Accadeva Oggi

3 maggio

    3 MAGGIO MAOMETTO II La firma di un trattato di pace tra Venezia e la Costantinopoli del Sultano Maometto II, aprì nel 1479 nuovi orizzonti tra le due città. Mehmet - che  era un uomo interessato all'arte, in particolare a quelle europea - colse l'occasione per chiedere alla Serenissima "un bon pytor" perché gli facesse un ritratto. Il Senato della Repubblica scelse Giovanni Bellini, non solo bravissimo pittore ma anche esperto diplomatico. La persona giusta insomma per accreditarsi alla Corte di chi veniva considerato il terrore della cristianità. Partito nel settembre di quello stesso anno dal Lido, Bellini arrivò a Costantinopoli nel gennaio del 1481, giusto in tempo per mettersi al lavoro e per immortalare le sembianze del Sultano (il quadro è conservato alla National Gallery a Londra) che di lì a poco (3 maggio) sarebbe morto a soli 49 anni.
Non si creda perché aperto alla cultura (si deve a lui, tra l'altro, la decisione di affidare al grande architetto Atik Sinan la costruzione del Palazzo del Topkapi), Maometto II non fosse figlio del suo tempo. La storia, dal punto di vista della crudeltà, ce ne offre di lui un quadro per nulla benevolo giacché dove arrivavano le sue armate era terra bruciata. Ne sa qualcosa Otranto, che essendosi rifiutata di arrendersi all'ammiraglio ottomano Gedik Ahmet Pascia, fu messa ferro e fuoco e gli abitanti decapitati ed impalati. Però il Sultano era intelligente e a Costantinopoli - che aveva conquistato il 29 maggio del 1453, quando aveva appena 21 anni - seppe sempre andare d'accordo con la Chiesa bizantina e con il suo Patriarca.Era nato ad Adrianopoli (oggi Edirne) nel 1432 da Murat II e da una cristiana, probabilmente italiana. Divenne Sultano in due fasi successive. Una prima volta nel 1444, allorché il padre aveva deciso di abdicare in suo favore per dedicarsi alla vita contemplativa. Una seconda volta nel 1453, in quanto nel frattempo Murat II si era ripreso il trono per combattere l'esercito cristiano guidato da Giovanni Hunyadi ed affiancato da Vlad III (il terribile Dracula di Valacchia). Una delle prime decisione del giovanissimo Maometto II fu quello di far sopprimere fratelli e congiunti a vario titolo per non avere problemi alla successione a futura memoria (anche questa una usanza del tempo), quindi rivolse la sua attenzione alla capitale dell'Impero romano d'Oriente che fece sua come accennato nel 1453. Tutto sommato una impresa facile, intanto perché Costantinopoli era stata abbandonata a se stessa dal momento che - nonostante i ripetuti appello di andarle in soccorso - i vari regni europei se ne disinteressarono completamente; secondariamente perché il Sultano era anche un ottimo stratega, rapido nelle decisioni da prendere e circondato da bravissimi ufficiali. L'assedio, condotto con un enorme dispiegamento di forze, di cannoni e di navi (decine di queste furono trasportate a forza dal Bosforo al Corno d'Oro), durò il tempo di una stagione dopo di che Maometto II poteva entrare trionfalmente in Costantinopoli. Ma se il suo obiettivo era stato raggiunto, la sua ambizione più grande era quella di conquistare la "Mela Rossa", alias Kizil Elma, in altre parole Roma. Nelle intenzioni del Sultano vi era infatti il progetto di ricostituire l'antico Impero Romano.
Figuriamo il Papa! A quell'epoca a sedere sul soglio di San Pietro, con il nome di Pio II, era Enea Silvio Piccolomini, un Pontefice che non ebbe mai a dubitare della superiorità del cattolicesimo sull'Islam e che più di una volta aveva chiamato a raccolta i principi alla crociata. Resosi conto però che questi non tenevano in alcun conto la "civitas Christiana, nel 1461 decise di scrivere direttamente al Sultano il quale nel frattempo - dalla presa di Costantinopoli - aveva allargato i suoi territori annettendosi l'Impero di Trebisonda sul Mar Nero, parte dell'Albania e parte della Serbia.
La missiva, che non fu mai recapitata, cominciava così: "Ci accingiamo a scriverti alcune cose per la tua salvezza e gloria anche per la comune pace e consolazione di molti popoli....". Si trattava di un piccolo trattato - questa l'analisi che ne fa Giuseppe Feyles nel suo "Pio II e Maometto II", ripresa da www.storialibera.it - nel quale il Pontefice criticava aspramente la religione islamica con i mezzi della retorica e gli argomenti della razionalità. Maometto "contro la ragione schierò le ami, ordinando che nessuno discutesse la sua religione e che non se ne cercasse una spiegazione razionale". Il Papa invitava perciò il Sultano a convertirsi e metteva sul piatto una offerta sbalorditiva: se si fosse fatto battezzare, gli prometteva in cambio il titolo di Imperatore di Grecia e d'Oriente. Il valore storico della proposta era grande. Maometto II avrebbe potuto diventare come il nuovo Costantino, avrebbe potuto cioè essere il protagonista di un passo storico, come fu quello dei Franchi che traghettarono i barbari nell'integrale fede cattolica.
Il progetto di Papa  Piccolomini era audace, ma rimase nel cassetto. Ci si si chiede, se fosse stata recapitata al Sultano, quale sarebbe stata la sua reazione. Fatto sta che Maometto II andò avanti con le sue conquiste, costringendo i veneziani ad abbandonare Scutari, inviando il suo ammiraglio Ahmed Pascia in Puglia, aprendo una nuova campagna contro i Mamelucchi e contro Rodi. Forse sarebbe andato anche oltre, se la morte non l'avesse colto nel 1481, avvelenato - pare - dal figlio Bayezid II. Per il mondo cristiano una fortuna. Al nuovo Sultano, Ahmed Pascia aveva chiesto infatti supporto per una seconda spedizione in Italia ma questi - non fidandosi di lui - lo aveva richiamato a Costantinopoli dove lo aveva fatto prima imprigionare ed in seguito assassinare. Con buona pace di tutti. (Veronica Incagliati)
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Nota: quest'anno il Rossini Opera Festival a Pesaro ripropone il "Maometto II" di Rossini