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20 giugno

      20 GIUGNO LA REGINA VITTORIA Arrivare all'età di 82 anni nell' '800 era già un primato, ma regnare per  più di 63 era al di là di ogni record. Eppure Alexandrina Vittoria della Casata di Hannover li conquistò entrambi giacché, nata nel 1819 morì nel 1901 e - diventata regina il 20 giugno 1837 - sedette sul trono ininterrottamente fino a quando spense gli occhi nell'isola di Wight.
Parlare della regina Vittoria, della quale ricordiamo lo sdolcinato film di Ernst Marischka con Romy Schneider, è un po' parlare di un periodo caratterizzato dalla  rivoluzione industriale e da grandi cambiamenti sia dal punto di vista economico sociale che tecnologico. Non a caso, soprattutto la seconda parte dell' XIX secolo fu quella nella quale le scoperte in campo medico e scientifico  lasciarono il segno: basti pensare all'invenzione del motore a scoppio, alla nascita dell'automobile e della lampadina elettrica, ai raggi X. Ed un segno lo ha lasciato anche la regina Vittoria, il cui carattere forte si scontrò ripetutamente con i suoi Primi Ministri in particolare quando questi volevano andare al passo con i tempi ed attuare le riforme. Andò invece sempre d'accordo con il marito Alberto (cugino di primo grado) della casa reale Sassonia-Coburgo-Gotha che aveva conosciuto quando aveva sedici anni e che volle sposare nonostante la disapprovazione del Re Gugliemo IV. Lo amò moltissimo ma, pur avendogli concesso il titolo di Sua Altezza Reale, non gli dette mai la pari dignità nobiliare. La morte di questi nel 1861 per la regina fu una perdita irreparabile. Ne soffrì moltissimo tanto che per lungo tempo si isolò dalla Corte entrando in uno stato semi-permanente di lutto. A ricordo del marito, fino al resto dei suoi giorni, vestì sempre di nero, ciò non tolse però una sua relazione con un cameriere scozzeze, John Brow, che le aveva salvato la vita nel corso di un attentato da parte di un irredentista irlandese e che, pare, avesse sposato in segreto. Nel merito di questa passione, fu probabilmente una leggenda metropolitana raccolta sulla base di una confessione fatta in punto di morte dal cappellano della regina che avrebbe celebrato le nozze clandestine; fatto si è che sarebbe stata proprio Vittoria a volere nella sua bara - allorché nel gennaio 1901 sentì avvicinarsi la fine - a destra il cappello del principe Alberto e a sinistra i cappelli di Brown con il suo ritratto.
Tutto sommato questo particolare ci ritrae Vittoria come una donna succube anche lei dei sentimenti, uguale alle altre, più umana e quindi più simpatica mentre la storiografia ce l'ha sempre tratteggiata  dura ed inflessibile. Del resto se fosse stata una regina dall'animo cattivo, di certo avrebbe acconsentito che fossero mandate al patibolo tutte le persone che durante il suo regno cercarono di assassinarla mentre al contrario - anche per esplicita richiesta del marito che si dice fosse molto buono - si limitò il più delle volte a farli condannare al minimo della pena. Il carattere però non era facile. Proverbiale i suoi scontri con il ministro degli Esteri lord Palmerston, in seguito diventato Primo Ministro, e con il premier William Ewart Glandstone.
Imperatrice d'India, titolo che le venne riconosciuto nel 1876 con il "Royal Titles Act", la Regina Vittoria non fu mai amata dal popolo irlandese che probabilmente lei stessa non teneva in alcuna considerazione. Fu favorevole alla guerra di Crimea e a quella contro i Boeri. Condivise altresì la repressione dei Sepoys che si erano ribellati al controllo della Compagnia Britannica delle Indie Orientali. Moltissime le leggi promulgate sotto il suo regno una delle quali stabiliva che il monarca avesse "il diritto di essere consultato, il diritto di consigliare ed il diritto di avvisare". Chiamata la "bisnonna d'Europa" per via dei legami familiari che aveva in Europa (erano suoi nipoti infatti lo zar Nicola II di Russia e il kaiser Guglielmo II di Germania), la figura della regina fu comunque più simbolica che politica con forte enfasi sui valori della famiglia, in contrasto con gli scandali personali legati ai precedenti membri degli Hannover. (Veronica Incagliati)