P E R L E

Una nuova rubrica curata dalla Dott.ssa Elisa Petitta, che ci presenterà di volta in volta commenti e riflessioni su opere e artisti diversi, argomenti ed eventi culturali, concernenti la Turchia e il Levante.

I brani letterari, le opere d’arte, le partiture musicali, le fotografie e i fotogrammi, proposti dalla Dott.ssa Petitta, avranno lo scopo di incuriosire il lettore e di trasformarlo in un “pescatore” di quelle “perle” meravigliose che ancora vivono nel “mare” della cultura turca e levantina, tra passato e presente, tra modernità e tradizione.

 

 

 

 

DISEGNARE FIABE

 

 

44 FIABE TURCHE illustrate da WILLY POGANY

 

LE MILLE E UNA NOTTE illustrate da DUILIO CAMBELLOTTI

 

LA BELLA ADDORMENTATA e CENERENTOLA illustrate da ARTHUR RACHAM

 

 

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Una mostra che merita di essere visitata per l’ originalità delle opere e la storia personale degli autori, una coppia di artisti italiani uniti per la vita e per l’arte.

I quadri di Fausto Zonaro (Masi prov.di Padova 1854 – San Remo 1929) e le fotografie di Elisa Pante (Santo Stefano Comelico prov.di Belluno 1863 – Firenze 1945) saranno esposti per un mese al Complesso Monumentale San Paolo di Monselice (Padova).

La mostra e il catalogo ricostruiscono le loro vicende biografiche tra Italia e Turchia, ma soprattutto ne fanno risaltare il talento e la modernità, ancora non sufficientemente conosciuti e apprezzati.

 

DA VENEZIA A ISTANBUL

FAUSTO ED ELISA ZONARO
DUE ARTISTI VENETI

ALLA CORTE DEL SULTANO

FAUSTO ZONARO NEL SUO ATELIER

A COSTANTINOPOLI

IN COMPAGNIA DEI SUOI FIGLI

Fotografia di Elisa Pante Zonaro

DAL 24 APRILE AL 23 MAGGIO 2010

MONSELICE (PADOVA)
COMPLESSO MONUMENTALE

SAN PAOLO

CURATORE DELLA MOSTRA

Manlio Gaddi  (Fond’Arte Tono Zancanaro)
AUTORI DEL CATALOGO

Chiara Costa e Carlo Dal Pino (Università di Padova - Dipartimento Arti e Spettacolo)

Pierpaolo Luderin (Università di Venezia - Dipartimento di Storia delle Arti e Conservazione dei Beni Artistici)

SEDE DELLA MOSTRA

COMPLESSO MONUMENTALE SAN PAOLO

INDIRIZZO Via 28 Aprile 1945 – 35043 Monselice (PD)
TELEFONO
0429783026

ORARIO tutti i giorni compreso festivi 9.30/12.00 - 15.00/19.00 – lunedì chiuso

INGRESSO  € 2,00

VISITE GUIDATE martedì mattina- giovedì pomeriggio- sabato pomeriggio (altri giorni e orari su prenotazione telefonando al numero 0429767100) 
PATROCINIO

COMUNE DI MONSELICE - SINDACO Francesco Lunghi - ASSESSORE ALLA CULTURA Gianni Mamprin

UFFICIO CULTURA
INDIRIZZO Piazza San Marco 1 - 35043 Monselice (PD)

TELEFONO 0429786913 - 0429786914
E-MAIL attivitaculturali@comune.monselice.padova.it
WEB
http://www.comune.monselice.padova.it/

ORGANIZZAZIONE

FOND’ARTE TONO ZANCANARO

CELLULARE 3484154541

E-MAIL fondarte.tono.zancanaro@gmail.com
UFFICIO STAMPA

MAURIZIO DRAGO

CELLULARE 3920593466

TELEFONO 0429780504
E-MAIL mauriziodrago@gmail.com

 
 

 

 

OTTO SIGNORE TURCHE
E
LA LORO ARTE

 

Zehra Çobanli
Emel Şölenay
Dilek Alkan Özdemir
 
Lale Demir
Ezgi Hakan
 Ece Kanişkan
 
Özgür Kaptan
 Mutlu Baskaya

Le loro opere in ceramica saranno esposte per la prima volta a Roma, dal 18 Settembre al 14 Ottobre 2009, in una mostra collettiva, allestita dall’ Ufficio Cultura e Informazioni dell’ Ambasciata di Turchia nell’ esclusivo spazio espositivo in Piazza della Repubblica 55/56 (ingresso gratuito - orario 9.00/17.00).

 

 

Il  logo 8K+ ben sintetizza il concept della mostra, ovvero rappresentare l’ impegno di un gruppo di otto donne [K sta per KADIN, che in turco vuol dire appunto DONNA] per esprimere nell’ arte della ceramica il comune tema della femminilità attraverso l’uso di diversi elementi, quali terra acqua e fuoco, sapientemente pensati e lavorati.

Per conoscere meglio queste moderne interpreti dell’ antica arte della ceramica anatolica, oltre al loro personale curriculum (riportato anche nel catalogo, disponibile in galleria), è importante osservare le loro opere, coglierne i particolari più suggestivi e decodificarne i messaggi.

ZEHRA ÇOBANLI

Fondatrice del GRUPPO 8KPOSITIVE e Preside della Facoltà di Belle Arti all’ Università Anadolu.

 

EMEL ŞÖLENAY

 

DİLEK ALKAN ÖZDEMİR

 

LALE DEMİR

 

EZGİ HAKAN

 

ECE KANIŞKAN

 

ÖZGÜR KAPTAN

 

MUTLU BAŞKAYA

 

Come afferma A. Aygün Atalay, curatrice dell’ esposizione e consigliere per la cultura dell’ Ambasciata di Turchia in Italia, la mostra del GRUPPO 8KPOSITIVE  riflette tutta l’eleganza e la saggezza dell’ essere donna.

 

 28 luglio 2009                                     Elisa Petitta 

 

 

 

 

STORIA E STORIE
DELL’ IMPERO OTTOMANO
E
DELLA MODERNA TURCHIA

 

 

I libri che saranno presentati sono di genere diverso: una rassegna di racconti di viaggio, un saggio di storia, un romanzo giallo e tre saghe familiari; pure gli autori sono diversi per nazionalità, formazione e stile.

Tutti però esprimono un peculiare  rapporto con l’ Oriente e in particolare con il Levante.

Alcuni suscitano ricordi e nostalgie, altri invitano a studiare il passato e a riflettere sul presente.

Da ciascuno di essi può nascere, in qualche modo, il desiderio di conoscere meglio la Turchia di oggi, guardando al futuro.

 

VIAGGI E MIRAGGI

“Un viaggio in Oriente è come un grande evento della vita interiore”
Alphonse de Lamartine
“Voyage en Orient”
(1835)

 

 

BRILLI ATTILIO

IL VIAGGIO IN ORIENTE

 

 

Ed. il Mulino – Bologna – 2009 – coll. “Biblioteca storica” – pp. 365 – ISBN 978-88-15-13162-1

 

IL LIBRO

Impareggiabili mercanti di sogni, i viaggiatori hanno riportato dall'Oriente quelle raffigurazioni di un mondo esotico ed erotico, a volte dispotico e spesso enigmatico, che nei secoli hanno influenzato l’immaginario occidentale.

Le loro descrizioni hanno condizionato anche  l’arte, la letteratura, il melodramma e la moda: l'harem, il bagno turco, il serraglio sono diventati sinonimo di lussuria, di sensuale indolenza, di uso capriccioso e arbitrario del potere.

Nella sua affascinante ricostruzione il libro attinge ai racconti dei protagonisti, fonti tanto preziose quanto poco conosciute attraverso le quali si è formato nel mondo occidentale il sogno del favoloso Oriente.

 

 

L’ AUTORE

Attilio Brilli, professore ordinario di letteratura inglese e americana presso l’ Università di Siena, è considerato fra i massimi esperti di letteratura di viaggio.

Per l’ Editore il Mulino ha pubblicato: Quando viaggiare era un'arte (1995), Il viaggiatore immaginario (1997), La vita che corre. Mitologia dell'automobile (1999), Un paese di romantici briganti (2003), Viaggi in corso (2004), tutte opere tradotte in varie lingue, e Il viaggio in Italia. Storia di una grande tradizione culturale (2006), che ha ricevuto il premio Hemingway e il premio Lawrence.

 

 

 

LA GRANDE STORIA

 Quando la Storia, trattata con leggerezza (ma non con superficialità), suscita curiosità e interesse.

 

 

 

GOODWIN JASON

I SIGNORI DEGLI ORIZZONTI

Una storia dell’ Impero Ottomano

 

 

Traduzione di Norman Gobetti

Ed. Giulio Einaudi – Torino – 2009 – coll. “Saggi” n. 902 - pp. XII-355 – ISBN 978-88-06-19011-8

 

IL LIBRO

Capitoli narrativi si alternano ad altri dedicati ad aspetti particolari, come il ritmo di vita all'interno dell'impero e il modo in cui gli Ottomani combattevano o andavano per mare.

La vita vera pulsa negli aneddoti e nelle osservazioni dei contemporanei, dando al lettore l'impressione di trovarsi davvero nel regno dei “signori degli orizzonti”.

 

 

L’ AUTORE

Jason Goodwin visitò la città di Istanbul per la prima volta nel 1990 dopo un viaggio a piedi durato sei mesi, che racconta nel suo libro On foot to the Golden Horn: a walk to Istanbul.

Attualmente vive nel Dorset (England) con la moglie Kate (sua compagna nel viaggio verso Oriente) e i loro quattro figli. Appassionato di cucina (proprio come  Yashim, il protagonista dei suoi romanzi), conduce una vita agreste e scrive libri bellissimi, magici tappeti per volare nei cieli di Turchia.

In italiano Einaudi ha pubblicato anche L'albero dei giannizzeri (2006), Il serpente di pietra (2007), Il ritratto Bellini (2009).

 

 

 

NON SOLO MISTERI

 Un giallo avvincente, una trama precisa, un affresco a tinte forti delle contraddizioni della società mediterranea.

 

 

 

MÀRKARIS PETROS

LA BALIA

Un nuovo caso per il commissario Charìtos

 

 

Traduzione di Andrea Di Gregorio

Ed. Bompiani – Milano – 2009 – pp. 288 – ISBN 978-88-452-6211-1

 

IL LIBRO

Il commissario Charìtos, in vacanza a Istanbul, non riesce a sottrarsi al demone del proprio lavoro e si lascia coinvolgere in un nuovo caso.

Le indagini cambieranno i suoi itinerari turistici.

Per svelare il mistero di una donna scomparsa dovrà ricostruire una fitta e complessa rete di vendette personali, soprusi e ingiustizie.

 

 

L’ AUTORE

Petros Màrkaris è nato a Istanbul nel 1937. Ha collaborato con Theo Anghelopulos a diverse sceneggiature, tra cui L’ eternità e un giorno (Palma d’ Oro a Cannes nel 1998). In italiano l’ Editore Bompiani ha pubblicato la raccolta di racconti I labirinti di Atene (2008) e ben quattro romanzi con protagonista il commissario Kostas Charìtos: Ultime della notte (2000), Difesa a zona (2001), Si è suicidato il Che (2004), La lunga estate calda del commissario Charìtos (2007).

 

 

 

AMORE E GUERRA

Una storia struggente e drammatica raccontata a più voci.

 

 

 

CORAL MEHMET

L’ ISOLA DEL DOLORE

 

 

A cura di Carlo Guarrera

Traduzione di Carlo Guerrera ed Elvan Uysal

Ed. Mesogea – Messina – 2009 – coll. “La piccola” n. 53 – pp. 151 – ISBN 978-88-469-2073-7 

 

IL LIBRO

Il nonno Alì il Biondo, il padre Ahmet e il figlio Mustafà ricostruiscono la storia di famiglia, tra riti del cristianesimo ortodosso e preghiere islamiche, tra scavi archeologici e avvenimenti storici del Novecento turco.

 

 

L’ AUTORE

Mehmet Coral è nato nel 1947 a Smirne, dove ha studiato economia alla University of Aegea, completando il master alla Hague Academy di Amsterdam. Nel 2001 ha vinto il premio White Prize in Art of Bal. Pilota di piper, affascinato dall’ esperienza del volo ha scritto il saggio Flying in Spirit (2003). Coltiva la passione per le antiche culture anatolica ed egea e per la storia della città di Istanbul, dove oggi vive. Le sue opere sono state tradotte in greco e in inglese.

 

 

 

VERSO UNA VITA NUOVA

Un romanzo che non indaga la Storia, ma racconta le verosimili storie dei suoi personaggi, descrivendo un mondo vivo e pulsante di uomini e donne straordinari, che hanno sofferto senza mai abbandonare la speranza.

 

 

ARSLAN ANTONIA

LA STRADA DI SMIRNE

 

 

Ed. Rizzoli – Milano – 2009 – pp.288 – coll. “La scala” – ISBN 978-88-17-02799-1

 

IL LIBRO

Shushanig e i suoi quattro figli, ormai al sicuro, viaggiano a bordo di una nave che li condurrà in Italia.

Il loro atroce passato rimarrà per sempre racchiuso tra le pagine del precedente romanzo.

Per nessuno sarà facile adattarsi alla nuova realtà.

La misteriosa metànoia, il mutamento dell’ esiliato, cambierà le vite di tutti, anche quelle degli alteri ospiti.

 

 

L’ AUTORE

Antonia Arslan è autrice di saggi sulla narrativa popolare e d’ appendice e sulla “galassia sommersa” delle scrittrici italiane.

Ha riscoperto le proprie radici armene traducendo le opere del grande poeta Daniel Varujan.

Il suo primo romanzo, La masseria delle allodole (Ed. Rizzoli-2004), ha ottenuto moltissimi premi ed è stato tradotto in quindici lingue.

 

 

 

OUT OF EGYPT

Quest’ ultimo libro ha il pregio di rappresentare un mondo ormai scomparso, fatto di persone e personaggi, luci e ombre, profumi e sapori, umori, amori e dolori.

Come un antico album di fotografie, che nel tempo ha conservato anche altre testimonianze della storia di famiglia, ci aiuterà a immaginare quelle storie levantine giunte a noi in pochi frammenti, note isolate di una sinfonia perduta.

 

 

ACIMAN ANDRÉ

ULTIMA NOTTE AD ALESSANDRIA

 

 

Traduzione di Valeria Bastia

Ed. Ugo Guanda – Parma – 2009 – coll. “Narratori della Fenice” – pp. 335 – ISBN 978-88-6088-096-3

 

IL LIBRO

In questo memoir l’autore rievoca con affettuosa ironia la vita all’interno di una grande famiglia, proveniente da Costantinopoli, composta da figure affascinanti per la loro personalità ed eleganza.

La Storia di una città araba, sospesa tra la crepuscolare indolenza del passato e un futuro drammaticamente incerto, fa da sfondo alle storie di tre generazioni.

Nessuno dei nostalgici émigrés che popolano l’infanzia e la prima adolescenza dell’autore riuscirà a ritrovare altrove la stessa ammaliante armonia che rendeva Alessandria d’ Egitto una città unica al mondo.

 

 

L’ AUTORE

André Aciman insegna letteratura comparata alla City University di New York e vive con la famiglia a Manhattan.

In italiano l’ Editore Guanda ha pubblicato il suo romanzo Chiamami con il tuo nome (2008).

 

 

 

 

20 luglio 2009                                     Elisa Petitta

 

 

 

 

 

LA PRIMA BIOGRAFIA DI ATATÜRK

IN LINGUA ITALIANA

 

 

 

GRASSI FABIO L.

ATATÜRK

Un leader del XX secolo,

fondatore della Turchia moderna.

Abilissimo diplomatico,

audace e astuto uomo politico,

grande capo militare, occidentalista convinto

 

Introduzione di Stefano Trinchese

Ed. Salerno – Roma – 2008 – coll.“Profili”n.46 – pp.448 – ISBN 978-88-8402-634-7

 

EDITRICE SALERNO

INDIRIZZO Via Valadier 52 – 00193 Roma

TELEFONO 063608201

E-MAIL info@salernoeditrice.it

WEB www.salernoeditrice.it

 

FABIO L. GRASSI

L’autore, nato a Roma nel 1963, da dieci anni vive e insegna stabilmente in Turchia.

Esperto di relazioni italo-turche e di storia contemporanea della Turchia, ha pubblicato numerosi lavori tra cui “L’Italia e la questione turca-1919/1923” (Torino 1996).

Attualmente è docente alla Yýldýz Teknik Üniversitesi di Istanbul.

 

 

 

Mustafa Kemal Atatürk, grande leader politico turco, sottopose il proprio paese a uno dei più radicali progetti di trasformazione, le cui conseguenze sono visibili ancora oggi nelle attuali dinamiche geopolitiche.

Combattendo la tradizione islamica e rinnovando praticamente tutto (i codici, l’abbigliamento, l’alfabeto, la lingua, il calendario), Atatürk realizzò una rivoluzione globale, non solo istituzionale ma anche culturale e antropologica.

A settant’ anni dalla morte dello statista (Istanbul 10 novembre 1938), Fabio Grassi ha scritto la sua prima biografia in lingua italiana, ripercorrendo le tappe di quel processo di modernizzazione che, forse mai realmente e totalmente accettato da alcuni strati della società turca, oggi appare in pericolo.

 

 

IL TERZO VELO

 

Esistono tre tipi di velo: quello portato per pietà religiosa, l’indumento che fa parte del costume locale e l’ uniforme politica.

Il terzo è quello prescritto dall’ islamismo. Sempre più diffuso in Turchia, esprime più un conflitto con la modernità che un sentimento di lealtà nei confronti della religione islamica.

Un capo di abbigliamento è stato ideologizzato, diventando una questione di identità.

Il fenomeno, importato dal mondo musulmano con una valenza islamista, è osservabile a Berlino come a Istanbul.

Il velo dunque non separa più la Turchia dall’ Europa, ma agisce all’ interno della società turca, dividendola in due fazioni e creando un conflitto politico, il cui esito sarà determinante per il futuro della Turchia e quindi anche per  l’eventuale ingresso di questo paese  nell’ Unione Europea.

La contesa fra kemalisti e islamisti, quasi sempre incentrata sul velo, in realtà rappresenta due  differenti visioni del mondo, dello stato e della società.

 

 

 

TIBI BASSAM
CON IL VELO IN EUROPA?

LA GRANDE SFIDA DELLA TURCHIA

 

Traduzione di Lorenzo Dorelli

Salerno Editrice – Roma – 2008 – coll. “L’altrosguardo” n.2 – pp.XXVIII-296 – ISBN 978-88-8402-625-5

 

EDITRICE SALERNO

INDIRIZZO Via Valadier 52 – 00193 Roma

TELEFONO 063608201

E-MAIL info@salernoeditrice.it  

WEB www.salernoeditrice.it

 

BASSAM TIBI, nato a Damasco nel 1944, ha compiuto i suoi studi in Germania dove vive dal 1962. È cittadino tedesco dal 1976.

Attualmente insegna relazioni Internazionali  all’ Università di Göttingen ed è A.D.White Professor-at-Large presso la Cornell University.

Esperto politologo, è noto soprattutto per aver introdotto i concetti di Leikultur ed Euroislam,  relativi all’ inteegrazione degli immigrati musulmani in Europa.

 

 

Bassam Tibi, autorevole studioso del mondo islamico, svolge un’ appassionata difesa dell’ Europa e dei suoi valori, della democrazia laica e della società pluralista. Solo l’esplicito riconoscimento di questi valori può aprire la strada alla Turchia.

L’ Europa accetterà l’ euro-Islam, liberale democratico e tollerante, oppure l’ Islam della shari’a?

In altre parole, le opzioni sono due: l’ europeizzazione del’ Islam o la graduale islamizzazione dell’ Europa.

1 dicembre 2008                                     Elisa Petitta

 

 

 

 

TRE CAMMELLI A SMIRNE

 

Pochi immaginano quanti drammi hanno vissuto le persone che lavoravano, in Oriente, affinché un tappeto arrivasse in un tranquillo salotto, in Occidente.

 

THREE CAMELS TO SMYRNA

WYNN ANTONY

THREE CAMELS TO SMYRNA

Times of war and peace in

Turkey, India, Afghanistan & Nepal

1907 – 1986

The story of the

Oriental Carpet Manufacturers Company

 

Introduzione: Philip Mansel

Hali Publications Ltd. – London – 2008 – pp. 288 – 12 tav. a col. – più di 100 illustrazioni in b/n - ISBN 978-1-898113-67-6

 

HALI PUBLICATIONS LIMITED

INDIRIZZO

Studio 30-Liddell Road-West Hampstead-London NW6 2EW-UK

TELEFONO +44 (0) 20 7578 7228

FAX +44 (0) 20 7578 7221

E-MAIL info@hali.com

WEB www.hali.com

 

L’ autore, ricostruendo fatti e vicende dell’ ORIENTAL CARPET MANUFACTURERS COMPANY (OCM), analizza la storia del Vicino e Medio Oriente nel  XX Secolo, considerandola dal punto di vista di tutte quelle persone, uomini e donne, operai e dirigenti, che parteciparono all’ impresa di una delle più grandi case esportatrici di tappeti.

ANTONY WYNN ha trascorso molti anni in Medio Oriente e ha rappresentato l’ OCM in  Iran, vivendo ad Hamadan dal 1972 al 1976.

In questo magnifico libro egli ricorda come, molto prima che il termine “globalizzazione” fosse inventato, i tappeti univano genti e paesi e il dinamismo dei mercanti contribuiva a trasformare la città di Smirne nella “perla del Levante” e l’ OCM in una società multinazionale ante litteram che, da tutta l’area compresa fra Algeria e Tibet, mandava meravigliosi tappeti nel resto del mondo.

Annodando i fili della storia nelle trame dei tappeti orientali, l’ autore ci conduce in Turchia Afghanistan India Tibet Europa e America, attraverso rivoluzioni guerre e crisi economiche, mostrando come tali eventi politici ed economici, apparentemente non correlati, hanno condizionato l’esistenza di tutte le persone coinvolte nell’ attività commerciale dell’ OCM: i tessitori nei villaggi più remoti, i mercanti nelle città e i loro finanziatori nei paesi occidentali.

Antony Wynn ha scritto anche:

La Persia nel Grande Gioco” – Ed. Il Saggiatore – Milano – 2007

 

I LEVANTINI

 

Prendendo  spunto da un romanzo poliziesco, recentemente pubblicato anche  in  italiano [Eric Amler – “Il Levantino” – Ed. Adelphi – Milano – 2008 ], lo storico OLIVER JENS SCHMITT s’ interroga sui Levantini, gruppo etnico di confessione cattolica spesso citato nella letteratura scientifica e nella narrativa, ma non sufficientemente esplorato dalla scienza storica.

 

 

 

LES LEVANTINS

SCHMITT OLIVER JENS

LES LEVANTINS

Cadres de vie et identités

d’un groupe ethno-confessionnel

de l’ Empire Ottoman

au « long » 19ème siècle

 

Traduzione dal tedesco: Jean-François de Andria

Les Editions ISIS – Istanbul – 2007 – coll. « Les cahiers du Bosphore » XLVII – pp.571 – ISBN 978-975-428-348-8

Prima edizione in tedesco:

SCHMITT OLIVER JENS

LEVANTINER

Oldenbourg – Munchen – 2005 – ISBN 3-486-57713-1

 

 

L’AUTORE

Oliver Jens Schmitt, dottore in storia, membro dell’ Istituto Svizzero di Roma, ha studiato a Basilea, Vienna, Berlino e Monaco. Ha insegnato presso le Università di Monaco e Berna. Dal 2005 è  professore di Storia del Sud-Est Europeo a Vienna.

 

 

IL TRADUTTORE

Jean-François de Andria è figlio di padre italiano e madre belga, entrambi nati in Turchia da antiche famiglie residenti prima a Chio e poi a Smirne e Costantinopoli. Di formazione scientifica, da anni si dedica alla storia e alla genealogia, collaborando con un gruppo di ricercatori che in Francia Italia e Gran Bretagna studiano le origini delle famiglie europee nell’ Impero Ottomano.

Dietro richiesta di questo gruppo ha tradotto l’opera di Schmitt in francese, la lingua maggiormente usata in passato fra i membri delle famiglie levantine nell’ Impero Ottomano e ancora oggi fra i discendenti di quelle stesse famiglie, attualmente residenti in diversi stati dell’ Europa.

 

 

L’ EDITORE

THE ISIS PRESS - ISIS Limited Co.
INDIRIZZO

Yazmaci Emine Sokak 6-Burhaniye-Beylerbeyi-TR 34676-Istanbul-Turkey

TELEFONO +90 (216) 3213851 - +90 (216) 3216600        
FAX +90 (216) 3218666

E-MAIL isis@tnn.net

WEB www.theisispress.org

 

 

 

L’ autore svizzero-tedesco, basandosi sulla sua minuziosa e attenta ricerca negli archivi italiani francesi e turchi, ricostruisce il profilo storico-sociale e psicologico della comunità levantina e dei suoi membri, inseriti per secoli nella società ottomana, ma privi di una connotazione istituzionale propria e appartenenti giuridicamente a stati diversi.

La questione dell’ identità levantina viene affrontata da diversi punti di vista, fornendo spunti per ulteriori ricerche e futuri approfondimenti. 

La preziosa traduzione dal tedesco in francese, curata da Jean-François de Andria, mette l’opera alla portata di un pubblico di cultura latina, particolarmente coinvolto e interessato allo specifico argomento.

L’opera si articola in numerosi capitoli e sottocapitoli, dei quali è  stato elaborato un indice dettagliato e completo:

 

 

 

 

INDEX

SCHMITT – “ LES LEVANTINS ”

ISIS PRESS – ISTANBUL – 2007

PAG.

 

 

 

AVANT-PROPOS

 

5

GLOSSAIRE

 

8

INTRODUCTION

 

13

1 – Présentation des thèmes

13

2 – Concepts

19

 

2.1 – “Colonie” et “Nation”

19

 

2.2 – Nation

20

 

2.3 – Communication interculturelle

23

3 – Structure de l’ ouvrage

27

4 – État de la recherche

30

5 – Sources

41

PARTIE I

LES LEVANTINS, CLICHÉS ET RÉALITÉS

55

1 – Les Levantins sur l’ émergence d’ un concept

55

2 – La naissance d’ un cliché : le discours sur les Levantins

64

3 – Le groupe ethno-confessionnel des Levantins

91

4 – Le cadre : espace – temps – institutions

93

 

4.1 – L’ espace de vie des Levantins :  Galata-Péra et Smyrne au 19ème siècle

94

 

4.2 – Le cadre temporel

112

 

4.3 – Église et Consulat

114

PARTIE II

LES LEVANTINS–ESQUISSE D’ UN GROUPE ETHNO-CONFESSIONNEL DANS

L’ EMPIRE OTTOMAN

129

A – Le developpement du groupe dans le long 19ème siècle

129

 

A.1 – Dhimmis, Harbis, protégés, naturalisés et sujets d’ origine des États Européens

129

 

A.2 – Les Levantins à Galata et Péra vers 1800

135

 

A.3 – Les Levantins de Smyrne vers 1800

151

 

A.3.I – La paroisse autrefois vénitienne de Sainte-Marie

151

 

A.3.II – Église nationale des Français

155

 

A.4 – « Décollage levantin » ? La réanimation de la Magnifica Comunita de Péra, les Ottomans e la France révolutionnaire vers 1800 : un cas exemplaire sur la question de l’ identité levantine

160

 

A.5 – Les « rayas latins » - Levantins et sujets ottomans

168

 

A.6 – De la Restauration aux Tanzimat : croissance et première phase

d’ immigration (env.1800 - env.1850)

175

 

A.6.1 – L’ évolution de la population catholique de Galata 1800 - 1845

179

 

A.6.2 – « Sardes » et « Français » : deux groupes noyaux des Levantins

183

 

A.6.2.1 – Les Levantins de Smyrne

183

 

A.6.2.2 – Les Levantins de Galata et Péra

192

 

A.6.3 – L’ expansion géographique des Levantins

195

 

A.7 – Les Levantins au sommet de l’ influence européenne dans l’ Empire Ottoman (env. 1850 - 1908)

198

 

A.8 – La percée du nationalisme dans L’ Empire Ottoman : la chute et la fin du groupe ethno-confessionnel des Levantins (1908 - 1923)

219

B – La stratification sociale des Levantins

236

 

B.1 – L’ élite

236

 

B.2 – La bourgeoisie levantine

245

 

B.2.1 – Delimitation sociale vers le haut

248

 

B.2.2 – Mécanismes de délimitation sociale vers le bas

249

 

B.2.3 – Banquiers levantins

254

 

B.2.4 – Commerçants levantins

256

 

B.2.5 – Industriels (proto-industriels) levantins

258

 

B.2.6 – Levantins propriètaires immobiliers et fonciers

260

 

B.2.7 – Plateformes institutionnelles de la vie bourgeoise du groupe

261

 

B.2.8 – Solidarité de groupe spécifique à la classe

266

 

B.2.9 – Engagement politique dans le cadre communal

268

 

B.2.10 – Mode de vie bourgeois

271

 

B.3 – Le clergé catholique

285

 

B.4 – La classe moyenne levantine

295

 

B.5 – La classe inférieure

307

 

B.6 – L’évolution sociale des Levantins au 19ème siècle

318

PARTIE III

LES LEVANTINS AU MILIEU DES TENSIONS ENTRE CATHOLICISME, SÉCULARISATION ET NATIONALISME

327

A – Identité du groupe levantin dans ce long 19ème siècle

327

 

A.1 – Identité locale

329

 

A.2 – Langue et esqisse d’ une littérature spécifique

335

 

A.3 – L’ occidentalisation des Levantins – Chagements dans la culture matérielle et le style de vie de la première moitié du 19ème siècle

347

 

A.4 – L’ importance du catholicisme dans l’ identité des Levantins

351

 

A.5 – Les « colonies » nationales

362

 

A.6 – L’ essor de courants anticléricaux dans la société catholique

372

 

A.7 – Le milieu catholique sur la défensive

375

 

A.8 – L’ importance de l’ histoire du groupe des Levantins pour la recherche sur le nationalisme

392

B – Adaptation, art de la survie et auto-affirmation : du comportement subversif des Levantins comme individus

397

 

B.1 – La « belle époque des Capitulations » (env.188 – env.1860)

398

 

B.2 – Le rétrécissement de l’ espace de jeu (env.1860 – 1014)

408

 

B.3 – Les « Italiens » de Smyrne (1911 – 1923)

412

 

B.4 – Synthèse : le « jeu des identités »

426

PARTIE IV

LES LEVANTINS DANS LA SOCIÉTÉ OTTOMANE

431

1 – Communication interculturelle dans l’ espace public

433

2 – Formes institutionnalisées de sociabilité

449

3 – Communication interculturelle dans le monde des affaires

466

4 – Melange et séparation dans les quartiers résidentiels

476

5 – Communication conditionnée par la classe et la fonction

482

6 – La positon des Levantins dans la communication interculturelle de l’ Empire Ottoman

485

CONCLUSION

 

490

ANNEXES

 

499

1 – Les élèves de la « Scuola italiana maschile gratuita di Costantinopoli » se présentent (1875) –

(AER – Regio Consolato di Costantinopli 5 – 1875/1876)

499

2 – Affaires portées devant le tribunal consulaire sarde (1833) –

(AST CN Costantinopoli 9 )

500

3 – Assignation de sujets italiens par la municipalité de Péra –

(AER Regio Consolato in Costantinopoli 1869/1870)

501

4 – Procès transmis par les tribunaux ottomans aux tribunaux consulaires européens (années 1890)–

(AER AIT 48 Fasc.1)

502

5 – Repertoire des commerçants dont les noms sont inscrits à la Bourse de Galata (état de 1840) –

(Dellenbusch 62)

503

6 – Les petits Hans de Galata et Péra (1833) –

(Cervati 1883 – 456/459)

504

7 – Levantins Européens, Grecs, Arméniens, Juifs, Musulmans

506

8 – Habitants des rues latérales de la Grand Rue de Péra –

(Cervati 1883)

507

SOURCES

 

513

- Abréviations utilisées

513

- Documents d’archives

513

- Sources imprimées

516

ILLUSTRATIONS

 

541

 

 

 

 

É possibile consultare una copia del libro, scrivendo al seguente indirizzo: elisapetitta@fastwebnet.it

 

15 novembre 2008                                     Elisa Petitta

 

 

 

 

IL MEDITERRANEO E I SUOI CANTORI

 

OMERO

 

Musa, quell’uom di multiforme ingegno
dimmi, che molto errò, poich’ebbe a terra
gittate d’Ilïon le sacre torri;
che città vide molte, e delle genti
l’indol conobbe; che sovr’esso il mare
molti dentro del cor sofferse affanni, ...

 

Una cavità naturale alla base del Monte Ciannito, presso Sperlonga, accoglie la Grotta di Tiberio, ovvero il ninfeo della villa in riva al mare, che l’ Imperatore utilizzò come dimora fino al 26 d.C., quando si trasferì a Capri.

Il Museo annesso all’area della Villa, inaugurato negli Anni Sessanta, fu concepito per accogliere gli stupefacenti reperti scultorei, rivenuti durante gli scavi connessi all’apertura della Via Flacca.

La successiva, sistematica e paziente ricostruzione dei frammenti ritrovati portò all’ identificazione di quattro gruppi marmorei, rappresentativi di altrettanti episodi del ritorno di Ulisse in patria:

- il gruppo di Scilla, che rappresenta il mostro che avviluppa la nave di Ulisse nelle spire della sua coda e ne divora gli uomini con le sue teste ferine;

- l’ accecamento di Polifemo;

- Ulisse mentre trascina il corpo di Achille;

- il ratto del Palladio.

Si suppone che i gruppi scultorei, noti come l’ “Odissea in marmo”, si trovassero all'interno della grande cavità, che costituiva un sontuoso e scenografico ambiente per convivi, aperto verso l'esterno su una piscina quadrangolare, al cui centro, simile ad un'isola, era una vasta pedana, adoperata come triclinio per banchetti.

 

L’ ODISSEA IN MARMO

IPOTESI DI "ARREDAMENTO" DELLA GROTTA DI TIBERIO

PREDRAG MATVEJEVIC

 

L’ Odissea non è immaginabile senza il mare.

Quel mare, il Mediterraneo,

 è anche il grembo della nostra storia, della nostra civiltà.”

 

Sono parole tratte dal libro “Breviario Mediterraneo” di Predrag Matvejevic, noto scrittore bosniaco, nato a Mostar, città simbolo dell’incontro tra Oriente e Occidente, da sempre sensibile al tema della convivenza tra culture diverse. Attualmente insegna all’ Università di Roma e in questi giorni presiede il Comitato Scientifico della seconda edizione del festival

 

 

IL LAZIO TRA EUROPA E MEDITERRANEO

5 GIUGNO / 1° LUGLIO 2007

 

 

Il Festival, promosso dalla Presidenza della Regione Lazio in collaborazione con Sviluppo Lazio, nasce sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e si avvale  del Patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e di quello del Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite (UNRIC).

Sono state invitate a parteciparvi anche le Ambasciate dei seguenti Stati: Albania, Algeria, Autorità Nazionale Palestinese, Bosnia ed Erzegovina, Cipro, Croazia, Egitto, Francia, Giordania, Grecia, Israele, Libano, Libia, Malta, Marocco, Montenegro, Portogallo, Principato di Monaco, Siria, Slovenia, Spagna, Tunisia, Turchia.

Per l’intera durata del Festival il territorio laziale sarà scenario di eventi attraverso i quali si esprimeranno la storia, le tradizioni, la musica e le arti dei paesi bagnati dal Mare Nostrum.  Il patrimonio culturale di ciascuno di essi, fra continuità e differenze, fra eredità del passato ed esperienze recenti, sarà considerato in un contesto di condivisione e partecipazione.

E’ previsto un calendario di convegni internazionali e mostre d’arte, con l’obiettivo di proseguire il fruttuoso dialogo tra l’ Europa e i Paesi del Mediterraneo, fra i quali il Lazio è chiamato a svolgere un ruolo di crocevia,  di scambio e di intermediazione culturale.

 

Organizzazione e realizzazione:

Comunicare Organizzando

Informazioni: 063225380

CALENDARIO   EVENTI

Mercoledì 13 giugno

Inaugurazione della Mostra

“L’uomo del Mediterraneo”

Roma – Complesso del Vittoriano – Salone Centrale –

Via San Pietro in Carcere

Orario: tutti i giorni – dalle ore 9.30 alle ore 19.30

Venerdì 15 giugno

Inaugurazione della Mostra

“Identità e differenze del Mediterraneo”

Viterbo – Museo Nazionale Etrusco –

Piazzale della Rocca 21B

Orario: da martedì a domenica – dalle ore 10.00 alle ore 18.00

Martedì 19 - Mercoledì 20 giugno

Forum Internazionale

“Il Mediterraneo. Alleanza o scontro delle civiltà?”

Roma – Villa Piccolomini

Mercoledì 20 – Giovedì 21 giugno

Convegno Internazionale – Sviluppo Lazio

“Il Lazio tra Europa e Mediterraneo. Percorsi di cooperazione per progetti concreti di sviluppo”

Roma – Complesso del Vittoriano –

Sala Zanardelli

Giovedì 21 giugno

Inaugurazione della Mostra Fotografica

“Paesaggi mediterranei”

Rieti – Archi del Vescovado –

Via Cintia 83

Orario: tutti i giorni – dalle ore 8.00 alle ore 21.00

Martedì 26 - Mercoledì 27 giugno

Convegno Internazionale

“L’uomo del Mediterraneo alla ricerca del suo porto”

Gaeta – LT – Palazzo De Vio

CONVEGNI

Attraverso lo sguardo di alcuni protagonisti del mondo intellettuale, provenienti dai paesi partecipanti al Festival, verranno affrontati temi culturali e politici di grande interesse e attualità.

Il programma del Festival prevede tre convegni.

Il 19 e 20 giugno a Villa Piccolomini, casa delle Regioni del Mediterraneo, luogo simbolo del dialogo tra le culture mediterranee, si svolgerà il Forum Internazionale “Il Mediterraneo. Alleanza o scontro delle civiltà?” L’interrogativo trae origine da un lato dalle irrisolte questioni politiche ed economiche che caratterizzano il nostro tempo e che hanno come scenario alcuni dei paesi coinvolti, dall’altro dalla linea di pensiero, condivisa da molti uomini di cultura, che vede nell’incontro e nel dialogo una strada per la convivenza pacifica tra i popoli nel rispetto delle loro singole identità. 

Il 20 e 21 giugno nella Sala Zanardelli del Complesso del Vittoriano avrà luogo  il Convegno di Sviluppo Lazio dal titolo “Il Lazio tra Europa e Mediterraneo. Percorsi di cooperazione per progetti concreti di sviluppo”. Si discuterà sul tema dell’interscambio economico e imprenditoriale nell’area del Mediterraneo. Le due giornate saranno occasione di confronto e riflessione sui progetti di sviluppo per migliorare i processi di internazionalizzazione delle PMI laziali e dei Paesi del Mediterraneo.

Il 26 e 27 giugno al palazzo De Vio di Gaeta, in provincia di Latina, si svolgerà il Convegno dal titolo “L’uomo del Mediterraneo alla ricerca del suo porto”, che affronterà uno dei temi più significativi e caratteristici del Mar Mediterraneo: il porto, luogo di accesso, di conoscenza, di scambio e di frontiera. Infatti, la storia del Mediterraneo, inteso come crocevia e culla di civiltà, è intrinsecamente legata alla navigazione e alle attività portuali, che nei secoli hanno prodotto ricchezza e determinato importanti influenze culturali. Attraverso il confronto e il dibattito sulle  differenti situazioni dei singoli paesi e sulle prospettive dei loro porti, gli esperti saranno invitati a individuare nuove strategie per il futuro, considerandone non solo i risvolti economici ma anche le conseguenze sociali e culturali.

Il Comitato Scientifico dei convegni  è presieduto dal Prof. Predrag Matvejevic, Ordinario di Slavistica all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, autore di numerosi saggi di fama internazionale e noto esperto di questioni mediterranee.

Tra i Membri si annoverano personalità di fama internazionale: Mohammed Arkoun–Francia, Joseph Attard–Malta, Hanan Ashrawi–Palestina, Tahar Ben Jelloun–Marocco, Enzo Bianchi–Italia, Sandro Bianchi–Italia, Salvatore Bono–Italia, Josko Bozanic’–Croazia, Isabella Camera d’Afflitto–Italia, Franco Cardini–Italia, Abdelmajid Cherfi–Tunisia, Malek Chebel–Francia, Vincenzo Consolo–Italia, Pier Giovanni D’Ayala–Francia, Tullio De Mauro–Italia, Edhem Elem–Turchia, Thierry Fabre–Francia, Enrico Ferri–Italia, Francesco Filippi–Italia, Senén Florensa i Palau–Spagna, Ghamal al Ghitany–Egitto, Renato Guarini–Italia, Bensalim Himmich–Marocco, Elias Khoury–Libano, Raffaele La Capria–Italia, Jacques Le Goff–Francia, Claudio Magris–Italia, Irad Malkin–Israele, Joseph Mifsud–Malta, Edgar Morin–Francia, Besnik Mustafaj–Albania, Marko Pavliha–Slovenia, Folco Quilici–Italia, Franco Rizzi–Italia, Riccardo Ruscelli–Italia, Francesco Russo–Italia, Ghassan Salamé–Libano, Wassyla Tamzali–Algeria, Filipe Themudo Barata–Portogallo, Takis Theodoropoulos–Grecia, Giuseppe Vacca–Italia.

La Segreteria Scientifica è curata dall’Unione delle Università del Mediterraneo (UNIMED).

MOSTRE

Il programma del Festival prevede la realizzazione di tre mostre, ognuna delle quali dedicata a un ambito distinto di espressione artistico-culturale: arti visive, tradizioni popolari e fotografia.

Il 13 giugno nel Salone Centrale dell’Ala Brasini del  Complesso del Vittoriano di Roma si inaugurerà la mostra “L’uomo del Mediterraneo”. Ogni paese, attraverso l’azione delle proprie ambasciate o in maniera indipendente, presenterà uno o più artisti, che saranno ospiti della mostra collettiva curata da Maria Teresa Benedetti e Alessandro Nicosia. L’evento permetterà al pubblico di mettere a confronto e di scoprire, tra analogie e differenze, i linguaggi e le forze delle diverse identità artistiche mediterranee.

Gli artisti: ALBANIA Milot – ALGERIA Yacine Aidoud – AUTORITÀ NAZIONALE PALESTINESE Tayseer Barakat – BOSNIA ERZEGOVINA Mario Šunjić e Zvezdana Veselinović – CIPRO Eleni Nicodemou – CROAZIA Boris Bućan – EGITTO Essam Mohamed Marouf – GIORDANIA Nawal Abdullah – GRECIA Marios Spiliopoulos – ISRAELE Miri Segal – MALTA Celia Borg Cardona – MONACO Claude Gauthier – MONTENGRO Nenad Soskic – PORTOGALLO Jorge Cruz – SLOVENIA Vesna Cadez – SPAGNA Tatiana Medal – TURCHIA  Aykut Saribaş.

Il 15 giugno al Museo Nazionale Etrusco di Viterbo si inaugurerà la mostra “Identità e differenze del Mediterraneo” a cura di Stefania Massari, Direttrice del Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari. La mostra compirà un viaggio affascinante, fra tratti comuni e divergenti, attraverso i costumi tradizionali, gli abiti, i gioielli, le ceramiche, i suoni e le immagini che caratterizzano le culture dei paesi del Mediterraneo.

Il 21 giugno agli Archi del Vescovado di Rieti si inaugurerà la mostra fotografica “Paesaggi mediterranei” a cura di Maria Teresa Benedetti e Alessandro Nicosia. Attraverso le immagini e le visioni personali dei singoli artisti verrà restituita al pubblico una multiforme sequenza dei luoghi più significativi del paesaggio mediterraneo.

I fotografi: ALBANIA Ferdinand Bjanku – ALGERIA Kays Djilali – AUTORITÀ NAZIONALE PALESTINESE Shuruq Harb – BOSNIA ERZEGOVINA        Damir Nikšić – CROAZIA Miro Andrić – EGITTO Weaam El-Masry – GIORDANIA Jan Kassay – GRECIA Haris Diamantidis – ISRAELE Tarin Gartner – MALTA Darrin Zammit Lupi – MONACO G. Claudia Albuquerque – MONTENEGRO Lazar Pejović – PORTOGALLO Max Wayne – SLOVENIA Antonio Živkovič – TURCHIA Orhan Durgut.

 

 

MATVEJEVIC PREDRAG
BREVIARIO MEDITERRANEO

Prefazione di Claudio Magris.

Traduzione dal croato di Silvio Ferrari.
NUOVA EDIZIONE
Ed. Garzanti - coll. “Nuova Biblioteca Garzanti” - pp. 320  - ISBN 881168310-6 -  € 14,00         

Traffici di mercanti, fughe di popoli e nascita di idee, leggende e storia, architettura e paesaggi.

Il libro ricostruisce in modo narrativo la storia geopolitica del Mediterraneo e dei paesi che vi si affacciano.

MATVEJEVIC PREDRAG
IL MEDITERRANEO E L'EUROPA

Ed. Garzanti - coll. “Gli Elefanti Saggi” - ISBN 881167497-2 - € 8,50

Il volume raccoglie le lezioni tenute da Predrag Matvejevic al prestigioso Collège de France nel marzo del 1997, riprendendo i modelli delle «lezioni-saggio» di Valèry, Barthes e Foucault a Parigi.

Tra paesaggi e confini, miti ed etimologie, memorie storiche e riflessioni sull’attualità, Matvejevic esplora il rapporto che lega il Mediterraneo e l’Europa. In particolare, delinea il ruolo e le responsabilità del Vecchio Continente nel nuovo scenario geopolitico: da un lato i paesi dell’Unione Europea, dall’altro le nuove democrazie (o «democrature») nate dopo il crollo del Muro. Senza mai dimenticare, però, l’altra sponda del nostro mare, troppo spesso trascurata.

Protagonisti di queste pagine sono le città e le pietre, le onde e i crepuscoli, ma soprattutto gli uomini: i popoli che non hanno quasi lasciato tracce del loro passaggio e i discussi protagonisti delle recenti cronache politiche, gli eruditi del passato e le vittime degli orrori contemporanei.

MATVEJEVIC PREDRAG
L'ALTRA VENEZIA

Prefazione di Raffaele La Capria.

Ed. Garzanti - coll. “Narratori Moderni” -  ISBN 881166557-4 - € 11,00

Per il magistrale cantore del Mediterraneo, era inevitabile misurarsi con la sua città più emblematica e affascinante, sospesa tra la terra e il mare, tra l’Oriente e l’Occidente. Di questa Venezia, rappresentata innumerevoli volte fino a diventare quasi un luogo comune, Predrag Matvejević è riuscito a cogliere immagini e sensazioni diverse, nuove e vere.

Perché non c’è solo la Venezia delle basiliche e dei grandi pittori, del leone alato e dei palazzi affacciati sul canale. Nell’Altra Venezia Matvejević ci fa apprezzare le diverse sfumature di patine e dorature sul legno, sulla pietra, sul mattone. Esplora le antiche mappe anonime. Fa esplodere la magnificenza dei tramonti, ascolta la musica dei passi sui ponti, ci accompagna in giardini invisibili. Dettaglio dopo dettaglio, ricompone il disegno complessivo della città e del suo mutare con lo scorrere del tempo e della storia.

 

 

FERNAND BRAUDEL

 

“Che cos’è l Mediterraneo?

Mille cose insieme.

Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi.

Non un mare, ma un susseguirsi di mari.

Non una civiltà, ma una serie di civiltà,

accatastate le une sulle altre”.

 

Così si esprimeva Fernand Braudel (1902-1985), uno dei maggiori storici di Francia, a proposito del Mediterraneo, lo sconfinato mare che ha descritto in numerosi suoi libri, abbracciandolo con la sua sconfinata visione di storico.

 

“Il mare. Bisogna cercare di immaginarlo, di vederlo con gli occhi di un uomo del passato: come un limite, una barriera che si estende fino all’orizzonte, come un’immensità ossessiva, onnipresente, meravigliosa, enigmatica. Fino a ieri ... il mare è rimasto sconfinato, secondo l’antico metro della vela e delle imbarcazioni sempre alla mercé del capriccio dei venti, cui occorrevano due mesi per andare da Gibilterra a Istanbul.

 

 

Dioniso sulla sua barca a vela quadra, con estremità rialzata.

 

Coppa di Exechias a figure nere - 530 a. C. circa

Monaco – Staatliche Antikensammlungen

 

 

 

“Da allora il Mediterraneo si è accorciato, restringendosi a poco a poco, ogni giorno di più! E oggi un aereo lo attraversa, da nord a sud, in meno di un’ora.

Di tale visione, che fa del Mediterraneo attuale un lago, lo storico deve liberarsi a qualsiasi costo. Poiché è di superfici che si tratta ... Parlare del Mediterraneo storico significa ... restituirgli le sue dimensioni autentiche, immaginarlo in una veste smisurata. Da solo, costituiva in passato un universo, un pianeta”.

 

BRAUDEL FERNAND

IL MEDITERRANEO

LO SPAZIO LA STORIA GLI UOMINI LE TRADIZIONI

Traduzione di Elena De Angeli.

Ed. Bompiani – 2005 – coll. “Tascabili-Saggi” n. 7 – pp. 282 – ISBN 88-452-5114-4 – Euro 8,50

“La storia non è altro che una continua serie di interrogativi rivolti al passato in nome dei problemi e delle curiosità – nonché delle inquietudini e delle angosce – del presente che ci circonda e ci assedia. Più di ogni altro universo umano ne è prova il Mediterraneo, che ancora si racconta e si rivive senza posa.

BRAUDEL FERNAND

MEMORIE DEL MEDITERRANEO

PREISTORIA E ANTICHITÀ

A cura di Roselyne de Ayala e Paule Braudel.

Prefazione e note di Jean Guilaine e Pierre Rouillard.

Traduzione di Enrica Zaira Merlo.

Ed. Bompiani – 2004 – coll. “Tascabili-Saggi” n. 285 – pp. 427 – ISBN 88-452-1039-1 – Euro 9,50

"La testimonianza più bella sull'immenso passato del Mediterraneo è quella che fornisce il mare stesso. Bisogna dirlo e ripeterlo. Bisogna vedere il mare e rivederlo. Naturalmente esso non può spiegare tutto di un passato complesso, costruito dagli uomini con una dose più o meno elevata di logica, di capriccio o di aberrazione, ma rimette con pazienza al loro posto le esperienze del passato, restituendo a ognuna i primi frutti della sua esistenza, e le colloca sotto un cielo, in un paesaggio che possiamo vedere con i nostri occhi, uguali a quelli di un tempo. Per un momento, di attenzione o di illusione, tutto sembra rivivere."

 

Braudel ha raccontato il Mediterraneo da un punto di vista squisitamente storico, dilatando al massimo il proprio campo di studio.

 

Ancora più ampia dovrebbe essere oggi la nostra visione del nostro mare, ossia la visione di chi il Mediterraneo lo vive e sente di appartenervi: un’ idea più che una visione, un modo di pensare, anzi un concetto, il concetto di Mediterraneo che, come il concetto di Europa, non è facile da elaborare, tanto meno da introiettare.

 

Un noto pittore genovese, ROBERTO BIXIO, il suo mare lo rappresenta così

 

 

Se (per gioco) fosse una tavola del Test di Rorschach, “il fumo di una nave a vapore” sarebbe una risposta “banale”, mentre “il Mar Mediterraneo, l’ Italia, la Grecia, la Turchia, le piramidi, le coste del Nord Africa, ecc. ecc.” sarebbe una risposta “originale” e una brava psicologa la valuterebbe come “intramaculare” (segno di un’ elaborazione introspettiva) e “formalmente positiva” (segno di buone capacità percettive e intellettive).

 

Restituendo alla psicologia i suoi confini scientifici, si può concludere che i veri cantori del mondo. antico e moderno, sono stati e saranno sempre i poeti, gli scrittori, gli storici e gli artisti.

 

 

15 giugno 2007                                     Elisa Petitta

 
 

 

 

RACCONTARE STORIE

 

Questo è l’ incipit delle Mille e una notte, l’ opera considerata da Dino Buzzati come “un monumento senza età e indiscutibile come le montagne”:

 

“Le gesta degli Antichi servano da esempio alle generazioni seguenti
affinché l’uomo vegga gli eventi ammonitori capitati agli altri,
e ne tragga ammonimento, e, leggendo la storia delle genti passate,
ne ricavi un freno  salutare.
Lode a Colui  che delle storie degli Antichi ha fatto un esempio ai posteri!
Di tali narrazioni esemplari sono i racconti detti Mille e una notte,
con le meravigliose avventure e  gli apologhi in esse contenuti”.

 

All’inizio c’è un re, Shahriyàr, straziato dal tradimento della moglie. Sconvolto dal dolore e dal desiderio di vendetta, ordina che ogni sera gli venga portata una fanciulla da sposare e poi da uccidere. Il popolo inorridito comincia a fuggire. Resta Shahrazàd, la figlia del visir. Si offre di sposare il re per salvare la vita delle altre ragazze. Si dice abbia letto mille storie.

Ogni notte Shahrazàd racconta una nuova storia al re e, prima che sia terminata, sopraggiunto il mattino, la interrompe. Ogni volta il re giura di salvarle la vita, finché non avrà ascoltato il resto del racconto.

Così, le storie di Shahrazàd, narrate in quelle mille notti, tengono lontana la morte, sospendono il tempo e la violenza del re. Salvano non solo la sua vita, ma anche quella di tutto il popolo. Salvano il futuro dell’intero regno. Salvano anche lo stesso re, che alla fine si pentirà della propria vendetta, annullerà la condanna a morte e saprà di nuovo gioire della vita. Salvano il mondo.

Shahrazàd non solo conosce mille storie, ma le sa anche raccontare. Questa sua sapienza nel narrare la rende sovrana più del re Shahriyàr.

Le Mille e una notte mostrano quanto potente possa essere l’abilità narrativa e svelano quanto fascino e quanta forza possano scaturire da un racconto.

 

LE MILLE E UNA NOTTE

Contributi di Francesco Gabrieli.

Traduzione di Francesco Gabrieli, Antonio Cesaro, Costantino Pansera, Umberto Rizzitano, Virginia Vacca.

Ed. Einaudi – Torino – 1972 – coll. “Gli Struzzi” – 4 voll. in astuccio – pp. XL-2587 – ISBN 8806352873

Scriveva Cesare Pavese nel 1948, presentando la prima edizione dell'opera: «Il fascino di questa grande commedia umana e fiabesca, che trasporta il lettore in mezzo a un gusto, un costume, una società e una natura stranamente esotica e insieme raffinata, che passa con agilità dal realismo piú furbesco allo stilismo piú ricamato e sognante, questo fascino impalpabile e onnipresente come un profumo, sarà sentito come un soffio di salute e di umanità dai lettori italiani».

 

PINOCCHIO TURCO

 

Nella versione pubblicata in Turchia, il pezzo di legno che vuole tramutarsi in bambino si rivolge al padre chiedendogli: “In nome di Allah, dammi del pane”.

L’adattamento in chiave turca della favola di Pinocchio è stato considerato in senso positivo, a dimostrazione dell’universalità del capolavoro di Carlo Lorenzini (Collodi).

 

Le fiabe che si narrano ai bambini hanno quasi sempre uno schema fisso: l’eroe buono, pericoli spaventevoli e difficoltà che vengono superate, il male sempre punito e la virtù sempre ricompensata, il lieto fine. Questi elementi, essenziali dal punto di vista psicoanalitico in quanto rispecchiano la visione magica che il bambino ha delle cose ed esorcizzano gli incubi dell’inconscio infantile, possono però essere cambiati, a volte con un esito altrettanto positivo.

Raccontare Cappuccetto Rosso come una bambina disubbidiente, Cenerentola come un’ adolescente invidiosa, Biancaneve come una seduttrice di piccoli uomini soli, può indurre il bambino a identificarsi con protagonisti negativi, ma anche a cercare il male dentro di sé e non fuori di sé, a riconoscere le ombre della propria anima, invece di rimuoverle e proiettarle all’esterno creandosi nemici immaginari o reali.  

 

BRUNO BETTELHEIM

IL MONDO INCANTATO

Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe.

Traduzione di A.D’Anna

“RIVOLUZIONE DISNEY, TOPOLINO FA IL CATTIVO”
di
Luca Raffaelli

“I BIMBI IMPARANO A RICONOSCERE LE LORO OMBRE”
di
UmbertoGalimberti

Ed. Feltrinelli – Milano – 2000 – coll. “Universale Economica” – pp. 312

 

La Repubblica - 1 aprile 2007

 

 

UN LIBRO E UN FILM CHE RACCONTANO LA STESSA STORIA

 

Un fatto può essere raccontato in diversi modi usando diversi linguaggi.

Antonia Arslan, autrice del romanzo “La Masseria delle Allodole”, e i fratelli Taviani, registi della relativa versione cinematografica, hanno fatto proprio questo, hanno narrato la stessa storia, sia pure con modalità e strumenti differenti.

E’ la storia di una famiglia armena, nel  1915, tra Europa e Turchia.

Attraverso una prosa avvolgente, di quelle che non lasciano respiro, attori che sanno comunicare anche in silenzio, inquadrature che colpiscono al cuore, il libro e il film rivelano alcuni misteri del popolo armeno e di quello turco, ma non tutti. 

Anche la storia è spesso piena di ombre, che potrebbero essere individuate e dissipate.

Come le ombre della psiche umana anche quelle della storia, allorquando si sentono accettate, cedono la loro energia e fanno diventare più forti.

I forti non sono quelli che sottomettono gli altri, ma quelli che guardandosi dentro sanno vedere e accogliere la propria ombra, perché non l’hanno rimossa ma hanno avuto la forza di trasformarla e, quando la incontrano, non si scompongono perché già la conoscono.

I forti hanno l’animo sereno, come alcune donne descritte nel libro, e lo sguardo buono, come alcuni uomini del film.

 

ANTONIA ARSLAN

LA MASSERIA DELLE ALLODOLE

Editore Rizzoli – Milano – 2004 –  coll.“Saggi Italiani” – pp. 238 – ISBN 17001449

Il libro descrive l’inizio della diaspora che porterà gli armeni a  disperdersi nel mondo, conservando nel cuore il ricordo costante e la struggente nostalgia per una patria e una felicità perdute.

Antonia Arslan, laureata in archeologia, è stata professoressa di Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea all' Università di Padova.

È autrice di saggi sulla narrativa popolare e d'appendice e sulla galassia sommersa delle scrittrici italiane.

 

LA MASSERIA DELLE ALLODOLE

REGIA DI PAOLO E VITTORIO TAVIANI

Cast: Paz Vega, Ángela Molina, Alessandro Preziosi, Mohammed Bakri, Tchéky Karyo, Mariano Rigillo, Hristo Shopov, Christo Jivkov, Yvonne Sciò, Linda Batista.

Nazione: Italia Bulgaria, Francia, Spagna, Gran Bretagna.

Anno: 2007

Genere: Drammatico

Durata: 122’

Produzione: Eagle Pictures S.p.a., Ager 3.

Distribuzione: 01 Distribution

Data di uscita: 23 Marzo 2007

È un film di grande attualità. Racconta una storia di cento anni fa, ma che si ripete ogni giorno in qualche parte del mondo.

 

 

TANTI MODI PER RACCONTARE UNA GUERRA

 

All’ epoca della Guerra Italo-Turca (1911-1912) si scrisse molto sull’ avvenimento. Cronisti, ufficiali, soldati, intellettuali e semplici viaggiatori ne dettero la personale versione, che comunque contribuì ad accrescere la popolarità di quell’ evento bellico. Poi, con gli anni, nessuno ne parlò più e quella guerra si ridusse a poche righe sui testi scolastici. 

Recentemente sono stati ristampati alcuni libri di allora e pubblicate alcune monografie di autori contemporanei. Si tratta di opere elaborate da diversi punti di vista e, proprio per questo, interessanti.

 

FEDERICO DE MARIA (1883-1957)

PASSEGGIATE SENTIMENTALI IN TRIPOLITANIA

VISIONI DI PACE E DI GUERRA

I edizione – Puccini – Ancona – 1912

II edizione – L’Epos – Palermo – 2004 – coll. “Alia-viaggi avventure idee” n. 2 – pp. 172 – ill. 24 b/n – ISBN 88-8302-268-8

L'EPOS Soc. Editrice s.a.s. di Biagio C. Cortimiglia & C.

INDIRIZZO Via Dante Alighieri 25 - 90141 Palermo
TELEFONO 091 6113191

E-MAIL info@lepos.it
WEB www.lepos.it

L'immagine di copertina fa parte delle illustrazioni inserite nella prima edizione ed è stata ripresa dall'autore con una fotocamera portatile dell'epoca.

 

E’ al tempo stesso un libro di viaggio, un reportage giornalistico e un romanzo d’avventura.

L’autore, poeta e drammaturgo, romanziere e saggista, intellettuale futurista, descrive l’ atmosfera di un evento bellico osservato in diretta: quella che doveva essere “una passeggiata militare” si rivela, nonostante lo stile descrittivo a tratti vagamente salgariano, un’ impresa assai ardua da realizzare.

 

 

DUE IMMAGINI TRATTE DAL LIBRO

 

 

Partitura della
canzone patriottica
“A Tripoli!”
(Torino – 1911)

 

Lo sbarco italiano a Tripoli,
avvenuto tra il 22 e il 29 ottobre 1911,
in una copertina della Domenica del Corriere
(collezione privata)

 

Tra il libro di De Maria, pubblicato nel 1912, e quello di Fabio Gramellini, pubblicato nel 2006, passano quasi cento anni.

 

FABIO GRAMELLINI
STORIA DELLA GUERRA ITALO-TURCA

1911-1912

Ed.Aquacalda S.R.L. – Forlì – 2006 – pp. 227 – ISBN X001514349

AQUACALDA COMUNICAZIONE s.r.l.

INDIRIZZO Via Schiaparelli 4/6 - 47100 Forlì
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Interessante e completa trattazione sulla guerra italo-turca del 1911-12, illustrata da numerosissime foto d'epoca. Sono descritte le operazioni su tutti i fronti:  Libia, Dodecanneso, Libano e Dardanelli.

 

Evitando la distinzione in buoni e cattivi e trascurando di ricercare meriti o colpe, l’ autore descrive la Guerra Italo-Turca prevalentemente dal punto di vista militare.

Il volume, inoltre, è ricco di fotografie che documentano non solo gli eventi ma anche le innovazioni tecnologiche impiegate nelle operazioni. Ne risulta un conflitto moderno rispetto all’ epoca in cui si svolsero i fatti e, privando le immagini della patina del tempo, molto simile a una delle guerre in atto, quasi una tempesta nel deserto tutta italiana.

 

 

 

L' aereo francese Bleriot XI fu il monoplano più rappresentativo dell’ era pionieristica.

 

Durante la campagna libica, tra il 1911 e i 1912, fu utilizzato per effettuare numerosi voli di ricognizione e correggere i tiri di artiglieria.

 

L’ ultima pagina del libro riporta una bella cartolina d’epoca che raffigura la pace fra Italia e Turchia.

 

 

I DOCUMENTI RACCONTANO

 

Dipinti, disegni, manoscritti, libri a stampa hanno parlato dei rapporti fra Occidente Europeo e Impero Ottomano, durante la mostra “I Turchi in Europa”, svoltasi nel 2006 in Friuli Venezia Giulia.

 

VENEZIA E ISTANBUL

INCONTRI CONFRONTI E SCAMBI

A CURA DI ENNIO CONCINA

Comprende il Catalogo della mostra

“I Turchi in Europa”

Palmanova 30 giugno/22 ottobre 2006  

Forum Editrice – 2006 – cm. 20,5x24,5 – pp.296 ill. b/n e col. – ISBN 88-8420-385-6

FORUM - EDITRICE UNIVERSITARIA UDINESE

INDIRIZZO Via Larga 38 - 33100 Udine

TELEFONO 0432 26001

E-MAIL forum@forumeditrice.it

WEB www.forumeditrice.it

Il volume illustra le relazioni fra Impero Ottomano ed Europa nell’ambito degli scambi culturali, della vita sociale, delle istituzioni e delle relazioni commerciali. Il punto di partenza è la pace tra Venezia e la Sublime Porta firmata nel 1573, all’indomani della guerra di Cipro e della battaglia di Lepanto. Le diverse sezioni dell’opera mettono in luce le contaminazioni e i continui contatti fra Oriente e Occidente, dal XVI secolo a oggi.

Il catalogo presenta opere e documenti provenienti da musei di tutta Europa: vedute pittoriche, grafiche e cartografiche, raffigurazioni e oggetti di manifattura turca diffusi nella Venezia dell’ epoca.

INDICE

- Riccardo Illy – Presentazione

- Federico Cressati – Saluto

- Gianpaolo Carbonetto – Introduzione

- Ennio Concina – Venezia e Istanbul: introduzione

- Maria Pia Pedani – Il cerimoniale di corte ottomano: i ricevimento degli ambasciatori stranieri (secoli XVI-XVIII)

- Giampiero Bellingeri – Col senno di prima: aspetti e motivi del recupero veneziano della cultura turco-ottomana

- Matthias Kappler – Tracce dell’ottomano in Europa: flussi e riflessi linguistici

- Mario Zorzi – Opere di interesse turco

- Alessandra Schiavon – Venezia e la Porta Ottomana: documenti e memorie nell’Archivio di Stato di Venezia

- Giustiniana Migliardi O’Riordan – L’archivio del Bailo a Costantinopoli conservato presso l’Archivio di Stato di Venezia

 

VENEZIA E ISTANBUL:

INCONTRI CONFRONTI E SCAMBI

 

1 - Venezia e Istanbul: immagini e metafore

2 - Istanbul: immagini di una capitale

3 - Dopo Lepanto: la pace del 1573

4 - Alla Sublime Porta: diplomazia e magnificenza

- Il Palazzo del Topkapi

- L’elmo di Solimano

- Cortei pubblici e cerimonie di stato

- Le moschee imperiali

5 - Nuove difese e nuove città

- Corfù

- Palma, nuova città forte

6 -Nuova mercatura

- La casa della nazion turchesca a Venezia

- Dal Ghetto di Venezia alla Scala di Spalato

- Rotte e itinerari di terra e di mare

- Immagini di bazar e caravanserragli

- Il bailo veneziano

- Navi e mercanti

7 - Scambi e conoscenza

- Le mercanzie

- Il Turco narrato e figurato

Riferimenti bibliografici

I TURCHI IN EUROPA

- Paola Sonia Gennaro – Il dispositivo geometrico della -cupola nelle moschee di Sinan

- Gilberto Ganzer – Vienna e i Turchi al Castello di Torre di Pordenone

- Isabella Palumbo Fossati Casa – La straordinaria avventura in Turchia dei fratelli Fossati, architetti e pittori

- Riferimenti fotografici

     

 

La discussione sull’ ingresso della Turchia nell’ Unione Europea è stata in larga misura condizionata dalla scarsa e superficiale consapevolezza dei rapporti secolari, dei conflitti, ma anche delle reciproche influenze, che ci sono stati fra la civiltà europea e il mondo ottomano, da sempre posto come un ponte fra Europa e Asia, sia per posizione geografica sia per sensibilità culturale.

La mostra, promossa dall’ Amministrazione Regionale e dal Comune di Palmanova, in collaborazione con il Governo Italiano e l’ Ambasciata Turca in Italia, si è proposta di colmare questo vuoto di conoscenze.

L’evento, di grande spessore culturale mediatico e turistico, ha coinvolto diverse città.

 

 

DUE IMMAGINI TRATTE DAL CATALOGO

 

 

Alessandro Capobianco
Progetto per la città di Palmanova

(fine XVI sec. – disegno a penna acquerellato)
Venezia – Biblioteca Nazionale Marciana

 

Hajji Ahmed
Perfetta e completa impuntura e descrizione
di tutto il mondo

(Pinelli – Venezia – 1795)
Venezia – Biblioteca Nazionale Marciana

 

Come riferisce nella sua introduzione il Prof. Ennio Concina, curatore dell’ opera, l’ ultimo mercante turco a Venezia, intorno al 1838, cercò di difendere la sua presenza nel Fondaco, a dispetto della congiuntura e degli accordi internazionali che ne avevano decretato la chiusura.

Ricorrendo alle carte, presentando in tribunale documenti di accordi rinnovati ormai da secoli,  il mercante fece valere le sue ragioni con queste testuali parole:

 

“ ... San Marco aver dato fontego per casa de’ turchi, e mi voler star in fontego.”

 

 

10 aprile 2007                                                        Elisa Petitta

 
 

 

 

VENEZIA E L’ORIENTE

 

Ci sono in Italia quattro cavalli che sembrano d’oro.

Arrivati dall’ Oriente, hanno attraversato secoli di storia.

Ora si fanno ammirare a Venezia.

La loro silhouette non sembra logorata dal tempo né dalla celebrità.

Interrogarsi sul loro passato, farsi un’ idea di chi li ha creati, conquistati, perduti, restaurati, trasforma il “turista per caso” in un “accorto viaggiatore”, che ancora oggi può percepirne l’immenso valore soprattutto come simbolo dell’ antico e profondo legame che unisce Venezia e l’Oriente.

 

 

QUADRIGA MARCIANA

 

La splendente quadriga di bronzo dorato giunge a Venezia con il bottino di guerra raccolto dai Veneziani, guidati dal doge Enrico Dandolo, dopo la conquista di Costantinopoli al termine della IV Crociata nel 1204.

Francesco Petrarca è il primo a interrogarsi sulla sua origine. Nel Rinascimento si cercherà di attribuire ai cavalli una paternità, accostandoli ai nomi dei grandi scultori greci: Fidia, Prassitele e Lisippo. La disputa sulle diverse attribuzioni proseguirà nell'Ottocento e fino ai giorni nostri.
Nel dicembre del 1797, per la prima volta dopo oltre cinque secoli, i quattro cavalli abbandonano la facciata di San Marco per volere di Napoleone, che li fa trasferire a Parigi per destinarli a coronamento dell'arco trionfale del Carrousel.

Dopo la caduta di Napoleone, Antonio Canova viene incaricato del recupero e del trasporto in Italia delle opere trafugate.

Il 13 dicembre 1815, alla presenza di Francesco I d'Austria, nuovo sovrano di Venezia, i cavalli vengono restituiti alla città di Venezia.

La preziosa quadriga è l'unica pervenuta dall'antichità.

FOTOGRAFIA
DI
CARLO NAYA
(Tranzano di Vercelli 1816 - Venezia 1882)

 

VENISE ET L’ ORIENT

MARCO POLO

NASCITA DI VENEZIA

RIFLESSI ARABI NELLA LAGUNA

LUCI DEL MEDITERRANEO

PERLE VENEZIANE E PERLE ORIENTALI

VENISE ET L’ ORIENT

 

Raramente due destini sono stati così intimamente legati, malgrado le peripezie della storia. I quadri e gli oggetti attualmente in mostra a Parigi, presso l’ Istituto del Mondo Arabo, ne sono la testimonianza.

L’ esposizione comprende diverse aree geografiche del Levante e numerosi secoli di scambi culturali e commerciali fra Venezia e l’Oriente.

Il percorso si snoda fra i quadri rinascimentali e gli ori di San Marco, i tappeti, le verreries, le ceramiche e i cristalli provenienti dai più grandi musei del mondo. Circa duecentocinquanta meraviglie documentano la migliore epoca artistica e politica della Serenissima. Non è sempre facile distinguerne la vera origine, orientale o veneziana, ma questo conferisce più interesse alla visita e rende il senso di un processo di assimilazione culturale così perfetto da confondere ancora oggi gli esperti d’arte.

 

VENISE ET L’ORIENT

Mostra organizzata

dal Metropolitan Museum of Art di New York

e

dall’ Institut du Monde Arabe di Parigi

PARIGI

DAL 3 0TT0BRE 2006

 AL 18 FEBBRAIO 2007

INDIRIZZO 1 rue des Fossés Saint-Bernard-Place Mohammed V-75236 Paris ced.05
TELEFONO 0033 0140513838

E-MAIL rap@imarabe.org

WEB www.imarabe.org

ORARI
martedì/venerdì h. 10.00/18.00

week-end e giorni festivi h. 10.00/19.00

notturno giovedì fino alle h. 21.00
TARIFFE
Euro 10,00 (intero) - 8,00 (ridotto) - 6,00 (-26 anni)

 

 

Questi ritratti di sultani ottomani, appartenenti a una serie di dodici quadri,

sono stati realizzati da un pittore di Verona, intorno al 1578,

su richiesta del visir Mehmet Sokollu Pasha.

     

 

Un piccolo libro, ricco di immagini e insolito nella sua veste editoriale, mette in evidenza altre interessanti similitudini fra l’arte araba e quella veneziana.  Dalle sue pagine ripiegate, come da un come un magico dépliant, saltano fuori decori e arabeschi che fanno pensare a una Venezia capitale d’Oriente.

 

 

Aurélie CLEMENTE-RUIZ

VENISE ET L'ORIENT

 

Contiene 10 dépliants illustrati

Ed. Gallimard – Parigi – 2006 – coll. “Découvertes Gallimard” hors sèrie – pp.36 – cm.2x17 – ril. – ISBN 2070340791 – Euro 7,50

ÉDITIONS GALLIMARD
INDIRIZZO - 5, rue Sébastien-Bottin - 75328 Paris cedex 07
TELEFONO – 0033 0149544200

WEB – www.gallimard.fr

BICCHIERE

 

SIRIA

1260 CIRCA

 

BICCHIERE

 

VENEZIA–MURANO

FINE XIII SEC.

 

     

 

MARCO POLO

 

Come scrive Peter Gumbel  “bisogna tornare indietro ai tempi del più celebre viaggiatore della Via della Seta, Marco Polo, sette secoli fa, per trovare un momento in cui il rapporto tra occidente e oriente sia stato davvero significativo per la coscienza del mondo”. “Time” gli dedica uno speciale numero doppio.

 

 

 

www.time.com

www.time.com/time/asia/2006/journey/map.html

La città di Venezia ha onorato Marco Polo con una straordinaria esposizione.

La mostra, curata da Cristina Taverna, ha proposto le ventuno tavole originali realizzate da Emanuele Luzzati a collage e pastelli per la nuova edizione del Milione, pubblicata nella trecentesca versione toscana del testo.

Ad esse sono stati affiancati numerosi oggetti appartenenti alle collezioni del Museo Correr: edizioni antiche, mappe, avori, ceramiche, ecc..

Nell’anno di Marco Polo è stato ricostruito uno straordinario percorso iconografico in cui all’ interpretazione per immagini di Luzzati,  del tutto nuova e sorprendente, sono stati aggiunti reperti antichi, rari e preziosissimi, riferibili al Milione, al tema del viaggio e al rapporto tra Venezia  e l’Oriente.

L’itinerario completo dei Polo è stato illustrato sia dal raro materiale cartografico del museo, che testimonia le conoscenze geografiche dell’epoca e dà il senso del tempo nelle lunghe traversate per mari e deserti, sia dalle opere di Luzzati, pervase di stupore e meraviglia, che rendono con “leggerezza” l’esperienza di un viaggio avventuroso verso l’Oriente.

Da un lato, quindi, l’ottimismo, il garbo e soprattutto il talento di un grande maestro dei nostri tempi, dall’altro un viaggio sulle tracce della storia.

 

CITTÀ DI VENEZIA E MUSEI CIVICI VENEZIANI

EMANUELE LUZZATI

IL MILIONE DI MARCO POLO

MUSEO CORRER

10 DICEMBRE 2005 – 4 GIUGNO 2006

 

Marco Polo Veneziano

Delle meraviglie del mondo per lui vedute
Domenico Imberbi

 

Venezia

Biblioteca del Museo Correr

I.5357.I

 

Emanuele Luzzati

 

“E v’à sì grande caldo ch’è meraviglia”

 

www.museiciviciveneziani.it

     

Non la solita mostra, dunque, ma qualcosa di più: una magica armonia fra passato e presente. Peccato che si sia ormai conclusa, tuttavia è sempre possibile riviverne l’atmosfera sfogliando il libro pubblicato da Nuages.

Non il solito catalogo, ma qualcosa di più: un racconto narrato con linguaggio antico e moderne visioni.

 

 

MARCO POLO – IL MILIONE

 

Illustrazioni di Emanuele Luzzati

Introduzione di Giandomenico Romanelli

Ed.Nuages – Milano – 2006 – pp.224 – cm.19,5x26,5 – Euro 33,00

NUAGES
Indirizzo - Via del Lauro 10 - 20121 Milano
Telefono - 0272004482

E-Mail - nuages@nuages.net

Web - www.nuages.net

EMANUELE LUZZATI

Pittore, decoratore, illustratore, ceramista, realizza scene e costumi per i principali teatri italiani e stranieri.

Sono famosi i suoi film d'animazione e le innumerevoli illustrazioni di libri per l'infanzia, tra cui le Fiabe scelte dei fratelli Grimm nell' edizione Olivetti (1988).

Genova, la sua città, gli ha dedicato un Museo (www.museoluzzati.it) che espone molte delle sue opere negli spazi di Porta Siberia, recentemente ristrutturati su progetto di Renzo Piano.

COPERTINA

Emanuele Luzzati - "Partirsi da Vinegia tutti e tre..."

 

NASCITA DI VENEZIA

 

Venezia conserva ancora suggestive memorie del mondo bizantino. La città, infatti, nacque bizantina e tale si mantenne fino almeno al IX secolo. Il centro urbano che oggi siamo abituati a considerare come Venezia si sviluppò attraverso un processo graduale di popolamento delle isole della laguna. Gli abitanti della terraferma veneta furono di fatto costretti “temendo la barbarie dei Longobardi” a cercare rifugio nelle zone inaccessibili agli invasori. Le isole della laguna, già popolate in epoca romana, assunsero poco alla volta una fisionomia cittadina e l’amministrazione territoriale, originariamente governata dai tribuni, si trasformò verso la fine del VII secolo assumendo la fisionomia di ducato. Il primo dux veneziano fu istituito secondo le normali forme amministrative dell’ Italia bizantina, inaugurando la serie dei dogi veneziani destinata a durare fino a 1797.

Il “bizantinismo” veneziano continuò fino al XII secolo ed ebbe come manifestazioni più evidenti sia le frequenti cooperazioni militari in nome dei comuni interessi strategici, sia gli influssi culturali sulle istituzioni, sull’arte e sulla società veneziana. Questa sostanziale sintonia veneto-bizantina culminò nell’ intervento veneziano in aiuto di Bisanzio contro i Normanni, cui seguì la concessione, da parte di Alessio I Comneno nel 1082, di una serie di importanti privilegi, fra cui un quartiere a Costantinopoli e la possibilità di commerciare in quasi tutto l’impero senza pagare tasse.

Iniziò così la grande espansione del commercio veneziano nel Levante.

 

Giorgio RAVEGNANI

BISANZIO E VENEZIA

Ed. Il Mulino – Bologna – 2006 – coll. “Universale Paperbacks” – pp.232 – ISBN 88-15-10926-9 – Euro 11,50

SOCIETÀ EDITRICE IL MULINO

INDIRIZZO – Strada Maggiore 37 - 40125 Bologna

TELEFONO – 0039 051256011

E-MAIL – info@mulino.it

WEB – http://www.mulino.it/edizioni/index.html

IN COPERTINA

Reliquario della chiesa dei Santi Apostoli a Costantinopoli

(Venezia – Tesoro di San Marco)

Questo sintetico volume ricostruisce il rapporto millenario che nel corso del Medioevo ha unito Venezia all'impero bizantino.

Il libro descrive un periodo essenziale della storia del mondo mediterraneo nell’età medievale, in particolare: la fondazione di Venezia sotto la pressione dell' espansione longobarda, la dipendenza da Bisanzio, l’ indipendenza entro la sfera dell'impero, l’aperta ostilità che condusse Venezia a partecipare alla quarta crociata, la conquista di Costantinopoli nel 1453 da parte dei Turchi.

GIORGIO RAVEGNANI

È stato segretario dell'Istituto "Venezia e l'Oriente" presso la Fondazione Giorgio Cini e dal 1979 è docente di Storia Bizantina presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università “Ca’ Foscari” di Venezia.

Fra le sue pubblicazioni più recenti si segnalano: “La storia di Bisanzio” (Jouvence-Roma-2004), “I Bizantini in Italia” (Il Mulino-Bologna-2004), “I Bizantini e la guerra-L'età di Giustiniano” (Jouvence-Roma-2004), “Introduzione alla storia bizantina” (Il Mulino-Bologna-2006).

Attualmente si occupa dei trattati fra Venezia e Bisanzio nel XIV secolo.

 

RIFLESSI ARABI NELLA LAGUNA

 

Venezia non è solo storia, ma anche magia e mistero, sogno e fantasia.

Hugo Pratt (1927-1995) è stato uno dei maestri del fumetto moderno. Nel corso della sua vita ha viaggiato molto, pur restando sempre legato alla sua città d’adozione: Venezia.

In “Favola di Venezia” Corto Maltese, protagonista di molte sue avventure, va alla ricerca della clavicola di Salomone, uno smeraldo purissimo proveniente dall’oriente. La leggenda racconta che fu riportato a Venezia insieme alle spoglie di San Marco. Sul di esso sono incisi caratteri misteriosi. Corto Maltese è a conoscenza di un indovinello, la cui soluzione potrebbe svelare il nascondiglio del prezioso talismano.

Scappando per le calli e sui tetti, Corto cade attraverso un lucernaio e, come spesso gli accade, perde conoscenza entrando così nella dimensione magica dell’avventura.

Le vignette che seguono illustrano il passaggio dal mondo reale a quello onirico, dove tutto è  possibile: cadere verso l’alto e leggere sulla superficie dell’acqua, confondere le coordinate spaziali del proprio corpo e parlare un’altra lingua.

L’ enigma del talismano orientale avrà una soluzione? oppure rimarrà avvolto nel mistero, come un sogno, fra i canali di Venezia?

 

Sequenza tratta da

HUGO PRATT – FAVOLA DI VENEZIA ( SIRAT AL-BUNDUQIYYAH)

 

Corto fugge su un tetto provvisto di altana.

Corto scivola dal tetto.

Corto cade verso il basso. Sullo sfondo si intravede un profilo indefinito di edifici e la loro sagoma riflessa sulla superficie dell'acqua.

Corto cade verso l' alto. I riflessi sul canale diventano segni grafici sempre meno riconoscibili come sagome di edifici.

I riflessi si sono trasformati in giganteschi caratteri arabi.

Corto osserva i caratteri arabi di fronte a lui.

Corto guarda verso l’alto e legge nei caratteri il nome arabo “Sirat Al-Bunduqiyyah” ovvero “Favola di Venezia”.

Corto indica la sua ombra comparsa a fianco dei caratteri arabi su un' ipotetica parete verticale.

 

(ANALISI SEMIOTICA DELLA DR. LUISA ZANZANI  >  www.ocula.it)

 

LUCI DEL MEDITERRANEO

 

Ippolito Caffi (Belluno 1809-Lissa 1866), artista e personaggio romantico di grande fascino, è stato uno dei i maggiori vedutisti dell’ Ottocento italiano. Dotato di forte personalità e spirito avventuroso, è stato anche viaggiatore instancabile e patriota convinto.

Nell’ anniversario della morte gli sono state dedicate tre mostre: a Belluno Roma e Genova (catalogo “Caffi – Luci del Mediteraneo” – Ed.Skira – www.skira.net).

Dalle sue opere orientaliste, che pur nella loro indubbia maestria appaiono rispondere ai canoni del genere del tempo, ma soprattutto dai suoi taccuini e dai disegni sparsi, la realtà ritratta da Caffi presenta un certo carattere di ritrovamento della realtà veneziana. Sembra quasi che l’artista voglia risalire alla sorgente nascosta del suo mondo e, al tempo stesso, comunicare come in ogni città mediterranea si celino i tratti e la luce di una Venezia arabisante.

 

 

 

Venezia – Piazza San Marco – 1858

Costantinopoli – Santa Sofia – 1843

Venezia – Carnevale – 1860

Egitto – Riposo di una carovana – 1844

PERLE VENEZIANE E PERLE ORIENTALI

 

Pochi conoscono esattamente il significato del termine conteria.

L’ antica Accademia della Crusca la definiva quella specie di gentili lavoro, a varj colori, per uso di collane, corone e simili ornamenti. Probabilmente dal latino “comptus”, adorno, ornato.

C’è però chi sostiene che quella denominazione derivi dall’ uso di moneta (contare-contante) che ne fecero gli antichi popoli del Mediterraneo e del Levante.

In entrambi i casi si tratta di perle di vetro di diversa grandezza e colore, che, grazie al lavoro di mani esperte, mani orientali o mani veneziane, diventano oggetti meravigliosi.

La produzione a Murano risale al XIII secolo. Pionieri del settore furono Cristoforo Briani e Domenico Miotti i quali, su suggerimento di Marco Polo che ne portò dall'oriente alcuni campioni, iniziarono una produzione artigianale che, col passar del tempo, si trasformò in una vera e propria industria.

 

SOCIETÀ VENEZIANA PER L'INDUSTRIA DELLE CONTERIE

 

TITOLI DI 25 AZIONI AL PORTATORE DI LIRE 350 CIASCUNA

EMESSE A VENEZIA NEGLI ANNI TRENTA

La Società Veneziana per l'Industria delle Conterie, sorta nel 1898 a Venezia, ebbe per scopo la produzione di perle di vetro e oggetti di cristallo.

Nel 1937 assunse la denominazione di Società Veneziana Conterie e Cristallerie.

Lo splendido certificato di ispirazione Liberty – disegnato dal noto illustratore Achille Beltrame la cui firma compare nel bordo – riporta nella parte superiore la veduta  dell'isola di Murano, sede degli stabilimenti.

Negli angoli sono raffigurati gli stemmi di Venezia e di Murano, che fu comune autonomo dal 1806 fino al 1924, anno in cui il suo territorio venne aggregato a quello di Venezia.

http://xoomer.alice.it/portofogliostorico/museo.htm

 

Le infilatrici di perle a Venezia sono ormai persone rare. Con calma e pazienza lavorano in un piccolo spazio e in grande silenzio, fra i mille colori delle conterie e le note sfumate della musica classica, con dita leggere manipolano vetro e fiamma, fili di seta e d’argento. Le loro creazioni, non solo collane ma anche fiori spille e orecchini, ricordano molto quelle orientali, turche o persiane, per fattura e  materiale, gusto e fantasia.

Un viaggio a Venezia dovrebbe comprendere una visita a una vera artista delle perle.

 

 

 

 

MARIAGRAZIA BONELLO
INDIRIZZO Calle del Luganegher 1130 - San Polo - 30125 Venezia

E-MAIL ciccilan@msn.com

WEB www.ciccilanvenezia.it

 

 

 

“L’ infilatrice di perle” , celebre quadro di Fausto Zonaro (Masi di Padova 1854-San Remo 1929), viaggiò fra Venezia e Costantinopoli, un po’ come la quadriga marciana; ma, mentre quest’ ultima si è fermata a Venezia, l’ artigiana veneziana è rimasta in Turchia e oggi fa parte di una splendida collezione privata.

Osservandola attentamente, sembra che, con orgoglio e sguardo fiero, mostri al mondo il frutto del suo lavoro: lunghi fili di perle e di storia, annodati tra Venezia e l’ Oriente.

 

 

 

10 novembre 2006                                                   Elisa Petitta

 
 

 

 

 

IL GRAND TOUR ATTRAVERSO IL MEDITERRANEO CONTINUA:

DOCUMENTARI AUDIOVISIVI DAL 2000 AL 2006
AL “SOLE E LUNA – DOCFEST”
CHE SI TERRÀ A PALERMO
E
FOTOGRAFIE DAL 1850 AL 1920
IN UN PREZIOSO ALBUM
DELLE EDIZIONI ANGOLO MANZONI

 

Le manifestazioni del Festival “SOLE E LUNA” fanno parte di un vasto progetto culturale curato dall’ Associazione “DOCFEST” e si svolgeranno a Palermo, nella splendida cornice di Santa Maria dello Spasimo e del Loggiato di San Bartolomeo, dal 26 ottobre al 1° novembre 2006.

Il “SOLE E LUNA – DOCFEST” è stato presentato a Venezia e a Roma dal Presidente Carlo Fuscagni, dal Direttore Artistico Rubino Rubini e dal Direttore Esecutivo Lucia Gotti Venturato, che hanno ben sottolineato l’importanza delle opere audiovisive sia dal punto di vista strettamente documentaristico, sia dal punto di vista della comunicazione, soprattutto quando affrontano argomenti per così dire “multietnici” che, pur riguardando popoli diversi, vengono sviluppati in una visione cosmopolita della cultura.

In altre parole, una rassegna di documentari sul Mediterraneo può non solo raccontare delle storie, ma anche creare un sistema di comunicazione “passante” fra culture differenti, creando un vero e proprio interscambio di conoscenze tra Oriente e Occidente, un ponte forse difficile da costruire ma sicuramente utile per superare stereotipi e false credenze.

Le opere partecipanti al concorso, fra cui anche alcune di autori turchi, sono state prodotte negli ultimi sei anni e saranno divise in tre categorie:

1 – ISLAM

che comprende documentari, serie televisive, inchieste, ricerche antropologiche etnografiche e socioculturali, reportage turistici di vario genere, con riferimento a  qualunque area del mondo musulmano;

2 – MEDITERRANEO

che raccoglie le più importanti realizzazioni documentaristiche inerenti tutti i paesi che si affacciano sul bacino mediterraneo, con particolare attenzione alla cultura delle popolazioni costiere;

3 – ARTE

che riunisce i documentari dedicati alle differenti espressioni dell’arte mediterranea e islamica: pittura, scultura, musica, danza, teatro, folklore, architettura, cinema e televisione.

Una Giuria Internazionale, composta da sei personalità del mondo della cultura della scienza e dello spettacolo, assegnerà i seguenti premi:
- Premio assoluto per la migliore opera in concorso

- Premio sezione "Islam"

- Premio sezione “Il Mediterraneo”
- Premio sezione “Arte”
- Premio per la miglior fotografia
- Premio per il miglior montaggio
- Premio per il documentario più innovativo
- Premio all'opera dal più alto valore culturale

 

INFORMAZIONI

 

Programma ed eventi collaterali

WEB – www.soeelunadocfest.com

 

Sede

"SOLE E LUNA - DOCFEST" c/o “DOCFEST”

INDIRIZZO -
Via Tarvisio 2 - 00198 Roma - Italia
TELEFONO - 0039 068840341
E-MAIL - info@soleelunadocfest.com

 

Ufficio Stampa “DOCFEST”
SIMONA DI GIOVANNANTONIO
TELEFONO - 0039
068840341
CELLULARE - 00
39 3346764121
E-MAIL -
ufficiostampa@docfest.it

 

Coordinamento Artistico “SOLE E LUNA – DOCFEST”
LIA POLIZZOTTI
TELEFONO - 00
39 068840341
E-MAIL -
info@soleelunadocfest.com
 

Istituzioni coinvolte nella realizzazione di “SOLE E LUNA – DOCFEST”

Con l'alto patrocinio di:
Nazioni Unite

In associazione con:

Regione Sicilia
Presidenza della Regione
Assessorato Beni Culturali e Pubblica Istruzione
Assessorato Agricoltura e Foreste

In collaborazione con:

Ministero degli Affari Esteri
Ambasciata di Francia

In collaborazione con:

Centro Islamico Culturale d'Italia
Institut du Monde Arabe
Instituto Cervantes

In collaborazione con i seguenti Paesi:

Sultanato dell'Oman
Regno dell'Arabia Saudita
Algeria
Sudan
Qatar
Siria
Iran
Malta
Turchia

 
 

 

 

 

Mostra realizzata dalla Fondazione Italiana per la Fotografia – Torino – 2003

Curatore: Barbara Bergaglio.

Contributo critico: Marisa Vescovo, Rosanna Maggio Serra.

Ed.Angolo Manzoni–TO–2003–pp.165–cm.24x31–ISBN 8886142953–€ 28,00

EDIZIONI ANGOLO MANZONI

INDIRIZZO – Via Cibrario 28 – 00144 Torino

TELEFONO – 0039 0114730775

E-MAIL – info@angolo-manzoni.it

WEB – www.angolo-manzoni.it

 

Le 130 immagini che compongono il libro tracciano un suggestivo itinerario fra arte e architettura, persone e paesaggi, visti attraverso l’ obiettivo di alcuni tra i più grandi maestri della fotografia storica: i fratelli Alinari, James Anderson, Antonio Beato, Félix Bonfils, Francio Frith, Robert Macpherson, Celestino Degoix, Carlo Ponti, Giorgio Sommer.

Grazie a loro e grazie anche all’ appassionato collezionista Antonio Brescacin (1943-2001), le antiche fotografie di Genova e Venezia, Granada e Siviglia, Atene e Luxor, Beyrout e Damasco sono giunte fino a noi.

Gli originali (albumine e carte salate) sono già stati esposti a Torino nel 2003, ma alcune copie del libro sono ancora disponibili presso l’editore.

 

 

Quest’ opera ci porta indietro nel tempo.

Ci si perde tra le pagine color seppia, andando verso Levante da una città all’ altra, da una sponda all’ altra del Mar Mediterraneo.

Ci si sente un po’ come un viaggiatore ottocentesco, che, rapito dal fascino dell’ Oriente, vuole uscire dal proprio mondo non solo per vedere e conoscere, ma anche per fissare nella memoria e tramandare tutto quello che l’avventura offre ai suoi occhi.

A quel tempo viaggiare non era certamente facile e poi non era alla portata di tutti. Chi restava aveva un solo modo per raggiungere idealmente quei luoghi lontani: osservare le immagini e leggere i racconti di quei coraggiosi viaggiatori, spesso privilegiati intellettuali, che avevano avuto l’ opportunità di vivere per esperienza diretta l’ incontro “ravvicinato” con popoli di diverse culture e tradizioni.

Oggi non è più così.

Tutto è più facile e veloce, quasi per tutti. La tecnologia moderna accorcia tempi e distanze, ma spesso la comunicazione, quella vera, che ha bisogno di attenzione  per riflettere e per capire, ne risente e, paradossalmente, oggi dell’ Oriente ne sappiamo forse meno di ieri.

In pochi avvertono nel profondo l’esigenza di recarsi  sui luoghi originari di culti e culture orientali, spesso si tratta di giovani che con ogni mezzo se ne vanno (o piuttosto scappano) in India o in Tibet; la maggior parte delle persone invece “viaggia da casa”, navigando non in caicco sulle onde del Mediterraneo, ma in internet sulle onde del web, dove la mole di notizie (vere, false, vecchie e nuove) è grande come l’ oceano.

 

 

 

GENOVA – DEGOIX – 1862 ca.

VENEZIA – PERINI – 1875 ca.

CAMMELLI – ANONIMO – 1880 cca

RITRATTO DI DONNA – ANONIMO – 1880  ca.

 

Questo libro-documentario ci avvicina all’ Oriente ricordandolo e mostrandolo così come lo contemplavano i primi fotografi. È un libro che affascina, seduce,  e fa sognare.

Il “SOLE E LUNA – DOCFEST”, progetto culturale che guarda al futuro dei popoli mediterranei, avvicinerà concretamente l’ Oriente all’ Occidente, costituirà una reale opportunità di incontro fra persone e intellettuali di diversa nazionalità, che avranno un’ occasione in più per conoscersi direttamente e dialogare, sgomberando dalle “nuvole” dei pregiudizi l’ “atmosfera” che circonda e accomuna le civiltà mediterranee.

24 settembre 2006  

Elisa Petitta

                                                

 

 

 

SMIRNE

L’INDIMENTICABILE PRINCIPESSA

Smyrne est une princesse

avec son beau chapel ;

l'heureux printemps sans cesse

répond à son appel,

et, comme un riant groupe

de fleurs dans une coupe,

dans ses mers se découpe

plus d'un frais archipel.

Piri Reis

(1500 circa)

Victor Hugo (1802-1885)

Les Orientales - 1829

 

Piri Reis, l’antico cartografo turco, la disegnò come un fregio liberty,  asimmetrico e colorato.

Victor Hugo, che mai era stato in Oriente, la immaginò come una principessa  avvolta da un mare di isole e di fiori.

Come ce la raccontano gli scrittori di oggi?

In questi ultimi anni la città di Smirne ha ispirato autori diversi, con scopi diversi. Ciascuno ne fornisce un ritratto differente, fra storia leggenda e fantasia.

 

SMIRNE UNA CITTÀ DIMENTICATA

 

Andando a ritroso, in ordine di tempo il libro più recente è quello curato da Marie-Carmen Smyrnelis dal titolo “Smyrne, la ville oubliée?”. Un’opera che potremmo definire davvero cosmopolita, in tutti i sensi e non solo in quanto frutto della collaborazione di specialisti e storici  di diversa nazionalità.

Il periodo considerato va dal 1830 al 1930, un arco di tempo in cui si realizzano per la città numerosi e profondi cambiamenti dal punto di vista politico economico sociale culturale umano e urbanistico, determinati sia dalle riforme statali dell’Impero Ottomano sia dai drammatici eventi fra il 1914 e il 1922; dopo i quali però la storia di Smirne non si ferma, ma continua, va avanti con la sua ricostruzione e rivive nei ricordi dei suoi attuali abitanti e nella nostalgia di coloro che dovettero allontanarsene.

Dai diversi contributi emergono tre profili della Smirne cosmopolita. Una città-porto, il più importante porto commerciale dell’Impero Ottomano e del Mediterraneo Orientale, strategico crocevia per le carovane dirette in Persia e in India e per le rotte marittime dell’Egeo. Una città a maggioranza non-musulmana, nella quale la coesistenza di abitanti di varia etnia e religione trova un senso sia nelle differenze sia nei rapporti sociali, due elementi la cui dinamica si realizza in un unico spazio urbano, che non li contrappone ma piuttosto li accomuna. Una città culturalmente pluralista, quindi moderna anche rispetto all’Occidente, che a buon ragione può essere considerata come il simbolo di un cosmopolitismo vero, inteso nel senso più ampio del termine.

 

SMYRNELIS MARIE CARMEN

SMYRNE, LA VILLE OUBLIEE ? 1830-1930

LA MEMOIRE D’UN GRAND PORT MEDITERRANEEN.

A cura di MARIE-CARMEN SMYRNELIS.

Contributi di: Evangelia Achladi, Cânâ Bilsel, Elena Frangakis-Syrett, Alp Yücel Kaya, Vangelis Kechriotis, Henri Nahum, Christoph Neumann, Oliver Jens Schmitt, Iflık Tamdo€an, Anahide Ter Minassian, Fikret Yilmaz, Sibel Zandi-Sayek, Basma Zerouali.

Illustrazioni : cartoline d’epoca.

Ed. Autrement - Paris - 2006 - coll. « Memoires » - pp.256 - ISBN 2-7467-0801-9 - Euro 19,00

EDITIONS AUTREMENT

INDIRIZZO 77 rue du Faubourg St. Antoine - 75011 Paris

TELEFONO +33 0144738000

E-MAIL contact@autrement.com

WEB www.autrement.com

CONTENUTO

I ricordi degli abitanti di Smirne vengono richiamati alla memoria per meglio comprendere un secolo di storia, dal 1830 al 1930,  di una città dai mille volti e dai mille nomi:  “Smirne l’infedele” come la chiamavano i suoi cittadini musulmani,  “la piccola Parigi d’Oriente” come la definivano i viaggiatori europei dell’ Ottocento che ne apprezzavano l’intensa vita artistica,  la nuova Izmir come fu ribattezzata dopo l’incendio del 1922.

Leggendo la storia di Smirne, quello che colpisce di più è la differenza tra lo straordinario destino che questa città ha conosciuto fin dai tempi più antichi e l’oblio che l’ ha  avvolta progressivamente dopo il terribile incendio del 1922.

Fino alla Prima Guerra Mondiale, Smirne era una città prospera per la fiorente economia basata su relazioni commerciali internazionali soprattutto con l’Europa, era una città cosmopolita per la presenza di Europei (cristiani ortodossi e cattolici) musulmani ed ebrei, era una città semi-autonoma dal governo centrale.  Il suo porto era il più importante di tutto l’Impero Ottomano e del Mediterraneo Orientale. I suoi ingegnosi abitanti, amanti delle novità e dei divertimenti,  partecipavano intensamente alla vita sociale e alle attività culturali.

Tutto ciò mal si conciliava con l’ideologia e la politica nazionalistica.

Dalle sue ceneri, dopo l’incendio del 1922, nasce Izmir, un’ altra città, diversa di nome e di fatto.

Questo libro, frutto di un lavoro collettivo da parte di illustri autori di differente  nazionalità, permette di riscoprire l’affascinante storia di una città sospesa fra due secoli, l’Ottocento e il Novecento, e fra  due mondi, quello orientale e quello occidentale.

Più di venti cartoline d’epoca completano e arricchiscono il volume.

AUTRICE

Marie-Carmen Smyrnelis, laureata in storia presso l’EHESS (Scuola di Alti Studi in Scienze Sociali di Parigi) con una tesi dal titolo « Une société hors de soi – Identités et relations sociales à Smyrne aux XVIIIe et XIXe siècles », lavora presso la Maison des Sciences de l’Homme di Parigi, organizzando seminari sui metodi che permettono agli storici di analizzare il sociale a partire dall’individuo e dal suo contesto relazionale. Ha scritto numerosi articoli sul cosmopolitismo nel Mediterraneo e in particolare a Smirne.

LA FINE DI SMIRNE

 

Altra opera recentemente pubblicata in Francia è quella di Hervé Georgelin dal titolo “La fin de Smyrne – Du cosmopolitisme aux nationalismes”.

Una ricerca a livello universitario e di notevole spessore per l’ampiezza e la natura delle fonti utilizzate: archivi diplomatici francesi (Parigi e Nantes), archivio federale tedesco (fondo Potsdam), archivio di stato austriaco, archivio storico del Ministero degli affari esteri greco, archivio della tradizione orale presso il Centro studi sull’ Asia Minore di Atene e, infine, documenti armeni della Delegazione nazionale armena e  documenti dell’ Alleanza israelita universale.

Dal confronto incrociato di tali fonti emergono fatti e situazioni del passato, su cui ancora oggi potrebbe essere utile riflettere.

 

GEORGELIN HERVE

LA FIN DE SMYRNE
DU COSMOPOLITISME AUX NATIONALISMES

CNRS Editions – Paris – 2005 – coll. « CNRS Histoire » –

pp. 254 – 17x24 – 6 cartes – 20 photos noires – Euro 30,00

CNRS EDITIONS
INDIRIZZO 15 rue Malebranche - 75005 Paris
TELEFONO +33 0153102700
E-MAIL cnrseditions@cnrseditions.fr

WEB www.cnrseditions.fr

CONTENUTO

L’opera è divisa in cinque parti:

-          La storia di Smirne e della sua regione, una storia complessa in cui risalta la presenza di un “groviglio” di popolazioni, quasi “incastrate” fra loro in un unico spazio urbano.

-          Una rassegna concernente le scuole (francese, americana, greca, ecc.) intese come poli educativi e ideologici.

-          Le attività extralavorative (feste collettive e familiari, spettacoli, ecc.).

-          La vita politica fino alla vigilia della Prima Guerra Mondiale.

-          La distruzione di Smirne (incendio 1922).

Il libro è ricco di belle immagini e mappe della città.

Concludono l’opera un dettagliato elenco delle fonti consultate e una ricca bibliografia concernente i seguenti argomenti: racconti di viaggio, storia e geografia generale della regione, storia urbana economica sociale e demografica, storia armena greca ebraica e turca, storia delle lingue dell’educazione delle religioni e del nazionalismo, opere letterarie, discografia greca.

AUTORE

Hervé Georgelin, laureato in storia e civilizzazioni presso l’ EHESS (Scuola di Alti Studi in Scienze Sociali di Parigi) con una tesi dal titolo “La fin de la Belle-Epoque à Smyrne, des années 1870 à septembre 1922”, specialista dell’Asia Minore, ricercatore presso l’Istituto Universitario Europeo di Firenze (borsa “Jean Monnet Fellow” 2003-2004), è membro scientifico della Scuola Francese di Atene. Ha scritto numerosi articoli sulla fine dell’Impero Ottomano.

 

SMIRNE E L’OCCIDENTE

Il libro di Léon Kontenté intitolato “Smyrne et l’Occident” è praticamente un trattato di storia come ormai se ne pubblicano pochi: è un’ opera vasta, completa ed esaustiva, scritta da un autore competente e ben consapevole dei rischi di imparzialità sempre presenti dietro le quinte di quel grande palcoscenico che è la storia. Come dice qualcuno “la storia è come una bella donna che ognuno accarezza a modo suo”, la citazione sembra particolarmente adatta alla storia di Smirne, città di cui è stato detto tutto e il contrario di tutto, come provano anche alcune fonti d’informazione, esse stesse a volte imparziali.

Lo scopo del libro è quello di fornire una trama cronologica e completa degli avvenimenti, dall’antichità al periodo contemporaneo,  mettendo in risalto sia le numerose mutazioni sia la sorprendente potenzialità di adattamento di una città dalle molteplici sfaccettature.

Nel momento in cui la Turchia e l’Europa si interrogano sul proprio avvenire, quest’opera è utile per comprendere alcuni episodi del passato, spesso dolorosi, e ricollocarli in un’ ottica dinamica e moderna, che rimette in discussione antichi pregiudizi e apre nuove prospettive per il futuro.

 

KONTENTE LÉON

SMYRNE ET L’OCCIDENT

DE L’ANTIQUITÉ AU XXIe SIÈCLE

L'histoire intégrale d'une ville levantine

Yvelinedition – Montigny le Bx – 2005 – pp.880 – 79 cartes – Euro 39,00

YVELINEDITION

INDIRIZZO 22 allée des Sangliers - 78180 Montigny le Bx - France
TELEFONO +33 0665353206
E-MAIL yvelinedition@neuf.fr
WEB http://yvelinedition.neuf.fr

CONTENUTO

Come altri porti del Mediterraneo, Alessandria Livorno Marsiglia, Smyrne ha conosciuto molte trasformazioni  sociali economiche linguistiche e culturali.

Città greca prima d’essere un porto romano, in seguito divenne una fortezza bizantina, poi una città ottomana, la più importante del XIX secolo sia per la sua posizione, strategica cerniera fra due continenti e due mondi culturali, sia per la sua modernità: vide la nascita della stampa ottomana e della prima linea ferroviaria dell’ Impero Ottomano.

Tuttavia Smirne non fu sempre “la perla d’Oriente”, come la definì Lamartine. Conobbe anche periodi oscuri, in cui dovette cedere la supremazia ad altre città (Efeso in epoca romana e Chio nel Medio Evo), eclissi momentaee dalle quali però riuscì sempre a trarre nuova vita e nuova luce.

L’ Occidente occupò costantemente un posto privilegiato nella sua storia: i Galati prima dei Romani, i Genovesi e i Livornesi prima dei Francesi, la trasformarono attraverso i secoli, alla pari dei Greci e dei Turchi, contribuendo a farne una città dal carattere universale.

Il volume comprende anche un prezioso atlante storico-geografico-etnografico (79 cartine della regione, dall’antichità fino al 1941) a cura di Miko Kontente.

 

SMIRNE: EVOCAZIONE (E RIEVOCAZIONE) DI UNO SCALO DEL LEVANTE

Evocazione e rievocazione sono due parole della lingua italiana che indicano due strade della memoria, due strade per certi versi simili, ma la prima ha in più un tocco di magia. Laurence Abensur-Hazan, autrice del libro “Smyrne-Evocation d’une echelle du Levant”, le percorre entrambe, indugiando ora sull’ una ora sull’ altra.

“Certi nomi di città e paesi hanno il dono singolare di far apparire davanti a noi,

appena li pronunciamo,

un paesaggio che la nostra fantasia ha già tratteggiato

e

che la nostra immaginazione colora nei nostri sogni.”

L’incipit,  tratto da un’opera ottocentesca, esprime perfettamente uno degli obiettivi, quello evocatorio nel senso letterale di “pronunciare un nome per richiamare magicamente qualcosa o qualcuno da un mondo scomparso”.

Alcune fra le numerose immagini raccolte nel volume, fanno scattare proprio questo meccanismo, al di là del tempo e dello spazio, toccando le corde più sottili della memoria, quelle dai suoni più acuti,  che spesso accompagnano momenti di “dejà vu” e “dejà vecu”.

Altre invece rievocano, in un atto di amore quasi celebrativo,  un passato le cui tracce resistono ancora oggi,  nell’ allure di una città turco-europea, tradizionale e al tempo stesso moderna.

Un libro essenzialmente fotografico e ricco di citazioni letterarie, fra le cui pagine è piacevole perdersi.

 

ABENSUR-HAZAN LAURENCE

SMYRNE - EVOCATION D’UNE ECHELLE DU LEVANT XIXe - XXe siècles

Editions Alan Sutton – Saint Cyr sur Loire – 2004 – Collection « Passé Simple » - Pag. 128 – ISBN 2-84910-054-4 – Euro 19,90

EDITIONS ALAN SUTTON

INDIRIZZO 8 rue du Docteur Ramon - 37540 Saint-Cyr-sur-Loire - France

TELEFONO +33 0247406600

E-MAIL info@editions-sutton.com

WEB www.editions-sutton.com

CONTENUTO

La Smirne dell’ Ottocento e dei primi anni del Novecento, importante città appartenente a quel mondo consolare chiamato “Scali del Levante”, fece sognare tutti gli stranieri, intellettuali e artisti, che la visitarono numerosi in un’epoca in cui il viaggio in Oriente era di moda. Tutti, dai più celebri (François-René de Chateaubriand, Gustave Flobert, Théophile Gautier) ai meno conosciuti, hanno lasciato preziose testimonianze dei loro soggiorni. A queste fonti attinge l’autrice per la sua narrazione iconografica. Il libro è infatti una rievocazione letteraria e illustrata, accompagnata anche da documenti d’archivio, che proietta il lettore indietro nel tempo, in un mondo passato di memorie e di emozioni, tra sogno e realtà.

AUTRICE

Laurence Abensur-Azan, notaio di formazione e genealogista di professione, andando alla ricerca delle proprie radici si è appassionata alla storia della città di Smirne, dove nacquero i suoi nonni paterni. Ha condotto numerose ricerche d’archivio e, da molti anni, colleziona cartoline e documenti iconografici di epoca ottomana.

 

LE STREGHE DI SMIRNE

Il romanzo d’esordio di Mara Meimaridi dal titolo “Le streghe di Smirne”, uscito in Grecia nel 2001, viene pubblicato in Italia nel 2004 grazie alla traduzione di Luigina Giammatteo.

Tradotto di recente anche in lingua polacca e turca, dopo essere stato un vero caso editoriale in Grecia vendendo più di 150.000 copie, attualmente è divenuto un caso di giustizia penale in Turchia, dove è sotto inchiesta con l’accusa di aver offeso apertamente i Turchi. La casa editrice turca si è detta sorpresa dell’accaduto e, insieme all’autrice, si è difesa affermando che l’ opera, un romanzo ambientato nella comunità greca di Smirne prima dell’occupazione da parte delle truppe elleniche nel 1919,  non è stata scritta né pubblicata con l’intenzione di attaccare la nazione turca. La data del processo deve ancora essere fissata.

 

MEIMARIDI MARA

LE STREGHE DI SMIRNE

Traduzione di Luigina Giammatteo

Edizioni e/o – Roma – 2004 – pp.480 – ISBN 88-7641-595-5 – € 16,00

EDIZIONI e/o
INDIRIZZO Via Camozzi 1 – 00195 Roma
TELEFONO +39 063722829
E-MAIL info@edizionieo.it

CONTENUTO

Una divertente miscellanea di cattiverie, astuzie e sapienze femminili per conquistare e sottomettere gli uomini, sbaragliare la concorrenza e difendersi dall' emarginazione.

A Smirne, tra il XIX e il XX secolo, un gruppo di donne tesse trame, intrighi e inganni, in un mondo fatto di subalternità femminile, fame e conflitti etnici.

La strega turca Attarte è la “madre”, colei che “vede”, decide e cambia i destini. Sotto la sua guida le greche Eftalía e sua figlia Katina compiranno un'ascesa sociale strepitosa, sollevandosi dalla miseria attraverso una serie di ricchi matrimoni con magnati del cotone e del tabacco, armatori e pascià.

Anche la città di Smirne svolge un ruolo importante nel racconto, rappresentando lo scenario di una storia tutta al femminile, che unisce generazioni di donne diverse per religione ceto e cultura.

Il romanzo trasporta il lettore in un mondo affascinante, esotico e fantastico, dominato dalla magia e dalla sensualità femminile.

AUTRICE

Mara Meimaridi è nata a Kastella e vive ad Atene. E’ antropologa e ha studiato archeologia alla Sorbona. Successivamente ha compiuto anche studi di medicina e biologia. Attualmente segue corsi di astrofisica e astrologia presso la UMD (American University) .

 

LE CASE DI SMIRNE

 

Conclude la rassegna l’opera di Alev Little Croutier il cui titolo francese “Les femmes de Smyrne” introduce ancora una storia di donne, mentre quello italiano “Come farfalle nell’ambra” fa pensare a un antico gioiello. In realtà si tratta, come anticipa il titolo originale inglese “Seven houses”, di una storia di case: case di Smirne, abitate da generazioni donne, che si tramandano un talismano d’ambra.

 

AUTRICE

 

BIOGRAPHY

Alev Croutier is the only woman novelist of Turkish origin to be published worldwide.  Her work has been translated into twenty-one languages.

Croutier studied comparative literature at Robert College in Istanbul and Art History at Oberlin College in the US.  Later, she wrote and directed films in Japan, Middle East, Europe, and the US.  She was awarded a Guggenheim Fellowship (the first ever for a screenplay) for "Tell Me A Riddle" based on the Tillie Olsen’s novella. She was the commentator of the Canadian Film Board series "The Powder Room," BBC's "Mozart in Turkey," Channel 4’s (BBC) "The Reign of Women" and "Harem."  

Entering a career in publishing as the founding editor of Mercury House, she was the executive editor for seven years. 

her articles have appeared in both literary and mainstream magazines (Art & Antiques, Harper's, London Telegraph, Gourmet, SF Magazine, Focus, Zyzzyva, etc.), as well as anthologies ("Roots and Branches", "Istanbul",  "I Should Have Stayed Home."   She was one of the two women invited to contribute to the G8 Summit in Genoa, "A Window Over the Mediterranean" among writers such as Amos Oz, Tahar Ben Jelloun, Max Gallo, Amin Malouf, and Luis Sepulveda.

She is the author of the non-fiction international bestseller, Harem: The World Behind the Veil, Taking the Waters, and the novels The Palace of Tears and Seven Houses. In all her work, Croutier combines the Eastern tradition of storytelling with her Western literary education, searching the point where East meets the West.  Her most recent work Leyla: The Black Tulip is a novel for young readers (10-12 years-old) for the highly popular American Girl series produced in conjuction with a historical Turkish doll by Mattel.  She lectures frequently on Orientalism and Middle Eastern Women's studies, Harems and Turkey.Currently, she lives in San Francisco.

WORKS

Harem: The World Behind the Veil

Drawing from her own family history, a host of intimate accounts, histories, and memoirs, Croutier explores life in the world’s harems from the Middle Ages to the early twentieth century. She reveals the ways in which this Eastern institution invaded the Western imagination in art and finally eroded a system that seemed absolute and eternal, forming a dialectic between women’s real lives and the Orientalist fantasy.

Seven Houses

Seven Houses chronicles the lives and secrets of four generations of remarkable women, sweeping readers from the last days of the Ottoman monarchy to Turkey's transformation into a republic. It is the saga of a silkmaking family in the twentieth century, as told through the seven houses they have occupied. From a grand villa in Izmir in the early years of the twentieth century to a silk plantation in the foothills of Mount Olympus, from a tiny house in a sleepy town to an apartment in a modern urban high-rise, the family's dwellings reflect its fortune's rise and fall as communal baths and odalisques give way to movies and cell phones. The story comes a full circle when an expatriate returns with her American daughter to put it all into perspective.

The Palace of Tears

Palace of Tears is a great deal more than an adult fairytale or a love story, it signifies the union of the East and the West. It finds a poignant metaphor with the opening of the Suez canal in 1869, when the waters of the Mediterranean and the Red Sea actually merge with one another.
Despite its brief length, the story has an epic dimension. Croutier is influenced by Sanskrit legends, such as Usha’s tale, Vikramaditya (rêve a deux), Persian fairy tales, Nizami, and Turkish transcendental literature. The writing is deliberate and rhythmic, lulling the reader into a fictional dream.
Croutier portrays France the way that that the French have persistently portrayed the East, poking fun at the clichés like winemaking and the decadence of the 2nd Empire; as if to say "This is what France would look like if it went through the same objectification; an imaginary occident like those we see in postcard glimpses."

It is the perfect Orientalist story paying homage to writers such as Flaubert, Loti, and Nerval in recreating the quienessential journey to the East. Everything that happens to the hero happens in the history of literature. It’s a gem.

 

LYTLE CROUTIER Alev

LES FEMMES DE SMYRNE

Traduction de Danièle Darneau

Titre original : SEVEN HOUSES

Editeur Les Presses de la Cité – Paris – 2003 – Pag.348 – ISBN  2-258-05805-8 – Euro 18,90

EDITEUR LES PRESSES DE LA CITÉ

INDIRIZZO 12 avenue d’Italie – 75627 Paris

E-MAIL lespressesdelacite@pbs-editions.com

WEB www.pressesdelacite.com

Turquie, du début du XXe siècle à nos jours : sept maisons témoins de joies et de tragédies, de bonheurs et de peines dans la vie de quatre générations de femmes.

 

Une maison de Smyrne qui a vu passer pachas et belles esclaves. Une plantation de mûriers où les vers à soie tissent les étoffes chatoyantes qui pareront de jeunes beautés. Un atelier de filature d'Ankara bâti sur les ruines d'une ville ancienne. Ces demeures sont les témoins attentifs et discrets qui racontent les joies, les bonheurs et les drames de leurs habitantes.

Les secrets d'alcôve, les parfums des Mille et une nuits répondent à la sensualité et à l'ambiance feutrée des harems. D'une maison à l'autre, les destinées se croisent, on parle, on se déchire, on se soutient, on vit ensemble.

Tout commence par une brumeuse après-midi d'hiver, lorsque Esma pénètre dans la première maison...

Par la grâce de l'auteur, cette saga familiale devient un conte merveilleux où les murs ont la parole et détiennent le secret de la pensée et de la mémoire des choses.

LYTLE CROUTIER Alev

COME FARFALLE NELL'AMBRA

Traduzione di Marta Salaroli

Titolo originale: SEVEN HOUSES

Edizioni Piemme – 2003 – Pag.340 - ISBN 88-384-8194-6 - Euro 16,90

EDIZIONI PIEMME Spa

INDIRIZZO Via del Carmine 5–15033 Casale Monferrato (AL)

TELEFONO      01423361

E-MAIL marketing@edizpiemme.it

WEB www.edizpiemme.it

E' un'estate indimenticabile quella che la piccola Amber Ipekçi trascorre nella tenuta dello zio Iskender, ai piedi del Monte Olimpo. L'uomo, ricco produttore di seta, le fa scoprire la bellezza dei colori iridescenti con cui si tingono le stoffe e la luce scintillante delle lucciole, le racconta storie meravigliose che risvegliano la sua immaginazione. Ma soprattutto le fa un dono prezioso: un baco da seta racchiuso in un uovo d'ambra, per sempre fissato nell'atto di schiudersi. E' un vecchio talismano, pegno di un amore perduto e impossibile, appartenuto a sua nonna Esma. E dopo di lei ad Aida, così bella da sedurre perfino il grande Ataturk, l'eroe di tante battaglie, il modernizzatore della Turchia. Come l'uovo d'ambra, anche le donne della famiglia Ipekçi nascondono dentro di sé un mistero, una sorta di tensione immobile fatta di sogni impossibili, di desideri irrealizzati. Ma Amber non può rinunciare ai sogni, che la spingono verso terre lontane. Sarà il suo 'kismet', l'imperscrutabile destino che governa le vite umane, a riportarla indietro, nei luoghi dove è cresciuta, perché ritrovi il filo invisibile che tiene unite le storie della sua famiglia.

LYTLE CROUTIER Alev

SEVEN HOUSES

Ed. Paperback – 2003 – pp. 306 – ISBN 0743444140

Skillfully blending history with rich and sensuous imagination, Seven Houses chronicles a family’s sweeping journey through the twentieth century Turkey. Reading it is like running through a corridor of silk.

 

La citazione di Pierre Loti (Le désert – 1895), che introduce quest’ultimo libro, può ben concludere anche questa piccola rassegna di opere storico-letterarie dedicate alla Turchia e alla città di Smirne:

 

“Et que, par avance, ils sachent bien qu’il n’y aura dans ce livre

ni terribles aventures, ni chasses extraordinaire, ni découvertes,

ni dangers; non, rien que la fantaisie d’une lente marche

au pas des chameaux berceurs, dans l’infini du désert rose. »

 

 

1 marzo 2006                                                                  Elisa Petitta

 
 

 

 

ISTANBULGEN 2006

Istanbulgen_2006_20060114 

INCONTRO INTERNAZIONALE DI GENEALOGIA LEVANTINA

"LE FAMIGLIE E LE COMUNITÀ LEVANTINE A ISTANBUL: PASSATO E PRESENTE"

INTRODUZIONE E PRESENTAZIONE

Negli ultimi anni è andata progressivamente aumentando l’attenzione per la storia delle famiglie levantine, ovvero quelle famiglie di origine europea che nei secoli passati hanno fatto parte dell’Impero Ottomano e che ancora oggi rappresentano una tradizione culturale particolarmente ricca, caratterizzata dalla fusione di elementi occidentali e orientali.

La "cultura levantina" non solo sopravvive in tutto il mondo oltre che in Turchia, ma si ripropone anche in chiave moderna come terreno di incontro fra popoli e discipline differenti, in un panorama multietnico autentico e importante soprattutto dal punto di vista storico-sociale.

Molti artisti contemporanei (musicisti pittori registi scrittori fotografi) hanno tratto ispirazione da questo argomento. E’ sufficiente ricordare il regista Boulmetis e il suo magico film "Un tocco di zenzero" (felice risultato di una co-produzione greco-turca) oppure il maestro Emre Araci, un musicista turco ma "cittadino del mondo", che nei suoi concerti ripropone le partiture scritte nell’Ottocento dai compositori europei (Gioacchino Rossini, Giuseppe Donizetti, ecc.) per la Corte Imperiale Ottomana, e infine, ma non ultimo, Ferzan Ozpetek e le alchimie culturali delle sue storie, sospese fra Italia e Turchia.

Anche la genealogia, considerata come scienza nella quale confluiscono discipline diverse (storia e tradizione orale, araldica e iconografia, arte antica e moderna, toponomastica e geografia, sociologia e genetica), può dar vita a un’infinità di studi e ricerche originali, tra Oriente e Occidente.

I discendenti delle famiglie levantine, gli storici, i sociologi e i genealogisti di professione si appassionano a questo argomento e si riuniscono da qualche anno in Francia Italia Turchia e Grecia, sia per scambiarsi opinioni e materiale, sia semplicemente per conoscersi. Così, per l’organizzazione della dr. ELISA PETITTA, in collaborazione con la rivista TURCHIA OGGI, sono nati gli incontri di Aix en Provence 2002, ROMAGEN 2003 e Istanbul-Izmir-Chios 2004, accompagnati da altrettanti eventi culturali come per esempio la mostra fotografica "L’Occhio della Sublime Porta" (Roma 2003) e la proiezione di "Pentagramma Levantino" (Izmir 2004).

Per il mese di settembre dell’anno in corso si è pensato di organizzare ISTANBULGEN 2006, un Incontro Internazionale di Genealogia Levantina sul tema "Le famiglie e le comunità levantine a Istanbul: passato e presente".

L’ iniziativa è già stata favorevolmente accolta in Turchia dall’ Istituto Italiano di Cultura e dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso di Istanbul e in Italia dallo I.A.G.I. (Istituto Araldico Genealogico Italiano – Scuola di Genealogia Araldica e Scienze Documentarie) di Bologna.

L’evento avrà i seguenti obiettivi:

  • far conoscere nel mondo (pubblicazione di atti e cataloghi) la cultura levantina nei suoi molteplici aspetti
  • far incontrare gli studiosi europei e turchi per discutere su un argomento di comune background culturale
  • mettere a confronto opinioni diverse fra loro
  • sperimentare differenti strategie e nuove modalità di approccio per la ricerca genealogica (documenti d’archivio privati, genetica, iconografia, siti web, ecc.)
  • approfondire studi già pubblicati e svilupparne di nuovi nell’immediato futuro
  • creare un primo appuntamento a livello internazionale da riproporre l’anno seguente (per esempio a Izmir)
  • favorire il turismo europeo verso la Turchia
  • produrre una risonanza mediatica internazionale a favore dell’interscambio culturale fra Turchia ed Europa e dell’integrazione fra Oriente e Occidente.

Pertanto si è ritenuto opportuno dare alla manifestazione una connotazione interattiva. Infatti il programma prevede non solo relazioni, ma anche workshop ed eventi culturali vari (mostre – visite guidate – intrattenimenti) sempre correlati al tema principale.

Autrice e coordinatrice del progetto:
DR. ELISA PETITTA

Uffico Stampa:
TURCHIA OGGI

______________________________________________________________________

Si svolgerà a Istanbul

nei giorni

4 – 5 – 6 – 7 – 8 SETTEMBRE 2006

Istanbulgen_2006_20060114

INCONTRO INTERNAZIONALE

DI

GENEALOGIA LEVANTINA

sul tema

"LE FAMIGLIE E LE COMUNITÀ LEVANTINE A ISTANBUL:

PASSATO E PRESENTE"

a cura

di

Elisa Petitta

Le relazioni e gli eventi culturali in programma avranno luogo

presso

L’ ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA

e

LA SOCIETÀ OPERAIA DI MUTUO SOCCORSO

Per ulteriori informazioni rivolgersi a:

DR. ELISA PETITTA

INDIRIZZO POSTALE Via Filippo Corridoni 19 – 00195 Roma – Italia
TELEFONO fisso +39 06645420603
cellulare +39 3476922052
INDIRIZZO E-MAIL elisapetitta@hotmail.com

oppure consultare i seguenti siti web:

TURCHIA OGGI (in italiano) http://www.e-turchia.com
LEVANTINE HERITAGE (in inglese e in francese) http://www.levantine.plus.com
KARAVAN TRAVEL (in turco) http://www.karavantravel.com

______________________________________________________________________

 

ISTANBULGEN 2006

INCONTRO INTERNAZIONALE DI GENEALOGIA LEVANTINA

"LE FAMIGLIE E LE COMUNITÀ LEVANTINE A ISTANBUL: PASSATO E PRESENTE"

ISTANBUL 4 / 8 SETTEMBRE 2006

MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE

D IT 01 – GENNAIO 2006

ISCRIZIONE

Tutti coloro che desiderino partecipare all’incontro sono invitati a far pervenire alla segreteria, entro il 15 MAGGIO 2006 , la scheda di iscrizione debitamente compilata.

RELAZIONI – ATTI

Il programma prevede un numero massimo di 32 relazioni.

I partecipanti che desiderino presentare una relazione sono pregati di inviare alla segreteria entro il 31 GENNAIO 2006 la scheda di iscrizione completata dal titolo e da un breve riassunto, specificando eventualmente la necessità di servirsi di supporti audiovisivi.

L’accettazione delle relazioni verrà comunicata agli autori entro il 15 FEBBRAIO 2006.

Il termine ultimo per la consegna dei testi definitivi delle relazioni è fissato improrogabilmente al 15 MAGGIO 2006. Le relazioni che perverranno alla segreteria dopo tale data non potranno essere pubblicate per gli accordi stabiliti con la casa editrice.

Per consentire la pubblicazione degli Atti il testo dovrà essere scritto in francese, mentre la lingua di esposizione potrà essere scelta del relatore con possibilità di traduzione simultanea.

I testi definitivi delle relazioni (in formato Word, scritti in francese, corredati di bibliografia) dovranno essere inviati alla segreteria allegati a una e-mail.

La durata delle relazioni non dovrà superare i 15 minuti, onde consentire spazio al dibattito.

Una copia degli Atti verrà consegnata in omaggio agli autori delle relazioni l’ultimo giorno della manifestazione 8 SETTEMBRE 2006.

SPESE D’ISCRIZIONE

Le spese d’iscrizione sono di Euro 30,00. L’iscrizione dà diritto a prendere parte a tutte le riunioni (relazioni e ateliers) e agli eventi culturali correlati. Non sono invece comprese le spese dei tours e delle cene collettive, per i quali sarà necessaria la prenotazione.

Le quote d’ iscrizione dovranno essere versate il primo giorno della manifestazione 4 SETTEMBRE 2006 direttamente al banco d’accoglienza, dove sarà possibile ritirare il materiale informativo e il programma definitivo.

VIAGGIO – SISTEMAZIONE ALBERGHIERA – TOURS – CENE COLLETTIVE

A coloro che invieranno la scheda di iscrizione saranno comunicate le eventuali condizioni preferenziali praticate dalle compagnie aeree, le sistemazioni alberghiere in convenzione, il programma dei tours e delle cene collettive.

Tutti i partecipanti potranno cogliere l’occasione per visitare, in Istanbul, alcuni siti e monumenti significativi per la genealogia delle famiglie levantine., nonché i luoghi più importanti della città.

EVENTI CULTURALI CORRELATI

Verranno allestiti alcuni eventi culturali attinenti al tema della manifestazione.

PROSSIMI AVVISI

Per informazioni aggiornate consultare i seguenti siti web:

TURCHIA OGGI (in italiano)

http://www.e-turchia.com

LEVANTINE HERITAGE (in inglese e in francese)

http://www.levantine.plus.com

KARAVAN TRAVEL (in turco)

http://www.karavantravel.com

Oppure telefonare o scrivere (in italiano o in francese) direttamente alla

SEGRETERIA

DR. ELISA PETITTA

INDIRIZZO POSTALE Via Filippo Corridoni 19 – 00195 Roma – Italia
TELEFONO casa +39 06645420603
cellulare +39 3476922052
INDIRIZZO E-MAIL elisapetitta@hotmail.com

 

 

 

 

 

Il 23 novembre a Istanbul, nel magnifico Palazzo Dolmabahce, è stata inaugurata, sotto l’alto patronato della Presidenza della Repubblica Italiana e del Parlamento Turco,  la mostra dal titolo

“LEONARDO DE MANGO - UN ORIENTALISTA DI BEYOGLU”
 

Leonardo De Mango

Leonardo De Mango
(Bisceglie 1843 – Istanbul 1930)

 

Le musiche di un quartetto d’archi hanno accompagnato il cocktail d’apertura, ospitato nella sala d’ ingresso scintillante di cristalli e dorature.

Alla conferenza di presentazione hanno partecipato le massime autorità culturali e politiche di Italia e Turchia, sottolineando nei loro interventi l’ importanza dei rapporti fra le due nazioni e la loro millenaria storia di relazioni e scambi in campo culturale politico ed economico.

Il Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi e la signora Franca, in visita ufficiale in Turchia, hanno preso parte all’ importante evento culturale, accompagnati dal Presidente della Parlamento turco Bülent Arinç.

Ciampi in Turchia

All’ organizzazione della mostra hanno contribuito: TBMM Genel Sekreterligi-Milli Saraylar Daire Baskanligi-Turkish Grand National Assembly, YAPI KREDI Kultur Sanat Yayncilik, Pinacoteca Provinciale di Bari, Istituto Italiano di Cultura di Istanbul, Associazione per la Difesa del Centro Storico di Bisceglie, Museo Diocesano di Bisceglie.

Hanno fatto parte del comitato scientifico: Metin Sözen, Erol Makzume, Silvio Marchetti, Roberta Ferrazza, Clara Gelao, Bianca Consiglio, Piero Consiglio, Giacinto La Notte.

L’ itinerario della mostra rispecchierà il percorso della vita del pittore e si realizzerà in due edizioni successive:

-         una turca, a Istanbul, che si protrarrà fino al 15 gennaio 2006;

-         una italiana, a Bari, che verrà ospitata nella sede della Pinacoteca Provinciale dall’11 febbraio al 31 marzo 2006.

 

Faro di Ahirkapi Punta San Cataldo

Costantinopoli - Faro di Ahirkapi
di
Leonardo De Mango

Bari - Punta San Cataldo
da
una collezione di cartoline italiane d’epoca

 

IL CATALOGO

Stampato in due edizioni (turco/inglese e turco/italiano) costituisce la prima documentazione completa e sistematica sulla vita e l’opera di Leonardo De Mango, realizzata attraverso un’ attenta ricerca presso gli archivi pubblici e privati, italiani e turchi.

IL CATALOGO

Presenta più di 150 immagini di opere e documenti e si compone dei seguenti contributi:

-         EROL MAKZUME
Il 75° Anniversario della morte di un pittore Orientalista di Pera: Leonardo De Mango

-         ROBERTA FERRAZZA
Leonardo De Mango e la Comunità Italiana di Istanbul

-         BIANCA CONSIGLIO
Leonardo De Mango ritrattista

-         PIERO CONSIGLIO – GIACINTO LA NOTTE
I percorsi di una vita fra l’ Italia e l’ Oriente

 

IL PITTORE CHE FECE PARLARE L’ORIENTE

Leonardo De Mango, nato nel 1843 a Bisceglie in Puglia, dopo la formazione presso il Real Istituto di Belle Arti di Napoli lasciò l’Italia per l’Oriente, viaggiando in Siria e in Egitto, per poi stabilirsi definitivamente a Istanbul.

“Leonardo De Mango est un des rares artistes qui ont su comprendre,

interpréter et pour dire plus juste faire parler l’Orient”

così Adolphe Thalasso scriveva dell’ artista italiano in un noto studio del 1911 sull’ arte ottomana.

L’ Oriente rappresentato da De Mango, infatti, sembra quasi sussurrare i suoni della vita quotidiana, emanare profumi e diffondere luci soffuse. Le sue opere provocano armonie di sensi e tempeste emotive, incantano il cuore e la mente dell’osservatore, raccontano storie e memorie.

Della sua vita si sa molto poco, ma i suoi quadri dicono tanto.

Flauti e tamburi del Bairam

Leonardo De Mango
Flauti e tamburi del Bairam

Leonardo De Mango morì a Istanbul nel 1930 in “istato di povertà” e fu sepolto al cimitero di Ferikoy in una fossa segnata solo da una croce di ghisa, che all’epoca connotava tutte le sepolture dei poveri. Successivamente i resti riesumati vennero riposti in un ossario comune.

Contemporaneamente alla mostra, un secondo evento si è svolto a Istanbul, città di adozione del pittore, per celebrarne il 75° anniversario della morte.

La Società Operaia di Mutuo Soccorso, di cui De Mango fu socio per lungo tempo, valendosi di un contributo offerto dall’ Istituto Italiano di Cultura e dal Dr. Erol Makzume, coordinatore di tutto il progetto, ha potuto acquistare un lotto di terreno nel quale sono stati inumati il resti del pittore sotto un manto di azalee bianche e rosse, che insieme al fitto fogliame verde ne dichiarano la nazionalità.

Il pronunzio apostolico nel corso di una breve ma sentita cerimonia, in presenza del Sindaco del quartiere e di un piccolo gruppo di persone, ha benedetto la sepoltura che conserva tuttora l’ antica croce di ghisa.

La Tomba di de Mango

L’ edizione della mostra a Bari (11 febbraio/31 marzo 2006), promossa da Erol Makzume, da Piero e Bianca Consiglio dell’Associazione per la Difesa del Centro Storico e da Giacinto La Notte del Museo Diocesano di Bisceglie, costituisce la prima esposizione postuma dedicata a Leonardo De Mango.

L’evento rappresenta non solo un omaggio dovuto dalla sua vera patria a questo pittore tanto noto in Turchia quanto sconosciuto in Italia, ma anche un’ opportunità per rinsaldare ancora una volta un antico legame, di storia e cultura,  fra due popoli vicini, uniti dall’ opera di un artista senza confini.

 

1 dicembre 2005  

 Elisa Petitta

 

 

 

 

IL PIÙ BELLO DEI MARI

 

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello che vorrei dirti di più bello
non te l’ ho ancora detto.

 

Così canta il poeta turco Hikmet, pensando al futuro di una storia d’amore.

Versi eterni che fanno pensare alla vita come a un viaggio, a una vita insieme, a un viaggio per mare.

Calma e tempesta, venti, approdo e naufragio, porti isole e fari. Tutto decide il “kismet”  che, con mano leggera, scrive le nostre storie su un immenso e candido mare, un mare bianco. Ciascuno ha la sua onda, ma nessuno conosce la propria rotta. E’ la nostra vita scritta con la schiuma del mare.

Forse, anche per questo motivo, gli antichi navigatori attraversando il Mar Mediterraneo lo chiamavano “IL MARE BIANCO” (in turco “AK DENIZ” – in arabo “AL-BAHR AL-ABYAD”). Nelle sue trasparenze si riflettevano destini di popoli, culture e civiltà,  che lasciavano tracce indelebili rimbalzando da una sponda all’ altra. Quelle tracce, oggi, ci permettono di rileggere la nostra storia.

Gli antichi, scrittori pittori navigatori, hanno raccontato e amato il Mare Bianco, ma noi a quel mare le cose più belle non le abbiamo ancora dette.

 

18 giugno 2005

  Elisa Petitta

 

 

FESTIVAL SULLE ROTTE DEL “MARE BIANCO”
RAGUSA – MODICA – SCICLI

23 – 24 – 25 – 26 GIUGNO
 

Come il “Sabir”, la lingua franca del Mediterraneo, questo Festival sulle rotte del “Mare Bianco”, ospitato nelle città del “Triangolo Barocco”, Scicli Ragusa e Modica, nominate dall’UNESCO “patrimonio mondiale dell’umanità”, ha l’intento di far incontrare e dialogare in maniera articolata e periodica gli intellettuali delle due sponde del Mare Nostrum.

Non è la prima volta che la Sicilia, per la sua naturale posizione nel Mediterraneo  e per la sua secolare tradizione di incontro tra civiltà, si propone come un ponte tra due culture e come una vera “Bayt al-Hikma”, la Casa della Sapienza: un approdo per donne e uomini, pronti a trasmettere il proprio sapere per la comune aspirazione a un futuro di pace.

Il Mediterraneo preso in considerazione in questa prima rassegna non è un concetto  geografico, ma comprende anche quei territori che, pur non affacciandosi direttamente sul Mare, ne fanno integralmente parte per cultura e storia. Per questo motivo, nella prima edizione del Festival si è voluto ampliare il panorama culturale anche ai paesi arabi non rivieraschi e invitare scrittori che, pur essendo nati “distanti” dal Nostro Mare, lo hanno scelto come patria elettiva.

Dunque, questa manifestazione sul “Mare Bianco”, in arabo “al-Bahr al-Abyad”, va intesa non solo come un’ennesima rassegna della cultura e delle arti, ma anche come un métissage tra Oriente e Occidente sul tema della reciproca conoscenza, senza frontiere geografiche e ideologiche.

Un progetto, denominato “Circolo mediterraneo di conversazione”, nasce dalla volontà di creare in modo stabile e continuativo un evento culturale multidisciplinare in Sicilia, nel cuore del Mediterraneo, con la partecipazione degli scrittori, dei poeti, degli intellettuali e degli artisti della Nuova Europa e dei suoi “vicini” dell’area mediterranea. 

FRA GLI SCRITTORI & PARTECIPANTI DALL’ESTERO:

EDHEM ELDEM

Professore presso il Dipartimento di Storia dell’Università di Boğaziçi a Istanbul. Ha collaborato con l’Università di Berkeley in California, con l’École des Hautes Études en Sciences Sociales e con l’École Pratique des Hautes Études di Parigi.

Ha scritto sulle più importanti riviste scientifiche turche e internazionali. Tra le sue pubblicazioni: French Trade in Istanbul in the Eighteenth Century (Leiden 1999); The Ottoman City between East and West: Aleppo, Izmir and Istanbul (Cambridge University Press1999); Rappresentare il  Mediterraneo:lo sguardo turco (con Feride Cicekoglu-Mesogea 2001).

 

PROGRAMMA DEL FESTIVAL - http://www.sabirfestival.com/programma.htm

INFORMAZIONI:
UFFICIO STAMPA - Zigzag - Michele Curatolo
TEL. 0642045421 – CELL. 3470541431 – E-MAIL michelecuratolo@zig-zag.it

E’ un progetto organizzato, con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri, dall'Assessorato al Turismo Comunicazioni e Trasporti della Regione Siciliana, dalla Commissione Europea, dalla Provincia di Ragusa, dai Comuni di Ragusa Modica e Scicli e dalla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell' Università degli Studi Catania.

SEGRETERIA:
INDIRIZZO   Piazza Chiaramonte 1 - 97100 Ragusa
TELEFAX     +39.0932.663020
E-MAIL        sabir_festivalunict@virgilio.it
WEB            http://www.sabirfestival.com/index.html
 

 

 

FERIDE ÇIÇEKOĞLU - EDHEM ELDEM

“RAPPRESENTARE IL MEDITERRANEO: LO SGUARDO TURCO.”

Casa Editrice Mesogea - Messina - 2004

- coll.“La piccola”n.12 - pp.96 - ISBN 88-469-2016-3 - Euro 9,30 -

 

Il libro si compone di un testo narrativo della scrittrice Feride Çiçekoğlu e di una  rassegna di storia delle idee di Edhem Eldem.

Ambedue gli autori affrontano indirettamente il problema del rapporto della Turchia con la cultura europea.

La scrittrice Çiçekoğlu esplora il senso di identità di questo popolo, costantemente volto a occidente e dall’occidente respinto; insiste sulla natura immaginaria delle identità e risolve il Mediterraneo nella sfera dei miti poetici.
Per lo storico Eldem, il Mediterraneo rientra poco nella cartografia di questo popolo e poco nel suo immaginario. Il suo è uno sguardo
spesso aspro, a tratti cinico, come lui stesso riconosce, ma è anche un inno alle potenzialità di questo mare di superare e trascendere ogni barriera.

FERIDE ÇIÇEKOĞLU, che attualmente dirige la rivista «Istanbul», è una scrittrice e sceneggiatrice notissima sul piano internazionale. Dal suo primo romanzo, Uçurtmayı Vurmasınlar (Che non sparino agli aquiloni, 1986), è stato tratto un film premiato a Cannes nel 1989.

EDHEM ELDEM è uno storico e insegna alla Università di Boğazici. Si è occupato di storia economica e sociale dell’ Impero Ottomano tra XVIII e XIX secolo. A seguito delle sue ricerche negli archivi della Banca Ottomana, ha pubblicato A 135-years old Treasure. Glimpses from the past in the Ottoman Bank Archives (Istanbul 1988).

CASA EDITRICE MESOGEA by GEM s.r.l.

INDIRIZZO - Via Catania 62 - 98124 Messina

TELEFONO - 0902936373

E-MAIL - info@mesogea.it

WEB- http://www.mesogea.it

 

 

MEDFILM FESTIVAL

 

MEDFILM FESTIVAL - ONLUS
INDIRIZZO - Piazza Dalmazia 25 - 00198 Roma
TELEFONO - 068535481F4 – FAX - 068844719

E-MAIL - info@medfilmfestival.org

WEB - http://www.medfilmfestival.it/home/home.html

Founded in 1995 on the occasion of the Centenary of Cinema and the Fiftieth Anniversary of the United Nations and the Barcelona Declaration, the MedFilm Festival, the only international festival dedicated to Human Rights in Italy, is recognized in over forty countries and sustains the co-operation between neighbouring nations through high quality cinema projects for the purpose of fortifying social and human relationships between Euro-Mediterranean countries, particularly focusing on film and television works coming from the Euro-Mediterranean area. We believe that "difference is a value" and our festival is supporting dialogue and mutual respect for different cultures and religions within an increasingly multiethnic society.

NEWS

 Istanbul 1/9 giugno 2005

Settimana del Cinema Classico Italiano a Istanbul

La Rassegna sul Cinema Classico Italiano propone i grandi film realizzati in Italia tra la fine del Neorealismo ed il boom della Commedia all'Italiana. Veri e propri capolavori, capaci di raccontare l'evoluzione di una società, i suoi vizi e le sue virtù, attraverso la capacità espressiva unica del cinema italiano di quel periodo, pellicole che sono diventate cult del cinema mondiale. La rassegna, curata da MEDFILM FESTIVAL, è realizzata con il fondamentale supporto del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali - DGC e del Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale. I titoli proposti, Senso, Matrimonio all'Italiana, Sacco e Vanzetti, Amarcord, La Famiglia, L' Ultimo Imperatore, Speriamo che sia femmina, sono sottotitolati in turco, con l'intento di promuovere il cinema italiano all'estero come fonte di conoscenza reciproca e di conseguente allargamento dei mercati internazionali.

All'inaugurazione dell'evento hanno partecipato tra gli altri: il Vice Direttore Generale della Cineteca Nazionale Dott. Marcello Foti, il Presidente del MEDFILM FESTIVAL Ginella Vocca, il Direttore dell'International Istanbul Film Festival Hulya Uçansu.

    Week of the Italian Classical Cinema in Istanbul

This Review presents some of the Italian Classicals from Neo-Realism to the beginning of the Italian Comedy, as Senso, Matrimonio all'Italiana, Sacco e Vanzetti, Amarcord, La Famiglia, L' Ultimo Imperatore, Speriamo che sia Femmina, with turkish subtitles.

The Review is realized from MEDFILM FESTIVAL with the collaboration of Ministry of Arts and Cultural Endeavors-DGC, and Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale.

 

 Ankara 20 / 27 giugno 2005

Settimana del Cinema Classico Italiano ad Ankara

Seconda tappa della Rassegna sul Cinema Classico Italiano nell'ambito del festival del Cinema Europeo di Ankara.

Week of the Italian Classical Cinema in Ankara

The Review  of  Italian Classicals goes to Ankara within the event  Cinéthèque Europe that promotes the diverse aspects  of  european  cinema and culture in the turkish society.

LABORATORIO 2005 - XI EDIZIONE - ROMA NOVEMBRE 2005

"ESILIO O META?"

Dietro ogni film si cela l'infinita varietà delle identità e delle culture, patrimonio inestimabile, riserva preziosa per il nostro futuro. Quando una cinematografia scompare, tutto il patrimonio culturale si impoverisce.

La Diversità intesa come Valore, il Dialogo Interculturale, la Diffusione delle multiformi culture presenti nell'area euro-mediterranea fino al Medio-Oriente, un contributo costante e continuo per la costruzione della Pace e dello Sviluppo nell'area euro-mediterranea, questi sono i temi del MedFilm Festival.

"Esilio o meta?" è il tema dell’ XI edizione, che si svolgerà a Roma nel mese di novembre 2005 e dedicherà una vetrina speciale alla Turchia. Le opere presentate dovranno essere ispirate al tema dell'anno in corso. L'iscrizione al MedFilm Festival è gratuita. La scheda di presentazione dei film indirizzata al Comitato di Selezione deve pervenire entro e non oltre il 30 GIUGNO, compilata in ogni sua parte. La partecipazione al Festival implica l'incondizionata accettazione integrale del Regolamento. Si può scaricare il Regolamento Generale 2005 in DOC o PDF.

 

MEDITERRANEO: FOTOGRAFIE DI VIAGGIO DAL 1850 AL 1910.

MUSEO DI ROMA - PALAZZO BRASCHI

ROMA 6 APRILE / 6 GIUGNO 2004

 

 

CATALOGO DELLA MOSTRA

 

 

 

GANGEMI EDITORE - ROMA - 2004 - ISBN 8849205600 - EAN 9788849205602 - Euro 25,00

 

ANCORA DISPONIBILE PRESSO IL BOOKSHOP ALL’INTERNO DEL MUSEO

INDIRIZZO Via di San Pantaleo-00186 ROMA – TELEFONO 0667108346 – ORARIO 9.00/19.00

E-MAIL museodiroma@comune.roma.it   –   WEB http://www.museodiroma.comune.roma.it

 

ALCUNE IMMAGINI DAL CATALOGO DELLA MOSTRA

 


G.J.,
Il teatro e i giardini,

 Montecarlo, 1878-84,

albumina, mm 261x359

(AF 10636) Fondo Giuseppe Gatteschi


Edizioni Brogi,

Viareggio, 1880 ca.,

albumina, mm 189x245

(AF 12658) Fondo Silvio Negro


Guillaume Berggren,
Porta del Palazzo imperiale Dolma-Begtché, Costantinopoli, 1870 ca.,

albumina, mm 218x275
(AF 12660) Fondo Silvio Negro


Guillaume Berggren,

Fontana d'Achmed.

Costantinopoli, 1875 ca.,

albumina, mm 276x213

(AF 12660/17) Fondo Silvio Negro


Ludovico Tuminello, 
Arco di trionfo di Sbitla
, Tunisia, 1875, carta salata, mm. 169x220
(AF 6902) Acquisto Luigi Cima


Giorgio Sommer ( attr.), 
Golfo di Napoli dal Vomero, 1865-70,

albumina, mm 276x380
(AF 8269)

 

 

PRESENTAZIONE DAL CATALOGO DELLA MOSTRA

 

Il Museo di Roma presenta 85 antiche fotografie della seconda metà dell’ Ottocento eseguite da alcuni tra i più grandi maestri dell’epoca, quali James Anderson, Robert Macpherson, Giorgio Sommer e i Fratelli Alinari, sul tema del viaggio. Le fotografie, tutte originali stampe all’ albumina e carte salate, provengono dalla Fondazione Italiana per la Fotografia di Torino e dall’ Archivio Fotografico Comunale di Roma (Palazzo Braschi).

Dal 1850 in poi la fotografia aggiunge al fascino del viaggio e della scoperta di luoghi sconosciuti la possibilità di riportare un fedele ricordo, molto meno idealizzato delle tradizionali guaches, incisioni o disegni delle epoche precedenti. Non per questo, tuttavia, tali immagini vengono meno al gusto estetico del viaggiatore ottocentesco ed alla ricerca del “pittoresco” che i fotografi dell'epoca, educati alle tematiche pittoriche, ben conoscevano.

Il visitatore della mostra, spogliate le vesti del turista moderno, potrà calarsi in quelle del viaggiatore di fine Ottocento che, ormai abbandonati taccuino e matite del Grand Tour settecentesco, si avvale del nuovo mezzo di rappresentazione che permette di rilevare ogni dettaglio con estrema precisione. Dalla Francia all’Italia, Spagna, Grecia, Turchia, fino all’Africa settentrionale si avrà la possibilità di intraprendere un viaggio coinvolgente e suggestivo alla scoperta di situazioni geografiche, archeologiche, di vita quotidiana ormai perdute o fortemente mutate: dalle vedute di Venezia, alcune anche colorate, alle rovine di Pompei, ai paesaggi della Grecia e del Bosforo, all’Alhambra di Granada e alle riprese eseguite in Tunisia da Ludovico Tuminello durante la spedizione organizzata dal marchese Orazio Antinori.

Viaggiare, nel secolo XIX, significava varcare i confini del mondo conosciuto alla ricerca dell’inesplorato e dello straordinario e quale mezzo migliore della fotografia per raccontare, documentare e dar forma ai ricordi?

 

 

 

 

A Roma, dal 23 al 26 febbraio 2005,

un tour letterario attraverso gli stati della nuova Europa:

TRANSEUROPAEXPRESS

 

Questo è il titolo del convegno aperto ieri a Roma in Campidoglio.

La splendida sala dedicata a Pietro da Cortona ha visto riuniti i 26 scrittori dei paesi della nuova Europa, che per quattro giorni si incontreranno e leggeranno al pubblico i loro testi inediti, ispirati all’idea di Unione Europea, non solo intesa come comunità economico-finanziaria ma anche e soprattutto vissuta come più ampia comunità culturale.

Fra loro la scrittrice EMINE SEVGI OZDAMAR parla per prima a nome del suo paese d’origine, la Turchia, considerato solo formalmente come paese ospite e ben rappresentato anche sulla geniale copertina del libro che raccoglie tutti i testi tradotti in italiano.

transeuropa_express

 

EMINE, LA VENTISEIESIMA PERLA .

 

In poche pagine Emine Sevgi Ozdamar ci dipinge l’immagine dell’Europa così come le appariva dalla finestra della sua casa d’infanzia a Istanbul. Una casa di legno come tante, aperta agli ospiti come tutte le case turche, accoglieva gli europei più celebri e famosi di quel periodo: Jean Gabin, Rossano Brazzi, Silvana Mangano e Anna Magnani. Non ombre, come quelle del teatro popolare turco, ma vere e proprie icone del cinema occidentale,  personaggi amati, raccontati e imitati nei comportamenti e nel modo di vestire.

 “Mia nonna era superstiziosa. Quelle ombre sullo schermo si sarebbero portate via le facce dei miei genitori, diceva tutta impaurita.”

 Eppure, anche la nonna, a modo suo, amava l’Europa e con grande partecipazione emotiva ascoltava le letture della giovane Emine. Opere europee attraverso le quali altri ospiti, come Madame Bovary, Robinson Crusoe, Isadora Duncan e Molière, giungevano nelle case turche, sulla sponda asiatica o europea, europea o asiatica.

 “A Istanbul è proprio così...Ti ritrovi sull’altra sponda, in un altro continente, in un’altra vita ... Il mare è sempre lì. Anche l’Europa è sempre lì. E l’Asia.”

 “A Istanbul non sai se è il mare a reggere fra le braccia la città o la città il mare.”

Il Bosforo equivale piuttosto alle sponde di un fiume europeo, è solo più grande e attraversa una città che comincia in Europa e continua in Asia.

Per attraversare il Bosforo ci vogliono almeno venti minuti.

Sui traghetti si ha il tempo di prendere il tè, studiare la lezione prima di andare a  scuola,  incontrare gli amici della vita e i personaggi dei sogni.

 “Tirava il vento di sudovest e, se guardavo fuori, la costa europea andava su e giù , come quando ero bambina, con le sue case, le mura bizantine, la Torre dei Genovesi, le chiese armene e ortodosse, le moschee e i palazzi ottomani. L’acqua batteva contro i finestrini del traghetto. Io leggevo il Woyzeck di Buchner e davanti a me, nella luce improvvisa di un fulmine, vidi un uomo, un turco, che avrebbe potuto essere Woyzeck”.

 Anche la luna accende i sogni e quando brilla sul Bosforo, come una lampada moderna che adatta la propria intensità all’ambiente, diventa più grande per illuminare due continenti.

Al chiarore di quella luna l’ Europa non appare lontana.

“... e la luna riprese a splendere sul porto. Dovunque ci si voltasse, a bordo del traghetto, qualsiasi cosa si toccasse, c’era dentro un po’ di luna. Tutti quella notte ne possedemmo un pezzetto.”

 

 

23 febbraio 2005  

 Elisa Petitta

                                          

OZDAMAR SEVGI EMINE

“FACCE DA OSPITI”

Traduzione dal tedesco di Bice Rinaldi

in

TRANSEUROPAEXPRESS–SCRITTORI DELLA NUOVA EUROPA (PAG.168-179)

A cura di Mario Fortunato e Maria Ida Gaeta

Ed. Rizzoli - Milano - 2005 - coll. BUR - pp.277

NOTE DI COPERTINA

Questo volume, firmato da 26 scrittori provenienti da altrettanti paesi europei, prova a ridisegnare i confini del nostro continente secondo un’idea precisa di comunità culturale e, indagando un passato non di rado meraviglioso e terribile, si rivolge con energia al futuro.

 

Il Convegno TRANSEUROPAEXPRESS è stato organizzato da:

CASA DELLE LETTERATURE

INDIRIZZO - Piazza dell’Orologio 3 - 00186 Roma - Italia

TELEFONO - 0039 06 68134697 / FAX - 0039 06 68216951

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FONDAZIONE ANTONIO RATTI

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WEB - www.fondazioneratti.org

Il programma del Convegno, che si svolgerà a Roma dal 23 al 26 febbraio 2005, è disponibile on line alla pagina web:

http://www.casadelleletterature.it/inside.asp?id=32&id_modu=375

 

EMINE SEVGI OZDAMAR

è nata a Malatya nel 1946. Ha frequentato la Scuola di recitazione a Istanbul. Nel 1976 si è trasferita a Berlino Est per lavorare alla Volksbühne con Benno Besson, allievo di Brecht, e con Matthias Langhoff. In seguito ha recitato a Parigi, ad Avignone e presso lo Schauspielhaus di Bochum sotto la direzione di Claus Peymann. E’ autrice di quattro opere teatrali, di cui ha curato la messa in scena alla Schauspielhaus di Francoforte. Ha scritto inoltre tre romanzi e due raccolte di racconti. La prima, Mutterzunge, è stata nominata “libro dell’anno” dalla rivista Publisher’s Weekly, mentre il suo primo romanzo Das Leben est eine Karawansere è stato definito “miglior libro dell’anno” dal London Times Supplement. Per la sua opera di scrittrice ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui nel 1991 il Premio Ingeborg Bachmann e nel 2004 il prestigioso Premio Kleist. Vive e lavora a Berlino. La sua opera è tradotta in dodici lingue.

 

OZDAMAR SEVGI EMINE

LE PONT DE LA CORNE D’OR

Traduit de l’allemand par Nicole Casanova

Editions Pauvert (Fayard) - Paris - 2000 - € 21,34

LE_PONT_DE_LA_CORNE_D'OR

 

OZDAMAR SEVGI EMINE
LA VIE EST UN CARAVANSERAIL

Traduit de l’allemand par Colette Kowalski

Prix Ingeborg Bachmann

Editions Serpent à plumes - Paris - 2003 - € 8,00  

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5 GENNAIO 2005
IN QUESTA GIORNATA DI LUTTO EUROPEO,
VERSI PREZIOSI COME LE PERLE DELL’OCEANO INDIANO,
VERSI STRUGGENTI, PER I SORRISI DEL FUTURO.


ENFANTS_DE_PECHEURS_A_NAGAPATTINAM
ENFANTS DE PECHEURS A NAGAPATTINAM (TAMIL NADE)
photo par le website de l’A.E.I.-Aide à l’Enfance de l’Inde-http://www.ltam.lu/AEI

“SULLA SPIAGGIA”
RABINDRANATH TAGORE (1861-1941)


I bambini s’incontrano sulla spiaggia di mondi senza fine.
Su di loro l’infinito cielo è immoto e l’acqua s’increspa.
Con grida e danze s’incontrano i bambini sulla spiaggia di mondi senza fine.
Fanno castelli di sabbia e giocano con vuote conchiglie.
Con foglie secche intessono barchette
e sorridendo le fanno galleggiare
sull’immensa distesa del mare.
I bambini giocano sulla riva dei mondi.
Non sanno nuotare, non sanno gettare le reti.
I pescatori si tuffano a pescare le perle dal fondo del mare,
nelle navi viaggiano i mercanti,
mentre raccolgono i bambini sassolini che poi gettano via.
Non cercano tesori nascosti , non sanno gettare le reti.
Il mare s’increspa di risa
e pallido splende il sorriso della spiaggia.
Le onde che portano la morte
cantano ai bambini ballate senza senso,
proprio come una madre quando culla il suo bambino.
Il mare gioca con i bambini
e pallido splende il sorriso della spiaggia.
S’incontrano i bambini sulla riva di mondi senza fine.
Vaga la tempesta per il cielo senza sentieri,
naufragano navi nell’acqua senza sentieri,
la morte è in giro e giocano i bambini.
C’è un grande convegno di bambini sulla spiaggia di mondi senza fine.

“SEASHORE”
RABINDRANATH TAGORE (1861-1941)

On the seashore of endless worlds children meet.
The infinite sky is motionless overhead
and the restless water is boisterous.
On the seashore of endless worlds
the children meet with shouts and dances.
They build their houses with sand and they play with empty shells.
With withered leaves they weave their boats.
They know not how to swim, they know not how to cast nets.
Pearl fishers dive for pearls, merchants sail in their ships,
while children gather pebbles and scatter them again.
They seek not hidden treasures, they know not how to cast nets.
The sea surges up with laughter and pale gleams the smile of the sea beach.
Death-dealing waves sing meaningless ballads to the children,
even like a mother while rocking her baby’s cradle.
The sea plays with children, and pale gleams the smile of the sea beach.
On the seashore of endless worlds children meet.
Tempest roams in the pathless sky, ships get wrecked in the trackless water,
death is abroad and children play.
On the seashore of endless worlds is the great meeting of children.

RABINDRANATH_TAGORE

PERLE DELL’ OCEANO INDIANO

Nelle stupende liriche di Tagore si ritrovano continui riferimenti alla cultura, alle tradizioni ed ai costumi orientali, in particolare indiani. “Si odono" tintinnare i braccialetti di vetro, “si vedono" le donne attingere acqua dal pozzo, le tartarughe scaldarsi al sole sulla spiaggia, gli alberi dai nomi esotici, i fiori intrecciati a formare ghirlande per l'ospite gradito, le onde del mare e la luce lunare sul volto dell’ amata. In un tempo sospeso “si vivono" momenti magici, in attesa del monsone o in ascolto delle voci della natura e del cuore.
Il pensiero religioso-filosofico di Tagore, che sta alla base di tutte le sue opere, è un panteismo mistico, non privo di qualche influsso cristiano.
Tagore usò sempre la lingua bengali, che seppe adattare alle sue multiformi esigenze espressive (poesia-narrativa-saggistica), svincolandola definitivamente dal sanscrito.
Le sue poesie, frutto della personale esperienza d'amore e di dolore, hanno nutrito la mente e l’anima di generazioni di lettori, in Oriente e in Occidente.
In questi tempi tristi è un grande sollievo potersi aggrappare ai suoi versi illuminati.
 

5 gennaio 2005  

 Elisa Petitta

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RABINDRANATAH TAGORE (1861-1941)
VITA E OPERE


1861
Rabindranatah Tagore nasce a Calcutta il 6 maggio, nella residenza fastosa ma ormai decaduta di una famiglia dell’alta aristocrazia e di illustri tradizioni religiose e culturali. Il nonno e il padre avevano rivestito un importante ruolo nella storia religiosa del Bengala, per l’impegno teso alla diffusione di una religione universale. Alcuni tra i fratelli sarebbero divenuti esponenti di rilievo del mondo filosofico, artistico e letterario indiano e la sorella è citata come prima donna indiana scrittrice. Della sua educazione si occupa personalmente il padre, che lo guida alla conoscenza dell’India, accompagnandolo in diversi viaggi attraverso il paese, gli fa fare importanti esperienze di meditazione sull’Himalaya e, in casa, gli affianca maestri di varie discipline, come completamento dell’istruzione scolastica tradizionale. Di essa nelle opere pedagogiche della maturità di Tagore avrebbe lucidamente criticato il conservatorismo educato basato sul nozionismo e sulla repressione.
1875
Dotato di viva intelligenza, sensibilità, fantasia e chiarezza d'espressione incomincia a dedicarsi alla composizione di versi in musica. Appena quattordicenne, pubblica il suo primo poema narrativo: Il fiore dei boschi. In questo stesso anno muore la madre, che con energia e dolcezza aveva saputo governare una numerosa famiglia di quindici figli, cognati, cugini e nipoti.
1878/1879
Nel settembre del 1878 si reca in Inghilterra, per conseguire la laurea in legge alla London University. La frequenta per breve tempo, scoprendo di non aver alcun interesse per le materie giuridiche, ma si appassiona al corso di Letteratura Inglese e inizia così la sua esplorazione della cultura occidentale, soprattutto negli aspetti musicali e letterari. Nel confronto Tagore dichiarerà di aver potuto realizzare pienamente il suo nome, in bengali: "Signore del sole" che non pone barriere tra Est e Ovest, ma passa dall'uno all'altro.
1880/1882
Dopo un anno e mezzo torna in India, dove inizia a scrivere in modo sistematico e pubblica alcuni brevi drammi musicali e due raccolte di poesie: I canti della sera e I canti del mattino.
1883
Nel dicembre si sposa con la giovanissima Mrinalini Devi, alla quale saranno ispirate molte delle sue liriche d'amore.
1890/1900
Dopo un secondo viaggio in Europa con tappe in Francia, Inghilterra e Italia, ne racconterà le esperienze e le impressioni nel Diario di un viaggiatore in Europa. Gli ultimi anni del secolo sono caratterizzati da un'intensa produzione poetica, narrativa e biografica, che gli vale la nomina a vicepresidente dell'Accademia di Lettere del Bengala, e dall'inizio dell'attività politica, quale presidente della Conferenza provinciale del Bengala, che lo porta a schierarsi apertamente contro l'oppressione inglese.
1901
Per dedicarsi all'attività educativa si ritira a vivere con la famiglia a Santiniketan, "Asilo di pace", un eremo a circa cento chilometri da Calcutta, e vi forma una scuola ispirata alla sua visione unitaria della formazione dell'individuo: lo studio teorico armonicamente integrato con lo sviluppo dei sentimenti, il rapporto con la natura e la pratica di attività artigianali.
1902/1907
Sono anni di lutti terribili: nel 1902 muore la moglie, nel 1903 la figlia Rani, nel 1905 il padre e nel 1907 il figlio Samindra. Al tema del rapporto fra genitori e figli è ispirata la raccolta di poesie Luna crescente. Di questi anni è anche il romanzo La casa e il mondo, che contiene la protesta contro il governo inglese per la divisione in due del Bengala a fini amministrativi.
1908/1912
Tagore è spesso in viaggio dall'Europa all'America per tenere conferenze. Dall'inquietudine di questi anni nascono le liriche della raccolta Gitanjali (Offerta di canti) Dopo averle scritte in bengali le traduce in inglese e a Londra le fa conoscere al poeta irlandese W.B. Yeats, che ne rimane affascinato e le fa pubblicare con una sua presentazione. Dello stesso anno sono l'autobiografia Ricordi della mia vita e il dramma L'ufficio postale.
1913
La fama derivatagli in occidente dalla pubblicazione di Gitanjali e di altre raccolte come Il giardiniere e Luna crescente lo porta a ricevere il premio Nobel per la letteratura. Grande successo riscuote anche la pubblicazione delle conferenze tenute in America con il titolo Sadhana (Reale concezione della vita).
1914/1919
Continua la sua attività di conferenze in Europa, America e Giappone, allo scopo di raccogliere fondi per l'allargamento della scuola di Santiniketan e quella letteraria. Pubblica il famoso scritto La mia scuola, in cui sviluppa i concetti di libertà, gioia, armonia e verità. Incontra Gandhi e manifesta profonda ammirazione per la sua personalità e il suo movimento non violento. Viene nominato presidente del Congresso nazionale indiano
1921
Viene inaugurata a Santiniketan l'Università Internazionale Visabharati (Mondo della conoscenza) come centro della cultura indiana e luogo d'incontro tra l'Oriente e l'Occidente. Il suo motto in sanscrito è: "Là dove tutto il mondo s'incontra in un solo nido".
1922/1930
Alle già molteplici attività Tagore aggiunge la pittura e gira il mondo per conferenze, rappresentazioni teatrali dei suoi drammi, allestimenti di mostre. Vengono pubblicate col titolo La religione dell'uomo le lezioni di filosofia tenute presso l'Università di Oxford.
1931/1940
Visita Gandhi in prigione e incontra Nehru. Degli ancora copiosi scritti si ricordano il racconto autobiografico I giorni della mia infanzia e una Difesa di Gandhi, contro il tentativo inglese di spezzare l'unità indiana.
1942
Dopo aver ricevuto la laurea honoris causa dell'Università di Oxford e aver affidato a Gandhi la cura dell'Università di Visabharati, il 7 agosto muore a Calcutta nella casa paterna.

 

 

 

 

FAUSTO ZONARO
DALLA LAGUNA VENETA ALLE RIVE DEL BOSFORO
UN PITTORE ITALIANO ALLA CORTE DEL SULTANO

Importante e ricca retrospettiva di Fausto Zonaro, ritrattista, illustratore realista,
pittore di storia alla Corte Imperiale di Costantinopoli dal 1896 al 1910.
Roma – Complesso del Vittoriano – Sala Zanardelli – Ingresso Ara Coeli
26 Novembre - 19 Dicembre 2004

Ingresso gratuito
Orario    tutti i giorni h.9.30/18.30 – ultimo ingresso h.18.00
Info        0669202049
Catalogo Yapi Kredi Kultur Sanat Yayincilik – Euro 25,00

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Per una preziosa panoramica sul raffinato artista, esponente del positivismo tardo-ottocentesco,
la mostra comprende:
oltre 90 opere, fra oli e pastelli, provenienti dal Department of National Palaces Collection di Istanbul, da collezioni private turche e italiane e dalla Galleria degli Uffizi di Firenze;
27 disegni e 10 fotografie della moglie Elisa Pante Zonaro.
Indice del catalogo (207 pag. - in italiano e inglese):
Makzume Erol – Fausto Zonaro, pittore alla corte ottomana nel 150° anniversario della nascita.
Mansel Philip – L’ultimo pittore di corte: Fausto Zonaro e Abdulhamid II.
Damiani Giovanna – Tra Italia e Turchia: varietà e complessità di Fausto Zonaro.
Fusco Maria Antonella – Da Napoli a Costantinopoli: nascita di un pittore di corte.
Florino Dania – Elisa Pante Zonaro, fotografa a Costantinopoli.

LE TRE STAGIONI PITTORICHE DI FAUSTO ZONARO

VENEZIA – COSTANTINOPOLI – SAN REMO

PITTORE DEL SULTANO (1890-1910)

E

DELLE LUCI E DEI COLORI DI SAN REMO E DELLA RIVIERA (1911-1929)

Mostra organizzata dal Comune di San Remo – Assessorato Turismo e Manifestazioni

San Remo – Villa Ormond

18 dicembre 1994 - 15 gennaio 1995

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CATALOGO A CURA DI RODOLFO FALCHI

LALLI EDITORE - POGGIBONSI (SIENA) - 1994 - 157 PAG. IN ITALIANO - FUORI COMMERCIO

Il libro, disponibile presso la Biblioteca Civica del Comune di San Remo (Via Carli 1–18038 San Remo), offre anche un’ ampia rassegna della stampa dell’ epoca, relativa al pittore e alle sue opere.

 

« Le véritable voyage de découverte
ne consiste pas à chercher de nouveaux paysages,
mais à avoir de nouveaux yeux. »
Marcel Proust

DA VENEZIA A NAPOLI E A SAN REMO,
PASSANDO PER COSTANTINOPOLI.

Non è l’itinerario di un bizzarro viaggio per mare, ma il percorso di una vita d’artista: Fausto Zonaro, un pittore italiano illuminato e dominato dalla luce di Costantinopoli.
A differenza di molti orientalisti del suo tempo, viaggiatori troppo spesso frettolosi e sovente alla ricerca solo di uno scorcio accattivante per una cartolina da album dei ricordi,  Zonaro non si limita mai al momento, mai alla superficie.
Prendendosi il tempo necessario per studiare e formare la propria tecnica “sul posto”,  ha bisogno di soste più lunghe.
Il titolo di questo articolo non è esatto, infatti Zonaro “non passa” per Costantinopoli, ma “vi resta” vent’anni, il tempo di inserirsi perfettamente nella società cosmopolita della città e negli alti ranghi delle sue istituzioni.
Dopo le difficoltà incontrate in Italia, superate in nome della passione per l’arte, la Turchia di fine Ottocento, dove da tempo è in atto un irreversibile processo di occidentalizzazione, gli riconosce finalmente onori e fama.
Nel 1896 il Sultano Abdulhamid II lo accoglie nel Palazzo Imperiale come pittore di corte.

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COSTANTINOPOLI - PORTA PALAZZO IMPERIALE DOLMABEGTCHE - 1870
Dalla mostra: “Mediterraneo: fotografie di viaggio 1850 – 1910.”
Roma - Museo di Roma - Palazzo Braschi -  6 aprile / 6 giugno 2004
(catalogo disponibile presso la libreria del museo)

Dallo stesso Sultano il pittore ottiene tutto: un palazzo, un atelier, un titolo militare, prestigiose onorificenze, il permesso di dipingere le donne dell’ harem e, alla fine, anche quello di ritrarre il Sultano in persona.

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LA CASA-STUDIO DI FAUSTO ZONARO AD AKARETLER

 

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ODALISCHE IN BARCA
COSTANTINOPOLI – 1891/1910

I DERVISCI URLANTI
1910

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NEVE SUL BOSFORO
COSTANTINOPOLI – 1891/1910

NOTTURNO: LE DUE RIVE
COSTANTINOPOLI – 1891/1910

Nel 1910 il viaggio di Zonaro subisce un’ inversione di rotta verso occidente.

Il “pittore di Costantinopoli”, che non ha mai rinunciato alla sua nazionalità italiana, torna in patria. Come tutti gli esuli porta con sé quello che può: la sua famiglia e i suoi quadri. La fortuna non lo aiuta, molte opere andranno perdute a causa delle intemperie.

In quegli anni si svolge la guerra Italo-Turca. Non si vive bene in Turchia, ma nemmeno in Italia, dove i quadri di Fausto Zonaro, considerati troppo turchi, non vengono ammessi alle mostre. Non bastano l’amicizia e la solidarietà del Re e della Regina a trattenerlo a Roma e Zonaro riparte verso un nuovo orizzonte.

A San Remo, ultima tappa del suo viaggio e della sua vita, continuerà a lavorare ripercorrendo gli arabeschi della sua esistenza.

Nelle ultime opere, sfumando le tracce indelebili della memoria, ricorderà ancora quell’ Oriente ormai lontano.

LA FIGLIA MAFALDA IN ABITI ORIENTALI - SAN REMO - 1922

Un poeta orientale glorificò l’arte di Fausto Zonaro con questi versi:

“... uomo mago ... tu hai rubato il sorriso delle nostre donne ... tu hai mandato nella tua patria il nostro cielo ... tu hai scolorito le nostre sete per farne i tuoi colori  ... tu fai belli i nostri soldati e i nostri uomini ...”

 

1 dicembre 2004  

 Elisa Petitta

 

PER APPROFONDIRE

MARIA ANTONELLA FUSCO
“LO SGUARDO DELLA MEZZALUNA.
PITTORI ITALIANI A COSTANTINOPOLI NELL’OTTOCENTO.”
OSMAN ÖNDES - EROL MAKZUME
“OTTOMAN COURT PAINTER
FAUSTO ZONARO”
 

Curatore: VincenzoPietrini
Introduzione: Vincenzo Pietrini
Prefazione: Rossana Bossaglia
Editore Semar - Roma - 1998 - Collana “Arte 2”-  ISBN 88 7778 058 4 - Euro 36,50 - cm. 21x25 - pp. xxii+166 - ill. 70col.+16b/n. - note - biblio. - ind.onom. - ind.ill.

Yapi Kredi Yayinlari - Istanbul - 2003 - $124,20 - 366 sayfa - ISBN 975 08 0518 6

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A landmark biography published this year to coincide with a major exhibition of his work in Istanbul .

Il mondo dell’Orientalismo italiano e le esperienze degli artisti nella capitale ottomana.

“Ricco di illustrazioni bellissime e stranamente misteriose è un gioiello di eleganza, cataloga e rilegge il notevole serraglio dell’esotismo (e del pittoresco) dell’Italia d’antan”.

Mario Fortunato - L’Espresso

PHILIP MANSEL
“CAVALCADE OF COLOUR”
PREVIEW OF OTTOMAN COURT PAINTER FAUSTO ZONARO
http://www.cornucopia.net/aboutzo.html

Few cities have been served so faithfully by an artist as Istanbul was served, in its twilight years as a great imperial capital, by Fausto Zonaro. Between his arrival in 1891, as a thirty-seven-year-old artist from the Veneto , to his departure in 1910 as the acclaimed former Painter to His Imperial Majesty the Sultan, Zonaro painted some 1,300 pictures of the city.

Few aspects of Istanbul eluded his energetic brush. He painted dervishes, beggars, street barbers, public scribes, firemen and fishermen. His landscapes included views of Üsküdar, Kumkapi, Besiktas and many other districts of the city, and he also depicted scenes from the great religious festivals of Bayram and Muharram. Some of the pictures have a bland journalistic quality - and were indeed reproduced in the Figaro Illustré. As befits the painter of a maritime city, however, Zonaro excelled at seascapes. Masts and minarets, smoke and mist, sails and clouds, light and water blend into some of the most evocative of all representations of Istanbul .

Zonaro’s appeal is enhanced by his role as painter of the court as well as of the city. In 1896, he painted the crack Ertu€rul cavalry regiment, fascinated by their grandeur as they crossed the Galata bridge on their white horses. This image of power and modernity (most of the crowd on the bridge are shown wearing European clothes) was drawn to the Sultan’s attention by two of Zonaro’s patrons, the Russian and Italian ambassadors. Later the same year he was appointed painter to the sultan, with a salary and a spacious house in Akaratler, a new street of terraced houses behind Dolmabahçe Palace . Soon he was giving lessons to princes in a studio in the grounds of Yildiz Palace and instructing the artists of the Imperial Porcelain Factory. Zonaro learnt Turkish, wore the fez and attended the Selamlðk. He was one of the last of that illustrious band of court painters which included Titian, Rubens and David.

As a court artist, Zonaro began to paint large official canvases of Ottoman victories, past and present, of pashas, princes and even some of the Sultan’s daughters. Some of his most successful paintings record the visit of the German Emperor and Empress Wilhelm II and Augusta Victoria to Yildiz and Dolmabahçe in 1898. The popularity of Zonaro in Yildiz confirms the durability of the Ottoman dynasty’s love affair with Western painting, which had begun with Gentile Bellini’s visit to Istanbul in 1479: indeed, one of Zonaro’s commissions was to copy Bellini’s 1480 portrait of Mehmed the Conqueror.

The Young Turk revolution of July 1908 finally provided Zonaro with an opportunity to paint Abdülhamid II himself: when he had been an absolute ruler, the Sultan Caliph had refused sittings. Nevertheless Zonaro rallied to the revolution, painting Enver Pasha, and Liberty . But this did not save him from disputes with the new government over his house and salary, and in 1910 he left Istanbul on the Orient Express. He died in San Remo in 1929.

The unique quantity of Zonaro’s pictures, as well as the unique quality of his archive - which includes his memoirs, his visitors’ book and his wife Elisa’s accounts and photographs, from which he often worked - reinforce his importance as a witness to Istanbul ’s imperial twilight.

Osman Öndes and Erol Makzume are to be congratulated on locating, analysing and magnificently reproducing so many of Zonaro’s pictures. Their book, full of new biographical information, is henceforth the standard text. Hopefully spurred by their book - as well as the accompanying exhibition at the Yapð Kredi Cultural Centre - there will soon be a critical edition of Zonaro’s memoirs, published with the illustrations he planned to include in them, and a Zonaro museum in his former house in Akaretler. They will help Istanbul resume its historic role as an artistic, and commercial, capital.

Published in “Cornucopia” Turkey for connoisseurs – 2003 – vol.5 – issue 28 – $ 9,60

http://www.cornucopia.net/highlights28.html

http://www.cornucopia.net/

 

 

 

 

LA SPOSA TURCA

TITOLO ORIG.  Gegen die Wand
REGIA              Fatih Akin
DURATA           121 min. – colore
PAESE              Germania / Turchia
ANNO              2004
GENERE          drammatico

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Sibel, una giovane e bella ragazza turco-tedesca, tenta il suicidio. In ospedale conosce Cahit, che a sua volta ha tentato il suicidio, e gli chiede di sposarla per aiutarla a fuggire dalla rigorosa disciplina della propria famiglia islamica. Cahit acconsente per aiutarla e permetterle di vivere una vita più libera, ma ben presto finisce per innamorarsene davvero.

ASHÌK KERÌB, L'AMANTE SMEMORATO.

AUTORE           Anonimo turco del XVIII sec.
TITOLO ORIG.  Ashìk Kerìb Hikayesì
COLLANA         “Il bosco di latte” - n.43
EDITORE          Tranchida Editori – Milano - 1994 – Pag. 75 – ISBN 88-8003-063-9 – Euro 5,16
INTR.E TRAD.   Simone Cristoforetti

l'amante_smemorato

La storia d'amore tra un povero menestrello e una ricca fanciulla di Tiflìs, in un racconto anonimo del 1721, appartenente alla letteratura popolare turca.

Non potendo sposarsi a causa della disparità sociale che divide le loro famiglie, i due innamorati si  separano per sette lunghi anni. Un divino cavaliere dalle doti soprannaturali determinerà il loro destino.

Il libro è il risultato di un lavoro di “ricucitura” di brani estratti dalle sei precedenti versioni.

La fiaba, tradotta in russo e rielaborata da Michail Lermontov, viene proposta nella prima traduzione in lingua italiana

GIOVANNI TRANCHIDA EDITORE

INDIRIZZO        Via Giuseppe Frua 18 – 20146 Milano
TELEFONO        0266802270
FAX                  0269003425
E-MAIL             info@tranchida.it
WEB                
http://www.tranchida.it

SPOSE TURCHE

Tra un film che fa riflettere e un libro che fa sognare passano tre secoli.

Il tema è lo stesso: l’amore struggente.

Tutto il resto è diverso.

Cahit e Sibel, turco-tedeschi di oggi, sono infelici e disperati, per loro il matrimonio è senza amore, almeno all’inizio del film. E’ una soluzione, urgente, per non morire.

Ashik Kerib e  Shah Senem, invece, vivono un tempo “orientale”, s’innamorano con uno sguardo rischiarato da un raggio di luna e da allora attendono, sperano.  In poche pagine voleranno via sette anni, a sperare e ad attendersi.

Veloci, più simili a fotografie che a fotogrammi, si susseguono le inquadrature del bellissimo film di Fatih Akin, Orso d’Oro a Berlino nel 2004.

Lente e lunghissime sono le descrizioni del racconto. All’anonimo autore, settecentesco, nessun premio, se non quello di aver vinto sul tempo: già nell’Ottocento la storia era piaciuta a Michail Lermontov che, affascinato dai poeti del Caucaso, l’aveva tradotta dalla lingua originale; dopo circa un secolo verrà finalmente pubblicata anche in italiano. Perché?

Le storie d’amore non sono tutte uguali, anzi, nessuna è uguale a un’altra e forse per questo in genere piacciono, perché ognuno può ritrovarvi e proiettarvi almeno un attimo della propria storia, ma non basta.

In queste due opere, tanto differenti per linguaggio situazione contenuti, si possono rintracciare due elementi fondamentali e indispensabili a qualunque storia d’amore, di qualunque epoca: l’armonia e la magia.

La musica è di per sé armonia.

Come il coro di una tragedia greca, un’antica canzone d’amore risuona sulle rive del Bosforo e accompagna tutto il film, quasi a scandirne il tempo e a smorzarne i toni drammatici. Nel gruppo dei musicisti si riconosce un suonatore di saz, l’antico liuto turco.

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Il protagonista del libro è egli stesso un cantore-poeta, un ashug, una specie di trovatore provenzale; il suo strumento è il saz e sarà anche la sua fortuna.

Allo scadere dei sette anni, tempo concessogli per poter finalmente sposare l’amata, Ashik Kerib è ormai diventato ricco, ma si ritrova solo e disperato, troppo lontano per tornare a casa in tempo, prima che lei sposi un altro.

Mentre piange e ha paura di morire, un cavaliere gli appare all’improvviso. E’ Khidr, la guida del Profeta Mosé, protettore dei viandanti e maestro dei cantori, ma qui è soprattutto la mano del Destino. Il suo cavallo, più potente dello spazio e del tempo, condurrà Ashik Kerib in un sol giorno da Aleppo a Tiflìs, dove l’amore trionferà e non solo per il giovane menestrello.

Mentre l’armonia crea sempre immagini e sensazioni positive, la magia talora non vi riesce.

C’è una frase del copione che tenta di suscitare nello spettatore una visione felice e spensierata dell’amore, ma in fondo ne esprime la grande illusione e in essa concentra tutta l’amarezza del film:

“L’amore è come la giostra del Luna Park, cavalchi, cavalchi, cavalchi …

 e alla fine scopri che il cavallo è di legno”.

Le due spose in verità non si assomigliano, ma per entrambe il matrimonio è associato, sia pure in modo diverso, al senso della morte: per Sibel è un’idea fissa, un’arma di ricatto, quasi un’ossessione dall’inizio alla fine del film; per Shah Senem, invece, è una possibilità, estrema, qualora il suo innamorato non faccia ritorno, è un sacchetto di seta e veleno nascosto sotto quell’abito nuziale imposto: non lo userà mai.

1 novembre 2004  

 Elisa Petitta

NOTA

“Ashik Kerib” è anche un film, ultima opera (1988) del regista georgiano Sergej Parazdanov, artista multiforme (pittore, musicista, poeta, cantante lirico, artigiano, burattinaio di gran talento), dotato d’una visione del mondo straordinaria, profondamente legata alla cultura popolare e orientaleggiante delle repubbliche trans-caucasiche.

Il film, ricchissimo visivamente (tappeti, nature morte, costumi sgargianti, icone, animali), è diviso in capitoli che scandiscono l'epos della narrazione e accoglie la musica, la danza, il teatro come elementi da cui far scaturire il meraviglioso.

 

 

 

DAL LIBRO:

“VIAGGIO IN TURCHIA” di CORRADO ALVARO

Editore Falzea – Reggio Calabria – 2004 – Pag. 267 – Euro 16,00

ISBN 88-8296-093-5

In copertina :

Donato Frisia (1883-1953) – Il Bosforo (1933) – Piacenza – Galleria Ricci Oddi

 

VIAGGIO IN TURCHIA

 

Un saggio, pregevole e ampio, di Anne-Christine Faitrop-Porta introduce l’opera di Corrado Alvaro (pubblicata per la prima volta nel 1931) in questa nuova edizione, che comprende anche:

- alcuni passi delle corrispondenze;

- tre articoli (Il paese che non volle morire del 1931, Alberghi d’Oriente del 1933,  Halil del 1934);

- una lunga novella (L’ultima delle mille e una notte, pubblicata nel 1934);

- il capitolo sul 1931 del diario Quasi una vita, con il quale Alvaro ottenne il Premio Strega nel 1951.

 

EDITORE FALZEA

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ARMONIE DELL’ANTICA E NUOVA TURCHIA

 

Spesso, dopo aver letto un libro o assistito a uno spettacolo, è facile provare a immaginarne l’autore nell’intento di comporre la sua opera. Così può venir in mente Rossini, di buon mattino, in vestaglia e ciabatte, che compone al pianoforte il finale del Guglielmo Tell; oppure Baudelaire, al crepuscolo, che scrive mentre il suo gatto lo fissa e a tratti passeggia sul suo scrittoio, sfiorando appena quei versi maledetti.

Allo stesso modo, dopo aver letto “Viaggio in Turchia” viene spontaneo pensare a Corrado Alvaro,  non in una stanza e seduto a un tavolo con carta e penna o addirittura alla macchina da scrivere, ma “en plain air” davanti a un cavalletto, a dipingere ritratti e paesaggi, usando  mille sfumature da una tavolozza rubata, forse a un amico acquerellista.

“Ho veduto fiorire il glicine per le vie di Costantinopoli.…il suo colore si stempera col grigio della casuccia di legno… e col rosa scialbo di certi intonachi. Anch’esso, come tutto qui, pare scolorito da un gran sole di stagioni passate. La stessa tenuità di colori è dovunque, …e le moschee sui sette colli…sono, con le loro cupole curve come gente prostrata intorno alla cupola maggiore, fantasmi di pietra grigia: esse rendono più vago e perlaceo il paesaggio, tra i veli grigi delle nebbie, il mare grigio del Corno d’Oro, il grigio delle vele e delle ciminiere nel porto.”

Non è tutto. Mentre “dipinge” sembra avvolto da un’armonia di suoni, rumori, voci, canzoni e musiche, quasi una partitura bizzarra, possibile forse solo nei sogni.

A Istanbul:

“La strada è sonora, e un musicista avrebbe buon gioco a scrivere una sinfonia a Istanbul. Si annunzia ogni venditore col suono della sua merce: …e ogni cosa ha un suono. …grandioso concerto di cose, come d’una tribù errante.”

A Bursa:

“Una musichetta s’è messa a suonare per la strada: è un piffero e una grancassa;…I suonatori sono  seri…;…e sembra che debbano andare da paese a paese, all’infinito. Né la gente per la strada si scuote; li lasciano passare come se sognassero.”

“Nelle botteghe di caffè…gli avventori…si fanno incantare e immalinconire dalla voce che esce da queste trombe turchine e rosse dei grammofoni.…e le donne li ascoltano dai loro ritiri; è una voce lontana e monotona come la steppa…; non si sa se sia canto d’amore o di dolore; è un’armonia impastata del sentimento di questa terra…”

Altre innumerevoli sensazioni, sapientemente mescolate tra loro, affiorano nel corso della narrazione, come se la Turchia, visitata dall’autore negli Anni Trenta, avesse accarezzato tutti i suoi sensi.

 “La vecchia Istanbul ha in prevalenza botteghe di roba da mangiare…aperte sulla strada… mostrano i cuochi affaccendati al lavoro di quella cucina orientale, fatta di teorie infinite di paste dolci…miscuglio di olio e di miele, di grasso e di zucchero. La città è tutta dorata di fritture.”

“Bolle un’immensa caldaia di latte, e già si coagula; da un vaso a un altro cola denso il miele. L’odore di queste cose, misto a quello dei cuoi, delle vernici, della cannella, degli zenzeri, dell’incenso, di mille droghe sconosciute e, con il familiare odore della lana e del cotone, fanno una sinfonia equivoca e squisita.”

Le ampie descrizioni di persone luoghi e cose, scandiscono un tempo, lento, calmo, orientale, e costituiscono spesso lo spunto per un’analisi straordinariamente lucida e sintetica sui cambiamenti del paese e sulle riforme di Ataturk.

“Qui si aggirano quasi soltanto donne…fanno le compere pel marito…e il berrettino pei figlioli… con la visiera nera…e con la scritta T.C.: Repubblica Turca. Scambiano queste cose, alle volte, coi loro veli ricamati a fiori e frutti strani d’argento e azzurri, verdi e d’argento, argento e viola…Sono questi i loro veli festivi d’un tempo. Ora non usano più. Li comperano i forestieri e gli antiquari.”

Dipingendo la realtà, l’autore ama a volte assimilarla alla finzione, fino a confonderla .Così il passaggio dal quadro alla scenografia è rapido, quasi naturale.

“Sulla strada c’è il bazar, coperto, una galleria a forma di croce; dove è scoperto, il cielo fa da soffitto, ed è un bellissimo vedere; perché ognuno vi sta come a casa sua, nel suo padiglione, come in teatro. Levando gli occhi si scorge il salice, il cipresso…una cupola, ed è una curiosa impressione di interno e di esterno insieme, come se alberi e cupola fossero dipinti su uno scenario celeste. Come una scena di teatro dell’opera, insomma.”

Dalle “quinte” compaiono personaggi e persone: Eftim, il falso papàs, entra in azione da dietro l’altare della chiesa del Fanar; la padrona dell’albergo francese recita il suo copione tra la scena del salotto e quella del giardino,  in un angolo di Anatolia fuori dal tempo:

“…non parla altro che francese…sta attenta ai suoi fiori… esce soltanto in carrozza… scommetto che in più di quarant’anni di vita turca ha vissuto sempre così, da straniera….La patria sua è questo pezzo di terra dove c’è l’ordine di un cantuccio d’Europa, e una cantina di buoni vini…Ma qui ci si può dimenticare di essere sotto altro cielo;…il resto è di là dal mare.”

Questo mondo colorato, musicale, sensuale, teatrale, cambia bruscamente all’arrivo ad Ankara, definita da Alvaro come:

“la capitale della solitudine”

“il laboratorio di un uomo di stato”

“il regno europeo e geloso, razionale e insieme chimerico di Mustafà Kemal”

“…la statua a cavallo di Kemal…guarda il deserto, le antenne della radio che si levano in quella solitudine come perpendicolari d’un trattato di geometria…”

“un altro monumento a Kemal, in piedi,…guarda il viale, i bambini, i soldati...”

Con pochi tratti traccia un profilo significativo di Ataturk:

“personaggio problematico”

“solo nel suo deserto”

“internazionale e insieme autoctono”

“…i suoi concetti sono moderni, il suo parlare è antico…”

 

e cede al fascino di una sua celebre fotografia, che lo ritrae nel ruolo di “maestro ambulante”:

“Kemal dava la sua lezione davanti a una lavagna appesa a un albero della piazza; sul tronco erano incrociate bandiere;…col braccio sinistro dietro la schiena, col gessetto in mano, senza cappello, simbolo vivente della rivoluzione contro quel nonnulla pesante che era stato il fez.”

Ataturk

Lasciandosi alle spalle “quella mescolanza di deserto e di civiltà più ardita”, il viaggio di Alvaro prosegue in treno, tra fiumane di gente, in un giorno di festa colorato di bandiere e di “…tappeti e chelìm arrotolati dietro le spalle o usati per avvolgere le robe, come isole colorite e magiche che ognuno si portasse dietro per stabilire ovunque il suo piccolo regno, sedervisi e inginocchiarvisi e fare di quei pochi palmi il punto d’arrivo dei nomadi, il terreno d’incontro con Dio.”

Osservando i siti archeologici, l’autore regala un intero capitolo ai Romani e osserva:

“Le loro rovine pesano su questa terra tanto carica. In trecento anni di colonizzazione dell’Oriente, seminarono tanta pietra, che la terra non finisce di partorirne.”

Ai Greci, suoi compagni di viaggio da Cipro ad Atene, dedica una descrizione “dal vivo”:

“si trovano dappertutto…facili ai discorsi…mobili e fluidi…curiosi… E poi, stando nel Mediterraneo come in  una contrada battuta da anni, tutti i popoli intorno ad esso sono come vicini di casa e per poco, attraverso i loro occhi, quel mare non vi parrà lo stagno di cui diceva Platone.”

Proprio mentre attraversa il Mediterraneo l’autore esprime il suo messaggio conclusivo, moderno rispetto al suo tempo, lungimirante, attuale:

“Era dovunque quel colore di fortezza che già da Brindisi, coi vecchi castelli del porto, si pone come un tema di tutto il viaggio. Appunto le fortezze di ieri e di oggi fanno del Mediterraneo un mare pieno di riferimenti, uno specchio mobile della più vecchia Europa. … Vecchio Mediterraneo…”

Questo è il pensiero che egli affida alle onde del mare, mentre “…la mezzaluna sorge come l’insegna di una bandiera ottomana…come di lucido rame…fugge da casa a casa, d’albero in albero.”

 

10 agosto 2004            

    Elisa Petitta