Accadeva Oggi

25 giugno

        25 GIUGNO LITTLE BIGHORN L'epopea americana ne aveva fatto un eroe. Poi, poco a poco, quella figura mitica ha perduto la sua aureola ed oggi, rileggendo la vita di George Amstrong Custer, ci rendiamo conto di avere di fronte un personaggio completamente diverso da quello che ci hanno propinato certi film hollywoodiani (valga per tutti "They died with their boots on" del 1941 con Erroll Flynn ed Olivia de Havilland). In realtà Custer, semmai ebbe una qualità, fu di essere coraggioso. Per il resto fu un ribelle ed un mistificatore, pessimo stratega militare tanto che si deve a lui se il 7° cavalleria venne sterminato il 25 giugno 1976 nella battaglia di Little Bighorn. Lo chiamarono massacro perché non un solo soldato rimase in vita e, tra questi, lo stesso Custer. Scampò alla morte il trombettiere perché era stato mandato a cercare rinforzi. I media e l'opinione pubblica del tempo gridarono all'orrore dimenticando che altri furono i massacri, come quello voluto proprio da Custer responsabile di avere dato ordine di attaccare del tutto ingiustificatamente una tribù di Cheyenne (cosa che gli valse l'appellativo di "uccisore di squaw") o quello perpetrato lungo le sponde del fiume Sand Creek dalle truppe del colonnello Chivingrton nei confronti della gente di Pentola Nera. Val bene dunque quel detto: "Quando un esercito dei bianchi combatte gli indiani e vince, questa è considerata una grande vittoria, ma se sono i bianchi ad essere sconfitti, allora è chiamato massacro".
Ciò che avvenne a Little Bighorn non fu altro che una grande sconfitta bianca, meglio sarebbe affermare la confitta di Custer. In un certo senso fu l'epilogo di una guerra tra pellerossa e Governo di Washington durato all'incirca vent'anni con tutta una serie di scontri militari e trattati di pace. Questi ultimi regolarmente violati dalla Casa Bianca che preferì difendere gli interessi della <Northern Pacific> e dei cercatori d'oro piuttosto che mantenere le promesse. A convincere il presidente Ulysses Grant, ed i suoi consiglieri, che era venuto il momento di dare una lezione ai "musi rossi" era stata una sentenza emessa nel 1876 dalla Procura generale degli Stati Uniti secondo la quale si dichiarava incostituzionale una legge che proibiva ai bianchi di entrare nelle Colline Nere. Quanto bastava perché il generale Philip Henry Sheridan, comandante supremo dell'esercito americano, si mettesse in movimento.
La pianificazione dell'attacco prevedeva una manovra a tenaglia a tre punte. Secondo, terzo, quarto e nono cavalleria agli ordini del brigadiere generale George Crook si sarebbero messi in marcia da Fort Fetterman e avrebbero cominciato a risalire da sud il territorio del little Bighhorn; sei compagnie del settimo cavalleria e quattro del secondo cavalleria agli ordini del colonnello John Gibbon si sarebbero messi in marcia da Fort Ellis nel Montana per accerchiare gli indiani ribelli da nord-ovest; sesto, parte del settimo, diciassettesimo, ventesimo agli ordini del maggiore generale Alfred Terry si sarebbero messi in marcia da Fort Lincoln verso ovest per congiungersi con il contingente di Gibbon e chiudere così la morsa sugli indiani.
Considerate le distanze del tempo, la strategia era a dir poco utopica senza contare che gli indiani erano un popolo nomade e si spostavano in continuazione. Ne conseguì che ciascun contingente si trovò ad operare singolarmente trovandosi in difficoltà come capitò alle forze di Cook fronteggiato e costretto alla fuga dai guerrieri di Cavallo Pazzo. In quanto a Terry, ignaro di quello che stava accadendo, dette ordine a Custer di spostarsi a sud. Ma questi disattese gli ordini e volle fare di testa sua. Dopo avere scoperto alcune tracce do movimenti indiani decise di seguirle. Non sapeva di andare incontro alla morte sua e dei suoi uomini. Quando si compì la tragedia era una calda domenica, primissime ore del pomeriggio. Stando a quello che raccontò l'unico sopravvissuto, il trombettiere John Martin - alias Giovanni Martini un italiano di Sala Consilina sbarcato due anni prima negli Usa e arruolatosi nell'esercito - pare che Custer avesse esultato avendo individuato l'obiettivo e che avesse gridato ai soldati: "Ragazzi, li abbiamo trovati! Li faremo fuori definitivamente e poi ce ne torneremo alla nostra guarnigione. Andiamo, andiamo!".
Sì, li avevano trovati. Solo che erano, diverse migliaia. Custer guardò quel mare di tende indiane che si stendeva sotto i suoi occhi. Chiamò il trombettiere e gli diede l'ordine di andare a cercare i rinforzi. Poi alzò il braccio per la carica e disse ai suoi "Avanti". Il trombettiere non li avrebbe più rivisti. Fu l'ultima vittoria Sioux e di Toro Seduto. Custer fu trovato disteso di schiena sui corpi di altri due soldati. Il suo corpo non era stato mutilato. A aveva solo due fori di proiettili, uno sul petto ed uno sulla tempia. Cosa che fece pensare al suicidio. Ma di questo non è si sicuri. (Veronica Incagliati)