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NOTIZIARIO D'AMBASCIATA N. 31
(dal 25 al 30 agosto)

 
·        Secondo <Ernst & Young> il settore automotivo turco è uno dei più promettenti dell’Europa centrale e orientale - In un rapporto pubblicato di recente, la nota società di consulenza internazionale <Ernst & Young> definisce il settore automotivo turco come uno dei più competitivi in termini di crescita, fra quelli dei Paesi dell’Europa centrale e orientale, secondo solo alla Russia. La Turchia, si legge nel rapporto, combina molto positivamente bassa densità di automobili e rapida crescita della popolazione. “Russia a parte, la Turchia offre le maggiori potenzialità di crescita in Europa centrale ed orientale. Con una popolazione di 76 milioni di abitanti, la minor densità di automobili per abitante in Europa e una media d’età delle autovetture di circa 16 anni” la Turchia non sembra ancora avere interamente sviluppato il proprio potenziale. Il picco delle vendite nel Paese si è registrato fra il 2003 e il 2004, principalmente in ragione di un programma governativo ad hoc, raggiungendo le 678.000 unità. Nel 2008, le vendite di automobili in Turchia erano calate del 17% toccando quota 494.569 unità. Ma già nel 2009 si è potuta notare una rinnovata crescita delle vendite di circa 13%, per raggiungere a fine anno le 557.000 unità vendute. Si legge nel rapporto: “Il settore automotivo turco è cresciuto rapidamente negli ultimi anni parallelamente alla crescente integrazione del settore stesso con la catena di valore dell’automotivo a livello europeo”. L’80% della produzione locale del settore (che rappresentava nel 2008 il 30% del totale delle esportazioni turche nel mondo) viene esportata. Il rapporto auspica inoltre che la Turchia raggiunga comunque un accordo con il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) per assicurare risorse finanziarie al Paese e attrarre investimenti. Per stimolare la domanda di automobili del pubblico turco il Governo aveva introdotto, nel marzo del 2009 e per soli 3 mesi, un incentivo fiscale che si era tradotto nell’aumento del 10% nelle vendite di automobili su base annua. Il rapporto descrive come la Turchia abbia anche beneficiato dei programmi di rottamazione in vigore nei Paesi europei e come alcuni esportatori stiano al momento lavorando per un inserimento nei mercati del Medio Oriente, più dinamici al momento di quelli europei. Nel contesto del settore automotivo turco sono presenti molte realtà internazionali. La <Hyundai> ha rilocalizzato la produzione di parti della nuova i-20 dall’India in Turchia a causa di problemi legati all’occupazione indiana e al fine di produrre più vicino ai mercati europei. Anche la cinese <Chery> ha annunciato, nel marzo del 2009, i propri piani per la costruzione di una fabbrica nel Paese per la distribuzione in Turchia e nell’Europa Orientale. Nell’ottobre del 2008 la Lamborghini ha aperto il primo showroom ad Istanbul a dimostrazione che la Turchia è parte essenziale della strategia di sviluppo del noto marchio italiano, anche al fine di conquistare quote di mercati nei Paesi vicini.    
·        Aumenta la produzione di cemento nel periodo gennaio–maggio 2010 - La produzione di cemento in Turchia ha raggiunto i 24.23 milioni di tonnellate nel periodo gennaio-maggio 2010. Lo ha reso noto l’Associazione dei produttori di cemento turca rimarcando una crescita del 12.2% rispetto allo stesso periodo del 2009. La Turchia ha esportato il 28% della produzione all’estero e ha fatto registrare un aumento anche in termini di esportazioni (+6.2% rispetto allo stesso periodo del 2009). Fra le 10 prime destinazioni dell’export di cemento turco figurano l’Iraq, la Siria, l’Italia, la Libia, l’Egitto, la Nigeria, la Russia, Israele, l’Azerbaijan e la Bulgaria. La Turchia ha esportato, nel periodo di riferimento, 1.3 milioni di tonnellate di cemento verso l’Italia. 
·        La Turchia al secondo posto della lista dei più importanti contractors a livello globale, secondo la Engineering News Record - La Turchia, con 33 società, risulta seconda dopo la Cina (con 54 società) nella classifica stilata dal noto magazine del settore, compilata seguendo il criterio del volume d’affari delle società interessate. Anche l’anno passato la Turchia figurava seconda con 30 società, dopo la Cina con 50 società. Il presidente dell’Unione dei Contractors turchi (Tmb), Erdal Eren, ha recentemente lodato i successi del Paese, in un clima particolarmente difficile di crisi economica nel quale la Turchia ha mantenuto il secondo posto e incrementato il numero di società annoverabili fra le prime al mondo. <Enka>, <Gama>, <Ronesans>, <Ant Yapi>, <Sfta>, <Tekfen>, <Tav>, <Polimeks>, <Yuksel>, <Nurol>, <Kayi>, <Onur>, <Cengiz>, <Yapi Merkezi>, <Baytur>, <Guris>, <Dogus>, <Yasar Ozkan>, <Gap>, <Betatek>, <Cukurova>, <Yenigun>, <Rasen>, <Summa>, <Atlas>, <Makyol>, <Alarko>, <Metag>, <IC Ibrahim Cecen>, <Eser Taahhut>, <Limak>, <Tml>, <Oztas> sono le 33 società che fanno parte della lista di Engineering News Record. Dopo la Turchia figurano l’Italia con 22 società, gli Usa con 20, il Giappone con 13, la Corea del Sud con 12, la Spagna con 11, la Francia con 5, il Regno Unito e la Germania con 4. 
·        Molto da fare ancora sul fronte della raccolta differenziata e del riciclaggio dei rifiuti solidi - Le municipalità turche non sembrano ancora pienamente coscienti dell’importanza della raccolta differenziata dei rifiuti e del loro riciclaggio. Un’inchiesta condotta dal quotidiano <Hürriyet Daily News> ha infatti evidenziato che, sebbene la raccolta differenziata e lo stoccaggio dei rifiuti solidi in strutture di riciclaggio siano espressamente previste dalla legge, il livello di informazione a beneficio della popolazione resta pesantemente insufficiente. Secondo la Camera dei Revisori dei Conti di Istanbul (Ismmmo), solo il 40% dei rifiuti prodotti nella metropoli viene riciclato, con una perdita stimata di 1.1 miliardi di Lire turche l’anno (pari a circa 600 milioni di Euro). La realtà della raccolta differenziata dei rifiuti e del loro riciclaggio è comunque molto variegata, a seconda delle Municipalità prese in esame: quella di Kadiköy, ad esempio, è attiva nel riciclaggio dei rifiuti sin dal 2000 e ogni anno raccoglie circa 4.100 tonnellate di imballaggi, 3.700 delle quali vengono riciclate producendo entrate significative. Altre Municipalità meno virtuose, come quella di Gaziosmanpaþa, riconoscono invece l’inadeguatezza del proprio servizio di raccolta differenziata, dovuta per lo più alla mancanza di consapevolezza nella popolazione e all’inefficienza dei meccanismi di raccolta e di riciclaggio. La legge che obbliga le municipalità a dotarsi di strutture per il riciclaggio dei rifiuti data dal 2005 ma la raccolta di imballaggi e di altre categorie di rifiuti ad opera di privati esiste da lungo tempo, un’attività che, secondo l’Ismmmo, ha fatto realizzare nel 2009 profitti per 800 milioni di Lire turche (circa 450.000 Euro). La Municipalità di Esenler (Istanbul) è una di quelle che impiega dal maggio 2010 tali raccoglitori privati, raggiungendo le 20 tonnellate di rifiuti giornaliere. Parte dei profitti sono stati investiti in materiale da distribuire presso gli ambienti scolastici per una maggiore sensibilizzazione sulle tematiche ambientali e sull’importanza della raccolta differenziata e del riciclaggio dei rifiuti solidi.
·        Viaggia verso il 9% il Pil della Turchia - «L'artefice della prodigiosa ripresa economica turca è Ahmet Davutoðlu, il nostro ministro degli Esteri», dice con un apparente paradosso un membro della TusiadD, l'Associazione degli industriali sul Bosforo. La sua nuova politica definita come "zero problemi" con i Paesi vicini ha aperto mercati prima chiusi del Medio Oriente (vedi la Siria, l'Iraq e l'Iran), e dato nuovi impulsi ai rapporti commerciali con i Paesi dell'Asia centrale e del Golfo, aree non toccate dalla crisi globale in un momento in cui l'Europa è in calo.I dati di questo riorientamento commerciale, che hanno fatto correre l'export di Ankara, parlano chiaro. «La Turchia crescerà nel secondo trimestre dell'8-9%, dopo l'11.7% del primo trimestre», ha anticipato alla tv pubblica nel corso di un'intervista il ministro delle Finanze, Mehmet Þimþek, ex banchiere di <Merrill Lynch>, uno che i mercati finanziari li conosce come le sue tasche. Il ministro ha anticipato il dato ufficiale che verrà reso noto dall'ufficio di statistica fra qualche giorno, ma se ipotizziamo anche solo un 8% nel secondo trimestre dell'economia della Turchia, 17esima nella classifica mondiale, e anche un successivo rallentamento serio nel terzo e quarto trimestre resta comunque una crescita del 7.5% per il 2010, sicuramente la più elevata d'Europa e tra le prime 10 al mondo, dice un'analista di una banca d'investimento sul Bosforo. Superata la crisi, Ankara vanta un rischio Paese sui cinque anni inferiore a quello dell'Italia. Se si osservano i trend commerciali si può notare come le imprese turche stanno conseguendo ottimi risultati sui mercati mediorientali e centroasiatici: negli ultimi tre anni l'export è aumentato del 37% in Ucraina, 54.2% in Arabia Saudita, 29.5% in Iran, 35.7% in Siria, 62% in Turkmenistan e 55% in Kuwait. Un sondaggio condotto dalla Banca Centrale tra business leader ed economisti stima un incremento annuo al 5.5%, ma la capacità di utilizzo degli impianti manifatturieri è salita al 73,4% in agosto dal 68,2% di luglio.Le vendite di case sono scese del 54% nel secondo trimestre, ma è l'effetto distorsivo della fine di sgravi fiscali. Ora resta da vedere se il governo riuscirà a non cedere al partito della spesa in vista delle elezioni politiche nel 2011. (fonte Vittorio Da Rold – Il Sole 24 Ore – 26.08.2010).
·        Il business in Turchia fa canestro - La Turchia sta diventando un terreno interessante per eventuali investimenti o business. La disoccupazione sta gradualmente scendendo e gli economisti sperano nel campionato mondiale di Basket per una boccata d'ossigeno. Il numero totale di disoccupati è sceso al di sotto dei 3 milioni (-2.6%), secondo gli ultimi dati diffusi in questi giorni da TurkStat, l'equivalente del nostro Istat; e in particolare a maggio, il tasso di disoccupazione è sceso all'11%, con una diminuzione di altre 536 mila unità. E anche questo che spinge il Governo guidato da Recep Tayyip Erdoðan a ritenere possibile una ripresa economica a breve e la riduzione a una cifra del tasso di disoccupazione entro l'anno: «Quelli che hanno riso di noi quando abbiamo detto che la crisi economica avrebbe fatto con noi solo una toccata e fuga adesso si stanno rimangiando quanto hanno detto», ha dichiarato. Nel contempo, TurkStat ha evidenziato che la forza lavoro turca è cresciuta di un milione di unità nell'ultimo anno, passando da quota 24,84 a oltre 25,9 milioni. Il ministro del Commercio Estero Zafer Caðlayan può dichiararsi soddisfatto, ma sottolinea: «Accanto allo sviluppo dell'economia turca, l'aumento delle nostre esportazioni nel periodo gennaio-maggio 2010 ha giocato un ruolo particolare nel calo del tasso di disoccupazione». E aggiunge: «Per ridurre ancora questo tasso, dovrà continuare la crescita sostenibile delle nostre esportazioni». Intanto gli economisti incrociano le dita: il Campionato del Mondo di basket, iniziato il 28 agosto e che si concluderà il 12 settembre prossimo, viene visto come un'ulteriore vetrina, e un momento di ulteriore crescita per l'economia di Ankara. A sostenerlo è la federazione nazionale di basket. Si attendono 100.000 tifosi per le 24 squadre che si affronteranno, e le stime parlano di un indotto, che il Mondiale dovrebbe generare, pari a circa 160 milioni di euro. I primi dati concreti lasciano ben sperare: l'80% dei biglietti sono già stati venduti, quindi almeno 200 mila persone assisteranno alle partite e si stima un incasso di almeno 8 milioni di euro, più 15 milioni di incassi dall'indotto che sarà generato dai turisti. Le sponsorizzazioni peseranno per 5 milioni. La Turchia ha investito circa 95 milioni per organizzare l'evento, 80 dei quali per allestire impianti all'avanguardia. (Fonte Italia Oggi – 30.08.2010).
·       Continua la privatizzazione del settore elettrico in Turchia - Il vice presidente dell’Amministrazione per le Privatizzazioni (Oib), Ahmet Aksu, ha recentemente annunciato che il processo di privatizzazione degli impianti di produzione di energia elettrica (a carbone e idroelettrica) proseguirà tramite vendita del patrimonio, di titoli azionari oppure trasferimento dei diritti di gestione.La Oib ha elaborato tre portafogli contenenti differenti tipologie di impianti: le centrali a carbone (3 impianti), le centrali a carbone e idroelettriche (2) e le centrali idroelettriche (4). Le centrali a carbone coinvolte sono la Hamitabat (1,120 MW) a Kirklareli, la centrale di Soma (1,034MW) nella provincia di Manisa, la centrale di Çan (320 MW) nella provincia di Çanakkale e la centrale di Seytomer (600MW) nella provincia di Kütahya. Il vice presidente Aksu ha altresì reso noto che la Oib sta tentando, tramite negoziati con il ministero dell’Energia, di trasferire agli investitori stranieri interessati anche il terreno dove sorgono le centrali a carbone insieme agli impianti veri e propri con modifiche legislative pertinenti. “Aspetteremo le modifiche legislative necessarie per la privatizzazione degli impianti a lignite, ma velocizzeremo le vendite che non richiedono modifiche legislative”.La notizia delle modifiche legislative è stata criticata dal rappresentante di Izmir della Camera degli ingegneri elettrici (Emo), Abdullah Þavkli: “La privatizzazione delle centrali a carbone provocherà un aumento del prezzo dell’elettricità e pratiche arbitrarie. Queste pratiche sembrano utili solo agli investitori stranieri interessati. La Emo è contraria a tutte le privatizzazioni”. Anche il sindaco della Municipalità di Çankaya, Bulent Tanik, ha recentemente reso nota la propria contrarietà alla privatizzazione della rete di Baþkent Doðalgaz. La municipalità di Çankaya non avrà nessun beneficio particolare dalla vendita, ha ricordato Tanik. La maggior parte dei proventi andrà al Tesoro, alla <BotaÞ> e al ripianamento dei debiti.   
·       Il gruppo <Aðaoðlu>, nuovo attore del settore energia in Turchia, ha investito in un impianto eolico che fornirà corrente elettrica a 130.000 persone - Il gruppo <Aðaoðlu>, con interessi ed investimenti nel settore della produzione di energia eolica, sta per lanciare un impianto eolico del valore di circa 100 milioni di euro a Bandirma, nella provincia nord-occidentale di Balikesir. L’impianto eolico a Bandirma (denominato Þah), che produrrà 94 megawatt (MW) di potenza, fornirà elettricità a 130.000 abitanti di Bandirma. Secondo quanto dichiarato dal presidente Ali Aðaoðlu, l’impianto in questione, che sarà operativo per il prossimo mese di dicembre, produrrà il 10% dell’energia eolica prodotta nel Paese. Il presidente ha inoltre espresso con la stampa l’auspicio che il gruppo diventi nell’arco dei prossimi 5 anni una delle 10 più importanti società di produzione di energia elettrica del settore privato turco. Il gruppo punta infatti a un portafoglio di produzione di elettricità dell’ordine di 1000 MW di potenza (attualmente il gruppo <Aðaoðlu> produce 650 MW). “Anche se il Paese possiede un potenziale di produzione di energia eolica pari a 40.000 MW circa, al momento la potenza installata non supera i 1000 MW” afferma Ali Neyzi, rappresentante della Vestas (nota società multinazionale di produzione di impianti eolici nel mondo) per la Turchia e il Medio Oriente, che fornirà le turbine all’impianto di Þah.
·       La privatizzazione della rete di distribuzione del gas IGDAÞ di Istanbul attira l’interesse di grandi gruppi nazionali e internazionali - La rete <IgdaÞ>, il principale fornitore di gas di Istanbul con circa 4,2 milioni di utenti e 4 miliardi di metri cubi di forniture gas all’anno, ha una dimensione equivalente al doppio della rete di Baþkent Doðalgaz di Ankara (acquisita all’80% dalla Mmeka, nel corso di una gara aggiudicata lo scorso agosto per 1,2 miliardi di dollari). Secondo indiscrezioni rese note da un quotidiano turco, una ventina di grandi gruppi turchi e stranieri avrebbero già manifestato un interesse nella privatizzazione della rete. La data della gara per la vendita della rete di <IgdaÞ> potrebbe essere annunciata a breve. I proventi della vendita andranno nelle casse della municipalità e verranno investiti nella costruzione di linee di metropolitana e in altre infrastrutture. Il profitti di <IgdaÞ, che impiega 2.176 persone, sono stati pari, nel 2009, a 1.4 miliardi di euro.
 
INDICATORI MACROECONOMICI
·        Crescita del Pil. Nel 2008 la crescita del PIL è stata dell’1.1%. Iniziato con un preoccupante calo pari al 14.5% nel primo trimestre, il 2009 è andato a migliorare nei trimestri successivi (-7.7% nel secondo trimestre e -2.9% nel terzo), fino a mostrare, nel corso dell’ultimo trimestre, una netta inversione di tendenza, con l’economia turca che è tornata a crescere del 6%. I dati finali indicano quindi per l’intero 2009 un calo dell’economia al -4.7%. Nei primi tre mesi del 2010 la crescita economica turca ha fatto registrare un +11.7%, rispetto allo stesso periodo del 2009.
·        Inflazione annua: La forte contrazione dell’attività economica ha determinato nel 2009 un calo sensibile dell’inflazione anche in Turchia, attestasi a fine anno al 6.25%. L’aumento delle imposte sulle sigarette e sulla benzina ha poi fatto lievitare il tasso di inflazione per tutti i mesi successivi fino a raggiungere il 10,2% nell’aprile 2010. Dal mese di maggio l’inflazione è stata di nuovo in calo (9,1%), una tendenza confermata a fine giugno (8,37%) e a fine luglio (7,58%).
·        Interscambio con l’Italia nel 2009 e nei primi mesi del 2010: Nonostante la grave crisi congiunturale, nel 2009 l'Italia si è attestata al quarto posto nella graduatoria dei Paesi partner commerciali della Turchia, con un interscambio di 13,6 miliardi di dollari (-27.7% rispetto al 2008), derivanti da esportazioni per 7.7 miliardi di dollari (-30.4%) ed importazioni per 5.9 miliardi di dollari (-24.6%). Sempre nel 2009 l'Italia si è confermata quinto Paese fornitore, preceduta da Russia, Germania, Cina e Stati Uniti, con una quota di mercato sul totale delle importazioni turche dal mondo pari al 5.5%, mentre è stata il quarto mercato di sbocco delle merci turche (dopo Germania, Francia e Regno Unito). L’Italia si è collocata al quinto posto anche nella graduatoria dei principali Paesi investitori, con 291 milioni di dollari (in crescita del 16.9% rispetto al 2008) ed una quota del 3.8% sul totale degli investimenti esteri giunti in Turchia nel 2009. Nel periodo gennaio-giugno 2010 l'Italia si posiziona al quarto posto nella graduatoria dei Paesi partner commerciali con un interscambio di 8 miliardi di dollari ed un saldo attivo di 1.4 miliardi di dollari (l'export nazionale è stato pari a 4.7 miliardi di dollari, mentre le importazioni sono ammontate a 3.3 miliardi di dollari). La quota di mercato dell'Italia, sul totale importato dalla Turchia dal mondo, è pari al 5.6% in lieve aumento rispetto ai mesi precedenti e soprattutto agli ultimi 2/3 anni.
 
BORSA DI ISTANBUL
Borsa di Istanbul (IMBK-100): 59345 punti al 30.08.2010
 
 
CAMBIO al 30.08.2010
1 Euro = 1.881
1 USD = 1.480
 
 
A cura di:   Patrizia Falcinelli                    Capo dell’Ufficio Economico e Commerciale
                                                    dell’Ambasciata d’Italia ad Ankara
 
 
Roberto Luongo    Direttore dell’Ufficio Ice di Istanbul
 
Redazione: Andrea Perugini            Addetto economico e commerciale
     Ufficio Economico e Commerciale

                           Ambasciata d’Italia ad Ankara

 

 
 

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