Accadeva Oggi

24 aprile

      24 APRILE LA CADUTA DI TROIA Anno: 1184 o 1182 avanti Cristo. Giorno: 24 aprile. E' in questo periodo, stando a quanto tramandato da alcuni storici, che viene collocata la caduta di Troia, nell'Asia Minore. Dioniso per la verità sposta la data, più avanti di poco più di un mese, ma noi atteniamoci comunque a quella del 24 aprile. E' notte quando dall'enorme cavallo che gli ignari abitanti avevano fatto entrare dentro la città escono gli achei che - dopo avere aperto la porta principale di ingresso - fanno entrare il grosso dell'esercito. In poche ore Troia sarà incendiata e distrutta. Si salveranno solo Enea e la famiglia perché vivevano in campagna.
La guerra, come tutti sanno, durò dieci anni. Che non furono però tutti di assedio. Ma andiamo con ordine partendo dagli intrallazzi erotici tra gli dei ed i mortali. Come da un amplesso tra Afrodite ed il pastore Anchise era nato Enea e da quello tra Tetide e Peleo era nato Achille, così dall'amore tra Zeus ed una fanciulla era nata Elena, bellissima fin dal primo momento. Proprio per celebrare le nozze Tetide-Peleo con una grande festa fu invitato tutto il ghota dell'Olimpo dimenticando però Eris, la dea della discordia. Offesa per l'affronto, questa gettò una mela tra i presenti per metterli gli uni contro gli altri. Non passerà molto tempo, infatti, che una parte degli dei prenderà posizione a favore dei greci, una parte dei troiani. Intanto la mela cominciava a dare i suoi frutti perché le più belle dell'Olimpo - Era, Athena e Afrodite - vollero impossessarsene. Si stabilì che la disputa fosse risolta da un mortale. Fu scelto Paride, figlio di Priamo re di Troia, che la primogenita di questi, Cassandra, aveva consigliato di uccidere al momento della nascita in quanto apportatore di disgrazie. Solo che Cassandra - condannata dal dio Apollo a non essere mai creduta perché si era rifiutata di cedere alle sue voglie - aveva gettato le parole al vento e Paride era cresciuto bello e vigoroso. 
Il quesito era molto semplice: il giovanotto doveva scegliere tra le tre dee quella che a lui pareva più bella. Avrebbe potuto indicare Athena che offriva eroismo e vittoria, oppure Era che gli donava il potere e la signoria sull'Asia. Ma lui, nel pieno della vigoria sessuale, optò per Afrodite che gli offriva l'amore e il possesso di Elena, figlia di Zeus. Come dargli torto.
Fatto sta che quando un giorno si presentò in visita alla Corte di re Menelao, la scintilla scoccò immediatamente. Ora Elena non era proprio uno stinco di santa. Le piaceva essere corteggiata e, se poteva, si concedeva anche qualche scappatella. Già giovanissima si era data a Teseo, una fuitina del tempo che i fratelli Dioscuri avevano interrotto prima che le cose degenerassero ulteriormente. Quindi aveva puntato gli occhi su Agamennone, fratello di Menelao. Il re di Micene però - innamorato di Clitennestra tanto da fargli fuori il marito Tantalo - non ne volle sapere facendo in modo al contrario che - se un matrimonio doveva concludersi - era solo tra Menelao ed Elena. Così fu. Dall'unione nacque la figlia Ermione che si dice fosse bella come la madre.
Quando Elena incontrò Paride doveva essere sui 35 anni, quindi una donna non più di primo pelo. Scoccato l'amore, i due colombi fuggirono nell'isola di Canae per consumare la loro passione e poi dritto in direzione di Troia. Avvisato del tradimento dalla messaggera dell'Olimpo, Iris, Menelao andò a piangere sulle spalle del fratello invocando la vendetta contro i fedifraghi. Sembra che Agamennone non fosse molto convinto, considerato che un adulterio si poteva anche sopportare. Fare una guerra non era cosa da poco e poi tra gli alleati non tutti erano favorevoli ad impugnare le armi; come ad esempio, Achille, Ulisse, i due Aiace. Come che sia, ci vollero dieci anni per mettere d'accordo tutti gli eroi e per preparare una potente flotta. Senonché - una volta approntata - il mare si fece subito ostile. Si offrì il sacrificio di un animale ma Artemide petese la figlia di Agamennone, Ifigenia, che il padre acconsentì a cedere. All'ultimo momento intervenne la dea scambiandola con un capretta. Solo che Clitennestra non perdonò mai il marito per la sua crudeltà, facendolo assassinare da Egisto quando se ne sarebbe presentata l'opportunità. Finalmente la flotta potette mettersi in mare veleggiando alla volta del regno di Teutrante scambiato per Troia. Questo disguido fece perdere un anno. Altri otto ne passarono prima di ripartire e sempre dopo un ennesimo sacrificio per via di certi serpenti etc, etc.
A conti fatti, quando le navi delle lega achea giunsero sotto le mura di Troia dovevano essere tutto stagionati. Ma le storie si fanno anche intingendo la penna nell'elisir dell'eterna giovinezza. Quanto durò la guerra? Omero dice dieci anni. Non è vero. Diamo comunque credito ad Omero.
Alla fine del decimo anno, i morti su entrambi gli schieramenti non si contavano più. Una ecatombe di eroi, a cominciare da Patrolo per finire ad Ettore e allo stesso Achille. Gli achei già pensavano di tornare indietro verso la Grecia quando ad Ulisse venne l'idea del cavallo di legno. A realizzarlo fu tal Epeo che lo costruì in modo da riempire la cavità con un manipolo di soldati. Ulisse in persona lo fece trasportare sotto le mura di Troia dando poi ordine ai comandanti delle navi di salpare per un isolotto vicino ma facendo credere ad una partenza vera e propria. Grandi grida di giubilo dei troiani che, usciti sulla spiaggia, circondarono il cavallo chiedendosi come fosse arrivato fin lì. Il più sospettoso fu il re Priamo che pensò immediatamente ad un inganno. Come lui Laocoonte che consigliò addirittura di dargli fuoco o di gettarlo in mare. Probabilmente sarebbe andata in questo modo se non si fossero verificati due eventi. Il primo fu l'arrivo di un prigioniero greco che disse di essere sfuggito alla morte decretatagli da Ulisse. Il disertore aggiunse poi che il cavallo era stato messo lì per placare Athena che aveva tolto loro i favori della guerra. Se però i troiani l'avessero profanato, allora la dea glieli avrebbe restituiti. L'inganno di queste parole fu astutamente velato da false lacrime e se ancora c'era qualche dubbio ecco uscire dal mare due giganteschi serpenti che si avventarono sui Laocoonte e su i suoi figli per divorarli. Che volete di più? Bastava ed avanzava. Il cavallo fu portato dentro la città. Appena buio il disertore ne aprì il ventre e ne fece uscire il manipolo degli achei guidati da Ulisse. Il resto è cronaca epica che riguarderà la distruzione della città ma anche l'avventuroso rientro dei greci, le morti, le vendette divine e quant'altro. La mitologia è bella anche per questo.
I resti di Troia furono scoperti nel 1871 dall'archeologo dilettante tedesco Heinrich Schliemann proprio seguendo le indicazioni e le descrizioni che ne aveva fatto Omero. Le ricerche portarono in seguito alla scoperta di nove livelli sovrapposti.
Troia, in turco Truva, è uno dei più interessanti siti archeologici del Paese della Mezzaluna. Per la gioia dei bambini al suo ingresso è stato installato un imponente cavallo di legno. Una occasione per scattare delle foto dimenticandosi di aver visto "Troy" del regista Wolfgang Peterson kolossal americano che, con la leggenda ed i suoi miti, non ha nulla a che vedere. Soprattutto con il fato giacché nel  mondo omerico tutto era predestinato da questo. Persino gli dei nulla potevano contro di lui. (Veronica Incagliati)