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 (Turchia
Oggi) – Non c’è guida turistica che non dica: non si
può partire dalla Turchia senza prima aver visto Sumela. Ed in verità questo
posto bisognerebbe proprio visitarlo perché è uno dei più suggestivi del
Paese. Unico inconveniente, è che si trova un po’ troppo lontano da quelle
che sono le mete prefissate dalle agenzie di viaggio. A meno che non si decida
di girare il territorio di Trabzon (Trebisonda) da soli. In questo caso
diventa tutto molto facile. Basta prendere un volo interno della THY ad
Istanbul, fare una prima tappa ad Ankara e poi dirigersi verso Trabzon. Il
sito di Sumela non è poi molto lontano, essendo poco dopo Maçka. Appare a
mezza costa di una parete rocciosa verticale. Quei quattro piani del monastero
in rovina ti tolgono quasi il fiato, specie se si ha avuto l’accortezza di
arrivare sul posto di buon mattino quando le nebbie si innalzano. E questo
spiega perché i circassi si siano impiantati in questa zona subentrando alla
comunità greco-armena. Il nome Sumela o Sumelas viene dalla denominazione di Hagia
Maria tou Mela (Santa Maria del monte Mela), abbreviata anche in Panaria
Sumeta (Santissima della Mela). Attenzione, comunque. Nelle cartine
troverete la scritta turca Meryem ana monasteri (monastero della
Madre Maria). Il luogo è misterioso ed in parte inquietante. Il paesaggio, a
mano a mano che il sole diventa più alto, è simile a quello delle Alpi:
montagne ricche di boschi, aria fresca, torrenti, case dei contadini fatte di
legno. E neve. Già dall’autunno è facile infatti che ci siano
precipitazioni per cui, se qualcuno ama la botanica, è bene che organizzi il
viaggio durante l’estate. Sarà anche l’occasione per cogliere un
particolare tipo di fiore che si trova da queste parti e che si chiama kar
çiçegi, fiore della neve. La storia di Sumela è legata tutta alla sua
leggenda: quella dell’Evangelista Luca che portava sempre con sé la sua
prediletta immagine di Maria. Quando morì, a Tebe in Boezia, i suoi seguaci
avrebbero trasferito l’icona ad Atene, in una chiesa ai piedi dell’acropoli.
La tradizione vuole che due eremiti, Barnaba e il nipote Sofronio, venuti
dalla Calcifica, l’avrebbero poi portata nel 385 su questo monte del Ponto,
dove entrambi sarebbero deceduti lo stesso giorno, il 18 agosto del 412.
Annota <Turbaitalia>:"La fama della <Vergine della Montagna
Nera> si sparse rapidamente e crebbe ancora dopo la morte dei due monaci
fondatori che, venerati come santi, furono sepolti nel monastero. La loro fama
di santità contribuì ad aumentare ancor più i pellegrinaggi, sicché Sumela
diventò in breve uno dei centri più importanti del monachesimo orientale, al
quale nel VI secolo Giustiniano offrì un vaso di argento per raccogliere le
reliquie di S. Barnaba. Dopo la conquista di Trebisonda (1461), Maometto II,
ed inseguiti i suoi successori, accordarono una particolare protezione al
monastero. Durante la prima guerra mondiale, al momento dell’avanzata dell’esercito
rosso, i monaci abbandonarono Sumela per tornarvi alla sua conclusione".
Gran parte del monastero è chiuso per lavori di restauro. Ciò non toglie che
i fedeli possano andare ad attingere l’acqua di una fontana ritenuta
miracolosa tanto dai cristiani che dai musulmani. Sempre secondo la voce del
popolo a berla, per poi guarire, sarebbe stato anche il sultano Selim I che
era stato ferito durante una partita di caccia. Per riconoscenza fece dono al
monastero dei lampadari della chiesa, mentre Selim II regalò ai monaci alcuni
manoscritti provenienti dal monastero del Sinai. Devoto a Sumela pure il
sultano Mahmet II Fatih. Le cose che si possono vedere sono – a parte la
chiesa ed il locale della fontana – il coro murato, le scene di pitture
murali, la cucina, la biblioteca, la cappella, la parte abitativa più antica,
la torre con la scala, la casa degli ospiti con la pergola. C’è anche un
edificio più recente con relative celle dei monaci. Tra le pitture murali di
particolare bellezza il <Cristo benedicente>, <Maria con il
bambino>, <Maria in trono con gli angeli>, <Anna e Gioacchino>,
<Maria e Giuseppe>, <Nascita di Cristo ed Epifania tra i pastori>,
<I re Magi>, <Fuga in Egitto>, <Presentazione di Gesù al
tempio>, <Cristo agli inferi". L’edificio conventuale antico,
purtroppo in condizioni non buone, è composte da 72 celle distribuite su
quattro piani, un grande refettorio e magazzini.
(Veronica Incagliati)
03.02.2006 |