UNA META AL GIORNO 

TOKAT

 

TokatTokatI primi documenti scritti che citano Tokat – cittadina a circa 116 km da Amasya – risalgono al tempo della grande invasione persiana del VI secolo a. C., seguita due secoli dopo dall’arrivo delle truppe macedoni di Alessandro Magno. La solita trafila vede poi nell’ordine romani, bizantini, arabi, selgiuchidi e ottomani. Posta a 650 metri di altezza lungo le rive del fiume Tokatsuyu, affluente dello Yesilirmak, Tokat è senz’altro fuori dei centri turistici e culturali. Ed è un vero peccato avendo molte cose da mostrare e da poter ammirare. Il consiglio, quindi, trovandosi chi intraprende un viaggio lungo l’asse che da Ankara porta ad Amasya, è quello di non trascurare questo centro di 70 mila abitanti la cui storia è legata direttamente a quella di Comana del Ponto, una delle zone più importanti della regione in epoca romana, probabilmente fondata dagli Ittiti con il nome di Dazimon nel II millennio a. C., ed oggi localizzato a 8 km di distanza presso Gumenek. Quintessenza - come si legge in <Edt- Lonely Planet> - della città turca, per metà ottomana e per metà moderna, cosparsa di rovine, Tokat è famosa perché da queste parti, e più precisamente a Zile (alias Zela) nel 47 a. C. Giulio Cesare sconfisse con una fulminea azione Farnace re del Ponto, vittotia che poi comunicò al Senato romano con la celebre e sintetica frase: "Veni, vidi, vici". Cosa è la storia! Uno, magari, ripassando un po’ di latino, cita sempre questa frase senza sapere che il grande Cesare, quando la proferì, si trovava in Asia Minore in una delle punti più lontani da Roma. Ma andiamo avanti. Si diceva di Tokat. Sappiamo che durante il sultanato selgiuchide di Rum era diventata la sesta città dell’Anatolia in ordine di grandezza e, dato che si trovava su importanti percorsi commerciali, rivestiva un ruolo di grande rilevanza come dimostrato da numerosi ponti e caravanserragli. Cita <Edt>: "Dopo gli sconvolgimenti causati dall’invasione mongola del XIII. La città rimase in pugno agli Ilkhan, loro successori, e fu governata in seguito da una schiera di sovrani che pensavano principalmente a fare la guerra e non si curavano per nulla della città. Con gli ottomani, che se ne impadronirono nel 1402, Tokat tornò ad assumere il ruolo di importante città commerciale ed agricola nonché di centro minerario. Fino alla I° Guerra Mondiale il commercio fu appannaggio quasi esclusivo delle popolazioni non musulmane (Greci, Armeni ed ebrei). Oggi esiste ancora una comunità ebraica, piccola ma attiva". Cosa si può vedere a Tokat? Intanto la Gok Medresesi (Madrasa Azzurra) trasformata in museo, quindi l’Halef Gazi Tekkesi (piccolo monastero derviscio), la Hatuniye Camii (moschea fatta costruire nel 1485 da Beyazit II), la Sunbul Baba Zaviyesi (moschea funeraria), la Tas Han (caravanserraglio con le sue botteghe) e la Targhi Ali Pasa Hamami, meraviglioso complesso edificato nel 1572 per Ali Pasa. Tokat, come del resto Amasya, deve la sua rinomanza anche alle case di legno. Avendo del tempo a disposizione si può pertanto ammirare la Latifoglu Konagi, una delle più ricche e splendide del secolo scorso. Facciamo ancora riferimento alla guida <Edt>: "Le case a est di Gazi Osman Pasa appartenevano nella maggior parte dei casi ai cittadini più ricchi di Tokat, mentre a ovest ci sono molte vie con case più modeste ma dalle linee eleganti. Prendete la via che passa a ovest dell’Ali Pasa Hamami in Cumhuriyet Alani e arriverete in Sulu Sokak che, prima delle migliorie apportate alla strada Samsun-Sivas negli anni Sessanta, era l’arteria principale di Tokat. Più andate avanti più la via si fa interessante; vedrete le rovine di un bedesten e diverse madrase, turbe (tombe) e moschee. Dall’estremità occidentale della strada partono alcune vie acciottolate più piccole che si diramano in ogni direzione. Qui potete perdervi tra le splendide case tradizionali di legno, i cui piani superiori sporgono su tutti gli angoli ben adattandosi alla conformazione della via". I dintorni di Tokat valgono certamente una sosta a Niksar identificata con la città romana di Neocaesarea, denominata Cabeira all’epoca dei re del Ponto. Niksar fu un importante centro cristiano grazie al teologo Gregorio il Taumaturgo (213-270). Occupata dai turchi sotto i quali assunse il nome attuale, divenne nota all’epoca della prima crociata quando Boemondo d’Altavilla vi fu incarcerato per tre anni (1100-03) dall’emiro di Sivas.(Veronica Incagliati)
12.01.2007