Accadeva Oggi

22 giugno

      22 GIUGNO   BILLY WILDER Qualche giorno fa una emittente televisiva ha trasmesso nel primo pomeriggio  "Prima pagina". Ricordavamo la trama ma ci eravamo dimenticati la bravura dei protagonisti, i grandissimi Walter Matthau e Jack Lemmon. Veramente due giganti del cinema, come oggi non ce ne sono più. Merito della loro professionalità e spontaneità di recitazione, ma merito anche e soprattutto del regista; di quel mago della macchina da presa che rispondeva al nome di Billy Wilder, americano solo per caso, austriaco di nascita ed ebreo di discendenza. Come dire, le qualità migliori per dare il meglio in qualunque campo.
Samuel (Billy) Wilder era nato  il 22 giugno 1906 a Sucha Beskidzka quando la Galizia faceva ancora parte dell'Impero di Francesco Giuseppe. Vent'anni dopo era a Berlino per seguire all'Università gli studi di giurisprudenza, in realtà per occuparsi di giornalismo. E' bravo e sa scrivere, non gli è difficile quindi trovare un lavoro presso il maggior tabloid della capitale tedesca. Trasporterà questi ricordi giovanili proprio in "Prima pagina" adattando però il film alla Chicago degli "anni venti". La commedia era un pretesto per puntare l'indice contro un giornalismo privo di qualunque scrupolo etico, capace di creare gli eventi ma anche di gestirli a suo piacimento. Ah!, se potessimo anche oggi trovare registi capaci di fare satira come quella di Wilder! Ma lui era un genio, non come certi mestieranti del giorno d'oggi il cui merito o demerito è unicamente quello di ricorrere a gag volgari e chiassose.
Sceneggiatore, oltre che regista, pare che Wilder si fosse accostato al mondo del cinema per un debito di pochi marchi che aveva contratto con il produttore J. Pasternak. Per farsi restituire la somma questi lo aveva messo a lavorare nel settore della sceneggiatura per i lungometraggi "Der Teufelsereporter", "Ein Burschenlied aus Heidelbewrg" e "Menschen am Sonntag" (Uomini di domenica), l'ultimo diretto da Robert Siodmak assieme a Fred Zinnemann. E poi ancora "Emil und die Detektive" (La terribile armata), "Ihre Hoheit befiehlt" (Sua altezza comanda), "Es war einmal ein Walzer" (Quattro cuori e una ragazza).
Un giorno, mentre è seduto in caffè di Berlino, assiste al pestaggio di una persona da parte di una squadraccia nazista. Comprende che è giunto il momento di cambiare aria. E' il 1933. Come avevano già fatto altri artisti ed attori, si trasferisce ad Hollywood dove inizia la sua brillante carriera. Come sceneggiatura ci lascia quell'indimenticabile film che è "Ninotchka" interpretato da una ancora più indimenticabile Greta Garbo. Poi si mette in proprio, e sarà lui a dirigere. Ecco allora venire alla luce "Frutto proibito" con una splendida Ginger Rogers, "La fiamma del peccato", "Giorni perduti" (il primo film che trattava il tema dell'alcolismo in modo diretto), "Scandalo internazionale", "Viale del tramonto", storia di un morto che parla (William Holden) e che racconta in un flash-back i retroscena del suo assassinio, cointerpreti Gloria Swanson ed Erich von Stroheim. Quest'ultimo era stato diretto nel 1950. Nel 1951 uscirà "L'asso nella manica",  ancora una volta uno spaccato sulla mancanza di scrupoli da parte di certi giornalisti. Nel 1953 "Stalang 17", nel 1954 "Sabrina". Ma siamo già passati dalle pellicole drammatiche a quelle allegre. Il successo è ormai un tutt'uno con Wilder. Ed il successo si chiama "Sabrina", "Quando la moglie è in cavanza, "Arianna", "A qualcuno piace caldo", "L'appartamento", "irma la dolce", "Baciamo stupido", "Non per soldi...ma per denaro", "Che cosa è successo tra mio padre e tua madre", "Fedora", "Buddy Buddy". Di "Prima pagina" abbiamo già detto.
Amato non in modo eccessivo dalla opinione pubblica americana, forse Wilder - diventato come lui stesso soleva ripetere un americano a cento carati -  non si sentì mai uno yankee nel vero senso della parola. Le porte di Hollyvood, negli ultimi anni della sua vita, gli si chiusero malgrado avesse ancora una intatta freschezza creativa. Senza più finanziamenti, si rititerà nella sua villa di Los Angeles per spegnersi nel 2002 alla veneranda età di 96 anni. In mezzo secolo di carriera aveva diretto più di 30 film, scritto 75 sceneggiature, vinto tre Oscar, conquistati sia il Gran Prix al Festival di Cannes sia il David di Donatello, nominato sette volte al Premio Golden Globe e quattro volte al Festival di Venezia. (Veronica Incagliati)