Accadeva Oggi

8 giugno

    8 GIUGNO   IL PROFETA MAOMETTO Parliamo di Muhammad ibn 'Abd Allah ibn 'Abd al-Muttakib al-Hashimi. Il nome non è riportato in maniera esatta per il semplice fatto che non abbiamo una tastiera con i caratteri arabi. Quindi abbreviamo e scriviamo Maometto. Di Maometto è d'obbligo parlare bene per due ragioni: la prima perché tutto sommato è stata una persona sostanzialmente buona e profondamente convinta di quello che insegnava alle genti; la seconda perché non vorremmo correre il rischio, con i tempi che corrono, di essere fatti fuori da qualche integralista; alla faccia pertanto del Profeta che era stato sempre molto condiscendente con chi non condivideva la sua fede; salvo in un caso quando fece sterminare, dopo la battaglia del Fossato nel 627 d. C, tutti gli ebrei di Medina che a suo dire si erano resi colpevoli agli occhi della Umma (prima Comunità politica di musulmani credenti).
Ma perché parlare di Maometto, un terreno minato se non si sta molto attenti a quello che si scrive? Semplice. Perché la sua morte data 8 giugno del 632, come oggi per l'appunto.  Quel giorno si era recato ugualmente alla moschea nonostante un forte mal di testa. Quando vi giunse la preghiera era già iniziata e lui la fece continuare dal suocero Abu Bakr. Tornato a casa spirò tra le braccia della moglie A'ishah. Le sue ultime parole furono: "O Dio, con la Compagnia suprema in Paradiso". Annunciando la scomparsa ai fedeli Abu Bakr - che diventerà il suo successore -  disse con fermezza: "0 Popolo, in verità, chiunque adori Maometto sappia che Maometto è morto. Ma chiunque adori Dio sappia che Dio è sempre vivo".
Secondo il Cristianesimo, o meglio secondo una visione del Cristianesimo, Maometto non è un profeta ma un eretico colpevole di avere creato uno scisma. Noi che non siamo né teologi né abbiamo una cultura sufficiente per sostenere o contestare una causa, ci limiteremo solo a fare da cronisti, in breve a raccontare i vari momenti della vita di Maometto. Era nato alla Mecca il 20 aprile del 570 d. C da genitori appartenenti entrambi a clan di mercanti. Il padre, Abd al-Muttalib, un giorno mentre dormiva accanto alla Ka'bah (la casa di Dio) sognò che qualcuno gli ordinava di scavare alla ricerca del il pozzo di Zamzan dove era custodito un tesoro. Di quel pozzo non si avevano più notizie da lunghissimo tempo, da quando era stato ricoperto di sabbia da fedeli che non credevano più nell'Altissimo. La leggenda musulmana vuole che la Ka'bah (cubo in arabo) fosse stato costruito da Abramo e dal figlio Ismaele dopo che il profeta si era recato assieme alla moglie Agar in una desolata valle a sud della terra di Canaan. Lì apparve dapprima un angelo che sollecitò la donna a scavare un pozzo che avrebbe fatto sgorgare acqua dalle rocce. Così avvenne. L'angelo annunziò poi ad Agar che il Signore avrebbe creato una grande nazione per mezzo di Ismaele. Dio in persona si sarebbe presentato più volte alla vista di Abramo per dirgli come doveva edificare la Ka'bah (i quattro angoli dovevano essere orientati secondo i punti cardinali) e per comandargli di istituire il rito del pellegrinaggio alla Mecca. "Purifica la Mia Casa per coloro che vi compiono circumambulazione, si fermano in piedi vicino ad essa e si inchinano e fanno le prostrazioni. E proclama agli uomini il pellegrinaggio, in modo che essi possano venire a te su snelli cammelli, da ogni profonda vallata".
Abd al-Muttalib divenne così il guardiano del pozzo ed il tesoro servì per mettere pace tra i clan dei discenti di Abramo ed i membri della tribù di Giurhum. Abd al-Muttalib era un uomo rispettato ma non aveva figli per cui pregò il Signore di fargliene avere dieci. Ne avrebbe sacrificato uno alla Ka'bah. I figli vennero e quando furono grandi arrivò anche il momento del sacrificio. La scelta cadde sul più giovane, Abd Allah, che era anche quello più amato dal padre. Grazie alla saggezza di una donna, tale Yathrib, il ragazzo fu scambiato con cento cammelli e fu salvo. Abd al-Muttalib decise allora di dargli moglie. La prescelta divenne la bella Amina. Dal matrimonio, celebrato nel 539, che precedette quello conosciuto come <l'anno dell'elefante>, nacque Maometto. Che questi fosse destinato a diventare il grande Profeta che è per i musulmani, lo prova un aneddoto. Siamo naturalmente nel campo dei racconti. Lo prendiamo paro paro da www.cronologia.leonardo.it .
"Quando Muhammad aveva tre anni, accadde un episodio molto significativo che contribuì alla purificazione del suo spirito. Mentre stava giocando con il fratello di latte dietro le tende, si presentarono due uomini vestiti di bianco che recavano un bacile d'oro pieno di neve. Presero il bimbo e lo distesero a terra, gli aprirono il petto e con le mani gli estrassero il cuore. Tolsero un grumo nero che buttarono via. Poi lavarono il cuore ed il petto del bambino con la neve e lo lasciarono andare".
In sostanza i due uomini non avrebbero fatto altro che asportare da Maometto ogni traccia di incredulità e di peccato. Vero, falso? Quien sabe. Chi lo può dire? Chi può dire con certezza se l'Arcangelo Gabriele gli sia apparso nella grotta del monte Hira per esortarlo a diventare messaggero di Allah? Chi può dire con certezza se sempre l'Arcangelo gli abbia dettato i famosi versetti? Chi può dire con certezza se veramente Dio gli abbia fatto fare quella mistica esperienza (il viaggio notturno dalla Mecca a Gerusalemme) di farlo ascendere nei sette cieli accompagnato dalla guida celeste Gabriele per incontrare i profeti che lo avevano preceduto, vale a dire Adamo, Abramo, Mosè e Gesù? Chi può dire?
Noi sappiamo solo quello che fece in terra, le sue predicazioni per convertire i politeisti, i suoi sforzi compiuti con i "Dieci Benedetti", le sue battaglie in guerra, la nascita della Umma, le conquiste, le vittorie, il Corano, i versetti. A proposito di questi ultimi, vale la pena ricordare l'episodio di quelli cosiddetti "satanici". Disperando di fare proseliti con la sua predicazione, Maometto sarebbe stato tentato da Satana a spacciare come rivelazione divina alcuni falsi versetti che riconoscevano tre dee adorate dagli abitanti della Mecca e le accoglievano nell'Islam come intermediarie tra dio e gli uomini. Ma ancora una volta Gabriele si sarebbe manifestato a Maometto per riferirgli che quei versetti non provenivano da Dio bensì da Satana.
Di notevole effetto il "discorso di addio" che un anno prima di morire Maometto tenne nella valle di Arafat (Mecca) davanti a 124 mila musulmani. Una sorta di discorso della montagna nel corso del quale il Profeta invitava i fedeli ad aiutare i poveri, a recitare le preghiere, a digiunare nel mese di Ramadan, a non rubare, a non essere superiore ad altri se non nella virtù, a trattare bene le donne.
Ecco, le donne. Quanto vorremmo che l'esortazione di Maometto fosse sentita al giorno d'oggi! (Veronica Incagliati)