Accadeva Oggi

23 maggio

    23 MAGGIO   GIOVANNI FALCONE   Lo stesso mese, per nascere e per morire. E a distanza anche di pochi giorni. Anche questo un segno del destino. Giovanni Falcone era nato infatti il 18 maggio 1939. Morì a cinquantatrè anni, il 23 maggio 1992. Ucciso dalla mafia.
Quel giorno, era un fine settimana. Come sempre l'allora direttore generale degli Affari Penali del ministero di Grazia e Giustizia rientrava a Palermo assieme alla moglie Francesca Morvillo. A sua disposizione ha un aereo messogli a disposizione dal Sisde. Falcone è infatti un uomo segnato. Glielo aveva detto anche il pentito Tommaso Buscetta: "L'avverto, signor giudice. Dopo questo interrogatorio lei diventerà forse una celebrità, ma la sua vita sarà segnata. Cercheranno di distruggerla fisicamente e professionalmente. Non dimentichi che il conto con Cosa Nostra non si chiuderà mai....". Un assaggio di quello che era capace la mafia del resto il magistrato l'aveva già avuto tre anni prima quando i sicari della cupola piazzarono un borsone con 58 candelotti di tritolo in mezzo agli scogli a pochi metri dalla spiaggetta della Addaura dove Falcone era solito fare il bagno. Quella volta l'attentato era fallito per un difetto al detonatore.
Il volo da Ciampino ha tempi cronometrici.  Al momento dell'atterraggio del jet a Punta Raisi sulla pista ci sono le solite tre <Fiat Croma>: una di color bianco, una azzurra ed una marrone.  Sulla prima si sistema Falcone che si mette anche alla guida. A fianco si siede la moglie mentre l'autista giudiziario Giuseppe Costanza si accomoda nella parte posteriore della vettura. Sulla <Croma marrone si mettono invece gli agenti scelti Vito Schifani, Antonio Mortinaro e Rocco Di Cillo. Sarà questa vettura a fare da staffetta. A chiudere il corteo sarà la <Croma> azzurra a bordo della quale sono frattanto montati Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello e Angelo Corbo. E' tutta la scorta di Falcone, coordinata dal capo della Squadra Mobile di Palermo, Arnaldo La Barbera. Sembra tutto tranquillo. Ma non è così.Qualcuno ha già avvisato chi di dovere che il corteo si è già incamminato lungo l'autostrada alla volta della città. Contemporaneamente una macchina corre su una strada parallela per segnalare gli spostamenti delle tre <Croma> a chi dovrà azionare un detonatore. Cosa nostra ha dato ordini precisi: questa volta non si dovrà sbagliare. Il compito di premere il bottoncino rosso - che dovrà far esplodere una carica di cinque quintali di tritolo posizionata in un tunnel scavato sotto la sede stradale nei pressi di Capaci - è stato affidato a Giovanni Brusca che attende l'ordine. Questo arriva puntuale ma non puntalissimo. Falcone infatti ha rallentato l'andatura della sua vettura per staccare le chiavi di casa che erano attaccate al cruscotto, per cui Brusca aziona il dispositivo quando la macchina del magistrato non si trova nel punto giusto. L'esplosione è dirompente. La <Croma> marrone è investita in pieno uccidendo sul colpo i poliziotti di scorta. Resiste invece la <Croma azzurra. In quanto alla alla macchina di Falcone, mentre l'agente Costanza se la cava con alcune ferite. il magistrato e la moglie muoiono per le ferite riportate.
"Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande", aveva detto Falcone. Forse!
Forse, perché si era trovato solo a combattere contro un sistema troppo forte, quello della collusione tra la lupara ed i colletti bianchi. Solo, come altri suoi colleghi, poliziotti, carabinieri, politici. Solo, come Cesare Terranova, Pio La Torre, Alberto Dalla Chiesa, Giuseppe Montana, Ninni Cassarà, Boris Giuliano, Piersanti Mattarella, Rocco Chinnici.
Ai funerali, il 25 maggio, le istituzioni sono tutte in prima fila, al gran completo. Ma qualcuno da Milano urla la sua rabbia. E' il giudice Ilda Bocassini: "Voi avete fatto morire Giovann, con la vostra indifferenza e le vostre critiche; voi diffidavate di lui: Adesso qualcuno ha pure il coraggio di andare ai funerali". (Veronica Incagliati)