UNA META AL GIORNO 

GOKCEADA E BOZCAADA

Bozcaada

Volete vedere una Turchia diversa, completamente fuori dai tour turistici? Quella per intenderci fatta di sacco sulle spalle, scarpe comode, un bel cappello in testa per ripararsi dal sole (se si è in estate), la bottiglie dell’acqua sempre appresso e magari un paio di pani da riempire con doner-kebap? L’occasione buona, allora, è quella di visitare due isole, non lontane le une dalle altre, le uniche che la Turchia possiede dal momento che –dopo la sconfitta nella I° Guerra Mondiale – l’Impero ottomano – fu privato di tutta la cosiddetta <piattaforma continentale> tanto nel Mar Egeo che in quello Mediterraneo. Si chiamamo Gokçeada e Bozcaada e fronteggiano i Dardanelli. Dal punto di vista storico-culturale c’è ben poco da ammirare ma a supplire questa mancanza è la natura rimasta incontaminata. Questo perché fino al 1987 le isole in questione erano off-limits in quanto sotto controllo militare. Poi, da quell’anno la revoca, anche se tuttora occorre sempre il rilascio di una specie di nullaosta per imbarcarsi, da Kanakkale e da Odunluk, rispettivamente alla volta delle antiche Imbros e Tenedos. Cominciamo Da Gokçeade.E’ l’isola più grande misurando 13 km da nord a sud e circa 30 km da est a ovest. Come scrive <Edt- Lonely Planet>, durante il conflitto del ’15-18 fu una importante base della campagna di Gallipoli in quanto il comandante degli Alleati, generale Ian Halmilton, si era stanziato con i suoi uomini nel villaggio di Aydincik, un tempo chiamato Kefalos. Ad abitare a Gokçeada – dove secondo Omero Poseidone aveva nascosto le sue mitiche scuderie – sono appena 7.000 anime che vivono di pesca e coltivando quel poco che di fertile si può utilizzare. Qui è tutto selvaggio, a cominciare dai villaggi molti dei quali abbandonati. La gente è cordialissima tanto che sembra di tornare indietro nel tempo. Nessuna malizia nei volti di uomini e donne che conducono una vita patriarcale senza stimoli affaristici. Per girare l’isola, dato che i dolmus sono piuttosto scarsi, conviene affittare una macchina o una motocicletta e puntare subito in direzione delle belle spiagge di Kalekoy e di Ugurlu oppure spingersi ancora più in là per ammirare il selvaggio di zone ancor meno conosciute come Kapikaya, Kokina e Yuvali. Riporta <Edt- Lonely Planet>: "Sui fianchi delle colline che sovrastano la valle centrale dell’isola sorgono i Villaggi greci di Zeytinli, Tepekoy e Durekoy, tutti costruiti in questa posizione per proteggere gli abitanti dalle incursioni e dai saccheggi dei pirati. Oggi molte case abbandonate stanno cadendo in rovina e le chiese hanno mantenuto un certo fascino e possiedono caffetterie dove può essere interessante fermarsi un po’. Il tratto di costa tra Kuzu Limani e Kalekoy è stato dichiarato <Parco marino>, quindi è zona protetta". Ai primi di luglio Gokceada fa da suggestivo sfondo alla <Festa delle uova> (Yumurta Panayiri). E’ una ricorrenza greca. Non va dimenticato, infatti, che fino ai primi anni settanta l’isola era ancora abitata dai greci che preferirono poi andarsene via dopo lo scoppio dei contrasti tra Ankara ed Atene per la questione di Cipro. In occasione della festa ogni anno sono molti i greci che ritornano sull’isola. Non vi manca mai il metropolita ortodosso di Istanbul. L’isola di Bozcaada si trova più a sud, quasi di fronte a Kumburum, al largo della costa della Triade. Si chiamava Tenedos. E’ celebre nella poesia epica greca perché durante la guerra di Troia i Greci vi ritirarono la flotta, allo scopo di far credere ai Troiani di aver abbandonato l’assedio e di essere sulla via del ritorno verso la Grecia, inducendoli così ad accogliere entro le mura della città il celebre cavallo di legno. Il nome Tenedos viene da Tenes, figlio di Cicno e di Prolea e fratello di Emitea. Era stato amato dalla seconda moglie di suo padre, Filonome: vedendosi respinta, questa non esitò a denunciarlo a Cicno. Il padre allora chiuse Tenes e la sorella di lui in una cesta e gettò entrambi in mare; trasportata dai flutti, la cesta fu alla fine abbandonata sulle rive dell’isola di Lucofride, i cui abitanti, dopo aver salvato Tenes, lo elessero a proprio re. Da allora l’isola, dal suo nome, venne chiamata Tenedos. Bozcaada è più piccola di Gokçeada e mostra una maggiore vivacità grazie ai produttivi vigneti che danno uno dei migliori vini di Turchia (Ataol, Talay e Yunatçillar). Si gira a piedi lungo il perimetro dell’isola fra falesie bianche o ci si può accontentare di distendersi sulla bella spiaggia di Ayazma dove si trovano diversi caffè e un monastero greco, a circa 5 km dal porto, sulla costa meridionale. Ancora più affascinante la solitaria caletta di Ariana, circa 30 minuti a piedi più lontano. Famosa per i suoi soldati, Bozcaada ha come unico sito turistico una enorme fortezza.(Veronica Incagliati)
26.02.2007