Accadeva Oggi

19 giugno

    19 GIUGNO   FRANCESCO BARACCA La guerra aerea nel primo conflitto mondiale nasce imposta dai fatti. Con essa - come annota in un suo saggio Enrico Butteri Rolandi - nasce un tipo di eroe combattente completamente nuovo, il pilota, ardimentoso e solitario che, se all'inizio era stato concepito con un ruolo diverso (gli aerei dovevano infatti perlustrare le basi nemiche, controllarne l'ubicazione e gli spostamenti, fornire insomma tutta una serie di informazioni che sarebbero poi servite per un più efficace impiego delle forze terrestri  e navali), divenne quasi subito nella Grande Guerra il perno per vincere le battaglie. I piloti diventarono "assi".
Ogni Paese belligerante ebbe i suoi assi. Il più famoso, forse, fu il tedesco Manfred von Richthofen detto il "barone rosso", anche perché passato alla leggenda grazie al successo di alcuni film. Ma non da meno furono i piloti inglesi, americani e francesi. In quanto all'Italia il più grande in assoluto fu certamente Francesco Baracca, un eroe generoso, fantasioso, coraggioso che combattè su tutti i fronti rimanendo alla fine ucciso il 19 giugno 1918 colpito alla tempia da una pallottola di fucile mentre con il suo Spad XIII perlustrava a volo radente le postazioni austriache. Aveva partecipato a 63 combattimenti aerei abbattendo 34 velivoli nemici. Peccato che la nostra cinematografia, così prodiga di rievocazioni lacrimevoli per insulse storie sentimentali, non abbia mai pensato di dedicare il suo tempo ed il suo denaro a Baracca che, torniamo a ripetere, al di là delle vittorie ottenute nei duelli aerei fu essenzialmente un pilota cavalleresco capace di atterrare in territorio austriaco pur di prestare aiuto al nemico abbattuto. Un comportamento che non ebbe, ad esempio, il "barone rosso". 
Quante volte l'avevano sentito ripetere: "E' all'apparecchio che miro, non all'uomo". All'apparecchio infatti aveva mirato allorché sopra il cielo di Gorizia, dopo avere centrato un Aviatik austriaco, era andato a congratularsi con lui per il combattimento. Era l'8 aprile 1916. Lui stesso registrerà quello scontro nel cielo: Fin dalle 4 della notte eravamo in piedi perché fra le nubi e sopra di noi si udivano rumori di velivoli austriaci; in tutte le direzioni, in alto verso Palmanova, Tricesimo, Casarsa sparavano. Alle prime luci, prima delle 5, siamo tutti partiti in volo e ci siamo poi dispersi nel cielo verso i 2.000 metri; e giravo in tutte le direzioni scrutando l'orizzonte; e ho veduto di lassù il sole uscir dietro i monti ed uno spettacolo di luci meravigliose.
Dopo mezz'ora sparavano verso Palmanova; un aeroplano passava, altissimo, lontano, puntando verso Gorizia; un altro più indietro veniva dal Tagliamento pure su Gorizia, velocissimo: erano austriaci. Ho stimato di poter attaccare quest'ultimo ed ho virato verso il Torre per tagliargli la strada.
L'ho incrociato che era ancora 600 metri sopra di me ed allora ho cominciato la caccia; montavo il piccolo "Nieuport" 170 km/h.
Vedevo sopra di me le grandi ali dell'Aviatik con le croci nere, filava velocissimo e poco guadagnavo su di lui, quando salivo troppo m'avanzava in velocità.
Accostandomi ho cominciato una manovra difficilissima per coprirmi dai suoi colpi; vedevo il mitragliere affacciarsi da una parte ed io viravo dall'altra e viceversa; qusto gioco è durato qualche minuto finché gli sono arrivato 50 metri dietro la coda e sotto, verso i 3000 metri.
Allora, in un attimo, ho cabrato forte l'apparecchio, ho puntato e sono partiti 45 colpi di mitragliatrice.
E' stato un istante; il nemico si è piegato pesantemente ed è precipitato quasi a ppicco ed io dietro, giù, urlando di gioia.....

Francesco Baracca - una serie di medaglie al valore militare, da quella d'oro a quelle d'argento e di bronze e poi onorificenze come le Croci conferitegli da Francia, Gran Bretagna, Belgio e Serbia - era nato a Lugo di Romagna il 9 maggio 1888. Conseguita la maturità ed iscrittosi all'Accademia Militare di Modena, comprese quale ruolo avrebbe avuto l'Aviazione nei conflitti. Decise così di iscriversi ad una scuola di pilotaggio a Reims. Una volta ottenuto il brevetto, sarà lui stesso a perfezionare il suo addestramento volando sopra le città. Una volta lo fece sulla sua Lugo che esultò al suo passaggio. Ce lo ricorda una canzone di Francesco de Gregori
Una bestia di fuoco e velocità
cinque quintali di pura bellezza
Un angelo giallo come un lampo
e improvviso come una faina
Eravamo una macchina sola ed io pensavo ed era cosa fatta
Nessuno ci stava dietro, senza peso e senza ingombro
Senza peso, senza ingombro, solo pensiero veloce
A terra si vedevano solo bocche spalancate,
i bambini di Lugo ci segnavano a dito
Le donne si innamoravano dell'aeroplano e del mio coraggio....

Durante la 1° Guerra Mondiale fu comandante della 91° squadriglia. Su tutti i suoi velivoli dipinse il cavallino rampante. Era l' emblema della sua famiglia che poi la madre donò ad Enzo Ferrari. (Veronica Incagliati)