Accadeva Oggi

10 giugno

      10 GIUGNO LA MORTE DI MATTEOTTI Probabilmente quando disse sul giornale <Il Popolo d'Italia> che bisognava "dare una lezione al deputato del Polesine", Benito Mussolini intendeva quella lezione come una sonora bastonatura perché si capisse una volta per tutte come ci si doveva comportare in futuro. Probabilmente. Solo che cose andarono diverse perché, oltre alle manganellate, dalle mani della squadraccia uscirono fuori i coltelli e, quando ci sono di mezzo questi, uccidere una persona diventa facile. Fu così che fu fatto fuori il deputato socialista Giacomo Matteotti, dapprima prelevato fuori della sua abitazione sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, quindi caricato su una macchina e - una volta ucciso - scaricato in un boschetto nei pressi di Riano Flaminio.  Matteotti quel pomeriggio del 10 giugno 1924 si stava recando in Parlamento. Il cadavere fu rinvenuto due mesi dopo malamente sepolto. Nessuna traccia della borsa che, sembra, contenesse importanti documenti comprovanti la corruzione del giovane regime in due vicende: la truffa ai danni dello Stato rappresentata dai residuati bellici della 1° Guerra Mondiale e l'operazione <Sinclair Oil> con la quale il Governo dell'epoca avrebbe tentato di dare in concessione esclusiva i diritti per la ricerca petrolifera in Italia al gigante Usa <Standard Oil>.
Dieci giorni prima, per l'esattezza il 30 maggio, Matteotti si era reso protagonista nell'aula di Montecitorio di un discorso, poi passato alla storia, nel corso del quale aveva denunciato i recenti risultati elettorali falsati dalle violenze e dai brogli fascisti. Sapeva a cosa andava incontro tanto che , a chi andò a congratularsi con lui, ebbe a rispondere: "Io il mio discorso l'ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me".
I colpevoli, identificati in Amerigo Dumini e soci, furono processati a Chieti nel 1926 ma ne uscirono fuori con una mite condanna anche perché a difenderli era stato il braccio destro del Duce, Roberto Farinacci, e pertanto aveva potuto influenzare la Corte. Del resto il regime - che lì per lì era sembrato vacillare di fronte ad un assassinio così esecrabile che aveva suscitato emozione in tutto il Paese ed anche in parte dell'Europa - si era ormai ripreso e marciava diritto verso la dittatura.
Matteotti era nato a Fratta Polesine nel maggio 1885 da una famiglia di proprietari terrieri. Fin da ragazzo si era sentito trasportato per la politica sociale viste le condizioni in cui si trovavano le genti della sua terra. La laurea in giurisprudenza nel 1907, che ne avrebbe potuto fare un brillante avvocato, non lo distolsero dal suo credo socialista di tipo riformista. Matteotti, infatti, non volle mai a che fare con i cambiamenti rivoluzionari bensì in quelli graduali da realizzarsi nelle amministrazioni locali e nell'impegno sindacale. In quest'ottica seppe riorganizzare la Camera di lavoro di Rovigo, creò nuove sezioni, leghe, cooperative, circoli politici. Fu sindaco di Villamarzana e di Boara Polesine, consigliere in una decina di comuni e guidò l'opposizione socialista al consiglio provinciale di Rovigo, interessandosi dei bilanci, delle scuole primarie, della creazione di biblioteche popolari, di asili, sanatori, strade, comunicazioni tranviarie, fluviali e telefoniche. Progettò - come riporta www.liberalsocialisti.org - un piano di consorzio tra tutti i comuni rossi del Polesine, fino a far nascere la lega dei comuni socialisti.
Allo scoppio della I° Guerra Mondiale, Matteotti fu in prima linea tra coloro che erano contrari all'intervento dell'Italia nel conflitto, pagando anche di persona - per quello che scriveva sulle pagine del periodico <Lotta proletaria> - con la prigione. Chiamato alle armi, fu congedato nel marzo 1919 per tornare immediatamente alla politica a tempo pieno. Le difficili lotte dei braccianti lo videro ancora in prima linea, maggiormente poi quando  fu eletto deputato nella circoscrizione di Ferrara-Rivigo. Con l'avvento del Fascismo comprese che l'Italia si avviava in una direzione che non poteva essere quella dei suoi ideali, per nulla convinto - come la pensavano ad esempio Giovanni Giolitti e Ivanhoe Bonomi  - che il Partito di Fasci da combattimento fosse uno dei tanti movimenti post-bellici destinato a scomparire non appena la vita della nazione fosse tornata alla normalità. Anzi, di tale formazione Matteotti fu critico, fin dal suo nascere,  avvertendone il pericolo e la carica eversiva. Per le sue critiche nel '21 fu anche sequestrato e percosso. Intanto - dopo la scissione nel '22 tra massimalisti e riformisti, era uscito dal Psi e aveva fondato il Psu del quale era diventato segretario e la cui linea aveva impostato come lotta ad oltranza contro il Fascismo. Il clima non era dei migliori. Un paio di anni dopo la tragica fine. (Veronica Incagliati)