UNA META AL GIORNO 

Mileto

MILETO

Mileto: Entrata Terme di Santa Faustina(Turchia Oggi) – Un sito, una storia. O meglio la storia. Perché, quando si parla di Mileto, è la storia di tutta l’Asia Minore che abbiano davanti. Le rovine testimoniano come la città, un tempo gloriosa, fosse stata uno dei più grandi centri commerciali ed amministrativo dal 700. a. C al 700 d. C . Sembra impossibile, visto e considerato che adesso – al turista che arriva desideroso di approfondire la sua cultura – si presenta un minuscolo villaggio di nome Balat (dal turco palati, <castello>, lat. palatium). Ma basta aggirarsi tra le rovine - progressivamente riportate alla luce da una serie di scavi cominciati nel 1899 sotto la direzione del tedesco Th. Wiegand del Museo di Berlino e ripresi nel 1955 sotto la direzione di C. Weickert e G Kleiner - per capire l’importanza di Mileto. Pare che le origini risalgano addirittura al XVI secolo a. C ma notizie più precise ci portano all’XI secolo allorché una colonia ionica si consolidò in questa zona dell’Egeo a scapito delle popolazioni indigene. Nel VIII secolo Mileto era già una città di tutto rispetto con un florido commercio che interessava persino l’Egitto. Ciò grazie anche alla collaborazione di una ottantina di colonie che nel frattempo aveva fondato. Fu proprio in quel periodo che Mileto ebbe una parte preminente nella costituzione e nella vita della lega delle dodici città ioniche. Come riportano Vera ed Helmutt Hell nella guida <Turchia>, Mileto raggiunse l’apogeo della propria potenza sotto la <tirannia> di Trasibulo. Grandi personaggi e uomini di scienza vissero qui in quel periodo. Tra questi, i fondatori della filosofia occidentale, i <filosofi naturali> Talete, Anassimandro e Anassimene. Scrivono i due Hell: "Talete, uno dei <Sette Saggi>, fondatore della scuola ionica e grande matematico, spaziò oltre la cultura del suo tempo: liberando il pensiero dalle manie del mito e dalle finalità pragmatiche, egli si pose la domanda sull’archè (il principio) di tutele cose, cercando di darle una ripsosta razionale. Questo fa di lui a buon diritto il padre della filosofia occidentale. Il suo pensiero, a lungo riportato solo oralmente, ci è pervenuto soprattutto attraverso le opere di Aristotele. L’archè, la materia originaria costitutiva di tutte le cose e di tutti gli esseri viventi, secondo Talete è l’acqua; il concetto è onnicomprensivo, poiché l’acqua è concepita come un elemento (materiale) dotato esso stesso del principio della vita (ilozoismo). Universalmente conosciute sono le sue ricerche sul magnetismo, il teorema di geometria che da lui prende il nome, la sua scoperta dell’importanza dell’orsa minore (stella polare) nella navigazione notturna, la sua <profezia> dell’eclissi solare dell’anno 585 a. C". Capito, chi era Talete?! E come si era reso conto, il filosofo di 2.500 anni fa, quale fosse l’importanza dell’acqua! Un grande, Talete. Ma grandi ugualmente i suoi discepoli: Anassimandro - al quale si deve la prima stesura di una carta geografica, la scoperta dell’orologio solare e le ricerche di cosmologia che gli consentirono di affermare che la terra si muoveva liberamente nello spazio – e Anassimene il quale comprese come la Luna fosse un riflesso di quella solare e distinse i pianeti dalle stelle fisse. Con la morte di Trasibulo Mileto perse un po’ della sua importanza. Questo per via di lotte civile tra l’aristocrazie e le classi popolari (demos) e perché le città ioniche furono distrutte l’una dopo l’altra. Ma poi risorse e già nel 479 a. C si dava vita alla costruzione di un nuovo centro, artefice il geniale architetto Ippodamo. La città poteva contare quasi centomila persone, una capacità abitativa che solo nei secoli successivi potè essere eguagliata. Appetita da Alessandro Magno, dal regno di Pergamo e dai Seleucidi, cadde sotto il dominio dei romani nel 133 a. C che la fecero rifiorrire riportandola ai fasti di Trasibulo. Sede episcopale sotto i bizantini, saccheggiata dai cristiani e dai Selgiuchidi, nel 1352 Mileto – già ribattezzata Balat – vide anche una fugace permanenza dei Veneziani che l’avevano avuta in concessione. Anzi fu grazie a questi che Balat – assieme a Altoluogo presso Efeso – divenne uno degli avamposti commerciali più ricchi dell’Occidente in Asia Minore. Senonché gli ottomani erano già alle porte. Beyazit I la occupò infatti nel 1390. Dopo un breve interregno mongolo di Timur Lenk, fu incorporata definitivamente da Murat II nell’impero ottomano. Era il 1424.

La prima cosa che si nota arrivando a Mileto è il Teatro. Edificato nel 100 d.C è probabilmente il migliore di tutta l’epoca romana. Poteva contenere fino a 24 mila spettatori. Alcuni posti a sedere della prima fila erano riservati ai cittadini importanti o a determinati gruppi. Come risulta da alcune iscrizioni rinvenute nelle gradinate. Ce n’è una, ad esempio, in cui si legge: "Posto degli Ebrei, chiamati anche Timorati di Dio". Una volta che ci si trovi in cima al teatro, l’occasione buona è quella di ammirare dai bastioni di un castello di epoca bizantina tutto il sito nel suo insieme; a sinistra quello che rimane dell’antico porto, chiamato <Baia dei leoni> per via di leoni in pietra posti a difesa del molo; a destra lo stadio, le agorà, le grandi Terme di Faustina e un bouleuterion. Era questa la sala del Consiglio. Tirata su dai romani tra il 175 e il 164 s. C, è la più antica tra le costruzioni rimaste e contiene i resti di un altare dedicato al culto imperiale. Di fronte si innalza il Ninfeo, un edificio a tre piani decorato con bassorilievi raffiguranti ninfe e collegato con un acquedotto che anticamente riforniva di acqua tutta la città. In quanto alle terme erano state dedicate alla capricciosa moglie di Marco Aurelio, Faustina per l’appunto. Erano state realizzate ispirandosi a quelle di Roma, le stesse che secoli più tardi sarebbero servite per il bagno turco o haman. A sud del gruppo principale di rovine si trova l’Ilyas Bey Cammii, bellissima moschea che volle nel 1404 il signore omonimo dei Mentes, la dinastia turcomanna che governava questa parte dell’Anatolia prima della conquista ottomana. (Veronica Incagliati)
12.09.2006