Archeo![]()
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Invitation
au voyage, direbbe il buon Paolo Monelli.
E perché no! Forse non abbiamo l’animo romantico di questo grande giornalista
ma ugualmente facciamo come lui. Balziamo fuori dal cerchio di immobilità e
proiettiamo la nostra anima impigrita in un altro sistema di onde dove l’attimo
sia più denso ed il giorno più rapido e snello. Ecco, Monelli avrebbe parlato
proprio così!
Vi presentiamo Efeso come la presentò a Paolo di Tarso il buon Dio, di mattina
quando il sole non è alto e non fa molto caldo. Ancora angosciati dal racconto
che vi avranno fatto sul combattimento tra cammelli che ritiene a Selçuc, la
città di Artemide vi verrà incontro avvolta ancora nella nebbia che annuncia
una giornata afosa. Il suonatore di piffero intonerà allora la sua voce
monotona mentre una ragazza gentile – che parla lentamente italiano ed è
socia di un comitato per la fratellanza italo turca – farà gli onori di casa
e vi spiegherà come Efeso fosse stata definita, già in epoca antica, una delle
meraviglie del mondo. Ed è’ sempre la ragazza a fornire i dettagli sulle
cicogne, che nidificano sui pilastri di un antico acquedotto, e sui romani
soprattutto. Già,i romani.
I discendenti di Enea, di quei sopravvissuti alla furia di Achille che erano
scappati dall’Egeo, pare che avessero ereditato Efeso da Attalo. E qui –
sospira la ragazza (la chiameremo Sema) – c’è tutta una storia legata a
Lisimaco e alla moglie Arsinoe. Di certo i romani consideravano la città di
Efeso un gioiello dell’Impero; talmente florida, per via degli scambi
commerciali, che sotto Adriano era considerata la più importante metropoli dell’Asiam
subito dopo Alessandria ed Antiochia. Lo testimoniavano del resto i 250 mila
abitanti che avevano fatto di Efeso il loro centro di affari commerciali. E come
poteva essere altrimenti, del resto, se si pensa che Adriano – e prima di lui
gli imperatori Claudio, Nerone, Vespasiano e Traiano – abbellirono la città
di tanti edifici che Roma allora ne fu quasi invidiosa.
Fondata dalle Amazzoni, Efeso non può essere descritta in poiche righe. Occorre
visitarla dopo un buon ripasso di storia, utile vademecum per comprendere
appieno la cultura e quindi l’arte. Un dato di cronaca soltanto: il tempio di
Artemide – vero e proprio gioiello di architettura ionica – fu incendiato da
un pazzo, la notte in cui nacque Alessandro Magno. A realizzare l’opera –
lunga 325 piedi e larga 220 – era stato Chersifrone, un architetto per qui
tempi all’avanguardia. Facciamo conto, il Renzo Piano dei nostri giorni. Poi
ad arricchire il tempio erano stati chiamati gli artisti più famosi, da Fidia a
Policleto, da Prassitele a Mirone, da Filippo a Parrasio,da Efranone a Zeusi e
ad Apelle.
Fin qui il ripasso alla Bignami.
Poco prima di raggiungere il sito archeologico (un consiglio: è preferibile
visitare gli scavi quando la luce del giorno non sia eccessivamente forte), non
va trascurata la "Grotta dei sette dormienti", sul lato nord-orientale
del Panayir Dagi. Secondo una leggenda sette giovani cristiani – per sfuggire
alle persecuzioni – si ritirarono in questa grotta e, dopo che i soldati dell’imperatore
Decio ne ebbero murata l’entrata, caddero in un sonno profondo. Due secoli
dopo un terremoto distrusse la parete d’ingresso, svegliando i ragazzi che
tornarono in città.
Sono questi racconti che arricchiscono il viaggio. E’ come sentirsi aprire
lentamente le saracinesche del cuore, è come vedersi un poco padroni di uno
spazio proporzionato e adatto ad uno spirito insoddisfatto. Gli angoli di Efeso
meritano tutti l’attenzione; come le raccomandazioni dei potenti. Ma sono
tanti: c’è il ginnasio di Vedius, ad esempio. E c’è lo stadio, c’è il
ninfeo; e poi il teatro, la via sacra, l’agorà, il tempio di Adriano, la
biblioteca di Celso, la fontana di Traiano. E’ lo spettacolo che, davanti ai
nostri occhi, si fa solenne. Tutt’intorno si sente solo il richiamo di un
ultimo venditore d’acqua ("ei su, ei su", acqua buona) che,
con quel suo bariletto appiattito sulle spalle, invita ad un assaggio per nulla
rassicurante. Niente paura: le incivili dissenterie ed i filtri di Pasteur sono
un ricorso ormai lontano dei sultani. Il colore d’oriente, per chi non lo
sapesse, è fatto anche di una fresca minerale.(Veronica Incagliati)
12.09.2007
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