UNA META AL GIORNO 

TROIA

Cantami , o Diva, del Pelìde Achille
l’ira funesta, che infiniti addusse
lutti agli Achei molte anzi tempo all’Orco
generose travolse alme d’eroi,
e di cani e di augelli orrido pasto…….

TroiaTroiaUn tuffo nella storia. Eravamo ragazzi, fine anni <Quaranta>, quando la scuola ci imponeva alle medie di imparare a memoria tutti i 24 libri dell’<Iliade>. Eppure l’avevamo fatto, consapevoli – ciascuno di noi – di essere uguali ad Achille o ad Aiace, o ad Agamennone, a Ettore, a Ulisse, ad Enea. Eroi – per citare lo studioso Cesare Paperini – dalla figura massiccia e quadrata, che paiono giganti. E come ci si entusiasmava leggendo di quei duelli grandiosi alla presenza di moltitudini attente, di quelle superbe battaglie in cui i due eserciti – quello greco e quello troiano - si battevano con coraggio con ferocia, in mezzo a scenari immensi che avevano per sfondo l’azzurra distesa del mare egeo e in lontananza i monti. Era un bellissimo film, tra i più emozionanti e divertenti, specie quando il cantore Omero, il più grande di tutti i rapsodi, ci faceva calare in un immaginifico senza pari soffocati dalla folla urlante; ora per la corsa dei cocchi o per quella a piedi, ora per la gara dell’arco, del lancio del disco e della boxe.Ed era Omero, il regista. L’Omero che lo storico Erodoto vuole nato a Smirne (oggi Izmir), l’Omero che nel suo peregrinare nell’Asia Minore si accorse a Colofonie (Lidia) di diventare cieco, l’Omero che tornato a Smirne mise mano alla sua <Iliade>. Un poema stupendo nel quale gli dei hanno la loro parte, causa prima della guerra di Troia. L’origine del conflitto, per la verità, è ben altro e si deve far risalire a lotte commerciali. Nient’altro La realtà è quella archeologica. Solo dopo un secolo di ricerche si è potuto stabilire che l’attuale Truva fu distrutta e ricostruita ben nove volte, sia precedentemente che posteriormente al periodo in cui si sarebbero svolti i fatti cantati nei versi omerici. Le prime popolazioni abitarono in questa regione nella prima Età del bronzo. Riporta la guida <Edt> (Lonely Placet): "Le città identificate con i nomi di Troia I,Troia II, Troia III, Troia IV, Troia V (3000-1700 a.C) condividevano più o meno la stessa cultura, ma Troia VI (1700-1250 a.C) presenta un carattere nuovo e una popolazione di stirpe indoeuropea imparentata con i Micenei. La città raddoppiò in estensione e intrattenne prosperi rapporti commerciali con Micene e, grazie alla sua strategica posizione sullo Stretto, con le colonie greche sul Mar Nero. Gli archeologi ritengono che Troia VI e Troia VII siano state le città di re Priamo, che combatté la guerra di Troia. Si pensa che un violento terremoto che distrusse le sue mura nel 1250 a.C favorì la vittoria degli Achei. Il periodo di Troia VII va dal 1250 al 1050 a.C. Forse gli Achei bruciarono la città nel 1240 a.C; nel 1190 a.C giunse l’invasione di un popolo proveniente dai Balcani e Troia restò nell’ombra per quattro secoli. Rinacque prima come città greca (Troia VIII, 700-85 a.C) e poi come centro romano (Troia IX, 85 a.C-500 d.C). Ad un certo punto Costantino il Grande pensò di farne la nuova capitale dell’Impero Romano d’Oriente, ma poi scelse Bisanzio….". Il nome di Troia è legato al suo scopritore Heinrich Schliemann (anche se moderni studi darebbero tutto il merito all’archeologo inglese Franck Calvert). Come che sia, una sosta – nel proprio viaggio itinerante – a Truva diventa quasi d’obbligo. Avvicinandovi alle rovine lo sguardo verrà attirato dall’enorme copia del cavallo di legno. E’ una versione moderna fatta dai turchi, identica a quella ideata da Ulisse per trarre in inganno i troiani. Scrive in proposito <Guide Apa>: "Un po’ appariscente a prima vista, ha il pregio di far capire ai visitatori lo sgomento che dovettero provare i difensori della città quando si resero conto di essere stati ingannati e di essere destinati alla sconfitta. Come nell’originale si può entrare nella grande costruzione passando per una scala che sale fino agli occhi del cavallo. Da questa posizione privilegiata si può ammirare il panorama delle pianure circostanti, una vista che Omero poteva soltanto immaginare. L’enorme struttura in legno, passata alla storia come una delle massime realizzazioni dell’abilità militare, inizia ad essere considerata come un simbolo di pace dalle giovani generazioni e ogni anno in agosto un gruppo di bambini sale in cima alla costruzione libera una colomba bianca, gridando all’unisono <Pace, pace, pace>".