Accadeva Oggi

6 luglio

    6 LUGLIO IL DOLLARO Dobbiamo farvi una confessione: siamo contenti che ci sia l'euro. Se nove anni fa l'Europa non avesse introdotto questa moneta chissà quali sarebbero state le conseguenze, specie per il nostro Paese più esposto di altri  - a causa della sua perenne stagnazione  economica - alla crisi del petrolio e all'aumento vertiginoso del prezzo del barile. Naturalmente, prima e dopo la nascita dell'euro, gli Stati Uniti hanno cercato in tutte le maniere di ostacolare la moneta europea ricorrendo spesso e volentieri a piccole forme di ricatto tipiche dei bottegai da quattro soldi, aprendo fronti di guerra che a Washington si sperava danneggiassero il Vecchio continente e con esso la stabilità della nuova divisa, boicottando le merci. Tutto questo a salvaguardia del dollaro che tutti sappiamo vale oggi circa metà dell'euro.
Per decenni la moneta Usa, facendo il buono ed il cattivo tempo, è stata come il sole intorno al quale ruotavano le altre divise, sterlina compresa. La sua forza era data dal fatto che gli Stati Uniti avevano vinto la 2° Guerra Mondiale e quindi potevano giocare su questo fattore non da poco. Va precisato comunque che fin dall'inizio - da quando cioè il dollaro vide la luce ufficialmente il 6 luglio 1785 - la divisa mostrò di avere le migliori qualità per farsi rispettare nel mondo. Merito soprattutto di una politica saggia da parte dei primi presidenti americani e dei lori banchieri.
Il nome del dollaro pare derivi dal dollaro spagnolo (che a sua volta derivava dal termine tallero) una moneta d'argento usata durante la Guerra d'Indipendenza. Dietro alla nascita della banconota - che ora si può trovare anche in pezzi da 10, da 20 e da 50 - c'era tutta una simbologia massonica, probabilmente eredita dai colonizzatori inglesi, tipo triangolo, occhio onniveggente, piramide, gradini e quant'altro. Il che la dice lunga sull'affermazione di questa moneta che dovrebbe circolare nei mercati finanziari in eguale misure rispetto alle riserve auree. La Banca centrale Usa - specie dal 1945 in poi - si è comportata invece come più le tornava conto  tanto che nel 1963 - su indicazione dell'allora presidente John Fitzgerald Kennedy - firmò l'ordine esecutivo numero 11110 che dava al Governo Usa il potere di emettere moneta senza doverla "chiedere in prestito" alla Federal Reserve.
Allo stato attuale nel mondo circolano più banconote di quello che dovrebbero, ponendo pertanto il Paese delle stelle e strisce a rischio svalutazione. Questa sarebbe inevitabile qualora il prezzo del barile del petrolio venisse fatto non più in dollari bensì in euro, se le transazioni commerciali fossero attuate in divisa europea come del resto stanno già facendo le banche iraniane, se la Cina che detiene ingenti riserve di dollari le trasformasse in euro, se gli investitori preoccupati di non poter più incassare il loro crediti in dollari bussassero cassa. Tutto ciò porterebbe al caos, tenuto presente tra l'altro che la Russia sta avviando la realizzazione di una Borsa per la compravendita in rubli del petrolio avviando anche da parte della Banca centrale la convertibilità della sua moneta verso altre divise. Lontani i tempi del 1785, il dollaro si sta avviando verso una lenta, inesorabile agonia. Non ci fa piacere, ma non ci dispiace neppure che una volta tanto i tracotanti yankee debbano chinare la testa di fronte all'Europa. (Veronica Incagliati)