Accadeva Oggi

7 giugno

    7 Giugno PAUL GAUGUIN La data colloca la nascita di Paul Gauguin, uno dei più grandi se non forse il più grande pittore post-espressionista, al 7 giugno 1848 a Parigi. Vivrà 55 anni. Una esistenza, la sua, fatta di viaggi continui, di sofferenze, di rinunce, di incomprensioni, al di là e al di qua di continenti, alla ricerca continua di un traguardo artistico che aveva raggiunto innumerevoli volte ma che a lui non poteva bastava perché sospinto da un travaglio interione del nuovo che da sempre l'aveva corroso e che non gli aveva mai dato pace.
Figlio di un giornalista liberale, avrebbe voluto entrare nella scuola navale francese, ma non superò l'esame. Se fosse andato diversamente, magari avremmo avuto un ufficiale di marina in più ma un genio in meno. Eppure all'inizio - come allievo pilota di mercantili - tenta ugualmente la via del mare viaggiando persino alla volta di Rio de Janeiro. Volontario, prende parte anche guerra franco-prussiana. A Parigi, impiegato presso una agenzia di cambio, incontra il pittore Emile Schuffenecker che gli sarà amico per tutta la vita, soprattutto nei momenti più difficili. Schuffenecker si rende subito conto che Gauguin tutto può fare ma non il bookmaker. Sa che gli piace dipingere, ed allora lo consiglia di seguire dei corsi accademici. In uno di questi incontra per caso Camille Pissarro che gli da' dei buoni consigli. Altri li prende dallo scultore Rogerr Boullot. Le condizioni economiche di Gauguin - frattanto sposatosi con una ragazza danese (avrà da lei cinque figli) - non sono delle migliori ma non tali da scoraggiarlo. Acquista una tela dietro l'altra, e colori. Comincia a dipingere freneticamente e a 31 anni prende parte alla quarta mostra impressionista. L'anno dopo alla quinta, quindi alla sesta, alla settima, all'ottava. Le sue opere - come il "Nudo di donna che cuce " - risentono ancora dello stile vigente che rese famosi Renoir, Monet, Manet, lo stesso Pissarro e tantissimi altri impressionisti. Ma già si intravede in Gauguin qualcosa di diverso, di più moderno. Era l'inizio dell'espressionismo che accentuerà sempre più  - con figure dai contorni marcati, composizioni semplificate, colori senza profondità - e che sarà la ragione della sua vita.
Per sopravvivere si adatta a fare tutti i mestieri, anche l'imbianchino. Si trasferisce a Rouen, poi ritorna a Parigi. Nel giugno del 1883 lo troviamo in Bretagna. Di nuovo a Parigi, conosce Vincent van Gogh ed il fratello Théo che gestisce una galleria d'arte. Quest'ultimo gli propone di allestire una mostra personale ma Gauguin preferisce partire per la Martinica dove peraltro il soggiorno sarà di breve durata. Rientrato in Francia, rifiuta l'invito di van Gogh di andare a vivere ad Arles. Si sposta invece verso il villaggio bretone di Saint-Briac. Le sue opere, con il passare del tempo, sono diventate ancor più sintetiche. Le sensazioni sono state semplificate, i particolari eliminati, tutto è stato ridotto al minimo. Un classico esempio, il "Cristo giallo".
I quadri di Gauguin però non piacciono a tutti. Se la critica ne è entusiasta, di acquirenti ce ne sono pochi. E, se non si vende, non si mangia. Ad aiutarlo è però Théo van Gogh che gli garantisce uno stipendio di 150 franchi in cambio di una pittura al mese e lo convince a trasferirsi dal fratello Vincent, ad Arles. I due potrebbero andare d'accordo ma gli spiriti sono troppo diversi, troppo distanti. Tanto romantico l'uno, quanto primitivo l'altro. Se ne ritorna così a Parigi. Gli ultimi anni quindici anni che gli rimangono - prima di morire malato di sifilide in un'isola della Polinesia - saranno i più tormentati. E' pieno di debiti, rifiuta offerte sostanziose che potrebbero permettergli di fare una vita se non proprio agiata almeno dignitosa.  Ancora una volta è ospite di Schuffanecker, si mescola con i pittori della nouvelle vague, i cosiddetti "Nabis", si butta sempre più nel simbolismo. Ecco allora prendere vita "La perdita della verginità" in cui una giovane, sulla quale posa una volpe, simbolo della lussuria, è adagiata su un un paesagio che nulla ha di naturalistico. A fare da modella la giovane amante Juliette Huet.
Il 24 marzo 1881 Gauguin salpa da Marsiglia, direzione Tahiti. Vi giungerà 63 giorni dopo. Si trasferisce in un villaggio sperduto con una tredicenne di nome Tehura. Si confessa con gli amici: "La civiltà mi sta lentamente abbandonando. Comincio a pensare con semplicità, a non avere più odio per il mio prossimo, anzi ad amarlo. Godo tutte le gioie della vita libera, animale ed umana. Sfuggo alla fatica, penetro nella natura......". Poi aggiunge di non avere preoccupazioni.  Ed invece ce ne sono. I denari sono finiti. Alla fine riparte per Parigi. E' già minato nella salute, ha brutte esperienze. Una sua nuova compagnia lo abbandona dopo avergli rubato tutto.Si rimbarca per la Polinesia Chiuderà gli occhi a Hiva Oa l'8 maggio 1903 in polemica con la Chiesa cattolica accusata di "falsificazioni ed imposture". (Veronica Incagliati)