Accadeva Oggi

24 maggio

    24 MAGGIO

  L'AFFONDAMENTO DEL "CONTE ROSSO" Otto minuti tra l'arrivo del primo e del secondo siluro. Altri dieci per vedere il transatlantico "Conte Rosso", centrato prima nella zona della sala macchine e poi nella stiva, inabissarsi nelle acque della Sicilia in prossimità di Capo Murro di Porco trascinandosi dietro 1.297 soldati più un gruppo di camicie nere. Silenzioso come era venuto, il sommergibile inglese "Ums Upholder" comandato da David Wanklyn scivolava via alla volta di Malta. Erano le h. 20:41 del 24 maggio 1941.
Il "Conte Rosso" uno dei vanti della Marina Mercantile italiana - 17.879 tonnellate di stazza, costruito nel 1922 nei cantieri scozzesi <William Beardmore & Co.> a Dalmuir in Scozia - era gemello delle navi "Conte Verde" e "Conte Biancamano". Apparteneva, fino all'inizio della 2° Guerra Mondiale, alla Compagnia di Navigazione <Lloyd Trieste". Poi con l'ingresso nel conflitto anche del nostro Paese  per motivi bellici fu requisito per il trasporto delle truppe ma mantenendo lo stesso equipaggio e lo stesso comandante; affiancato però da un superiore militare. Un errore imperdonabile di Supermarina in quanto si mise l'unità in balia delle forze navali inglesi che nel Mediterraneo facevano il buono ed il cattivo tempo. E' pur vero che una missione era andata a buon fine grazie anche alla velocità del transatlantico che era riuscito ad evitare il blocco inglese tra la Grecia e l'Africa. Ma se una ciambella riesce  con il buco una prima volta non è detto che vi riesca anche la seconda.
Fatto si è che il servizio di spionaggio inglese era riuscito a sapere che il 24 maggio un convoglio italiano - formato dal "Conte Rosso", dal piroscafo "Esperia", dalla motonave "Victoria", dal mercantile "Marco Polo" e scortato da unità militari (le torpediniere "Procione" ed "Orsa", i cacciatorpediniere "Corazziere" e "Lanciere", gli incrociatori "Trieste" e "Bolzano") - sarebbe partito da Napoli tentando di forzare il blocco per puntare su Tripoli, in Libia. Quanto bastava per inviare sul posto alcuni aerei siluranti ed il sommergibile "HMs Upholder". Nonostante le precauzioni prese, il destino del "Conte Rosso" - che navigava alla velocità di 18 nodi con rotta 171° Sud-Est - era segnato. Ci sia permesso riprendere dal sito www.trentoincina.it la ricostruzione di quella tragedia nelle parole di un sopravissuto:
Io sottoscritto Padello Angelo, nato il 29 maggio 1918, ho fatto il militare a S. Maria Capua Vetere nella caserma Mario Fiore specializzata in stazione radio alfabeto Morse. Cerco di raccontare le mie avventure capitatomi purtroppo sulla mia pelle. Avuto il diploma di marconista a grado di caporale maggiore, si doveva andare al fronte e cioè in Africa Orientale. Mi imbarcai assieme ai miei compagni sulla bellissima nave Conte Rosso che svolgeva servizio per il trasporto truppe. Purtroppo la sera del 24 maggio 1941 alle 20:41 circa, due siluri di un sommergibile inglese la colpirono e la mandarono a fondo in brevissimo tempo. Annegarono 1297 ragazzi in pochi minuti e non parliamo purtroppo delle camicie nere in avanzata età che erano alloggiati nelle stive.
Durante il pomeriggio il capitano ci spiegava al microfono come comportarsi in caso di attacco di un sommergibile, di stare calmi che tutto si sarebbe risolto al meglio, ma purtroppo non è stato così. La nave quando è stata colpita, si vedeva a colpo d'occhio che si sarebbe inabissata in poco tempo. Quindi si può immaginare la mia paura dal momento  che non sapevo nuotare. Si vedevano gruppi di ragazzi inginocchiati a pregare e il cappellano che li benediva. Ad un tratto si sentì la voce del capitano che gridò "
Si salvi chi può!". Io non volevo morire dato che mio fratello era già morto durante la Guerra '15-18. Quando fecero scendere in mare l'ultima scialuppa carica di ragazzi, senza pensarci due volte, tra pugni, calci e spintoni riuscii ad avvicinarmi alla ringhiera e saltandola mi ci buttai sopra e come me fecero tanti altri ragazzi. Ad un tratto la calata si bloccò e la barca non andava né più giù né più su. Mi  guardai attorno e vidi una corda penzolare dalla nave e calarsi in mare; mi gettai nel vuoto per aggrapparmi e prima di fermarmi, scivolai per alcuni metri scorticandomi le mani, tanto era ruvida quella corda. Riuscii comunque a calarmi e a gettarmi nell'acqua, ma non essendomi legato al salvagente, cominciai a bere e a gridare a squarcia gola "Aiuto!". Ad un certo punto vidi un ufficiale staccarsi da un zatterone e venirmi incontro dicendomi "Calma ragazzo....ti tengo io...". Con me attaccato come un peso morto, il mio salvatore non poteva più tornare alla zattera poiché si era trasformata in un formicaio di persone che si spintonavano  per salvarsi la pelle. Cerò di portarmi al largo il più possibile. Intanto l'acqua non era più acqua, ma bensì un mare di nafta perché i serbatoi della nave furono colpiti e distrutti dai siluri. In quel momento ci terrorizzava il fatto che tutto il mare intorno a noi potesse incendiarsi e finire tutti quanti arrostiti. In quelle condizioni siamo rimasti fino alle 5 del mattino seguente, quando ci raccolsero altre navi di soccorso che ci hanno portato al porto più vicino....
Riteniamo di non dover aggiungere altro. Ah! dimenticavamo. Il sommergibile "Hms Upholder" fu poi affondato il 14 aprile 1942 dalla torpediniera italiana "Pegaso". La vendetta. (Veronica Incagliati)