Accadeva Oggi

30 aprile

    30 APRILE   ANTONIO SANT'ELIA Ci sia consentita una premessa. Parlando di architettura, lo facciamo da profani quindi nel ricordare Antonio Sant'Elia e la "Città Nuova" potremmo, non solo incorrere in svarioni tecnici per cui vi chiediamo subito scusa, ma esprimere giudizi o simpatie che magari voi non condividete
Detto questo, tout court vi confessiamo che San'Elia - nato in quel di Como il 30 aprile 1888 - a noi piace. Anzi, se volete saperla tutta, lo consideriamo un grande tra i grandi in fatto di percezioni architettoniche. Ma perché percezioni? Perché - vi chiederete - non soluzioni? La risposta è semplice. Perché Sant'Elia morì a soli 28 anni sul Piave, a quota 77, durante una azione d'assalto contro gli austriaci. Di realizzato - fuorché qualche villa - non aveva lasciato nulla. Senonché  i suoi disegni, conservati in mostra permanente a Como, sono la testimonianza di come egli sia stato l'antesignano di un rinnovamento architettonico che, se allora fu considerato dai contemporanei fuori di ogni logica e di ogni schema che non fosse quello del falso Rinascimento, ancora oggi ci appare estremamente moderno e razionale. Non per nulla Sant'Elia è stato per l'architettura quello che Marinetti fu  per la cultura in senso lato. Entrambi fondatori di un <Manifesto>, entrambi fautori del futurismo estremo.
Quando nel marzo del 1914 - accettando l'invito dell'Associazione degli Architetti Lombardi - Sant'Elia presentò le tavole della "Città Nuova", c'erano già le premesse di ciò che qualche mese dopo si sarebbe letto nel suo vademecum condensato in otto punti. Egli guardava alla elasticità delle costruzioni per cui l'architettura del futuro - sosteneva - avrebbe dovuto puntare sul cemento armato, sul ferro e sul vetro. Non per questo, essendo l'obiettivo la praticità e l'utilità, bisognava perdere il senso dell'arte che poi è l'espressione del tutto. Richiamandosi in parte a Borromini - altro artista controcorrente - ecco Sant'Elia intuire come le linee oblique ed ellittiche abbiano una potenza emotiva superiore a quelle perpendicolari ed orizzontali per cui, nel creare ad esempio un edificio, non è più necessario ricorrere alle decorazioni. Semmai il valore decorativo dipende unicamente dal materiale greggio o nudo che si usa per le costruzioni. In altri termini per architettura si deve intendere lo sforzo di armonizzare con libertà e con grande audacia, l'ambiente con l'uomo, rendendo di conseguenza  il mondo delle cose una proiezione diretta del mondo dello spirito. "Da una architettura così concepita - concludeva San'Elia nell'ottavo punto del suo Manifesto - non può nascere nessuna abitudine plastica e lineare, perché i caratteri fondamentali dell'architettura futurista saranno la caducità e la transitorietà. Le case dureranno meno di noi. Ogni generazione dovrà fabbricarsi la sua città. Questo costante rinnovamento dell'ambiente architettonico contribuirà alla vittoria del Futurismo, che già si afferma con le Parole in libertà, il Dinamismo plastico, la Musica senza quadratura e l'Arte dei rumori, e per quale lottiamo senza tregua contro la vigliaccheria passatista".
Naturalmente c'è dell'esagerazione (quella stessa di cui aveva fatto il suo credo Marinetti). Una esagerazione che risentiva in particolare dell'ambiente che frequentava Sant'Elia a contatto con Carlo Carrà, Leonardo Dudreville, Mario Chiattone ed altri seguaci dell'Accademia di Brera a Milano. Di fatto la visione architettonica di Sant'Elia è quella di raggruppamenti di edifici, su larga scala di piani, estremamente industrializzati e meccanizzati, di grattacieli monolitici ed enormi, con ponti, passerelle aeree, stazioni di aeroplani, ascensori sulle facciate anziché nella tromba delle scale.
In parte influenzato dagli austriaci Otto Wagner e Josef Maria Olbrich, Sant'Elia - come scrive Vilma Torselli in saggio pubblicato nel maggio 2007 - sarà stato anche un teorico, carente pertanto di implicazioni attuative ma "il suo Manifesto dell'architettura futurista assume un'importanza eccezionale non tanto per ciò che di concreto causerà nell'immediato quanto per le sue conseguenze storiche, rappresentando una sintesi generale prodigiosamente profetica di quelle che saranno le direttive fondamentali secondo le quali si svilupperà l'architettura moderna seguente". (Veronica Incagliati)