Accadeva Oggi

26 aprile

    26 APRILE CERNOBYL L'APOCALISSE Ventidue anni fa. Allora eravamo ancora ragazzi e per quanto non indifferenti alle notizie della radio e dei telegiornali nessuna di queste ci sembrava allarmante. Fu solo verso la fine di aprile, il 30 se non andiamo errati, che avvertimmo qualcosa di diverso da come si comportavano i nostri genitori. Sentivamo che non bisognava bere più latte se non quello a lunga conservazione, che andavano evitate le insalate, che la frutta andava sbucciata e soprattutto che era meglio stare chiusi in casa per alcuni giorni. E poi venne fuori la verità perché noi volevamo sapere il motivo di tutte quelle precauzioni. Era scoppiata - ci dissero - una centrale nucleare, in Ucraina,  e le radiazioni avevano già raggiunto l'Italia. Scarne informazioni, ad ogni modo, perché Oltrecortina era già stato imposto il silenzio. Se non fosse stato per i centri di rilevazione svedesi, che per primi si accorsero di una fortissima presenza di particelle radioattive nell'aria, l'Europa tutta per molti giorni ancora sarebbe rimasta all'oscuro di quella che è stata - più che una catastrofe - una vera e propria apocalisse costata la vita a migliaia e migliaia di persone colpite da gravi forme tumorali. Cernobyl rimarrà nella storia l'esempio di come gli interessi, la speculazione e l'ottusità di un sistema corrotto ed ignorante ebbero la meglio nella costruzione di una centrale fatta con materiale scadente ed affidata - peggio ancora - a personale tecnico e scientifico non preparato.
Questo ci insegni ad essere molti prudenti prima di gridare ai quattro venti che è ora di riparlare di nucleare per far fronte alla crisi energetica. Questo, non perché noi siamo contrari. Ben venga, se utile, il nucleare. Ma già vediamo in quali mani potrebbe andare, magari con appalti controllati dalla mafia o dalla 'ndrangheta. Dio ci salvi, in questo caso, avendo visto come vengono tirati su ponti, autostrade e palazzi quando di mezzo ci sono i signori della coppola ed i loro conniventi politici. Meglio quindi sarebbe affidarsi alle risorse alternative che potrebbero essere - per lo sfruttamento dell'energia - le pale eoliche (vedi la Spagna) ed i pannelli solari. Che poi anche la Turchia - come alcuni fanno rilevare - voglia costruire entro il 2015 una centrale nucleare nei pressi di Mersin (zona altamente sismica), non è assolutamente un incentivo per fare altrettanto, né ci può rassicurare. Anzi.....
Ventidue anni fa, dicevamo. Erano per l'esattezza le 01:23:47 del 26 aprile 1986 quando esplose la copertura del reattore, distruggendo gli impianti di raffreddamento e facendo crollare il fabbricato sovrastante. La causa dell'incidente pare fosse da addebitare ad un errore umano. Un tecnico della centrale - questa la versione - aveva fatto spegnere il reattore n. 4 del tipo RBMK-1000 quando invece la potenza di questo avrebbe dovuto essere portata al 20% del valore nominale. Niente di male, solo che prima di riaccenderlo si sarebbe dovuto aspettare un paio di giorni per dare modo ad un gas chiamato Xeno 135 - prodotto dalle reazioni di fissione - di perdere la sua pericolosità. Accadde invece che, tanto il direttore della centrale quanto i due capi ingegneri, ordinassero di far ripartire il reattore pur sapendo a cui si sarebbe andati incontro. Il rischio che questo diventasse instabile e potesse sfuggire di mano da un momento all'altro non fu infatti preso in alcuna considerazione; al contrario furono fatte rimuovere ben 22 delle 30 barre di sicurezza mentre contemporaneamente  si dava disposizione perché venisse interrotto l'afflusso di vapore in turbina e quindi quello del refrigerante del reattore stesso. Conseguenza, l'acqua cominciò a bollire senza però che nessuno tra i responsabili provvedesse a farlo spegnere. Solo alle 01:23:40 il responsabile comprese il pericolo, ma ormai era troppo tardi. La potenza dell'impianto aveva raggiunto i 100.000 MW., cento volte più di quella normale. La pressione era arrivata già a 2.000 gradi. Poi fu un attimo. Rotte le camicie delle barre, rotti i tubi dei refrigeranti, l'esplosione fu la naturale conseguenza. Tra l'altro - come annota <Wikipedia> - per ridurre i costi, la centrale era stata costruita con un contenimento parziale che escludeva la sommità del reattore e questo consentì la dispersione dei contaminanti radioattivi nell'atmosfera. Atmosfera - va precisato - saturata oltre ogni limite a causa del ritardo con il quale il Kremlino attivò i sistemi di allarme. Basti pensare che i primi rilevamenti a Cernobyl furono fatti con i soli contatori Geiger e con mascherine di tipo chirurgico quando il valore delle radiazioni era di un miliardo di Rontgen/ora superiore a quello naturale. Sono sufficienti 500 Rontgen per uccidere un uomo in un lasso di tempo di cinque ore.
Non staremo adesso a ripetere quello che disse il Governo sovietico né staremo altresì a scrivere delle squadre di soccorso (i cosiddetti liquidatori) e della successiva evacuazione della popolazione dalla zona. Chi volesse saperne di più potrebbe leggersi il bel libro di Irina Vladimirova ("Il giorno in cui venne la nebbia"). Ne riportiamo un passaggio: "Nessuno ci disse quali erano i pericoli che si correvano a rimanere. Nessuno ci spiegò cosa stava accadendo, ci spinsero via dalle nostre case come animali da pascolo. Per quelli, tanti nella notte scapparono ai controlli e tornarono indietro senza sapere che si sarebbero contaminati. E così che i materiali sotterrati, perché radioattivi, vennero pazientemente disseppelliti: sedie, finestre, tavoli, automobili sono ancora in giro tra case, negozi e mercati della Bielorussia, Russia ed Ucraina e chissà dove altro. Ci dissero che c'era stato un incidente ma che era tutto sistemato. Gli ordini erano chiari. Bisognava rifiutare qualsiasi commento e raccontare ciò che veniva fabbricato a Mosca".
Purtroppo il mostro di Cernobyl è ancora lì, latente. Il sarcofago infatti ogni anno sprofonda di quattro metri minacciando di infiltrare il materiale radioattivo nella falde acquifere che sono correlate ai fiumi Pripyat e Dniepi i quali a loro volta portano il loro carico nel Mar Nero. Se poi dovesse malauguratamente crollare, le sue conseguenze sarebbero ben più gravi di quelle del 1986. E dire che l'agenzia <Cernobyl Interform> di Kiev organizza sul posto pullmini turistici. Lo slogan: "Non c'è rischio". A crederci. (Veronica Incagliati)