Accadeva Oggi

6 giugno

    6 GIUGNO IL DIVINO NERONE A morte!
A morte a me che...
vissi d'arte, vissi d'amore
non feci mai male ad anima viva.
Io della morte, l'ora non voglio
bramo restare nel baccanale
Sei la disgrazia del Campidoglio
meglio fuggire, qui si sta male.
Poi quando partiremo
torneremo a Roma
tutti quanti insieme...
Balleremo, mangeremo, sbaferemo
e mai nessuno pregheremo...
Bon tichi tichi bon
uè...ue
nfrù, nfrù, nfrù, nfru

La satira che fece Ettore Petrolini di Nerone nel suo atto unico del 1917 ci presenta un personaggio del tutto diverso da quello che in realtà fu. Ma era la satira e bisogna prenderla come tale. Il fatto si è che Nerone - nato il 15 dicembre del 37 d. C con il nome di Lucio Domizio Enobarbo e morto suicida il 6 giugno 68 - è stato sempre descritto più da buffone (basti vedere l'interpretazione datane da Peter Ustinov nel film "Quo Vadis?") che da grande imperatore romano. Esagerazione? Proprio no. Certamente Nerone, salito al trono a soli diciassette anni, non fu uno stinco di santo. Tutt'altro. La sua crudeltà ed i suoi momenti di pura follia  - provocata, pare, dall'assunzione di ossido di piombo che a quell'epoca serviva per addolcire vini e cibi - non si possono mettere in discussione. Il modo con cui si disfece delle mogli e di quanti ebbero ad ordire contro di lui, a cominciare dal filosofo Seneca, sono del resto la prova provata che la pietà non albergava nel suo animo. Ma da questo ad affermare che sia stato un imperatore incapace ce ne passa, tant'è che - appena si sparse la voce della sua morte - il popolo romano lo pianse con sincerità. Completamente falsa poi l'accusa, lanciatagli per secoli dalla storiografia cristiana, che sia stato lui ad appiccare il fuoco a Roma per dare la colpa ai seguaci di San Pietro e di San Paolo. I due apostoli furono sì eliminati senza tanti scrupoli, ma questo rientrava nell'ordine delle cose specie quan do a essere messo in discussione era la stabilità dello Stato.
Appena salito al potere, Nerone si distinse per la sua prodigalità nei confronti del popolino che teneva in considerazione molto più della aristocrazia senatoriale. Non per nulla, da parte di padre, apparteneva ad una stirpe considerata di basso lignaggio. Per prima cosa fece distribuire 400 sesterzi ad ogni cittadino, quindi assicurò una pensione di mezzo milione all'anno ai senatori che si trovavano in difficoltà. In quanto ai pretoriani ebbero una distribuzione di frumento gratuito ogni mese. Si potrebbe obiettare che questa altro non era che demagogia furbesca per assicurarsi l'appoggio dei beneficiati; un po' quello che succede al giorno d'oggi nel nostro mondo politico. Non era così. Nerone - tiranno sanguinario quanto si vuole - in questo era sincero, e per nulla ambizioso. Lo prova la circostanza che rifiutò la carica di console a vita che il senato voleva concedergli. Semmai ebbe un lato debole, l'unico, farsi elogiare per il modo con il quale suonava la cetra, per come componeva la musica e per come declamava versi. Si dice infatti che fosse molto bravo.
Numerosi i provvedimenti che prese nel corso degli anni al potere. Da subito si prodigò per combattere la corruzione dei governatori nelle province. Dodici di questi furono processati per malversazione. Sempre ai governatori proibì di allestire spettacoli con bestie feroci e con i gladiatori al fine di limitare le spese che andavano a carico dei contribuenti. Mise poi un limite alle parcelle degli avvocati, abolì le procedure segrete e discrezionali durante i procedimenti giudiziari che pose a carico dell'erario, stabilì che il verdetto a carico degli imputati non fosse emesso lo stesso giorno per dare alla corte almeno un giorno di riflessione e per scrivere le motivazioni della sentenza, ripopolò l'Italia meridionale con la costituzione di nuove colonie ai veterani, tolse il controllo della amministrazione della tesoreria al senato, presentò un progetto di riforma fiscale con l'abolizione delle tasse indirette, procedette alla riforma monetaria per il rilancio dell'economia abbassando il piede dell'aureus e favorendo il denarius, diede inizio sia ad un canale dall'Averno a Roma lungo 250 chilometri sia ai lavori per il taglio dell'istmo di Corinto, concesse infine la libertà alla Grecia trasformandola da provincia a Stato federato; non prima di avere tenuto un discorso che fu registrato da Svetonio. Era il  28 novembre del 67. "Greci! Concedo a voi un dono inatteso, quantunque non del tutto insperato da parte della mia magnanimità, tanto grande quanto non siete arrivati a chiedere: tutti voi Greci che abitate l'Achaia e quello che fino ad ora è stato il Peloponneso ricevete la libertà e l'immunità (eleutheria, aneisphoria) che neanche nei periodi più felici avete tutti avuto, perché eravate schiavi o di stranieri o l'uno o dell'altro. Oh! se avessi potuto concedere questo dono quando la Grecia era all'apice della potenza, perché più persone potessero godere del mio favore! Per questo biasimo il tempo che ha consumato la grandezza del mio favore. E ora vi reco questo beneficio non per pietà, ma per benevolenza e contraccambio gli dei, la cui benevola presenza ho sempre sperimentato sia per terra sia per mare, per il fatto che mi hanno concesso di beneficiare in maniera così grande".
Poteva dunque un uomo che pronunciava queste parole appiccare il fuoco a Roma? Quando scoppiò l'incendio nel 64 Nerone si trovava ad Anzio. Appena saputa la notizia, corse in città per decidere l'entità del pericolo e per decidere le contromisure. Le fiamme erano iniziate nella zona del cIrco Massimo e in breve tempo avevano raggiunto il Palatino, la Suburra, il Viminale, Porta Capena, il Celio, le Carine, gli Orti luculliani e sallustiani, il Campo Marzio e la zona flaminia. Nove giorni per domarle completamente e per trovare i colpevoli, riconosciuti in alcuni cristiani ed ebrei ortodossi usi a venire frequentemente alle mani e a gesti di violenza estrema. Gli autori furono condannati a morte ma non ci fu alcuna persecuzione né fu emanato alcun editto contro i cristiani. L'immagine negativa di Nerone - identificato come l'Anticristo (le parole Cesare Nerone in lingua ebraica corrispondono al numero 666 che hanno il significato di Bestia di Satana) - è stata tramandata nel Medio Evo dalla Chiesa che voleva impedire ai romani di continuare a tributare all'imperatore una sorta di spontaneo culto popolare recando nel mese di giugno fiori al mausoleo dei Domizi-Enobarbi. Il mausoleo fu in seguito distrutto e al suo posto sorge ora Santa Maria del Popolo.
In quanto a Roma rinacque - come declamò Petrolini - più bella e superba che pria. L'opera di ricostruzione previde un nuovo piano regolatore con case distanziate tra loro, in mattoni e fronteggiate da portici. Solo in secondo momento si dette mano al complesso della Domus Aurea, abbellendola con giardini, laghetti e statue. La cosa più importante fu ovviamente quella di trovare i fondi. Non fu facile ma nemmeno difficile. Si impose un tributo straordinario a tutte le province dell'Impero.
Nerone avrebbe potuto vivere di più ma l'odio dei nobili non glielo permise. Deposto dal senato, preferì togliersi la vita con l'aiuto di un liberto. (Veronica Incagliati)