Accadeva Oggi

27 aprile

    27 APRILE RASCEL IL PICCOLETTO Questo giorno, 27 aprile, lo vogliamo dedicare a Renato Ranucci, in arte Renato Rascel. Non chiedeteci il perché, ma uno che è nato a Roma, che è stato battezzato nella basilica di San Pietro, che ha studiato alla Scuola Pio IX, che visse parte della sua fanciullezza nell'antico rione Borgo così come è capitato a noi, non credete che meriti un po' di attenzione? Certo non è solo per questo. E' ben altro. E' che Rascel non può essere dimenticato. Non può e non deve essere dimenticato un uomo piccolo di statura ma grande, grandissimo come artista e purtroppo oggi trascurato, in particolare dalla televisione che non trasmette mai niente di suo. Eppure i giovani - quei giovani ai quali nel corso della lunga carriera Rascel aveva dedicato la sua sua sottile e delicata comicità  - dovrebbero sapere che quando canticchiano, se lo fanno, il motivo di "Arrivederci Roma", ebbene a scrivere le note e a musicare la canzone era stato proprio lui, il piccoletto. Anno 1957. Un successo internazionale tanto che un produttore di Hollywood gli propose subito di girare un film assieme al tenore Maio Lanza e all'attrice Marisa Allasio.
Rascel  era nato nel 1912, per l'appunto il 27 aprile. I genitori erano entrambi personaggi di teatro che avrebbero voluto per il proprio figlio una carriera più sicura che non quella delle compagnie d'arte. Ma era possibile andare contro il destino se già a dieci anni Renato cantava nel Coro delle Voci Bianche della Cappella Sistina e contemporaneamente suonava in un complesso jazz al Circolo della Stampa della capitale? Se a tredici veniva scritturato con regolare contratto in un noto locale romano, se a quindici poi entrava a far parte del complesso musicale "Arcobaleno"? Anche voi sareste stati d'accordo con lui. Non era proprio in caso di fare il garzone di bottega dove l'aveva messo a lavorare il padre. Forse l'unico ostacolo era il cognome. Ranucci non andava, suonava male. Ed allora perché non cambiarlo in Rachel come la cipria francese, o meglio ancora in Rascel? Cosa detta, cosa fatta.
Nel 1933 - dopo avere attratto l'attenzione di un critico che aveva assistito ad un suo spettacolo al Lirico di Milano - è a Bologna che Rascel comprese quale avrebbe dovuto essere la sua strada e quale il personaggio da interpretare: un omino vestito di una palandrana troppo grande per lui dalle battute anticonformiste, buttate lì senza copione. Era quello che volevano gli studenti di Bologna che - essendosi lui immedesimato in un nuovo tipo di comicità - lo portarono in trionfo. Il suo stile non era stile, la sua arte non era avanspettacolo, né rivista, né commedia. Ma era tutto questo, come ebbe modo di dimostrare qualche anno dopo gettando giù le prime strofe della surreale filastrocca "E' arrivata la bufera, è arrivato il temporale, chi sta bene e chi sta male....", per molto tempo il suo cavallo di battaglia.
Per Rascel la carriera non era però che agli inizi. Nell'immediato dopoguerra Alberto Lattuada lo volle scritturare per il film "Il cappotto", tratto da un racconto di Nikolai Gogol. Per quella interpretazione - ancor oggi un capolavoro di recitazione - Rascel  si guadagnerà l'ambito riconoscimento del "Nastro d'argento". Seguiranno altri trionfi al Sistina con "Attanasio cavallo vanesio", "Alvaro piuttosto corsaro", "Tobia la candida spia". E poi, ancora per il cinema, "Napoleone" e "Io sono il Capataz" fino alla pellicola "Arrivederci Roma". 
Ballerino, cantante, comico, mite, distratto, stralunato, Rascel era tutto questo, applaudito perché simpatico, osannato perché bravo. Per raccontare quanti teatri abbia calcato, quanti film abbia interpretato, in quante commedie abbia recitato ci vorrebbe molto più spazio di quello che ci è stato abbonato ma non possiamo certo dimenticare la vittoria ottenuta al festival di San Remo nel 1960 con la sua canzona "Romantica", il successi ottenuti ancora una volta al Sistina con "Il giorno della tartaruga" e  "Alleluia brava gente", ed infine la serie per la Rai "I racconti di padre Brown". Morirà a Roma nel 1991, privando la scena di un inimitabile, ineguagliabile protagonista. Di lui si scrisse: "Anticipatore della commedia surreale, Rascel ha rappresentato il versante nobilmente popolare della commedia, capace di piacere a tutti senza mai cadere nella volgarità o nel facile qualunquismo". (Veronica Incagliati)