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21 maggio

     21 MAGGIO

IL PRIMO VOLO TRANSATLANTICO: LINDBERGH Aveva pensato a tutto. Intanto doveva essere un monomotore del tipo <Ryan NYP> ma più potente degli J-5 di serie con 240 CV contro i 228, poi le ali dovevano avere una maggiore apertura (14.02 mt ciascuna contro i 12.01 del <Ryan B-Brougham>), il muso doveva essere più grande per ospitarvi un maggiore serbatoio, la capacità complessiva del carburante doveva essere infine non meno di 1.600 litri disposti in alcuni serbatoi di riserva (tre sulle ali ed una nella fusoliera). Per resto l'aereo poteva mantenere la sua configurazione dei modelli di serie, in legno e metallo.
Sì, Charles Lindbergh aveva pensato a tutto prima della grande impresa che lo avrebbe portato a diventare il pioniere del trasvolata atlantica. Giorni e giorni di accurata preparazione, stando sveglio dalle 24 alle 48 ore come allenamento per il grande giorno, i più accurati controlli al velivolo, un ripasso generale delle carte e dello studio dei venti, cosa portarsi da mangiare, cosa bere. Soprattutto tanto caffè per non addormentarsi. Eppure ci fu un momento - che il film di Billy Wilder "L'aquila solitaria" con James Stewart inquadra perfettamente - in cui Lindbergh rischiò  di chiudere gli occhi per sempre se non fosse stato il provvidenziale sbattere di una medaglia che urtava in continuazione contro il cruscotto del velivolo.
33 ore e 32 minuti di volo per percorrere 5.750 km ed arrivare con il suo "Spirit of Sant Louis" - dopo un passaggio sopra l'Irlanda e l'Inghilterra - all'aeroporto Le Bourget di Parigi. Il 21 maggio 1927 Lindbergh diventava un eroe e passava alla leggenda. Tutta la Francia lo accoglieva come un trionfatore, l'Europa intera andava in delirio, gli Stati Uniti gli riservarono al ritorno in patria accoglienze inimmaginabili. Legion d'Onore francese, Distinguished Flying Cross del presidente Usa, Man of The Year per il 1925 L'avventura, iniziata il 20 maggio dall'aeroporto Roosvelt di New York si era conclusa nel modo più felice, diversamente dal tentativo compiuto l'8 maggio di quello stesso anno dai piloti francesi Charles Nungesser e François Coli che, partiti da Le Bourget, non dettero più notizie.
A spingere Lindbergh ad attraversare per primo l'Atlantico senza scalo era stato certamente un premio di 25 mila dollari messo in palio da tal Raymond Orteig, un magnate proprietario di alberghi. Occorreva solo trovare un finanziatore. E non era facile dato che nessuno credeva ad una impresa del genere. Fino a che qualcuno non si fece avanti. Nato da genitori svedesi trapiantatisi nel Minnesota (il padre fu componente del Congresso degli Stati Uniti e fu tra i più forti oppositori dell'intervento di Washington nella 1° Guerra Mondiale), il nome di Lindbergh è legato - oltre che all'impresa dello "Spirit of Saint Louis" - al rapimento e all'uccisione del figlioletto Charles August per il quale fu giustiziato un immigrato tedesco (Bruno Hauptmann) che fino all'ultimo istante, prima di morire sulla sedia elettrica, si dichiarò innocente. Un caso che fece molto discutere  e che sconvolse la vita privata di Lindbergh e di sua moglie Anne Morrow. La coppia decise di rifugiarsi in Europa e ritornarono negli Usa solo nel 1939. Nel frattempo il trasvolatore aveva abbracciato le idee di Hitler tanto da dire alle Olimpiadi di Berlino a cui aveva assistito: "E' sicuramente un grand'uomo, e credo  che abbia fatto molto per il popolo tedesco". Il Fuhrer ricompenserà la sua simpatia per la causa nazista concedendogli la Croce di Servizio dell'Ordine dell'Aquila che non volle mai restituire al mittente nonostante il pressante invito dello stesso presidente americano Franklin Roosevelt. Qualcuno più tardi lo accuserà di razzismo. Nella primavera del 1940, parlando alla Yale University davanti a tremila persone aveva dichiarata che la razza ebraica era tra coloro che con più forza ed efficacia spingevano gli Stati uniti verso la guerra, per ragioni non americane. In quanto alla moglie Anne, un suo libro "The Ware of the Future" veniva definito "La Bibbia di ogni nazista americano". Ciò non tolse che Lindbergh nel 1942 fosse richiamato  dall'esercito americano e costretto a partecipare sul fronte del Pacifico ad operazioni belliche come consulente dell'aviazione al programma di sviluppo dei bombardieri. Parteciò pure ad alcune missioni contro i caccia giapponesi. Morì per un tumore il 26 luglio 1974 in un villaggio delle Hawaii. La sua più grande soddisfazione , vent'anni prima, avere vinto il Premio Pulitzer come scrittore. (Veronica Incagliati)