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30 giugno

    30 GIUGNO

  IL MISTERO DI TUNGUSKA Se ne parla dal 1908, esattamente da un secolo, da quando cioè una "cosa" precipitò sulla terra. E per fortuna che l'impatto interessò una regione della Siberia centrale e più precisamente le grandi foreste di Tunguska perché altrimenti - oltre ai danni che sarebbero stati incalcolabili - la Russia avrebbe dovuto contare un numero elevatissimo di morti. La "cosa" - che secondo i geofisici doveva essere un asteroide od una cometa - colpendo il nostro pianeta ad una velocità di 15 chilometri al secondo provocò una esplosione tra i 10-15 megatoni. Gli effetti furono l'abbattimento di 60 milioni di alberi (avete letto bene) su una superficie di 2150 chilometri quadrati. Lo schianto avvenne il 30 giugno alle h. 7:14 ed il rumore fu avvertito a mille chilometri di distanza. Una potenza - per dirla alla Fantozzi - mostruosamente terrificante che fece deragliare alcuni convogli che pure si trovavano a diverse centinaia di km di distanza.
Gli scienziati, da quelli russi a quelli americani, nonostante i sopralluoghi ed i rilievi non sono riusciti ancora a dare una spiegazione esatta. Per i ricercatori dell'Ismar-Cnr e delle Università di Bologna e Trieste (Luca Gasperini, Francesco Alvisi, Gianni Biasini, Enrico Bonatti, Giuseppe Longo, Michele Pipan e Romano Serra - a provocare la catastrofe sarebbe stato proprio un meteorite. Questo ci fa riflettere e ci fa pensare cosa succederebbe se poco poco dovesse cadere dalle nostre parti un sasso come quello di Tunguska che non era poi tanto grande avendo un diametro di appena 30 metri. Proprio per questo sono costantemente vigili in ogni parte del mondo decine di "osservatori-vedette" che scrutano il cielo per osservare se vi sia qualcosa di anormale in movimento. Quali misure prendere è poi tutta un'altra cosa. Nei film catastrofici, genere americano, siamo stati abituati a vedere gli eroi trovare le soluzioni all'ultimo momento attraverso il bombardamento di ordigni atomici ed altre panzanate. La realtà purtroppo è ben diversa. Comunque meglio non pensarci e fare come lo struzzo mettendo la testa sotto terra. Si vedrà al momento opportuno, se ci sarà. Sperando che la maggiorparte dei meteoriti si disintegri nell'aria.
Per rimanere in tema Tunguska, il primo a compiere dei rilievi seri a livello scientifico fu il mineralologo russo Leonid Kulik che, tra il 1927 ed il 1939, organizzò ben quattro spedizioni con riprese aerofotografiche della zona colpita dalla catastrofe. Solo che i crateri rinvenuti apparvero subito di altra natura. L'unico cratere degno di nota si  può identificare con il lago Cheki. La morfologia del terreno suggerisce infatti che questo sia il luogo dell'impatto. Il mistero comunque rimane anche perché - quando le cose non si possono spiegare del tutto - si da' adito ad ogni tipo di fantasia. Ma lasciamo da parte, per carità, le storie degli alieni, degli X-files e via di questo passo. Come che sia, l'evento di Tunguska ha alimentato una ricca letteratura presudoscientifica ancor oggi molto viva. (Veronica Incagliati)