UNA META AL GIORNO 

ERZURUM

Erzurum

ErzurumErzurum Congresso con AtaturkIl cielo si era improvvisamente oscurato e qualcuno, tra la gente, aveva profetizzato che bisognava aspettarsi qualcosa di molto brutto. Gli animali erano nervosi: cani che abbaiavano e galli che cantavano fuori orario, bestiame irrequieto e cammelli che non avevano alcuna voglia di farsi montare. Poi improvviso il boato e quegli interminabili minuti che videro trasformare una splendida città, antica quanto la storia dell’Anatolia orientale, in un cumulo di macerie. Era il 1939 quando uno dei più disastrosi terremoti che abbia mai colpito la Turchia provocò oltre 40 mila morti. Il volto di Erzurum, la Theodosiopolis dei Persiani prima e dei Bizantini poi, cambiava totalmente. Sparite d’un sol colpo le vecchie case di legno con il tetto piatto e buona parte delle sessantacinque moschee. Oggi Erzurum, circa 300 mila abitanti, si presenta con un volto nuovo e nuovo il suo ruolo di città commerciale nonché punto di riferimento culturale della regione. Dislocata a 1950 metri di altezza, clima rigido e paesaggio tutto intorno estremamente spoglio, Erzurum merita di essere vista sia pure fugacemente per capire come sono fatti i suoi uomini e le sue donne, da una parte timorati di Dio, patriottici e conservatori, dall’altra laici tutti d’un pezzo. Il vecchio e il nuovo. Il vecchio, ovvero la fortezza (kale) e tutto quello che le ruota intorno, dalla Cifte Minare Medresesi (Madrasa dal Doppio Minareto), all’Ulu Camii, all’Uç Kumbetler, all’Emir Sultan Turbasi, all’Hatuniye Turbasi, alla Lala Mustafa Pasa Camii, alla Yakutiye Medresesi, al Rustem Pasa Kervansarayi, all’Erzurum Muzesi (Museo municipale); il nuovo, ovvero le ampie arterie, i viali alberati, le rotonde spartitraffico. Ma vediamo un po’ di storia. Storia ricca, del resto, perché l’ex Theodosiopolis, dal mome dell’imperatore che la fondò, fu ora conquista dei Sassanidi, ora degli Arabi fino a che fu presa dai Selgiuchidi, dai mongoli e da ultimo dagli ottomani che entrarono nel 1515 al seguito di Selim il Crudele. Occupata dai russi nel 1916 fu liberata da Ataturk tre anni dopo. E qui che Kemal tenne il famoso Congresso nel corso del quale furono messi nero su bianco i confini di quelli che sarebbero diventati i territori del patto Nazionale. Come dire, le terre che avrebbero costituito la futura Repubblica turca. Famoso il motto: “Non vogliamo di più, non accetteremo di meno”. Per rendersi conto di quanto dovesse essere bella Erzurum è sufficiente entrare nella Cifte Minare Medresesi fatta erigere nel 1253 come scuola coranica dal sultano selgiuchide Ala ed-Din Kaykobat II. La contemplazione è dir poca cosa. Il resto viene da sé. Se poi si preferissero altri piaceri vale la pena entrare nel miglior ristorante della città e gustare le specialità del posto, il mantarli guneç, deliziosa casseruola d’agnello con peperoni, cipolle, pomodori, funghi e formaggio. Dopo di che non guasterà un giro per il mercato coperto (Rustem Pasa Carsisi), magari per acquistare la manifattura locale sempre molto bella. L’interesse per Erzurum è dato anche dai suoi dintorni: da Gumushane, intanto. La località fu una delle tappe di Senofonte durante la famosa ritirata dei Diecimila. Sembra, infatti, che - nella lunga marcia di ritorno dalla Mesopotania al Mar Nero – l’armata abbia seguito il tragitto Ispir-Bayburt-Gumushane. Non lontano si trova Satala, l’avamposto romano più vicino al confine armeno. Perche’ poi dimenticare Pasinler, con la fortezza di Hasankale dalla tripla cinta di mura, con i vecchi dalla barba bianca e le donne avvolte negli chador, con gli sfilati di pane (hasankale lavasi) lunghi e profumati, ottimi per essere riempiti di carne di montone. Buoni, comunque, se si avesse voglia di fare una bella sciata sui campi di Palandoken Kayak Tesisleri sempre aperti da dicembre a meta maggio con suo clou durante il Festival d’inverno. Aria buona, quel tanto per riprendere la marcia e puntare verso le valli georgiane. Ma questa è un’altra puntata.(Veronica Incagliati)
23.06.2007