Archeo

Monte Ararat
Un mistero affascinante che insegue l’uomo da almeno tre millenni. Le foto degli "U2"

 

Monte AraratNemmeno la più sofisticata tecnica dei satelliti – quelli in grado di fotografare una targa automobilistica o di registrare minime variazioni di temperatura da altezze impraticabili – riesce a far luce sul segreto del monte Ararat. Quella massa sepolta nel ghiaccio, in una zona inaccessibile, potrebbe essere l’Arca con cui Noè salvò la vita umana ed animale dal Diluvio universale. Ma potrebbe essere una insolita formazione rocciosa. E così il mistero rimane. Un mistero affascinante che insegue l’uomo da almeno tre millenni ma che sembra destinato a rimanere tale. A fine novembre del ’97, per esempio, la Cia decise di togliere il segreto sulle foto scattate dagli "U2", gli aerei superleggeri e di alta quota che gli americani mandavano a sorvolare l’Unione Sovietica negli anni della "guerra fredda". Per ora, invece, rimangono coperte da segreto le riprese ad alta risoluzione fatte da telecamere dei satelliti spia.

Sul Monte Ararat si concentra fin dall’antichità l’attesa della Prova. Tra mistero, leggenda e misticismo

La prima foto del mistero dell’Ararat risale al 17 giugno 1949, scattata da un "U2" di ritorno dal solito volo di spionaggio. Interessato come tutti al mistero, il governo americano fece riprendere decine e decine di immagini, ora "declassificate". Ma la stessa Cia – che per anni le ha fatte studiare dai suoi migliori analisti – raffredda gli entusiasmi. Nessuno può trarne conclusioni certe, anche se Dino Brugnoni – specialista in analisi fotografiche della Cia, ora in pensione – ha dichiarato alla "Washington Post" che la massa misteriosa "è stata misurata e le sue dimensioni sono diverse da quelle indicate dalla Bibbia. Se non fosse per le misure – aggiunge però – si potrebbe anche pensare ad una nave sotto il ghiaccio". Ma può, una nave di legno, conservarsi per oltre 4.500 anni in un ghiacciaio in movimento? Sembra una ipotesi piuttosto audace. Ma l’audacia, appunto, è da sempre il condimento migliore per quegli spiriti romantici che credono al di là della mancanza di prove documentali: e l’Arca, il Diluvio, da sempre alimentano una leggenda affasciante. A volte un desiderio, più che un mito. La Bibbia, nella Genesi, racconta che a Noè, decimo patriarca e "uomo giusto", fu ordinato da Dio di costruire un’Arca per salvarsi dal Diluvia universale che avrebbe punito la generale corruzione in cui era sprofondata l’umanità.
Sull’Arca, Noè sale con i tre figli, le nuore ed una coppia di ogni specie di animale. Dopo 40 giorni, l’Arca si arena sul monte Ararat, in Turchia. La colomba torna col ramoscello d’ulivo, la vita riprende sulla terra, l’arcobaleno segna l’alleanza tra Dio e uomo, che garantisce il non ripetersi del diluvio. Nel racconto biblico, l’Arca è descritta come un grande cassone di giunchi intrecciati, lungo 300 cubiti (ogni cubito equivale a poco più di mezzo metro) largo 50 ed alto 30. Il mito del diluvio compare tuttavia in altre civiltà. Nel poema di Gilgamesh (terzo millennio a.C.), l’eroe Utnapishtim, consigliato da Ea, si salva costruendo una nave che, dopo sei giorni e sei notti, finisce sul monte Nisir. Nella Grecia classica, Deucalione e Pirra, dopo un diluvio, ripopolano il mondo gettando sassolini alle spalle. In India, il pescatore Manu si salva su una barca trascinata da un pesce. Nell’America degli indiani, il sopravvissuto al diluvio fa scendere in acqua un topo muschiato che porta in superficie granelli di sabbia con cui si formano le isole e le nuove terre.
Un mito diffuso universalmente: e, proprio per questo, non pochi studiosi suppongono l’esistenza, dietro al racconto "Diluvio universale", di un cataclisma realmente avvenuto. E sul monte Ararat – con la sua cima più alta a 5.123 metri ed il piccolo Ararat a 3.925 metri, divisi dalla sella Surdar Bulag (2.540 metri), con le sue nevi permanenti fino a 4.100 metri, il suo clima asciutto ed arido, la sua inaccessibilità – si concentra fin dall’antichità l’attesa della prova. Nel 275 avanti Cristo il babilonese Berossus riporta la leggenda secondo cui il relitto dell’Arca si trova sull’Ararat. Nel primo secolo dopo Cristo ne parla Flavio Giuseppe, nel tredicesimo secolo la leggenda viene ripresa da Marco Polo. Nel 1916 lo Zar di Russia, Nicola II, manda una spedizione sull’Ararat, inutilmente. Una leggenda medioevale narra di 10.000 soldati romani che, convertiti al cristianesimo sotto Antonino Pio (138-161 d.C), si erano ritirati sull’Ararat a vita ascetica e furono tutti crocifissi. Ararat monte d’elezione, quindi: di mito, leggenda e misticismo. E – come forse giusto – l’Ararat difende il suo mistero, nel silenzio delle sue navi millenarie.

PIRI RE' IS, 
CARTOGRAFO DEI SULTANI
LA PIU' ANTICA TOMBA 
CON RESTI DI SACRIFICI UMANI
Il Palazzo 
perduto

L'arca di Noè

Museo Archeologico 
di Antalya
La città di
 Artemide
La Turchia
 in Sicilia