Accadeva Oggi

21 aprile

    21 APRILE   AB URBE CONDITA Ne è trascorso del tempo da quando un tale, in una delle tante trasmissioni a quiz del secolo scorso, se ne uscì fuori dicendo ab urbe condìta con l'accento sulla i forse pensando che urbe fosse qualcosa da mangiare. Niente però a confronto di quel Romolo e Remolo pronunciato da un nostro uomo politico noto per le sue gaffes. C'è da pensare che il nome Remo non gli piacesse oppure che fosse proprio digiuno di storia, cosa che non sorprenderebbe stando ad una inchiesta secondo la quale gli italiani non sanno nulla del nostro passato.
Per rimanere comunque in tema di progenitori, vogliamo ricordare ai più distratti che oggi, 21 aprile, ricorre la data della fondazione di Roma avvenuta 753 anni prima della nascita di Cristo. A gettarne le fondamenta era stato Romolo che - ingannando il fratello in una gara circa il numero di avvoltoi in volo (dichiarò di averne visti dodici invece di sei) - si mise con l'aratro a tracciare i confini della città. Come sempre accade, quando uno si sente defraudato di quel che gli spetta, Remo volle varcarli nonostante il divieto del fratello, a dimostrazione che i confini stessi non contavano nulla. Ma mal gliene incolse perché invece Romolo prese la spada e.... zac lo fece fuori.
Questo il fatto, secondo alcuni leggenda.
Vi è da dire però in proposito che, per qualsiasi avvenimento, se andiamo molto indietro nei secoli, quasi sempre la storia è circondata da un alone di mistero per cui - anche per quanto riguarda la nascita di Roma - non esiste una certezza matematica.
La circostanza che nel novembre scorso sul colle del Palatino sia stata scoperta durante una esplorazione una grotta riconducibile al luogo dove la famosa lupa avrebbe allattato i due pargoli abbandonati sulle rive del Tevere da un servo del perfido Amulio, ci fa pensare che in fondo tutti i racconti tramandatici fino ai nostri giorni - complice anche lo storico Tito Livio - abbiamo un fondamento di verità. Ma andiamo con ordine, riandando per un attimo a quando il prode Enea - scampato all'incendio Troia - dopo un lungo peregrinare sbarcò in un luogo non lontano dall'attuale Ostia. Le esigenze poetiche di Virgilio, che non voleva essere da meno di Omero in fatto di miti (vedi eroismi, combattimenti e quant'altro), vogliono il troiano vincitore sul re dei Rutuli, Turno. Di mezzo, come sempre una donna, Lavinia, figlia del re Latino.
Sarà perché, dopo dieci anni di peregrinare per i mari, Enea era un po' a digiuno (per quanto una passatina se l'era pur fatta con Didone) o sarà invece perché voleva dimostrare di essere un bullo ante litteram, fatto sta che il figlio di Anchise ce l'aveva messa tutta infatti per strappare la ragazza a chi era stata promessa in moglie. Soddisfatto dell'impresa avrebbe poi pensato a a fondare Lavinium (Pratica di Mare), mentre il figlio Ascanio gettava lo sguardo verso i Castelli fondando Albalonga.
Ma non era finita. Passano gli anni. Enea è morto, Lavinia pure e così Ascanio. La città di Albalonga è governata da un re buono, Numitore. Il fratello Amulio invece è cattivo ed invidioso. Tanto cattivo che un giorno, dopo un putch, detronizzò Numitore e si sedette al suo posto. Non contento ordinò poi che fosse uccisa Rea Silva, figlia del fratello. Questa povera figliola, di professione vestale, aveva avuto la sventura un giorno di addormentarsi sulla riva del Tevere. Non l'avesse mai fatto. Proprio da quelle parti passava il dio Marte che - come vide quel boccone appetitoso - la fece sua. Non sappiamo se fu un vero e proprio stupro e se la vestale sotto sotto ci stesse, come che sia il risultò fu che quell'attimo di abbandono fruttò due gemelli, Romolo e Remo per l'appunto.Come accennato, Rea Silvia fu fatta fuori a bastonate (ci pareva! ieri era come oggi). In quanto ai pargoletti anche loro avrebbero dovuto essere uccisi se non fosse stato che la persona alla quale era stato affidato l'incarico ne ebbe pietà e li abbandonò in una cesta fatta scivolare sul Tevere.
Provvidenziale a questo punto la lupa che - dopo averli presi prima l'uno e poi l'altro per la collottola - li portò in una grotta offrendo loro le proprie mammelle. Sarà poi un pastore, tal Faustolo, a scoprirli per puro caso e a consegnarli alla moglie Acca Larentia che i maligni del tempo affermavano fosse una prostituta. La donna però li crebbe come fossero suoi figli raccontando loro, quando furono più grandi, come erano stati trovati. Venuti a sapere dello loro vere origini, si recarono ad Albalonga, fecero giustizia del perfido Amulio e rimisero sul trono il nonno Numitore ormai invecchiato nelle secrete del palazzo regio.
Ora i due giovanotti cosa avrebbero potuto chiedere in cambio della loro prova di forza e di coraggio? Ma naturalmente fondare una ennesima città, che Romolo voleva chiamare Roma e Remo invece Remuria. Le cose sappiam come andarono a finire. E nacque il mito. Forza Roma, forza lupi, son........". (Veronica Incagliati)