Storia

 

La società operaia

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UN’OPERA DI INDIRIZZO SOLIDARISTICO
ISPIRATA AL PENSIERO POLITICO DI MAZZINI
CHE VIDE IL SULTANO PER NULLA INDIFFERENTE.
L’AZIONE SVOLTA DALLA SOCIETA’
DI COSTANTINOPOLI

La presenza degli italiani al di là dei Dardanelli risale all’epoca dell’impero d’Oriente ma naturalmente era Costantinopoli quella che contava la più forte componente di cittadini di etnia soprattutto genovese e veneziana. E’ più tardi comunque, con la sconfitta dei bizantini da parte dei Turchi, che la colonia italiana (ce n’è traccia già sotto i Selgiuchidi) diventa il primo e più consistente raggruppamento straniero in terra anatolica. Tale raggruppamento, ai primi dell’800, è talmente ben radicato nel sistema politico ottomano da potersi affermare che anche questi sudditi – pur privi di passaporto e di cittadinanza – facevano parte integrante dell’Impero. I più erano i diretti discendenti degli antichi genovesi, i cosiddetti Peroti, vera e propria colonia latina di Costantinopoli, dove per latini, si intendevano le varie etnie di religione cristiano cattoliche. Abitavano di preferenza nel quartiere di Pera, presso l’antica torre di Galata edificata in epoca remota dagli stessi genovesi. Questo fino ai primi del XIX secolo. Come è noto, il fallimento dei moti del 1820-21 – considerati da alcuni storici come la rivolta costituzionale di Genova – aveva provocato una dura reazione per cui gli insorti, dovendo sfuggire alle persecuzioni ,avevano pensato bene di riparare presso quegli Stati che, se non proprio favorevoli al vento della rivoluzione, non erano certo indifferenti come la Sublime Porta alla destabilizzazione di governi confinanti. Di qui una delle più massicce emigrazioni di italiani in Turchia. Molti di costoro vennero impiegati nell’amministrazione dello Stato, nella sanità e nell’esercito. E ancora di più lo furono quando la tempesta rivoluzionaria, a seguito dei fatti del 1848, determinò un afflusso senza precedenti di profughi provenienti da Italia, Polonia ed Ungheria che tutti insieme poi contribuirono notevolmente al processo evolutivo di quel Paese. Del resto se gli esuli del 1820-21 avevano potuto far comprendere al Sultano, ma solo in parte, quale vantaggio questi poteva trarre dalla loro presenza, è un fatto che la nuova e più numerosa ondata di rifugiati politici – approfittando dell’atmosfera favorevole di alcuni riformatori ottomani che volevano scuotere dall’apatia il vecchio sistema – diede maggiore impulso al movimento innovativo. A distinguersi furono ancora una volta gli esuli italiani, moltissimi dei quali semplici operai, che affluiti per l’appunto in Turchia dopo il 1848, seppero propagandare molto bene le idee riformiste definite genericamente "Tanzimat".

Tra le tante attività che gli italiani intrapresero con successo a Costantinopoli, non va dimenticata la fondazione della "Società Operaia di Mutuo Soccorso". Fu costituita da 41 rifugiati, tutti operai, il 17 maggio 1863. L’occasione fu una assemblea tenutasi un paio di mesi prima per festeggiare l’onomastico di Giuseppe Garibaldi. Anzi ad essere eletto presidente fu proprio l’"Eroe dei Due Mondi" che in più occasioni si era trovato a Costantinopoli tra gli emigranti italiani e che da allora avrebbe mantenuto stretti i suoi contatti con il Sodalizio. Al compagno di esilio, Giuseppe Mazzini, fu invece offerta la presidenza onoraria che il genovese accettò volentieri inviando a tale proposito una sua lettera di adesione.

Tale opera di indirizzo solidaristico, ispirata al pensiero politico di Mazzini, vide il Sultano tutt’altro che indifferente allorché si trattò di fornire asilo politico ad attivisti rivoluzionari. D’altra parte il successo dell’"Operaia" fu dato dal fatto che le autorità turche non si opposero alla sua costituzione ma anzi se permisero la sopravvivenza e la sua crescita visto e considerato che questo focolaio di esuli e di cospiratori poteva essere di disturbo all’Austria, a tutto vantaggio quindi dell’Impero ottomano ormai al suo tramonto.

In quanto alla locale tradizione islamica, anche l’uomo della strada – che vedeva nelle Corporazioni e Confraternite religiose, tipiche delle Opere Pie Musulmane (in turco <wakiflar>) un suo punto di sintesi – accettò tale associazione senza riserve riscontrando in essa affinità di intenti seppure nella diversità statutaria.

Lo spirito che l’animava inizialmente fu democratico, liberale e mutualistico; ma anche classista giacché ammetteva soltanto operai; più garibaldino che mazziniano perché il messaggio sociale del fondatore della "Giovane Italia" era poco comprensibile alla massa. Quello di Garibaldi, al contrario, era più immediato e conosciuto, senz’altro più pragmatico. Non a caso il capo delle "camicie rosse" seppe distinguersi a favore delle popolazioni ottomane che erano state colpite da calamità, senza distinzione di razza e di credo religioso. In ambito culturale non va dimenticato poi che la Società si fece promotrice della prima scuola laica straniera ed italiana che di lì a poco sarebbe stata frequentata da molti studenti di origine turca; ne va sottaciuto infine l’impulso che gli esuli italiani e le altre istituzioni ivi residenti diedero al rinnovamento politico-culturale del Paese. Come riferisce Angiolo Mori, considerato lo storico per eccellenza degli italiani in Levante, "proprio questa opera oscura, da nessuno messa in rilievo perché non identificabile con manifestazioni esteriormente molto visibili, sempre, comunque sottaciuta, svalutata o messa in ombra dagli storici, travagliata da delusioni, da scoraggiamenti e umiliazioni, ma appunto per questo, degna di ammirazione e rispetto, fu determinante nel creare una nuova atmosfera la cui influenza fu avvertita dagli uomini illuminati della Turchia, fautori delle riforme indispensabili per far risorgere, in seguito, dalle ceneri dell’Impero ottomano, la Turchia moderna".

Il contributo degli italiani alle riforme del XIX secolo, contrariamente a quello di altri europei, parte da molto lontano, con una funzione di apripista, coadiuvando a dissodare il terreno culturale e fungendo inoltre da incollante, tra realtà e aspirazioni locali, per più incisivi ed innovativi apporti di marca occidentale. Se per contributo si intende una sommatoria di azioni e comportamenti di singoli o di piccoli gruppi di italiani, è ragionevole individuare qualche merito anche nell’azione svolta dalla "Società Operaia Italia" di Costantinopoli. Essa è ancor oggi operante in Istanbul, pur se in forma ridotta, comunque consapevole del diverso ruolo che ha assunto, identificabile nella testimonianza storica che rappresenta e per questo fortemente decisa a sopravvivere.

 

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