Accadeva Oggi

4 giugno

    4 Giugno GIACOMO CASANOVA  E' triste, dopo avere trascorso parte della propria esistenza con il mondo a girare attorno a noi, ritrovarsi vecchi e malandati in balia di terzi senza altra soddisfazione che ripercorrere con la memoria il tempo passato e come unica consolazione - avendone ancora la capacità - quella di affidare i ricordi agli scritti. E' ciò che capitò a Giacomo Casanova - una esistenza fatta di belle donne, di corteggiamenti, seduzioni, conquiste, lusinghe, denaro, ricchezza, miseria, prigione, fughe, duelli e avventure di ogni genere - morto lontano dalla patria  il 4 giugno 1798, da quella sua cara Venezia che non aveva potuto più rivedere; semmai avesse ancora avuto questo desiderio, dopo il violento saccheggio delle orde napoleoniche e la cessione della Repubblica dei Dogi all'Austria (trattato di Campoformio).
Nell' "Histoire de ma vie", Casasova racconta tutto se stesso, da quando nacque il 2 aprile 1725 in Calle della Commenda agli ultimi giorni trascorsi nel castello di Boemia ospite del conte di Waldstein dove aveva accettato un posto di bibliotecario e dove non gli rimase che fantasticare sul passato. "Scrivo la mia vita per ridere di me e ci riesco - si legge in un appunto inviato ad un amico - Scrivo tredici ore al giorno, e mi passano come tredici minuti. Qual piacere ricordare i piaceri! Ma qual pena richiamarli a mente. Mi diverto perché non invento nulla....".
No, non inventò nulla Giacomo Casanova, né di quando fu espulso dal seminario di San Cipriano dove voleva abbracciare la carriera ecclesiastica, nè di quando fece la spia per l'Inquisizione, né del suo primo arresto a Venezia per pratiche magiche e per libertinaggio, né della sua clamorosa evasione dai Piombi come della sua appartenenza alla massoneria e del suo peregrinare da una capitale all'altra, da un salotto all'altro, presso le corti più famose come quelle degli imperatori Federico II di Prussia e Caterina II di Russia, né infine dei suoi amori. Da quello di Henriette pseudonimo di Adelaide de Gueidan nobildonna di Aix en Provence, a quello con suor M.M monaca di S. Maria degli Angeli in Murano, a quello con la marchesa d'Urfé, a quello con Francesca Buschini e con tantissime altre seducenti donne delle quali - annotava - "è l'obbligo di mascherare i nomi dal momento che non posso divulgare gli affari degli altri".
Gentiluomo fino all'ultimo, il nome di Casanova è stato tramandato ai posteri proprio come rubacuori, pratica che coltivava attivamente facendo ricorso al consumo smodato di cioccolata e di ostriche che pare fossero una sorta di viagra dell'epoca.
Nell'autobiografia c'è tutto. "A parte il valore letterario - così <Wikipedia> - è un importante documento per la storia del costume, forse una delle opere più importanti per conoscere la vita quotidiana in Europa nel '700. Si tratta di una rappresentazione che, per le frequentazioni dell'autore e per la limitazione dei possibili lettori, riferisce principalmente delle classi dominanti dell'epoca, nobiltà e borghesia, ma questo non ne limita l'interesse in quanto anche i personaggi di contorno, di qualsiasi estrazione, sono rappresentati in modo vivissimo. Leggere quest'opera è uno strumento importantissimo per conoscere il quotidiano degli uomini e delle donne di allora, per comprendere dal di dentro la vita di ogni giorno".
Il fatto che Casanova abbia conosciuto personaggi importanti  - quali ad esempio filosofi come Voltaire e Rousseau, musicisti come Mozart, favorite di re come la Pompadour, ed ancora vescovi, cardinali, patrizi di ogni rango e nazionalità - non necessariamente ne fecero un cortigiano che anzi, in molte occasioni, dovette allontanarsi dal loro giro per essere stato troppo tagliente con la lingua. Disse un giorno: "Felici quelli che senza nuocere a nessuno sanno procacciarsi il piacere, e insensati gli altri che si immaginano che l'Essere Supremo possa rallegrarsi dei dolori e delle pene e delle astinenze ch'essi gli offrono in sacrificio".
Il sacrificio di Casanova era stato quello di girovagare per l'Europa intera senza poter far ritorno a Venezia dopo la fuga dai Piombi nel novembre 1756. Potette rivederla nel 1774, dopo diciotto anni di assenza, giacché la Serenissima finalmente gli aveva concesso la grazia. La salute però non era più quella di una volta e poi doveva arrabattarsi in mille modi per sopravvivere. Nel 1783 lasciò definitivamente la città per una storia di libelli, puntando prima verso Vienna e poi in Boemia. Prima di morire nello sperduto castello di Dux pronunciò le sue ultime e celebri parole: "Grand Dio e testimoni tutti della mia morte: sono vissuto filosofo e muoio cristiano". (Veronica incagliati)