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Ogni tanto, ma perché poi non farlo sempre, dovremmo
parlar chiaro e dire, secondo quel detto, pane al pane e vino al vino. Ci
sia consentito, quindi, di rivestire - una volta - i panni di Cicerone per
una sorta di filippica contro il degrado ambientale che purtroppo
sta avvolgendo, in una sorta di spirale senza ritorno, la Turchia. Ed è
qui la differenza con la Grecia, qui dove autorità centrali e periferiche
stanno facendo il possibile per mantenere integri paesaggi e monumenti del
proprio territorio, là, per l’appunto l’Anatolia tutta – sia quella
che si affaccia sul Mediterraneo, sia quella centrale, sia quella che
spinge a sud-est – che sta soccombendo sotto una mare di cemento. Duole
sottolineare queste cose ma è la verità. La costa del Mar Nero poi non
fa eccezione. Ayder e Rize ne sono un esempio. Ed è un peccato
considerato quello che queste due località hanno da offrire. Se parliamo
di Ayder e di Rize è proprio per tale motivo:per le loro caratteristiche,
per il paesaggio incantevole che le circonda e che ci ricorda tanto l’Austria,
per la gente del luogo, per il pacato folklore. Cominciamo da Rize
diventata famosa per le piantagioni di tè (çay). Favorita dalla dolcezza
del clima, la pianticella del tè ha trovato infatti in questa zona un
considerevole bacino di raccolta nel corso degli ultimi quarant’anni.
Ciò è dovuto – come si legge in <ClupGuide> - al fatto che a
causa del repentino aumento del prezzo del caffè del primo dopoguerra,
tutto importato, i turchi hanno progressivamente sostituito la loro
bevanda nazionale con il çay che oggi trova una diffusione generalizzata.
"La raccolta e la lavorazione del tè – annota
Tino Mazzini in <Motociclismo speciale> - iniziano verso
la metà di maggio allorquando i cespugli, allevati in strettissimi filari
a tappezzare le impervie colline, subiscono una prima tosatura che asporta
i giovani germogli ed i fiori. Le abbondanti precipitazioni consentono
alle piante di produrre in tempi brevissimi nuove foglie che vengono
periodicamente e ripetutamente asportate fino al termine dell'estate. In
genere sono possibili ogni anno tre tosature a distanza di circa 30 gg l’una
dall'altra. La raccolta del tè , pur essendo estremamente faticosa, è
per tradizione riservata alle donne che si trovano quindi nel periodo
estivo con una mole di lavoro enorme dovendo comunque provvedere agli
altri compiti ad esse riservati: la cucina, l’accudimento dei figli,
della casa e del bestiame. Gli uomini non impiegati negli stabilimenti di
essiccazione passano la giornata a sorvegliare i figli più piccoli e
stancamente partecipano alle operazioni di consegna del raccolto nei
magazzini fra una partita a carte e due chiacchiere nei "bar" a
questi annessi.La tosatura delle foglie del tè avviene manualmente con
grosse forbicione del tipo di quelle da noi utilizzate per tosare le
siepi. La forbice è munita di un piccolo sacchetto nel quale cadono le
foglie, che vengono poi depositate in una grossa cesta o in un sacco.
Quando questa è piena le tosatrici se la caricano sul dorso e lentamente
raggiungono il magazzino. A volte nei tratti più impervi sono presenti
rudimentali teleferiche mosse da motori elettrici. Nel centro di consegna
il tè viene pesato e caricato su grossi camion per essere portato negli
stabilimenti di essiccazione. La massa di fogliame viene costipata alla
buona nel cassone del camion con il calpestio di un gran numero di
persone, in genere ragazzi. Coperta quindi alla meglio con un telo,
affinché il vento non la disperda, raggiunge rapidamente le fabbriche
poste a pochi metri dal mare lungo la strada costiera di grande
comunicazione con le città poste ad ovest. Nello stabilimento di
essiccazione le foglie del tè subiscono alcune semplicissime operazioni.
Scaricato a mano su stretti nastri trasportatori il raccolto viene
distribuito in strato sottile all'interno di lunghi ventilatori dove viene
rapidamente asciugato dall’umidità che bagna le foglie. Di qui, ancora
verde, finisce dentro a grosse macine che in più fasi lo frantumano
grossolanamente. Dei rudimentali carrelli lo portano quindi nei forni di
essiccazione. All'interno del forno un telaio ripiegato viene caricato
manualmente con un sottilissimo strato di foglie triturate: dalla parte
opposta il telaio scarica di continuo in un nastro trasportatore le
foglioline essiccate. L'ultima fase della lavorazione è la vagliatura
mediante la quale il tè viene diviso in 7 qualità diverse a seconda
della dimensione dei frammenti. Quello migliore è quello più fine. Il
confezionamento di solito avviene in altri stabilimenti nelle grosse
industrie attorno alle principali metropoli (Istanbul, Izmir, Ankara). Nel
periodo della raccolta le fabbriche organizzano il lavoro su tre turni di
8 ore ciascuno funzionando quindi 24 ore su 24. Terminata la stagione
della raccolta lo stabilimento chiude.Con un po' di faccia tosta e
un'espressione simpatica si riesce ad ottenere con facilità il permesso
di visitare i locali con le varie fasi di lavorazione. Molti degli
stabilimenti sono di proprietà dello stato. Per ragioni di sicurezza e
riservatezza è normalmente vietato fotografare.Tutte le fasi,
dalla produzione alla lavorazione, avvengono manualmente e senza l'impiego
di sostanze chimiche, fatto che rende il prodotto di questa zona pregiato
e salutare. La produzione della regione copre in massima parte il
fabbisogno di tè della Turchia; le qualità più pregiate sono anche
esportate. I Turchi fanno un gran uso di tè , che preparano in modo
particolare, quasi fosse un rito, e bevono con l’aggiunta di solo
zucchero. Un sorso di tè servito nei caratteristici bicchierini e
piattini è sempre la miglior scusa per concedersi un attimo di relax e
per dimostrare affetto e simpatia al forestiero".
Rize è diventato così il principale mercato nazionale
con 75 mila ettari coltivati e oltre due milioni di raccolto annuali (i
dati comunque non sono aggiornati). Scrive in proposito <ClupGuide>:
"Così una regione, che fu già grande sacca di emigrazione verso
Istanbul, è diventata nel breve volgere di qualche decennio bacino di
attrazione per lavoratori stagionali, donne per la raccolta delle foglie,
uomini per il processo di trattamento nelle fabbriche. Dietro le moderne
palazzine si nascondono le case tradizionali su solidi basamenti in
pietra, intelaiature superiori in legno leggermente aggettanti, talvolta a
vista, talora nascoste da un sottile intonaco, e coronamento di un largo
sporto sostenuto da un fitti impalcato di travetti. Se poi vi avventurate,
per qualche chilometro, in una delle tante vallette dell’interno, il
paesaggio costruito si anima di altre sapienti creazioni: ponti coperti,
essiccatoi in legno per le foglie del tabacco, interi villaggi fatti di
case tutte in legno nero d’abete con ballatoi e grate per il
fieno". Se questa non è Austria! Il top è rappresentato dalla
bellissima Senyuva, dal castello Zilkale e da Cat, villaggio di montagna
usato come base per fare trekking. Non per nulla ci si trova già a 1250
metri di altezza. Qualcosa di più (1300 m) è l’altitudine di Ayder,
piccolo centro con due sorgenti calde (kaplica) dove l’acqua
raggiunge la temperatura di 56° utile per curare l’ulcera, le malattie
della pelle, i tagli e le allergie. Ayder è il tipico villaggio di
montagna anche se l’urbanesimo attuale le ha tolto molto del suo
fascino. La sua posizione – riporta <Edt - Lonely planet> - è
però sempre incantevole, incorniciata come è dalle cime innevate dei
monti e da una dozzina di piccole cascate. Una visita ad Ayder potrebbe
essere rallegrata dalla musica degli Hemsin. Ma chi sono gli Hemsin e chi
i Laz che vivono nelle valli tra Trabzon e Rize? Ancora una volta ci
rifacciamo alla guida <Edt> riportando paro paro ciò che è scritto
in merito a queste due minoranze etniche: "I Laz – A
est di Traboz non sarà difficile non notare le donne Laz con i loro
scialli a strisce rosse e marroni. Gli uomini sono meno appariscenti e
vestono di nero, ma una volta erano tra i guerrieri turchi più temuti;
per anni le guardie del corpo di Ataturk furono reclutate tra i guerrieri
Laz. I Laz sono un popolo caucasico che parla una lingua imparentata con
il georgiano. Oggi in Turchia ne vivono circa 250.000. Si ritiene che in
origine abitassero sulla costa della Georgia e, forse, erano il popolo
della Colchide che custodiva il vello d’oro del mito greco. (i turchi
sostengono invece che erano nomadi giunti insieme ad altri gruppi dall’Asia
centrale). Nel medioevo furono spinti, probabilmente vero ovest dalle
invasioni degli Arabi e si insediarono nella Turchia nord-orientale dove
furono assimilati dalle popolazioni locali al punto che alla fine si
dimenticarono non solo dei loro luoghi di origine, ma addirittura del
fatto che fino al XVI secolo erano stati cristiani. Gli
Hemsin – Le donne hemsin indossano abiti ancora più vistosi
delle donne laz ma avrete meno possibilità di vederle, a meno che non
andiate ad Ayder in agosto. Perfino in questa stagione molte delle donne
che indossano il foulard maculato legato sopra il cappello nero orlato di
monete, stanno semplicemente tornando a visitare le loro vecchie case.
Molti dei villaggi di questa zona vengono abbandonati dai giovani che si
trasferiscono nella città. Nella regione forse vivono solamente 15.000
hemsin. Caucasici anch’essi come i Laz, gli Hemsin arrivarono in Turchia
probabilmente da alcune zone dell’odierna repubblica armena. Come i Laz,
in origine erano cristiani ed il fatto che si siano convertito all’Islam
in tempi recenti spiega forse perché osservino i precetti musulmani in
maniera superficiale. Ad Ayder non vedrete infatti donne con chador e
veli. Gli Hemsin sono famosissimi panettieri e pasticcieri. Oggi molte
pasticcerie di Istanbul, Ankara ed Izmir, appartengono a persone di etnia
hemsin".(Veronica Incagliati)
15.01.2007