Accadeva Oggi

12 maggio

    12 MAGGIO   1977, LA MORTE DI GIORGIANA MASI Giorgiana Masi, una studentessa di diciannove anni. Una pallottola vagante l'uccise nel tardo pomeriggio del 12 maggio 1977. Non si è sai saputo chi fosse stato a sparare. Le sinistre hanno sempre accusato la polizia in borghese, infiltrata - questa l'accusa - tra i dimostranti di quella manifestazione che quel giorno fino a sera inoltrata mise a ferro e e fuoco Roma. A quell'epoca era ministro degli Interni Francesco Cossiga il quale dichiarò di essere pronto a dimettersi se gli avessero portato le prove che a premere il grilletto era stato un agente mimetizzato di Ps. Lo stesso Cossiga poco più di un anno fa, in una intervista al "Corriere della Sera>, se ne venne fuori sostenendo di essere una delle cinque persone a conoscenza del nome dell'assassino. Ed allora senatore Cossiga, lo faccia questo nome! Perché tacere? Perché dunque tacere, se si può fare luce sui misteri di questo caso, strumentalizzato oltre ogni limite da quanti - nella morte della giovane Giorgiana - hanno visto "un omicidio deliberato per far precipitare una situazione e determinare una soluzione involutiva dell'ordine democratico, quasi un tentativo di anticipare un risultato al quale per via complementare diversa si arrivò nel 1992-'93". Insomma ancora una volta la strategia della tensione.
Noi c'eravamo quel giorno per le strade della capitale. Facevamo il nostro dovere di giornalisti, carta e penna. Ne abbiamo anche prese tante, di botte, perché a menare erano tutti, i poliziotti da una parte e gli autonomi dall'altra che tiravano giù manganellate e sprangate senza stare molto a guardare chi avevano davanti. Sì, c'eravamo e abbiamo visto una città devastata completamente dalla furia di centinaia, migliaia di ragazzi con il fazzoletto sulla faccia per non farsi riconoscere, lanciare bombe molotov e sanpietrini sulle vetrate dei negozi, rovesciare macchine, dare alle fiamme cassonetti e ogni cosa che si parava loro davanti. Abbiamo visto la furia devastatrice di un movimento, buon serbatoio delle brigare rosse, infischiarsene dei divieti di manifestazione e proseguire (questa veramente strategia della tensione) sui binari di altri due incidenti di piazza: quello contro il segretario generale della Cisl Luciana Lama aggredito all'Università nel febbraio di quello stesso anno, e quello del 21 aprile costato la vita all'agente Settimio Passamonti. Feriti a parte.
La manifestazione del 12 maggio era stata indetta dai radicali per ricordare il 3° anniversario della legge sul divorzio. Appuntamento a piazza Navona. L'errore di Marco Pannella fu quello di procedere ugualmente con il sit-in, pur sapendo che a questo avevano dato la loro adesione gli autonomi. Se fosse stato più accorto, avrebbe dovuto immaginare che l'estrema sinistra non si sarebbe certo accontentata di marciare in silenzio o comunque senza uscire dai ranghi di una civile manifestazione. Per scusare i miliardi di danni provocati alla città, ma soprattutto per addebitare al Governo della morte di Giorgiana Masi, fu detto che la provocazione era partita dal Viminale che aveva blindato la città con centinaia di poliziotti in assetto di guerra. Che la polizia fosse presente in forze, era un fatto assodato. Ma non poteva essere diversamente dato i precedenti. Purtroppo verso le 20:00, mentre una parte degli autonomi si stava dirigendo verso Trastevere, all'altezza di ponte Garibaldi, furono sparati alcuni colpi di arma da fuoco cal. 22 che colpirono dapprima il carabiniere Francesco Ruggeri ad una mano, quindi due ragazze. Una era per l'appunto Giorgiana Masi deceduta durante il trasporto in ospedale. La giornata terminava tragicamente, come sarebbe terminata tragicamente - tanti anni dopo - quella che vide morire un giovane durante gli incidenti di Genova. Ma mentre quest'ultimo prese parte attiva agli scontri, la Masi si trovava sulla traiettoria del proiettile per caso. Le due inchieste - una prima chiusa nel 1981 dal giudice istruttore Claudio d'Angelo, una seconda affidata nel 1998 al pubblico ministero Giovanni Salvi - hanno approdato a ben poco. (Veronica Incagliati)