Accadeva Oggi

10 maggio

      10 MAGGIO   IL CRACK DEL 1837 Crolla sempre più il prezzo delle case negli Stati Uniti, i poveri a stelle e strisce non hanno di che pagare i mutui, gli agenti immobiliari hanno già coniato il termine jingle mail (posta che tintinna) perché la lettera contiene le chiavi dell’inquilino che non paga, l'economia è un buco nero e c'è già chi dice “hanno preso il mio futuro, lo hanno buttato nel cesso e poi hanno tirato lo sciacquone”. Ecco questa è l'America 2008, quella in cui - per colpa del crack dei mutui immobiliari - migliaia e migliaia di famiglie si trovano sul lastrico, non hanno soldi per mandare i figli a scuola e si sfamano ogni giorno con  i pasti dell'assistenza. L'America, il cui presidente George W. Bush dichiara però di non preoccuparsi perché entro breve tutto tornerà normale.
Anche un altro presidente, Martin van Buren, asserì nel 1837 di non avere paura e che tutto si sarebbe risolto nel giro di pochi mesi quando il 10 maggio di quell'anno si dette il via ad una delle più grandi depressioni economiche che la storia yankee ricordi. Ci vollero però ben cinque anni per uscirne fuori. Anche in quella circostanza tutto era partito - come oggi - dalle eccessive speculazioni, conseguenza di un boom senza precedenti dal punto di vista delle costruzioni pubbliche, dagli investimenti in terreni e dalla facilità con cui circolava il denaro. In particolare la febbre speculativa (siamo nel 1830) ruotava proprio attorno ai terreni. Si acquistavano e si vendevano apprezzamenti nel giro di poche ore facendo salire i prezzi ma pagando sempre in denaro contante. Denaro in carta, comunque, che avrebbe dovuto avere nelle casse federali il suo corrispettivo in oro ed argento. Non era così, tanto che si arrivò ben presto ad un punto in cui che la carta moneta circolante era in surplus. Gli americani sembravano non accorgersene. Compravano e vendevano ugualmente, incuranti che la sindrome di lì a poco li avrebbe colpiti duramente. Per i coloni, per gli speculatori, per la gente di città, l'importante era fare affari specie se i terreni e gli edifici si trovavano lungo i canali, i fiumi o dove passasse una rete ferroviaria. La conseguenza fu che si ebbe un surriscaldamento dell'economia e questo perché, nella buona parte degli affari, la domanda era superiore all'offerta.
Ed eccoci allora a quel drammatico 10 maggio del 1837. Var Buren era andato alla Casa Bianca da appena due mesi. Come prima mossa il presidente degli Stati Uniti dette mandato agli esperti economici di ritirare i fondi governativi dalla <Second Bank of The United States>. Questo fatto provocò un vero e proprio panico negli ambienti finanziari anche perché, fino a quel momento, le banche avevano emesso carta moneta che non potevano riscattare in denaro sonante. Il castello crollava. Gli istituti di credito, specie quelli piccoli, si trovarono di colpo nelle condizioni di non poter più far fronte alla richiesta di denaro da parte della gente, cominciarono a crollare le vendite dei terreni e delle case e si misero in circolazione certificati di credito che avrebbero dovuto avere lo stesso valore della carta moneta ma che in realtà erano solo pezzi di carta stracci. Van Buren si rifiutò di intervenire per alleviare la crisi di liquidità e ci fu crollo. Ai primi di luglio le perdite, solo a New York, ammontavano a cento milioni di dollari (di allora). Su 850 banche americane, 343 fallirono, 62 entrarono in crisi irreversibile. Il tutto in meno di 60 giorni. Il Paese entrò in una depressione da cui uscì con molta fatica, comparabile per gravità ed estensione a quella degli anni 1930.  (Veronica Incagliati)