UNA META AL GIORNO 

Kutahya Fontana

KUTAHYA

Kutahya_Ceramiche(Turchia Oggi) – Se ci si trova a passare dalle parti di Ortakoy, ad Istanbul, non è difficile scovare nel quartiere degli artisti un bel negozio che espone le più belle maioliche della tradizione turca. Vale la pena di entrarvi, se non altro per ammirare più da vicino alcuni pezzi che non temono assolutamente il confronto con la ceramica italiana e spagnola. Si tratta di riproduzioni dall’antico di vasi, di mattonelle e di piatti cosi come venivano lavorati nei secoli XVI e XVII dai maestri persiani. Fu infatti Selim I, detto lo spietato, che – dopo aver deportato questi ultimi nel 1514 da Tabriz, in parte ad Iznik ed in parte a Kutaya – dette vita al più importante centro commerciale della ceramica in Anatolia. I colori furono dapprima il blu cobalto, il verde e il bianco ma nel secolo successivo fu aggiunto il rosso e verso la fine del Settecento anche il giallo. Un esempio lo si può trovare nella Yesil Cami o Moschea Verde, istoriata appunto con mattonelle verdi. Tale fu la notorietà delle fabbriche dalle quali uscivano le maioliche, che proprio nel XVIII secolo le manifatture furono trasferite al Tekfursarayi di Istanbul e addirittura in Tunisia allora possedimento ottomano. Per perdere pero gradualmente importanza. A ridare vita a questa forma d’arte, da non confondersi assolutamente con l’artigianato turistico che si può vedere in qualsiasi bazar della Turchia, fu Kemal Ataturk che proprio da Kutahya nel 1922 dette inizio alla controffensiva per ricacciare in mare l’esercito greco che era spinto fino ad Eskisehir e Afyon. Oggi la produzione è tornata ad essere fiorente. Conviene pertanto – durante un viaggio ad Istanbul – programmare pure una sosta a Kutahya dove ci si può arrivare dalla metropoli turca con un comodissimo servizio di linea, anche se in verità le ore di viaggio sono tante. "Giungendo nella piazza principale – si legge in <Guide Edt> - capirete come questa città si guadagni da vivere. Davanti a voi, nel mezzo della rotatoria, noterete subito un enorme vaso di ceramica colorata situato in una fontana di forma circolare. Vedrete la Faenza utilizzata dappertutto: nelle facciate degli edifici, nei pavimenti e nelle pareti, ed anche in posti più imprevedibili. Ogni anno studiosi di molti Paesi vengono qui per partecipare al Congresso Internazionale della Ceramica e della Faenza". Non a caso il Dumlupinar Fuari – che si tiene nella zona fieristica omonima non lontano dall’otogar (terminal dei pullman) – è la più grande fiera di artigianato della Turchia. Le maioliche smaltate sono ovviamente un souvenir d’obbligo. Avendo posto in valigia, niente di meglio di un buon acquisto. Anche perché i prezzi in loco non sono alti. Sempre però che non siano oggetti di antiquariato , ma questi non possono comunque essere esportati. Da ricordare che la popolazione, più che delle maioliche, è orgogliosa delle proprie case antiche costruite in legno e stucco e sapientemente restaurate. Tra queste si fa notare l’abitazione dove visse Lajios Kossuth. Oltre alle piastrelle decorative, le fabbriche di Kutahya producono ceramiche per uso industriale, utilizzate per esempio nei tubi e condotti d’acqua.

Si farebbe a questo punto un torto all’intelligenza di qualsiasi turista, se parlando della ceramica, non si facesse un cenno alla storia della città fondata pare dai frigi e successivamente abitata dai macedoni, dai romani, dai bizantini e dai turchi. Capoluogo di provincia con 300 mila abitanti circa, Kutahya sorge sulla pendice dell’Acem Dagi, sul luogo dell’antica Kotyaeum. Da vedere la moschea dell’emiro Imad ed-din Hazar Dinar, la madrasa Vacidiye e quella di Yakur Bey, la Bakili Medresesi, la Kutuphane (biblioteca) ed infine la Kasim Pasa Camii e l’Ulu Camii. Quest’ultima – restaurata dal grande Sinan – è una moschea con cortile, in origine costruita su 57 colonne lignee, in seguito sostituite da colonne marmoree provenienti da Aizanoi. Di questo centro parleremo però in altra occasione. (Veronica Incagliati)
22.10.2006