UNA META AL GIORNO 

Harran

HARRAN

Harran_bambinaHarran_bambini(Turchia Oggi) – Dapprima timidi, i bambini si fanno avanti con le manine aperte. Erroneamente si potrebbe pensare che ti vengano vicino per chiedere l’elemosina, con quel insistere petulante a cui si è abituati in certe parti del Medio Oriente. Ma non è così. E anche se offri qualche spicciolo, loro rimangono lì a guardarti con quei visini sorridenti e malinconici al tempo stesso, la dolcezza dei loro volti, i vestitini di poco conto ma dalle tinte accese, il colore della pelle di un ambrato dorato. E ti seguono dietro, ovunque tu ti sposti, silenziosi ed ostinati, senza comprendere quello che tu dici anche se sanno benissimo che sei italiano. Lo sanno. E poi, ad un certo punto, ti precedono, per farti capire che possono farti da guida e ti indicano ora un rudere di storia, ora le case dalla caratteristica forma di terminaio. Siamo ad Harran (Altinbasak in turco), a 45 km da Urfa poco ad est della strada di Akçakale. A poche centinaia di metri c’è il confine con la Siria e la si sente già nell’aria. Anticamente – così viene citata nella Genesi – si chiamava Charan. Dietro c’è tutta una storia. Qui, infatti, avrebbe sostato per alcuni anni Abramo con la sua tribù, durante il tragitto da Ur in Caldea verso la terra di Canaan. Ancora una volta ci rifacciamo a quello che scrivono Vera ed Hellmut Hell: "In una lettera dell’VIII secolo, in qualche modo legata al governo dei re Sumeri, viene menzionato il tempio in legno di cedro della dea lunare Sin dei Sabi presso Harran. Nel 612 a. C , esso fu distrutto dai medi e verso il 550 ricostruito da Nabonid. Stando a descrizioni rinvenute nel 1956 nella locale moschea, la ricostruzione sarebbe avvenuta a seguito un sogno. I greci chiamavano la città Karrai, i romani Carrhae. In questi paraggi il 28 maggio del 53 a. C , il re dei Parti Mitridate VI sconfisse le legioni di M. Licinio Grasso; la batosta costò ai romani ed alleati ventimila morti e diecimila prigionieri". Per la cronaca Crasso morì poi in Siria, ucciso a tradimento mentre tentava di portare in salvo i resti del suo esercito. In questi luoghi perdette la vita pure l’imperatore Caracalla mentre rientrava al suo palazzo da una visita al tempio della dea Sin dei Sabi, trucidato dai pretoriani su istigazione di un alto ufficiale. E a proposito del tempio: fu l’imperatore Teodosio a volere la sua distruzione nel 382 d. C per dar corso alla sua politica filocristina. Harran fu possesso dapprima di Giustiniano, in seguito di arabi, di Numairidi, di cavalieri Crociati, del Saladino e di Mongoli. Quando fece il suo ingresso Selim I Yavuz nel 1516, Harran era stata ridotta ad un cumulo di macerie. La visita ad Harran (attenzione in estate al caldo torrido) comprende le mura magistrali, con le sette porte tra le quali quella di Aleppo; la Cittadella forse edificata sul luogo del tempio della dea Sin dei Sabi e trasformata dopo il 1300 in fortezza; e la Grande Moschea o Ulu Camii fondata da Marwan II, ampliata dal califfo Al Ma’mum e probabilmente restaurata dal Saladino tra il 1171 e il 1184. Non c’è altro. Tutt’introno un paesaggio piatto interrotto solo dagli inconsueti villaggi di capanne di argilla. Ripensi allora a quello che dice la Genesi ("Poi Terack prese Abramo suo figlio e Lot figlio di Aran, figlio cioè del suo figlio e uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nel paese di Canaan. Arrivarono fino a Canaan e vi si stabilirono") e ti trovi a fantasticare sulle grandi battaglie del passato quando Boemondo d’Altavilla, suo nipote Tancredi e Baldovino di Fiandra scorrazzavano da una parte all’altra in testa ai loro eserciti. Fino a che l’emiro di Diyarbakir non dette loro una sonora lezione. Sì, fantasticherie; magari riflettendo su quel Giuliano l’Apostata che venerò la luna prima di muoversi verso est per combattere la battaglia decisiva contro Shapur I. A risvegliarti dai sogni sarà alla fine la mano di un bambino o di bambina. E ti renderai conto che è ora di ripartire. Il pullman non aspetta. (Veronica Incagliati)
21.09.2006