Archeo![]()
E’il
momento delle grandi scoperte archeologiche: a Gerusalemme, ad Aqaba, ad
Istanbul. In particolare ad Istanbul dove, grazie agli studi del professor Alpay
Pasinli e della sua equipe, è stato possibile portare alla luce nel luglio
scorso i resti del leggendario "palazzo degli imperatori bizantini".
In quello che viene definito (n.d.r: assieme ai sepolcri, nel lago Simenit,
delle antiche Amazzoni) il più interessante ritrovamento archeologico della
Repubblica turca, i ricercatori hanno rinvenuto una galleria sotterranea che si
snoda sotto il museo di Santa Sophia, già chiesa bizantina poi trasformata in
moschea dopo la conquista di Costantinopoli nel 1453 da parte del sultano Mehmet
II.
Secondo gli archeologi la galleria sarebbe l’ala destinata agli archivi di un vastissimo complesso edilizio voluto dall’imperatore Costantino e continuato dai suoi successori. Qualcosa come 100 mila metri quadrati che si estendevano dall’attuale piazza di Sultanhamet fino al Mar di Marmara. Il tunnel, un tempo accesso ad una prigione, è costituito da piccole sale con il soffitto a volta, affrescate con soffitti floreali che risalgono al sesto secolo.
Non si può comunque avere un’idea esatta della magnificenza del palazzo degli imperatori se non si spiega cosa avesse rappresentato per Costantino la creazione della nuova capitale dell’impero, la "nuova Roma", voluta nel posto dove dieci secoli addietro i progettisti avevano edificato Bisanzio, ribattezzata in seguito Augusta Antonina da Settimio Severo. La fondazione di Costantinopoli porta la data del 26 novembre 326. Il nome alla città non muterà fino al 1929. In quanto all’Impero romano d’Oriente, esso sfidò il tempo. Pensate quindi quanto c’è ancora da scoprire, cosa c’è sotto. Ogni nuovo scavo fa affiorare tesori inestimabili, quanti infatti ne possedeva la città suddivisa in quattordici quartieri secondo il progetto iniziale. Scrive Gerhard Herm, storico, nel suo saggio sui Bizantini: "Un cantiere di tali dimensioni non s’era più visto da quando Nerone aveva ridotto in cenere l’antica capitale (n.d.r: Roma). I lavori dovettero essere portati a termine in tempi brevi". Per far questo migliaia e migliaia di persone, prelevate dai villaggi dell’Oriente, furono deportate nella nuova Roma. "E la plebe venne. A scavare fondamenta, a delirare all’ippodromo, a morire nelle cave di pietra. Era un’orda selvaggia di nullatenenti, di gente senza diritto, destinata a lavorare nelle miniere d’oro…". Per abbellire la città si fece ricorso ai mezzi più sbrigativi. Si cercarono opere d’arte in tutto l’impero senza guardare se il mondo antico veniva privato delle sue statue più preziose e più belle. Ma questo a Costantino non interessava.
Per undici anni, dalla sua fondazione alla morte dell’imperatore,
la città fu un immenso cantiere. Poi venne Teodosio, e fu tutto uno splendore
di oro e di porfido; di gallerie, di impianti balneari, di fori, di archi di
trionfo. Ma l’apogeo – riporta ancora Gerhard Heerm – fu il cosiddetto
"Cremino di Costantinopoli", vera e propria città con palazzi,
caserme, uffici burocratici, cortili con fontane, sale da pranzo e di
ricevimento. "Attraverso la Chalke (edificio di rame a cupola) si metteva
piede nell’area ufficiale, dove avevano luogo le cerimonie e le sedute. Lì si
trovavano anche le cappelle. Quindi si giungeva al <triclinium>, una sala
da banchetti capace di 300 posti, e alla <Daphne>, residenza dell’imperatore,
che doveva il nome alla statua di una ninfa, importata da Roma, e che era
collegata all’ippodromo con una galleria coperta. Soltanto allora il
mastodontico complesso architettonico mostrava il cuore: il Palazzo sacro con un
susseguirsi di spazi sfarzosi e la dimora privata dell’imperatore".
Purtroppo quando Mehmet II fece il suo trionfale ingresso a Costantinopoli nel
maggio di quel 1453, il Cremino della città imperiale era già ridotto ad un
ammasso di rovine. Il sultano citò allora i versi del poeta persiano Firdausi:
"Il ragno nel palazzo tesse la ragnatela e la civetta grida sulle torri.
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