|
 (Turchia
Oggi) - Karaman è nel taccuino di viaggio di ogni
turista che visiti la Turchia, se non altro per ammirarne la bellezza
selvaggia che fu cantata dal poeta Gaialal ad-Din Rumi (fondatore dell’ordine
dei Dervisci Danzanti) ed altresì perché conserva numerosi monumenti
risalenti in gran parte al periodo in cui fu capitale di un potente
emirato. Se poi si è anche fedeli osservanti è l’occasione per fare
una deviazione lungo la strada per Eregli e andare a Kerti Hoyuk, un
villaggio di poche anime che un tempo si chiamava Derbe. Alle pendici dell’imponente
massiccio del Kara Dagi, Derbe era una città del distretto di Licaonia
che nel I secolo a. C. aveva acquistato una certa rinomanza come sede di
Antipatro - un amico di Cicerone – che vi aveva fondato un piccolo
principato comprendente Listra e Laranda. In seguito fece parte della
provincia romana della Galizia. Sotto l’imperatore Antonino Pio il
Vangelo era giunto già da oltre un secolo grazie alle predicazioni di
Paolo di Tarso e di Barnaba che in questo sito avevano cercato riparo dopo
essere stati cacciati da Listra. Questo avveniva nel 48 d. C. L’apostolo
Paolo vi ritornò però ancora per due volte per predicare e per fare
proseliti. Si sa che un vescovo di Derbe, di nome Dafno, aveva preso parte
al concilio di Costantinopoli del 381. Interessante una stele ritrovata
dagli archeologi nel 1958 e la cui iscrizione dice: "Il consiglio e
il popolo di Derve, al tempo dei prefetti Antonino Pio e Cornelio, del
capo del consiglio Aulio Lullio, ed essendo sacerdote Settiliano….".
Insomma, i soliti romani. Ma è proprio grazie a loro, se abbiamo qualche
testimonianza in più del passato. Il villaggio di Kerti Hoyuk certo non
offre nulla per il turista, se non il latte di capra e del pane. Ma anche
questo è un modo di viaggiare per assaporare un mondo che sta per
scomparire. La Turchia non è infatti differente da altri Paesi. Se poi
non si può fare a meno di mettere nello stomaco qualcosa di più
consistente, allora conviene tornare sui propri passi e fermarsi a Karaman.
Identificata con l’antica città ittita di Landa, fu conosciuta con il
nome di Laranda all’epoca di Alessandro Magno ed in età bizantina
costituì un’importante roccaforte posta a guardia dell’impero
anatolico. Riporta <Turbanitalia>: "Dopo il passaggio dei
Selgiuchidi, dei crociati (n.d.r: Federico Barbarossa) e degli Armeni, la
città passò nelle mani dei Karamanoglu, cui deve l’attuale none, che
ne fecero la loro capitale". Con la crescita della sua potenza
politica, la corte di Karaman assunse sempre maggiore importanza anche
come centro culturale. Nel 1227 Mehmet Bey introdusse come lingua
ufficiale il turco al posto del persiano. A Karaman vissero Mevlana
Celalettin Rumi, fondatore dell’ordine omonimo, e Yenus Emre che fu il
primo a scrivere poemi in lingua turca. Nel XIV secolo l’emirato era
diventato così potente da far concorrenza agli ottomani. L’alleanza con
il Tamerlano non impedì comunque alla città di cadere sotto il dominio
di questi ultimi. Tra le opere d’arte di Karaman meritano senz’altro
una visita la Hatuniye Medresesi con le sue porte in legno riccamente
decorate, la Nafise Sultan Medresesi, la Hacibeyler Camii (oggi
biblioteca), la Imaret Camii, la Cesmeli Lilise, la Eski Camii, la Ak
Tekke, la cittadella, il museo. Nei dintorni di Karaman, da non perdersi
il sito archeologico di Can Hasan dove è stato riportato alla luce un
villaggio preistorico di età calcolitica ed in particolare le vestigia di
un grande edificio risalente al 4750 a.C. denominato <Plaster room>.
Sul versante del Kara Dagi si trova poi la vallata di Bin Bir Kilise (<Mille
e una chiesa>) ove, tra le rovine di una città ellenistica, si trovano
le vestigia di numerose basiliche bizantine.
(Veronica Incagliati)
04.01.2006
|