Accadeva Oggi

23 giugno

    23 GIUGNO LA STORIA DEL PICCOLO MORTARA Così è se vi pare. Se poi non vi sta bene, pazienza. Vi preghiamo, ancora una volta, di stare attenti a questa data: 23 giugno 1858. Il Papa non ha i giorni contati perché la Breccia di Porta Pia è lontana, ma la fine dei suoi territori nel centro-Italia è invece vicina. Appena due anni e le truppe del generale Enrico Cialdini sconfiggeranno a Castelfidardo (18 settembre) l'esercito pontificio comandato dall francese Christophe Lamoricière. D'un sol colpo Pio IX perderà la Marche, l'Umbria e l'Emilia-Romagna. Con quest'ultima, naturalmente la città di Bologna. Se questo capovolgimento - che poi sarà il vero e proprio inizio dell'unità d'Italia - fosse avvenuto un po' prima, l'esistenza di un bambino di sei anni di nome Edgardo Mortara sarebbe stata diversa. Questo bambino era nato nel 1852 proprio a Bologna. Poteva essere come tanti suoi coetanei con genitori che magari, come buona parte della popolazione, anelavano alla libertà e alla fine dello Stato pontificio. Edgardo aveva però un handicap, mica da poco. Era ebreo, nato da ebrei. Ora a quell'epoca per i figli di David non era facile vivere sotto la Chiesa che da secoli li aveva assoggettati ad ogni sorta di vessazioni. All'epoca di Edgardo, ad esempio, era ancora forte la diceria secondo la quale i piccoli cristiani venivano rapiti dagli ebrei che spillavano loro il sangue. E' pur vero, non è molto, che proiprio uno storico ebreo ha scritto - in un controverso saggio - come questo sarebbe avvenuto intorno al 1300-1400, non so in quale Paese del Nord Europa; ma è altrettanto vero che altri storici della stessa confessione hanno contestato molto duramente queste affermazioni. Comunque, lasciamo da parte le polemiche e torniamo - come dire - a bomba. Ovvero ad Edgardo Mortara.
Succede che verso i primi di giugno il bambino si ammala. Le sue condizioni peggiorano di giorno in giorno tanto che ormai i medici lo danno per spacciato. Una domestica di casa Mortara di nome Anna Morisi, temendo che il piccolo morisse non  grazia di Dio, lo battezza di nascosto convinta di agire per il meglio. Poi però racconta tutto ad un Padre domenicano, tale  Feletti, che a sua volta riporta la cosa al Cardinal legato che trasmette la "pratica" a Roma alla Segnatura apostolica. Per la Chiesa quel bambino è diventato un cristiano per cui urge allontanarlo da un ambiente di diversa fede. La mattina del 23 giugno 1858 le guardie papaline si presentano alla porta di casa Mortara e notificano al capo famiglia Momolo l'ordine - firmato di pugno da Pio IX - di consegnare il loro figlioletto che sarà trasferito a Roma. I pianti della madre faranno slittare poi di un giorno la decisione.
Questo il fatto.
Ancora oggi ci si interroga come il Pontefice abbia potuto rimanere insensibile allo strazio dei genitori e alle suppliche, non solo della comunità ebraica, ma tantissimi leader politici dell'epoca a cominciare da Camillo Benso di Cavour. Il Papa fu irremovibile e probabilmente non avrebbe potuto fare altrimenti in quanto l'ideologia corrente era quella che vedeva gli ebrei come gli ignobili assassini di Gesù. Per capire le ragioni del Vaticano è utile citare la conclusione del Segretario di Stato, Cardinal  Giacomo Antonelli: "...esiste la prova canonica del conferito battesimo, onde non vi è più ragione e diritto per richiamare il figlio sotto la patria potestà...La Chiesa, madre e sovrana degli uomini non lede alcun diritto, non reca onta di sorta, ma adempie alla sua Divina missione col tutelare i battezzati suoi figli togliendoli dal pericolo di apostasia".
Oggi, ad ogni modo un'affaire di tal fatta, non sarebbe accaduto. Edgardo Mortara - allontanato dai genitori - che ebbero l'occasione di rivederlo solo poche volte - a diciassette anni avrebbe potuto rientrare in famiglia ma preferì proseguire nella strada indicatagli dalla Chiesa cattolica per diventare ministro di Cristo. Si fece sacerdote nel 1893 con il nome di Pio in onore del Pontefice che lo aveva fatto "rapire" ma che lo aveva aiutato a rimanere un fedele discepolo di Cristo. Morirà nel 1940 in Belgio poco prima che che il nazismo desse inizio al suo nefasto genocidio contro le ebrei. (Veronica Incagliati)