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3 luglio

    3 LUGLIO MARIA DE' MEDICI Si può essere tanto nazionalisti al punto di negare la grandezza di due regine solo perché non erano francesi? Diciamo di sì. Non è un mistero del resto che i nostri cugini transalpini nel corso dei secoli abbiano sempre creato attorno a Caterina de' Medici e a Maria de' Medici una damnatio memoriae. Se la prima era stata ribattezzata "madame serpent" anche perché le si additava (ingiustamente) di essere stata lei l'istigatrice della strage degli Ugonotti nella notte di San Bartolomeo, la seconda fu sempre considerata la "grosse banquiére"senza altre qualità. Ricca comunque Martia de' Medici lo era, altrimenti Enrico IV di Francia non l'avrebbe di certo sposata. La dote che portò, con le nozze avvenute il 5 ottobre 1600, era infatti smisurata e tale da risanare le casse della corona piuttosto malandate per via delle lunghe guerre di religione. La "grosse banquiére", eppure la regina italiana - se non fosse stato per il pittore Peter Paul Rubens che l'aveva ospitata nella sua dimora di Colonia - sarebbe morta povera abbandonata da tutti quando chiuse gli occhi il 3 luglio 1642. Che cosa è la vita!
Era nata a Firenze il 26 aprile 1575  e a Firenze si svolse la sua giovinezza tra Palazzi Pitti, il giardino di Boboli, la villa di Pratolino ed altre dimore medicee, coltivando la musica e la pittura, frequentando artisti come il Gianbologna, vestendo abiti sontuosi. Se lo poteva permettere dato che il padre Francesco de' Medici e la madre Giovanna d'Austria non dovevano fare i conti della spesa. A 25 anni era ancora nubile poi la proposta di matrimonio dal re di Francia che - una volta ottenuto l'annullamento da Margherita di Valois più nota come la la Regina Margot - aveva pensato bene ad una joint venture nunziale con la ricca ereditiera toscana. La cerimonia - assente Enrico IV che non si preoccupò più di tanto essendo tutto preso dalle amanti di turno - si svolse a Firenze e fu una delle più sfarzose che le cronache ricordino. Fecero epoca le meraviglie teatrali e le statue di zucchero modellate dal Gianbologna in persona una delle quali rappresentava il re in sella ad un cavallo. Il pranzo poi fu un vero trionfo formato com'era da 24 piatti di freddo, un primo servito freddo, un secondo servito caldo, una cucina per dare credenza con il freddo, formaggi e frutta.
Bella di aspetto, anche se un poco paffutella, con occhi vivaci ed un incarnato latteo, Maria de' Medici non fu una sposa del tutto felice considerato che il re era un incallito dongiovanni. Ciò non tolse che nel corso di dieci anni gli sfornasse ben sei figli il primo dei quali sarebbe diventato il futuro Luigi XIII. Colta, raffinata, promotrice delle arti e dello spettacolo e contemporaneamente protettrice di letterati e di artisti di fama internazionale quali Anton van Dick, Giovan Battista Marino, Frans Pourbus ed il Rubens che ospitava nel Palais du Louxembourg da lei fatto costruire , la regina si trovò sempre la Corte ostile specie dopo la morte del marito assassinato da uno squilibrato (tale Ravaillac) ma in circostanze mai chiarite. Nonostante che la legge salica impedisse ad una donna di salire "in proprio" sul trono di Francia, come reggente Maria de' Medici se la cavò piuttosto bene, ciò grazie ai suoi consiglieri italiani. Il suo destino però si incrociò con quello del cardinal Richelieu, suo acerrimo nemico. L'aveva voluto lei a corte facendolo addirittura entrare nel Consiglio reale (1624). Quando si accorse dell'errore compiuto era troppo tardi. Richelieu e la regina avevano idee completamente diverse sia in tema di politica estera che interna. Un complotto fallito contro il cardinale nel 1630 la mise in disparte. Il suo consigliere Concino Concini era già stato ucciso e la sua amica d'infanzia Leonora Galigai decapitata. Ritornata a Parigi da Blois e riappacificatasi con Richelieu, ma solo in apparenza, fu esiliata definitivamente fuori dai confini. Visse gli ultimi anni tra Bruxelles, Londra ed infine Colonia.
Conclusione: Maria de' Medici fu una grande regina che seppe distinguersi per il buon governo e per l'amore che portò al suo Paese d'adozione. (Veronica Incagliati)