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<TURCHIA
OGGI> - A PARTE LA DOCUMENTAZIONE DELL'AMBASCIATA DI ITALIA AD
ANKARA E DELL'ICE DI ISTANBUL - SI AVVALE PER LE NOTIZIE E GLI
ARTICOLI RIPORTATI SUL SUO WEB, E NATURALMENTE RELATIVE ALLA TURCHIA,
DELLE NEWS
GIA' APPARSE IN ALTRI SITI O GIA' PUBBLICATE SU QUOTIDIANI E
RIVISTE. NON FA ALTRO CHE ASSEMBLARLE, NELLA CONVINZIONE CHE SIANO
DI MAGGIORE UTILITA' PER QUANTI HANNO UN QUALCHE INTERESSE PER
QUESTO PAESE. <TURCHIA OGGI>, AD
OGNI MODO, E' SEMPRE A VOSTRA DISPOSIZIONE.
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TURISMO/AMBIENTE
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UNO STRETTO PERICOLOSISSIMO
I DATI VTS
BOSFORO SOTTO OSSERVAZIONE PER L'ALTA
FREQUENZA DEL TRAFFICO DA PARTE DEL DIRETTORATO
SICUREZZA COSTIERA DEL MINISTERO DEI TRASPORTI TURCO
Secondo
informazioni fornite dal bollettino "The Vessel Traffic Service
(VTS)" del Direttorato Sicurezza Costiera del ministero dei
Trasporti turco, 54.750 navi -di cui 9.581 petroliere (il 17.5%)-
hanno attraversato lo scorso anno lo Stretto del Bosforo. Ciò fa
del tratto che costeggia Istanbul la seconda rotta più trafficata
al mondo dopo lo Stretto di Malacca, dove transitano oltre 100 mila
navi all'anno, ma a larga distanza da Suez (13.552 navi l'anno) e
Panama (12.755 navi l'anno). Il Bosforo, che in alcuni punti è
largo meno di 700 metri, è ritenuto dai comandanti fra i più
pericolosi -se non il più pericoloso tratto marittimo al mondo-
perché vi sono forti correnti, in inverno la nebbia è spesso
troppo fitta e vi sono 12 curve strette e difficili da navigare. In
media in un anno vi sono oltre 140 incidenti a vario titolo nel
Bosforo, anche se la popolazione di Istanbul ricorda con maggior
timore quelli del 1979,1994 e 1999 dove vi furono seri rischi per la
sicurezza ambientale dovuti al trasporto di petrolio e prodotti
chimici. Proprio il trasporto petrolifero (3 milioni di barili al
giorno in media) è quello che incute maggiore paura fra gli esperti
e i tecnici locali, perché nonostante l'apertura dell'oleodotto
Baku-Tblisi-Ceyhan che collega l'Azerbaijan alla Turchia attraverso
la Georgia trasportando un milione di barili al giorno, il traffico
attraverso il Bosforo delle gigantesche "oil tankers" non
sembra affatto diminuire. (Ice
Istanbul)
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ROTTE
ROMANEE
DIVERSIFICATE
LA
SCOPERTA RESTI
FOSSILIZZATI DI PESCE GATTO
(CLARIAS GARIEPINUS) PROVENIENTE DALL'EGITTO PROVANO
L'ESISTENZA DI UN VASTO MOVIMENTO COMMERCIALE
Resti
fossilizzati di un pasto a base di pesce hanno rivelato una rotta
commerciale romana fino ad oggi sconosciuta.
Analisi genetiche dimostrano che un pesce gatto di 1400 anni or
sono, dissotterrato in un’antica città turca, probabilmente
proveniva dall’Egitto.
I fossili sono stati trovati tra le rovine sulla cima delle montagne
a Sagalassos, 110 chilometri nell’entroterra dalla costa
mediterranea turca. Il pesce gatto (Clarias Gariepinus) non
è presente in questa regione.
Nel 600 d.C. Sagalassos era un centro greco-romano per cultura,
agricoltura ed esportazioni.
“Il pesce-gatto era probabilmente una raffinatezza gastronomica
per aristocratici” ha dichiarato il direttore dello scavo Mark
Waelkens dell’Università Cattolica di Leuven, Belgio.
Il pesce aggiunge nuove evidenze che Sagalassos avesse collegamenti
con la regione più estrema dell’impero Romano; le sue ceramiche,
ad esempio, sono state trovate anche nell’Africa nord orientale.
E’interessante che le relazioni commerciali si svolgessero su
questo versante, sostiene Stephen Mitchell, che studia storia antica
all’Università di Exeter. Dal 500 d.C. in avanti, la città soffrì
terremoti, recessione economica, calamità ed invasioni. Prove
dell’importazione del pesce, egli dice “implicano un alto
livello di organizzazione in prossimità della fine della città”.
Il gruppo di Waelkens ha rinvenuto i resti del pesce tra ammassi di
rifiuti della cucina. La presenza di pinne, ma non di teste, è
stato il primo indizio che provenissero da lontano. Il genetico
ittico Filip Volckaert, Università di Leuven ha dichiarato: “Gli
egiziani probabilmente aprivano il ventre, prelevavano le interiora,
eliminavano le teste, li trattavano con il sale o li asciugavano, e
quindi li imbarcavano sui bastimenti”. L’essiccazione al sole
potrebbe anche aver contribuito al mantenimento del DNA dei pesci.
I ricercatori hanno analizzato il DNA mitocondriale di sei delle
pinne pettorali. Questo materiale genetico cambia poco con il
passare del tempo. Lo hanno paragonato ai moderni specimen
provenienti da Turchia, Siria, Israele, Mali, Egitto e Senegal.
I campioni di Sagalassos coincidono con quelli del pesce gatto del
giorno presente, provenienti dal fiume Nilo. (www.nature.com)
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