Accadeva Oggi

14 giugno

      14 GIUGNO     SALVATORE QUASIMODO   Ripensando a quello che abbiamo visto qualche giorno fa in televisione di ragazzi che - annoiati e non sapendo cosa altro fare -  hanno completamente distrutto una scuola, non ricordiamo bene se a Torino o a Milano, è d'obbligo fare un paragone con la gioventù di un tempo alla quale non apparteniamo nemmeno noi quando bastava una infrazione poco poco superiore alla semplice ragazzata per essere cacciati da tutti gli istituti dl Regno. Epoche diverse, voi direte. No, le epoche sono tutte uguali. E che purtroppo oggi giorno - essendo venuta a mancare la conoscenza sin da piccoli di quello che è il rispetto e l'educazione - ogni cosa è lecita fino ad arrivare, una volta più grandi, a drogarsi, a rubare, a violentare e persino ad uccidere.
Adesso voi vi chiederete cosa c'entri questo pistolotto con la consueta rubrica giornaliera legata ad un personaggio o ad un fatto. Indirettamente è legata, venendo a parlare di Salvatore Quasimodo - premio Nobel nel 1959 per la Letteratura - che da piccolo non avendo una casa dove vivere civilmente dopo il terremoto di Messina si era visto costretto ad abitare con i genitori in un vagone ferroviario. Potete star tranquilli che non aveva alcuna voglia di mettersi a compiere atti di vandalismo, semmai a ricostruire dal nulla assieme ad altri suoi coetanei quel poco che il sisma aveva lasciato in piedi. Da quel che ci è stato tramandato, Quasimodo ce la mise tutta non tralasciando per questo gli studi e la sua passione che era la poesia. E già, perché Salvatore, invece di andare a gettare i sassi dai ponti e di legarsi ai branchi con l'obiettivo di stuprare ignari vittime, componeva versi. Roba da non crederci! Unica sua delusione, non aver potuto seguire il classico per le ristrette condizioni della famiglia. Il padre infatti era un ferroviere e si era potuto permettere di iscrivere il figlio solo in un istituto tecnico di modo che uscisse presto geometra e si mettesse subito a lavorare. Probabilmente per questo il giovane Quasimodo soffrì parechio, ma la vicinanza di due amici - Salvatore Pugliatti che sarebbe diventato un insigne giurista e Giorgio La Pira futuro sindaco di Firenze - furono determinanti perché non allentasse il suo desiderio di coltivare lo studio per il greco e per il latino. A Roma, dove era giunto appena diplomato ebbe la fortuna di seguire queste materie in Vaticano con monsignor Rampolla del Tindaro e di scoprire così un mondo tutto nuovo: quello di Virgilio, Catullo, Sofocle, Eschilo e tanti altri.
Nato a Modica nel 1901 e morto ad Amalfi il 14 giugno 1968, Quasimodo è stato  sempre un uomo riservato alieno dal protagonismo e da tutto ciò ciò che era legato alla vita politica. Per carattere certamente, ma soprattutto perché troppo preso da altre ambizioni. Poesia, traduzioni, scritti, conferenze, cenacoli, insegnamenti: questo, e questo solo, il suo appagamento che fu principalmente spirituale. Quel poter confrontarsi con altri - a cominciare dal cognato Elio Vittorini, ad Eugenio Montale, ad alessandro Bonsanti, ad Arturo Loira, ad Alberto Carrocci, a Zavattini, a Macrì - furono uno stimolo in più per crescere poeticamente, per offrire alla cultura il suo contributo di grande letterato. Si devono a lui - oltre a stupendi versi pubblicati via via in una serie di Antologie - le traduzioni di opere che, per finezza di interpretazione, rimangono veri e proprio capolavori. Vale la pena citare quelle da Molière, Shakespeare, Ruskin, Neruda, Aiken, Cummings. E naturalmente, i latini ed i greci; Euripide compreso.
Giornalista apprezzato, laurea honoris causa alle Università di Oxford e di Messina, Premio San Babiba, Premio Taormina, Salvatore Quasimodo morì ancora nel pieno di una attività che avrebbe potuto portarlo verso nuovi traguardi letterari.  Una prima avvisaglia del male la ebbe nel 1958 a Mosca dove venne colpito da un infarto. Avrebbe dovuto starsene tranquillo ma gli ultimi dieci anni furono ancora più frenetici. Un ictus lo stroncò mentre presiedeva un premio di poesia. (Veronica Incagliati)