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28 maggio

      28 MAGGIO   LA COMUNE DI PARIGI Mao Tse-Tung ne fece oggetto della sua ammirazione. Nikolaj Lenin la giudicò un esempio vivente della dittatura del proletariato, Carlo Marx la visse come una cosa sua anche se a distanza di centinaia di chilometri. La Comune di Parigi fu certamente il modello di una democrazia sociale che partiva dal basso e alla quale guardò con interesse pure Leon Trotsky. Forse - al di là dei difetti che ne provocarono in qual modo la caduta - avrebbe potuto esprimere più avanti qualcosa di veramente buono ma ormai il tempo era trascorso e il 28 maggio del 1871, di fatto alle ore 16:00, cessava di esistere dopo che l'ultima barricata in Rue Ramponeau cedeva di fronte alle forze governative. Iniziava la rappresaglia che vide 50 mila giustiziati e più di 7 mila persone esiliate in Nuova Caledonia. Come disse il Maresciallo Patrice de MacMahon, l'ordine era ristabilito.Ma cosa era la Comune? Per comprenderne meglio il significato occorre riandare alla battaglia di Sedan, preludio alla sconfitta francese nella guerra di Napoleone III contro la Prussia del Cancelliere Otto von Bismarck. Già nel settembre 1870 la stessa Parigi era stata messa sotto assedio ed accerchiata con richieste da parte dei vincitori piuttosto pressanti. L'armistizio, che contemplava l'occupazione della capitale francese per pochi giorni da parte delle truppe del kaiser, arrivò nel gennaio 1871 ma già i parigini avevano deciso che bisognava scavalcare quello che poi sarebbe diventato Capo dell'Esecutivo (Louis-Adolhe Thiers) e formare una commune di tutte le tendenze rivoluzionarie. In altre parole nasceva la Comune di Parigi (28 marzo) forte di una Guardia Nazionale e di un Comitato Centrale. La situazione che si stava venendo a creare impensierì non poco Thiers, preoccupato tra l'altro che la Guardia Nazionale potesse disporre di una batteria di 400 cannoni che erano stato nascosti in una zona di Montmartre. Quando Thiers ordinò alle truppe regolari di prendere i cannoni, queste fraternizzarono con i rivoluzionari i quali - tanto per far capire che facevano sul serio - fucilarono il generale Claude Martine Lecomte che ebbe la sventura di trovarsi a Montmartre. Era la ribellione all'autorità centrale i cui componenti - per evitare di fare la stessa fine dei nobili durante la rivoluzione francese del 1792 - pensarono bene di andarsi a rifugiare a Versailles in attesa di tempi migliori.
Durante i due mesi di gestione, la Comune - formata da 92 componenti tra attivisti politici, operai ed anche borghesi - si attivò secondo un programma ben preciso che consisteva in una serie di punti quali ad esempio l'abolizione del lavoro notturno per i panificatori, l'abolizione dell'interesse sul debito e della coscrizione obbligatoria, la remissione degli affitti, la concessione di una pensione alle compagne non spossate dei membri della Guardia Nazionale, la separazione tra Stato e Chiesa, la riadozione del calendario repubblicano, la concessione gratuita di libri scolastici, di vestiti e di cibo per chi non avesse denaro per comprarseli. Anche le donne della classe lavoratrice ebbero un loro cadeau tutto particolare con la creazione di un battaglione tutto femminile.
Tutto questo poteva andare bene ma, come afferma quel detto "fin qui abbiamo scherzato, ora facciamo sul serio", il Governo centrale decise che era ora di riconquistare Parigi con le buone o con le cattive. Il Maresciallo MacMahon optò per le cattive. Fu facile, soprattutto in considerazione che la vecchia Parigi era stata spianata per volontà di Napoleone III, sostituita da ampi boulevard dove qualsiasi resistenza era praticamente impossibile. Il 21 maggio cadeva un primo avamposto. Era l'inizio della "settimana di sangue" (La Semaine Sanglante) con stragi di ostaggi e di cittadini da una parte e dall'altra. Qualcosa come 30 mila morti. Se ne poteva fare a meno ma Thiers ed i suoi ministri si erano messi paura. Temevano che la Comune alla fine potesse trasformarsi nel Terrore di fine settecento. Ed allora affrettarono i tempi. La Prussia se ne stava a guardare. (Veronica Incagliati)