Accadeva Oggi

15 giugno

    15 GIUGNO   LE DIMISSIONI DI  GIOVANNI LEONE Mario Tanassi, Luigi Gui, Mariano Rumor, Ovidio ed Antonio Lefevre, Camillo Cruciani, Duilio Fanali, Giovanni Leone, ovvero lo scandalo "Lockheed". Tutti nomi di grande risonanza se si pensa che i primi due erano stati ministri della Difesa, il terzo presidente del Consiglio, il quarto ed il quinto avvocati tra i più noti del Foro romano, il sesto presidente di <Finmeccanica>, il settimo generale dell'Aeronautica, l'ottavo infine Capo dello Stato. Chiamati alcuni a rispondere di concussione -  perché secondo l'accusa avrebbero ricevuto mazzette per miliardi di lire al fine di favorire gli acquisti di aerei da trasporto Hercules C-130 da parte del Governo italiani - furono in parte condannati, in parte assolti.
Giovanni Leone - tra i più famosi giuristi del tempo salito al Quirinale nel 1971 - con lo scandalo non c'entrava nulla, ma tali e tanti furono gli attacchi più meno velati della carta stampata, tante le illazioni su di lui e sulla sua famiglia messe in giro da agenzie e da organi settimanali come l' <Op> di Mino Pecorelli, che alla fine il presidente della Repubblica decise di rassegnare le dimissioni dalla carica con sei mesi di anticipo dalla scadenza del mandato. Una data (era il 15 giugno 1978) rimasta negli annali della cronaca.
I motivi - si disse allora - sarebbero stati scaturiti proprio dalla vicenda della <Lockheed> in quanto negli ultimi tempi si erano fatte più pesanti e dirette le indiscrezioni nei confronti di Leone indicato con il nome in codice di "Antilope Cobbler", personaggio chiave della vicenda. Noi pensiamo invece che le ragioni fossero ben altre anche perché se fossero state veramente queste il presidente della Repubblica avrebbe dato le dimissioni molto prima. No, quello che deve avere spinto Leone ad una decisione così sofferta fu legato probabilmente alla perdita del compagno di partito Aldo Moro, trucidato dalle Brigate Rosse poco più di un mese prima senza che né lui né altri potessero fare nulla per salvarlo. Non a caso, il primo a sparare addosso a Leone fu il Pci cosa che Leone non perdonò mai.Se ne andava via dal Quirinale un Capo dello Stato che, se di certo non fu tra quelli che dalla fondazione della Repubblica lasciarono il segno tangibile della loro presenza, non fu neppure tra i peggiori. A nostro avviso . non avrebbe dovuto accettare quella carica. Troppo bravo come avvocato e come riformatore del codice di procedura penale - del quale peraltro era stato ordinario all'Università <La Sapienza> - per andarsi ad impegolare con le pastoie delle alte cariche. Ma l'ambizione, si sa, alle volte gioca brutti scherzi. Nel caso di Leone gli fece pagare uno scotto pur se alla questione della <Lockheed>  era completamente estraneo. Per la verità Leone non fu nemmeno difeso a sufficienza, specie dal suo partito; quella  Democrazia Cristiana che addirittura fece passare sotto silenzio un messaggio inviato alle Camere là dove il Capo dello Stato sottolineare la sua amarezza per come i media lo prendevano di petto.
Il "caso Lockheed>  - che coinvolse Giappone, Paesi Bassi, Germania ed Italia - scoppiò prepotente nei primi mesi del 1977 allorché  un C-130 dell'Aeronautica Militare si andò a schiantare sul Monte Serra provocando la morte di 5 membri dell'equipaggio, di 38 allievi dell'Accademia Navale di Livorno e dell'ufficiale inquadratore. Venne così alla luce che che quattordici di quei velivoli acquistati dalla <Lockheed> - oltre ad essere stati pagati troppo e ad essere inadatti alla difesa del territorio nazionale - non erano neppure in grado di volare. Addirittura altri erano stati "cannnibalizzati" per ottenere i pezzi di ricambio necessari alla manutenzione.
L'inchiesta - affidata al sostituto procuratore Ilario Martella (lo stesso magistrato che qualche anno dopo condurrà come giudice istruttore le indagini sull'attentato a Giovanni Paolo II) - passerà per competenza alla Commissione parlamentare che in data 9 marzo 1977 inviò poi a giudizio davanti alla Corte Costituzione gli ex ministri Gui e Tanassi e prosciogliendo invece l'ex Capo dell'Esecutivo Rumor. La sentenza fu emessa il 1 marzo 1979 dopo 23 giorni di camera di consiglio. Si risolse con la condanna di Tanassi, dei fratelli Lefebvre, di Crociani (latitante in Messico) e del generale Fanali. Gui venne assolto invece con formula piena. In quanto a Leone ebbe almeno una soddisfazione. Nel 1998, durante un convegno in suo onore al Senato, i radicali Marco Pannella ed Emma Bonino andarono a stringergli la mano riconoscendo il loro torto per averlo giudicato male vent'anni prima. (Veronica Incagliati)