrasta con la fredda logica che io pongo al di sopra di tutto). Solo nel racconto "Uno scandalo In Boemia" Holmes mostrò di provare una grande ammirazione per Irene Adler, l'unica donna che sia mai riuscita ad ingannarlo, ma tale sentimento non può essere definito amore. Tutto sommato un personaggio arrogante e pieno di sé e per questo antipatico. Si può ben comprendere perché il suo autore non lo amasse.
Doyle, come detto, morì nel 1930 a Crowborough. Prima di togliere il disturbo a 71 anni aveva fatto in tempo a pubblicare il suo ultimo lavoro "The Edge of Unknown" nel quale spiegava le sue esperienze psichiche.
Dimenticavamo: la famosa frase "Elementare Watson" non fu mai pronunciata da Holmes ma è stata inventata dai posteri. (Veronica Incagliati)