Accadeva Oggi

30 maggio

        30 MAGGIO IL FILOSOFO GENTILE Si parla tanto di riconciliazione tra opposti estremismi, di perdono e di altre baggianate e poi ecco che le cronache devono ancora occuparsi di scontri, i neri contro i rossi. Si parla di riconciliazione e poi ecco che appena il sindaco di Roma propone di intitolare una strada ad un ex segretario missino (come se i problemi della città si limitassero a queste incombenze), apriti cielo. Si parla di riconciliazione delle "memoria", peggio che andar di notte. La verità, cari amici, è che l'odio fa parte integrante dell'animo umano. Lo potremo assopire ma mai cancellare. Ed era puro e semplice odio quello che armò la mano dei due partigiani che una mattina di aprile del 1944 uccisero con due raffiche di mitra Giovanni Gentile considerato dalla Resistenza uno dei principali responsabili del regime fascista. Se ne andava a 69 anni, assieme a Benedetto Croce, il più grande filosofo del novecento italiano ed uno dei grandi in Europa.
Nato a Castelvetrano il 30 maggio 1875, Gentile fu indubbiamente un riformatore del pensiero di elevato spessore. Il suo nome è  legato - tra le altre cose - alla revisione del sistema scolastico che poi i cosiddetti Maestri del "sessantotto" si accanirono a scardinare nel peggiore dei modi. Il principio su cui era impostato il suo programma era uno, ma più che sufficiente: meritocrazia. In poche parole, la scuola doveva essere fatta per chi aveva voglia di studiare. Per quei ragazzi che questa voglia non l'avevano o che non avevano la benché minima capacità di applicarsi sui libri, e quindi di andare avanti, non esistevano scuse. Andavano bocciati. Semmai si consigliava loro di prendere altre direzioni, ovvero si incanalavano da subito verso un lavoro. Non tutti si nasce Einstein.
Ma qual'era il programma? Eccolo spiegato in due righe: intanto la scuola doveva essere obbligatoria fino ai 14 anni. Di questi,  cinque anni erano riservati come oggi alla Scuola elementare (esame in 3° classe propedeutico per passare in 4°, altro esame in 5° classe per passare alle Medie). Per chi non voleva più studiare erano necessari tre anni di Scuola di Avviamento. La parola avviamento già dava un'idea del suo significato decisamente pratico. Tale indirizzo serviva infatti per imparare un mestiere che poteva essere di vario genere. Al termine di questi tre anni i ragazzi avevano in mano qualcosa che non era un semplice pezzo di carta. Insomma avevano i rudimenti per essere bravi elettricisti, idraulici, carpentieri, sarti etc. etc. Se poi qualcuno aveva anche delle particolari inclinazioni, magari artistiche, usciti dall'Avviamento vi era una ulteriore apertura che consisteva nell'iscrizione alle scuole professionali della durata di altri quattro anni.
Per gli studenti portati invece verso gli studi umanistici o matematici, il passo successivo dalle elementari erano i tre anni di media. Dopo di che si doveva optare per il classico o lo scientifico. Naturalmente, sempre con un esame obbligatorio e selettivo. Il primo indirizzo era formato dal 4° e 5° ginnasio, quindi ulteriore esame e finalmente passaggio ai tre anni del classico. Il secondo indirizzo era formato da cinque anni di scientifico. Per tutti infine, l'esame di Stato che consisteva nel portare come materie gli ultimi tre anni di insegnamento. La prova scritta di italiano era propedeutica all'orale. Scritte erano sempre e comunque le prove di latino e di greco.
Un terzo indirizzo era formato dalle scuole per geometri e ragionieri che, al termine dei cinque anni prescritti, non potevano iscriversi però all'Università. Come si vede una Scuola rigidamente gerarchica, forse anche un tantino aristocratica, ma che per lungo tempo dette i suoi frutti dal momento che arrivava fino in fondo era veramente preparato per affrontare gli studi universitari. Non esistevano voti politici, non esistevano esoneri, non esistevano scorciatoie. La scuola era solo ed unicamente formazione. La riforma  - che Gentile attuò nel 1923 quando ricopriva l'incarico di ministro della Pubblica Istruzione - fu intesa come scuola parte fondamentale dello Stato.
Idealista e anti-positivista, seguace più di Johann Fichte che di Friedrich Hegel, ammiratore di Giuseppe Mazzini e del suo risorgimento, Gentile fu un filosofo puro che non accettò mai compromessi. Anche quando aderì al Fascismo ed in seguito alla Repubblica sociale italiana, lo fece da spirito liberale non sempre in accordo con le direttive di Mussolini. Fu critico infatti nei confronti di quest'ultimo per la firma dei Patti lateranensi del 1929, pur professandosi cristiano e cattolico. Non volle poi firmare il manifesto sulle leggi razziali del 1938. Il suo destino era comunque segnato. Fu ucciso sulla soglia di casa a Firenze. Erano le 13.30 di una bella giornata allorché due gappisti camuffati da studenti, Bruno Fanciullacci ed Antonio Ignesti, si avvicinarono alla sua auto facendo segno che volevano parlargli. Il filosofo azionò la manovella per abbassare il vetro del finestrino e chiedere di cosa avessero bisogno. Il lugubre refrain di un mitra in azione risuonò nella Villa del Salviatino oltre la valle. (Veronica Incagliati)