Accadeva Oggi

18 giugno

    18 GIUGNO FESTA DEI BERSAGLERI Oggi è la festa dei bersaglieri. Non è che tutti se la ricordino e per la verità questa ricorrenza sarebbe sfuggita anche a noi se non fosse stato che ci è capitata sotto mano, spulciando <Wikipedia>. Ed allora qualche riga vale la pena proprio di spenderla. L'idea di creare un corpo speciale era venuta al tenente Alessandro La Marmora nel 1931 che - dopo una serie di missioni militari in Francia, Inghilterra, Baviera, Sassonia e Svizzera con obiettivo di studiare gli ordini dei vari eserciti - aveva pensato ad una unità avente le caratteristiche del commando con compiti di esplorazione e di missioni a carattere "ardito". La sua "Proposizione per la formazione di truppe leggere della terza specie sotto la denominazione di Bersaglieri" presentata al re Carlo Felice di Savoia non ebbe però il riscontro sperato anche perché il sovrano era molto più preoccupato per i suoi malanni (sarebbe deceduto infatti di lì a poco). La Marmora però non si perse d'animo e nel 1835, già capitano, tornò alla carica con il nuovo re Carlo Alberto non prima di avere rivisto il suo progetto che, modificato in alcune parti, prese il nome di "proposizione per la formazione di una compagnia di Bersaglieri e modello di uno schioppo per suo uso". In breve la specialità illustrata (così <Wikipdia>) doveva essere in grado di operare con spiccata autonomia e, quindi, doveva comprendere uomini particolarmente addestrati al tiro e pronti ad agire, pressoché isolati, per aprire il fuoco ad adeguata portata e  concentrarlo su un punto dello schieramento nemico con il preciso intento di "sorprendere", disturbare e sconvolgere i piani nemici". Il re ne fu entusiasta tanto che dette incarico al giovane ufficiale di non perdere tempo. Il corpo vide la luce il 18 giugno 1836 con l'uscita dei bersaglieri dalla caserma "Ceppi" di Torino. Le prime quattro compagnie confluiranno nel I battaglione rispettivamente nel luglio di quello stesso anno, nell'1837, nel 1840 e nel 1843. Poi i battaglioni aumentarono fino ad arrivare nel 1861 a 36, riuniti in sei comandi.
Dal giorno della nascita alla seconda Guerra mondiale, i bersaglieri hanno dimostrato in ogni occasione il loro valore militare al punto che lo stesso Fedmaresciallo Erwin Rommel, comandante dell'Armata italo-tedesca in Africa Settentrionale, ebbe a dire nel 1942: "...il soldato tedesco ha stupito il mondo, il bersagliere italiano ha stupito il soldato tedesco". Tanti gli episodi nel corso dei quali il Corpo diede prova della sua preparazione, a cominciare dalle battaglie della prima Guerra d'indipendenza (1848) a quelle in Crimea (1855) dove peraltro a comandare il corpo era lo stesso La Marmora nel frattempo diventato generale.
Abituati a vedere nelle parate i bersaglieri marciare a passo di carica con le piume al vento sul cappello nero, ci viene spontaneo immaginare come fossero entrati quel giorno del 20 settembre 1870, attraverso la breccia di Porta Pia, dietro il suono trascinatore della fanfara. Circa la quale, a proposito della prima compagnia nata nel 1836, scrive Massimo Quarenghi: "Marciavano in testa dodici soldati colla carabina sulla spalla sinistra, tenendo nella destra corni da caccia con cui suonavano una marcia allegra, vivace e tale da far venire la voglia di correre anche agli sciancati". Dite voi se non è lo stesso entusiasmo che ci prende quando assistiamo ad una sfilata del corpo. Sfilata che senza fanfara è inconcepibile. L'atto costitutivo del 18 giugno stabiliva che per ogni compagnia vi fossero 13 trombrette ed un caporal trombettiere.
Tra i bersaglieri forse il più famoso è rimasto Enrico Toti. Mutilato alla gamba sinistra e costretto a camminare con una stampella in seguito ad infortunio sul lavoro (era stato assunto nelle FS come "fuochista" nel 1907), allo scoppio della prima Guerra mondiale riuscì a prendervi parte fra i bersaglieri ciclisti, ed è inviato sul fronte del Carso. Il 6 agosto 1916, durante la sesta battaglia dell'sonzo, lanciatosi con il suo reparto all' attacco della Quota 85 a est di Monfalcone, venne ferito più volte dai colpi avversari, e con un gesto eroico, scagliò la gruccia verso il nemico esclamando: "Nun moro io!" (io non muoio!), poco prima di essere colpito a morte e di baciare il piumetto dell'elmetto. Non aveva dunque ragione Rommel? (Veronica Incagliati)