Accadeva Oggi

1 maggio

        1 MAGGIO GIOVANNINO GUARESCH La figura di Giovannino Guareschi, del quale oggi 1 maggio ricorre un secolo esatto dalla sua nascita, è indubbiamente legata alle figure di Don Camillo e Peppone i due protagonisti di Brescello piccolo centro della Bassa emiliana sempre in guerra tra di loro ma sempre uno accanto all'altro nei momenti del bisogno. Era un mondo nel quale lo scrittore, ma prima di tutto il giornalista, percepì - come ha fatto osservare molto bene Paolo Gulisano - il respiro profondo ed epico della terra e degli uomini, delle vicende storiche piccole e grandi, dalla Guerra Fredda alla bega di paese, da Stalin alla vecchia maestra.
Guareschi non fu molto amato, e questo perché - prima sulle pagine del <Bertoldo> durante il fascismo, poi su quelle del <Candido> da lui fondato nei primissimi anni della 1° Repubblica - fu non solo intransigente al limite della rigidità, dall'animo forte e difficilmente influenzabile ma abituato a dire in faccia quello che pensava senza chiedere nulla, nemmeno quando, condannato alla galera per diffamazione nei confronti di Alcide De Gasperi, vi scontò 409 giorni più altri sei mesi di libertà vigilata. Non aveva voluto infatti chiedere la grazia.
Era nato a Fontanelle di Roccabanca ma si sentì in ogni momento milanese, anche nei duri momenti della prigionia in Germania nei campi di concentramento di Wietzendorf e Sandbostel. Lager niente affatto piacevoli che Guareschi sintezzò nel "Diario clandestino" con una sola battuta: "Non muoio neanche se mi ammazzano".
Al <Bertoldo> aveva iniziato a collaborare nel 1936, il <Candido> vide la luce invece nel 1946. Era un settimanale di satira, concepito soprattutto contro i compagni comunisti che Guareschi si divertiva a chiamare "trinariciuti" e a disegnare nelle sue vignette con tre narici, una delle quali lasciava effluire la materia grigia. Palmiro Togliatti lo gratificò con l'appellativo di "tre volte idiota moltiplicato per tre", ma lui se ne disse onorato perché "ambito riconoscimento". Famosissimi i suoi slogan che contribuirono molto alla vittoria della Dc nelle elezioni del 1948 del tipo "Contrordine compagni! La frase pubblicata sull'Unità: 'Bisogna fare opera di rieducazione dei compagni insetti' contiene un errore di stampa e pertanto va letta: 'Bisogna fare opera di rieducazione dei compagni inetti' ".
A fronte del grande successo popolare dei suoi libri ( "La scoperta di Milano", "Il destino si chiama Clotilde",  "Il marito in collegio",  "Diario clandestino",  "Favola di Natale", "Italia provvisoria", "Il Corrierino delle famiglie", "Mondo piccolo", per citarne alcuni),  critica ed intellettuali non furono mai benevoli con Guareschi che - per la semplicità del linguaggio utilizzato e per una certa patina di ingenuità un po' naif che pervade i sui scritti - fu snobbato fino alla fine dei suoi giorni in particolare dalla cultura progressista. L'unico ad apprezzarne la grandezza - a parte l'editore Rizzoli che pubblicò le sue opere - fu Idro Montanelli che di lui un giorno ebbe a dire: " C'è un Guareschi politico cui si deve la salvezza dell'Italia. Se avessero vinto gli altri, non so dove saremmo andati a finire, anzi lo so benissimo".
Eppure i compagni furono quelli che in fondo lo rispettarono di più. Un abbraccio con i comunisti, dunque, come fu accusato? Ma con chi stava Guareschi, con il prete rispettoso dello status quo dell'Italia o con il bolscevico Peppone? Fu lo stesso giornalista ad esprimere il suo pensiero in un editoriale del dicembre 1947: "Noi non apparteniamo a nessun ismo. Abbiamo un'idea, sì, ma non finisce in -ismo. La cosa è molto semplice:  per noi esistono al mondo due idee i lotta, l'idea cristiana e l'idea anticristiana. Noi siamo per l'idea cristiana e siamo perciò con tutti coloro che la perseguono e fino a quando la perseguono. Quando, a nostro modesto avviso, qualcuno si distacca da questo principio, chiunque sia (fosse anche il nostro parroco) noi diventiamo automaticamente sui avversari. Siamo contro ogni forma di violenza, e perciò non osiamo ammettere nessuna guerra santa.Per noi la guerra è sempre un delitto da qualunque parte venga dichiarata. La nostra strada è dritta e su di essa camminiamo tranquilli. Alla fine, magari, ci troveremo con sei lettori in tutto".
Sui lettori Guareschi però si sbagliava. Diventarono milioni, e non è finita. Lo provano le continue ristampe dei suoi libri. Morì nel 1968. Ai suoi funerali tantissima gente, ma non le autorità. Avevano disertato. A seguire il feretro c'era però Enzo Biagi. (Veronica Incagliati)