Accadeva Oggi

29 maggio

    29 MAGGIO   I MORTI DELL'HEYSEL Secondo alcuni, una giornata da dimenticare. Noi invece non vogliamo dimenticare. Quel giorno - il 29 maggio 1985 - deve rimanere impresso nella nostra memoria. Dobbiamo averli sempre davanti ai nostri occhi quei morti, 39 per l'esattezza.
Sì, quel giorno dobbiamo ricordarlo  quando - incollati davanti alla televisione per assistere alla finale della Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool - vedemmo in diretta la strage dell'Heysel con i tifosi, per lo più italiani, travolti dalla furia delle "teste rosse" inglesi, calpestati, schiacciati contro un muro fino a che questo non cadde del tutto portandosi dietro per quindici metri una massa di corpi alcuni già privi di vita, altri che lo sarebbero stati di lì a poco.
Sono trascorsi ventitrè anni da allora ma a noi sembra ieri.  Già i giornali sportivi avevano criticato con dovizia di particolari la scelta dello stadio di Bruxelles per una partita di calcio che avrebbe richiamato tanto dall'Italia che dall'Inghilterra un gran numero di tifosi, superiore alla capienza dell'Heysel abilitato per 50 mila posti. Quello che preoccupava i due club era soprattutto la struttura giudicata vecchia, inadeguata per le cosiddette vie di fuga, senza corridoi di soccorso, muretti divisori fragili, tribune vetuste e sgretolate, campo da gioco malcurato. Insomma un insieme che fin dall'inizio, a seguito di un sopralluogo, aveva dato scarso affidamento.
Ma si sa, il business va oltre qualsiasi tipo di precauzione. E poi, era la quarta volta che Bruxelles ospitava una finale di Coppa dei Campioni (edizioni del 1958, 1966 e 1974) ed era andato tutto bene. Perché dunque preoccuparsi? Così avevano risposto gli organizzatori alle obiezioni fatte. Già, ma erano cambiati anche i tempi e gli ultras, da sparuta componente che erano ancora negli anni settanta, nel 1985 si erano trasformati in violente formazioni di tifosi, pronti a venire alle mani con bastoni, spranghe e peggio. E peggio erano gli hooligans inglesi, ancor più poi gli headhunters che avevano fatto della guerriglia sportiva il loro credo. Si aggiunga che era dall' '84 - nella finale giocata a Roma - che i tifosi del Liverpool si portavano dietro un certo rancore, non si sa bene per quale ragione dato che all'Olimpico a vincere era stata la loro squadra. Fatto si è che il clima di euforia che aveva caratterizzato la vigilia della partita Juventus-Liverpool si trasformò il 29 maggio in vera e propria tensione. In base agli accordi i tifosi juventini andarono ad occupare il settore N, nella curva opposta a quella riservata agli inglesi. Accadde però che molti juventini - per lo più padri di famiglia con figli al seguito - che avevano comprato i biglietti fuori dei circuiti ufficiali si ritrovarono nella tribuna Z, di fatto vicino ai cacciatori di teste inglesi. I quali non volevano altro per sfogare la loro violenza.
Se è vero quello che fu poi sostenuto. e cioè che gli hooligans non avevano intenzione di caricare i tifosi avversari, ma solo di mettere loro paura simulando una carica, è altrettanto vero che le prime sassaiole partirono dalla loro curva; e subito dopo l'inizio delle spinte cercando il take an end ("prendi la curva"). In quella situazione gli juventini cominciarono ad arretrare, impauriti anche dal fatto che non vi era ombra di un poliziotto belga. Ma un passo dietro l'altro indietro non si resero conto di andare ad ammassarsi tutti contro il muretto di recinzione. E qui ebbe inizio la strage: 39 vittime di cui 32 italiani, 4 belgi, 2 francesi e 1 irlandese. Più di 600 i feriti.
Questo avveniva tra le 19:00 e le 19:30. La cosa grave fu che la partita fu giocata regolarmente perché - tale la giustificazione - bisognava calmare gli animi. L'incontro fu vinto dai bianconeri con un rigore discutibilissimo ma anche questo era nel conto. Le squadre inglesi, e quindi non solo il Liverpool, furono bandite per cinque anni dagli incontri internazionali. Una sorta di mea culpa della Uefa e della Fifa che avrebbero dovuto essere più previdenti prima. Margaret Thatcher, allora premier inglese, varò nella circostanza una legge anti-hooligans. Questo non impedì però che 96 persone nel 1989 perdessero la vita a Sheffield in incidenti scoppiati nello stadio di Hillsborough. In quanto a quello dell'Heysel fu demolito e ricostruito. Il nuovo impianto fu intitolato a re Baldovino. Forse un modo come un altro per dimenticare.
Per la cronaca: pare che la giustizia belga, incaricata di fare piena luce sulla strage dell'Heysel, sia venuta meno ai propri doveri (solo 14 condanne su 27 rinvii in tribunale). Ma noi non eravamo lì a seguire il processo per cui ci è impedito di dire la nostra serenamente. (Veronica Incagliati)